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Posted in Numero 41 - Giugno 2016, Numero 41 - Percorsi, Numero 41 - Rubriche, Percorsi

Cinque domande a Fulvio Conti e Maurizio Ridolfi – Direttori di “Memoria e Ricerca”

Cinque domande a Fulvio Conti e Maurizio Ridolfi – Direttori di “Memoria e Ricerca”

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1.Memoria e Ricerca si pubblica dal 1993 a Forlì; dal 2009 è promossa dalla Fondazione “A. Oriani” di Ravenna. Passando attraverso fasi diverse di sviluppo ed altrettanti editori (Il Ponte Vecchio alle origini, quindi Carocci e Franco Angeli), con il 2016 la rivista è pubblicata dalle edizioni del Mulino. Fin dalle origini la rivista persegue alcune direttrici di fondo: la comparazione e l’approccio interdisciplinare nel “laboratorio” dello storico dell’età contemporanea. Ogni fascicolo è aperto da una parte monografica che di volta in volta raccoglie contributi originali su tematiche di frontiera della ricerca storica. Attenta alla dimensione spaziale dei processi storici, con particolare riferimento al contesto europeo e mediterraneo, essa cerca di coniugare le sensibilità della storiografia con quelle delle scienze sociali. Essa promuove ricerche originali, discussioni e informazioni critiche su strumenti e linguaggi del sapere storico. La direzione scientifica ha guardato inoltre con favore alla diffusione dei processi di valutazione delle riviste, nella convinzione che essa possa giovare alla qualità scientifica delle pubblicazioni sia al fine di evitare una ingiustificata scissione fra scienze umanistiche e scienze altre. La rivista ha fatto propri gli standards internazionali di qualità – compresa la peer review e la valutazione degli organismi specializzati -. Fra le novità con le edizioni del Mulino, da ora in poi la rivista pubblicherà nella lingua originale gli articoli che le perverranno da autori anglofoni, mentre continueranno a essere tradotti quelli scritti in altre lingue.

2.La rivista fu fondata da un gruppo di giovani studiosi, spesso ancora fuori dalle università. Fin dalle origini ha un duplice coordinamento, con una continua integrazione di forze nuove e di diversa generazione, diverse non italiane, in virtù di una rete ampia di collaborazioni tra Italia e diversi paesi europei (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Portogallo, ecc.). Essa continua a essere caratterizzata dall’interesse per la storia sociale, politica e culturale dell’età contemporanea, spesso con riferimento a temi di frontiera, sempre declinati con un taglio comparativo internazionale e con un approccio interdisciplinare. La diffusione dei testi in rete rende accessibile l’accesso dei testi pubblicati nel circuito comunicativo e ne favorisce l’ internazionalizzazione oltre lo spazio regionale e nazionale.

Comitato di direzione Fulvio Conti, Maurizio Ridolfi (coordinatori), Arianna Arisi Rota, Massimo Baioni, Andrea Baravelli, Dante Bolognesi, Barbara Bracco, Catherine Brice, Maddalena Carli, Marco De Nicolò, Marco Fincardi, Carla Giovannini, Andrea Giuntini, Alessandro Luparini, Tito Menzani, Serge Noiret, Chiara Ottaviano, Rolf Petri, Lucy Riall, Antonella Salomoni, Emanuela Scarpellini, Luigi Tomassini 

Comitato di consulenza Roberto Balzani, Renato Camurri, Jordi Canal, Angel Duarte, Stephen Gundle, Axel Korner, Manuela Martini, Gilles Pécout, Maria Fatima Sa

Segreteria di redazione Tito Menzani, Annarita Gori (coordinatori), Raffaella Biscioni, Michelangela Di Giacomo, Livio Karrer, Alessandro Luparini, Laura Orlandini, Paola S. Salvatori

3.Da oltre venti anni Memoria e Ricerca vanta una riconoscibile “carta d’identità” nel panorama editoriale delle riviste di storia contemporanea. Fin dalle origini essa non presenta una configurazione rigidamente accademica; anzi, ha favorito e continua ad essere un luogo laddove i giovani studiosi possono trovare una larga attenzione. Valga per tutti un esempio. Nel 2013, approssimandosi il ventesimo compleanno, si è fatta una call for papers rivolta ai giovani studiosi sollecitando l’invio di contributi su «alcune delle aree e/o tematiche di storia sociale, politica, economica e culturale dei secoli XIX e XX, di cui la rivista si è occupata più frequentemente». Le risposte sono andate al di là delle nostre aspettative: sono infatti arrivate 35 proposte di articolo, fra le quali il comitato di direzione ha effettuato una prima selezione. Dopo il vaglio di referees esterni, è stato allestito un fascicolo tutto composto di ricerche originali e innovative, con una forte valenza generazionale.

4.Da almeno dieci anni a questa parte il panorama delle riviste di storia contemporanea è andato sensibilmente mutando. Mentre diverse testate hanno chiuso i battenti, riflettendo il segno di mutamenti generazionali e della diaspora ideologica successiva allo sfaldamento del mondo bipolare, altrettante hanno aperto i loro cantieri di lavoro, incentivando il rinnovamento della comunicazione di storia attraverso i mass media e presentando spesso un peculiare carattere generazionale. Nelle sue rubriche (“Regioni/ragioni della storia”, “Documento/Immagine”, “Spazi on line”), la rivista è attenta alle forme di comunicazione e ai diversi linguaggi che concorrono alla costruzione della memoria culturale pubblica, nella convinzione che l’approccio comparato europeo e internazionale permetta di meglio definire anche il caso italiano. Corrispondendo a una tendenza ormai diffusa verso le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione e della ricerca, la ‘antesignana e fortunata rubrica “Spazi online” – la prima e più accreditata di tal genere nel panorama italiano – sonda gli sviluppi della presenza della storia nella rete.

5.Sono numerose le domande e le sfide a cui ci troviamo di fronte: entro quali limiti è corretto parlare di una crisi del “mestiere di storico”? Gli storici non sanno più comunicare? E le riviste, tradizionale strumento di circolazione dei risultati della ricerca storica, riescono ancora a farlo? Come i “nuovi media” influenzano i linguaggi del “racconto storico”? E ancora e in orizzonte più largo: fino a che punto i protagonisti del dibattito politico-culturale (giornalisti e sociologi, tanto per fare un esempio) sono i “nuovi” agenti della ri-costruzione di un nuovo senso comune storico? Come sono cambiati lo status e il ruolo dello storico nella società dei media di massa? Esiste realmente un “vuoto di memoria” nelle giovani generazioni? Le risposte andranno trovate nel tempo e in modo articolato. Intanto, la direzione scientifica vuole caratterizzare la rivista come un luogo di confronto, discussione e animazione di una effettiva Public History, un ambito di studio che sta suscitando crescente interesse anche in Italia e del quale “Memoria e Ricerca”, prima di altri, si è già più volte occupata. Anche a tale scopo, si è appena costituita l’Associazione Amici di Memoria e Ricerca. Essa intende sostenere e valorizzare il lavoro di quanti collaborano in vario modo con la rivista, segnalandone le attività e configurandosi come uno spazio di libera discussione sui temi della ricerca e sul ruolo dello storico nella sfera pubblica. Essa vuole essere uno strumento per promuovere iniziative scientifiche e culturali in senso lato: http://amicimr.hypotheses.org.

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