Tra classe e soggettività. Le voci e i suoni dei “senza-storia”. Fonti autobiografiche negli Archivi e nella storia dell’Istituto Ernesto de Martino

di Antonio Fanelli

Abstract

L’articolo è diviso in due parti, una prima dedicata alla storia e all’attività dell’Istituto Ernesto de Martino, alle pubblicazioni e alla metodologia della ricerca sul campo, lungo un arco storico di mezzo secolo che privilegia le connessioni tematiche e il dibattito teorico relativo alle fonti orali biografiche e la loro rappresentatività socio-culturale, e una seconda invece che esplora il vasto patrimonio archivistico conservato dall’Istituto con una capillare ricognizione nelle diverse sezioni della Nastroteca delle fonti autobiografiche e delle storie di vita. L’attenzione e la sensibilità verso le autobiografie intese nel senso attuale di testimonianze di vita della gente comune e della vita quotidiana è una acquisizione molto recente e il lungo lavoro dell’Istituto de Martino, vi ha contribuito in vario modo, sia sul versante storico-antropologico della ricerca sul campo sia nella valorizzazione delle testimonianze orali e dei repertori personali di musiche tradizionali e di canti sociali nei dischi dell’etichetta “I Dischi del Sole” delle Edizioni del Gallo – Bella Ciao.

“Negli anni Sessanta, quando cominciavamo a registrare storie di vita, ci ripetevamo a vicenda due indicazioni fondamentali: primo, non appoggiare il microfono sullo stesso piano su cui si posava il magnetofono, per non registrare anche il ronzio del motore; secondo, non spegnere mai il magnetofono” (Coggiola 1999, 164; corsivo mio).

1. Dalle voci dell’Altra Italia alle storie di vita. La rappresentatività socio-culturale delle testimonianze orali

Nel 1994 a Bologna al Seminario “Le fonti orali nell’archivio” Franco Coggiola, presidente dal 1980 al 1996 dell’Istituto Ernesto de Martino (d’ora in poi IEdM) e Conservatore della Nastroteca sin dalla fondazione dell’Istituto nel 1966, forniva nella sua relazione dei Consigli pratici per una buona registrazione di interviste e storie di vita (Coggiola 1999). Nel terzo paragrafo entreremo nel merito delle indicazioni metodologiche fornite da Coggiola, ma prima è utile inquadrare questo intervento nella vicenda più ampia della storia dell’IEdM, segnalando sin da subito come l’interesse per le storie di vita, le fonti autobiografiche e il rilievo per la soggettività, siano degli ‘esiti’ di un lungo percorso di ricerche sul campo e di attività politico-culturali piuttosto che dei ‘presupposti’ fondativi espressi nella mission dell’Istituto che ha nella Premessa allo Statuto stesa da Alberto Mario Cirese il suo documento programmatico (Cirese 1976).

Sin dalla sua nascita a Milano nel 1966, come centro di studi e di raccolta del materiale di ricerca del gruppo di lavoro delle Edizioni del Gallo e del Nuovo Canzoniere Italiano (d’ora in poi NCI), reduce dal clamore per lo spettacolo Bella Ciao a Spoleto nel 1964 e da Ci ragiono e canto con Dario Fo nel 1966, l’IEdM si pone come uno strumento di analisi del materiale di ricerca e di elaborazione di proposte di intervento politico-culturale basate sull’attenzione alle voci e alle storie dell’Altra Italia. La denominazione completa è infatti “Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario”. L’ideatore e la figura di riferimento è Gianni Bosio (Bermani 2011, Fanelli 2009a) storico del movimento operaio, militante socialista vicino a Lelio Basso (Fanelli 2009b) e ‘organizzatore di cultura’. Direttore dal 1953 al 1964 della casa editrice del PSI, le Edizioni Avanti! (Mencarelli 2011, Fanelli-Scotti 2012), Bosio fu una figura originale nell’ambito della sinistra marxista del tempo, che egli contribuì a rinnovare sia come storico (Bosio 1981, 2002) sin dalla esperienza della rivista “Movimento Operaio” (Pelli 2009, Scotti 2011) sia come editore, grazie a una particolare attenzione al neorealismo letterario, alle testimonianze storiche, alle voci della resistenza e delle stragi nazifasciste, con una notevole attenzione per la soggettività e il realismo documentario che si aprivano alle istanze conoscitive dell’inchiesta operaia, con la produzione dei primi numeri dei “Quaderni Rossi” e una collana tematica diretta da Aris Accornero, e all’indagine su temi sociali di attualità politica (le case chiuse, il divorzio, il boom economico). L’interesse antropologico verso la cultura popolare, con la collana “Mondo Popolare” diretta da Roberto Leydi, e verso la decolonizzazione (I Kikuyu di Yomo Keniatta viene stampato nel 1954) e il terzomondismo, con la prima edizione italiana di Guerra per bande (1962) di Ernesto Che Guevara, danno il senso dell’apertura e dell’innovazione nell’ambito della politica-culturale della sinistra, perseguita tra mille difficoltà dalla piccola casa editrice socialista. Dal nome della fortunata collana omnibus “Il Gallo”, diretta da Luciano Della Mea (Mencarelli 2007) prende il nome la nuova casa editrice diretta da Bosio che prosegue le attività delle Edizioni Avanti! ma si rende autonoma dal Psi dopo la nascita del centro-sinistra e si pone, senza riuscirvi, e per via dell’ostracismo dei partiti della sinistra, come “zona franca” e autonoma per la cultura del movimento operaio.

Le Edizioni Avanti!, su iniziativa di Bosio avevano mostrato un forte interesse per la pubblicazione del lavoro inedito di Rocco Scotellaro, il primo studioso italiano a svolgere ricerche sul campo con il metodo delle storie di vita (Scotellaro 1954) e avevano anche ipotizzato sulla rivista “La Lapa. Argomenti di storia e letteratura popolare” diretta da Alberto Cirese la pubblicazione degli Atti del Convegno di Matera organizzato dal PSI nel 1955 sull’opera del poeta-sindaco lucano prematuramente scomparso (vedi Cirese 2005)1. A fare da pendant in modo simbolico a questo mancato incontro con Scotellaro e le storie di vita è la vicenda del difficile rapporto di Danilo Montaldi con Bosio e la casa editrice socialista che porta alla mancata pubblicazione delle Autobiografie della Leggera (Montaldi 1961) presso le Edizioni Avanti! a seguito di vari contrasti sul piano dell’opera e sulla collocazione editoriale.

La successiva produzione editoriale delle Edizioni del Gallo lascerà progressivamente il passo al settore discografico, grazie al successo dell’etichetta “I Dischi del Sole”, in grado di documentare la ricerca sulle musiche popolari e il canto sociale e veicolare la riproposta musicale elaborata dal NCI assieme alla nascita di un filone di nuova produzione di canti di protesta politica, fornendo una colonna sonora ad una nuova generazione di militanti e attivisti politici. Il lavoro editoriale, per via delle sempre più ridotte possibilità di distribuzione, si concentrerà sulla produzione degli “Strumenti di Lavoro” divisi per collane “Archivi del Mondo Popolare”, “Archivi del Movimento operaio” e “Archivi delle comunicazioni di massa e di classe” che presentano un estremo rigore filologico e militante e documentano il vasto impegno di ricerca promosso dal gruppo guidato da Gianni Bosio, ma segnano altresì le difficoltà economiche nella gestione di una produzione editoriale indipendente e militante. Tra i lavori di questi rari e quasi introvabili ciclostilati dalla tiratura limitata si trovano interessanti documenti dei dibatti del NCI e una ricerca pionieristica sull’emigrazione italiana in USA grazie al lavoro sulla comunità di Roseto in Pensylvenia realizzata da Carla Bianco che presenta numerosi estratti di fonti orali e di storie di vita dell’emigrazione (Bianco 1967).

Entrando maggiormente nel merito dell’impianto teorico e metodologico notiamo come le storie di vita, la soggettività e le storie plurali e dal basso dell’Altra Italia, del mondo popolare e proletario, sono assunte nel piano di lavoro dell’IEdM per la loro ‘rappresentatività socio-culturale’, come documenti storici che scardinano e rovesciano il determinismo storiografico del marxismo italiano e il centralismo dei partiti della sinistra. È in questa ottica, e ovviamente contro l’esclusivismo culturale delle classi dominanti e l’idealismo crociano allora imperante, che nasce e si sviluppa la ricerca storiografica di Bosio attraverso le fonti orali, con la raccolta di testimonianze dei protagonisti del movimento operaio e contadino e la ‘scoperta’ di un filone storico di canto sociale attivo e dinamico, di una creatività culturale autonoma delle classi popolari rispetto alle voci ufficiali dei partiti. Grazie al magnetofono, argomenta Bosio nel suo Elogio del magnetofono, il mondo popolare e proletario può registrare e conservare documenti della propria cultura e avere a disposizione strumenti di comunicazione per lavorare con consapevolezza alla propria auto-emancipazione (Bosio 1998). Assumendo la classe operaia, e non il mondo contadino tradizionale, come oggetto del lavoro di ricerca dell’IEdM Bosio operava anche una radicale critica agli studi di folklore, accusati di tratteggiare in modo antiquato e classista l’ “uomo folklorico” a scapito della comprensione dell’ “uomo storico”, in tal modo Bosio traghettava la ricerca sulla cultura popolare dal Sud contadino della ricerca demartiniana e meridionalista dell’immediato dopoguerra, al Nord operaio e artigiano e, soprattutto, spostava l’attenzione verso il mondo urbano e la fabbrica, nel vivo del processo di modernizzazione del paese. Nella miscellanea di scritti teorici, riflessioni in itinere e spunti critici e polemici Bosio pone al centro del lavoro culturale la figura di un nuovo intellettuale, l’ “intellettuale rovesciato” che grazie ai risultati della ricerca e alla postura assunta nei confronti della cultura di base trae forza e stimoli per il lavoro culturale e per l’azione politica. Dalla forza di auto-organizzazione e di auto-emancipazione espressa dal mondo popolare e proletario l’organizzatore di cultura supera la visione paternalista dei partiti di sinistra e promuove la partecipazione diretta degli operai e dei contadini al lavoro di ricerca e al lavoro culturale, è questa la dimensione della soggettività che resta centrale nell’impostazione teorica dell’epoca (Bosio 1998). In questa ottica, non a caso, Cesare Bermani ha proposto una tesi ‘forte’, e una lettura, non tanto filologica, ma originale e per certi versi ‘autoriale’, della vicenda dell’IEdM e del NCI come un filone tematico dell’operaismo italiano (Bermani 1997).

Le storie di vita non hanno, lungo gli anni ’50-’70, un valore di per sé e non sono oggetto di una specifica attenzione e rilevazione sul campo ma rientrano piuttosto nello sviluppo di una più ampia tematica di ‘classe’2).

Alcuni esempi significativi. Il diario personale di Gianni Bosio edito nel 1962 dalle Edizioni Avanti! con il titolo Giornale di un organizzatore di cultura (27 giugno 1955 27 dicembre 1957) non concede alcuno spazio alla vita dell’autore che si rappresenta nella veste di ‘organizzatore di cultura’ e racconta minuziosamente il suo lavoro al servizio di un progetto di editoria militante senza alcuna concessione al vissuto privato. Allo stesso modo il diario di Giuseppe Morandi, fotografo, regista e fondatore della Lega di Cultura di Piadena, durante le giornate tumultuose di Bella Ciao a Spoleto nel ’64 è una asciutta e rigorosa documentazione dei fatti vissuti in prima persona da Morandi senza alcuna inflessione diaristica in senso intimista e biografico-personale (Morandi 2012)3.

L’attenzione e la sensibilità verso le autobiografie intese nel senso attuale di testimonianze di vita della gente comune e della vita quotidiana, e non nell’accezione delle biografie dei grandi della Storia come è stato per lungo tempo, è una acquisizione molto recente e il lungo lavoro dell’Istituto de Martino, vi ha contribuito in vario modo, sia sul versante storico-antropologico della ricerca sul campo sia nella valorizzazione delle testimonianze orali e dei repertori personali di musiche tradizionali e di canti sociali nei dischi dell’etichetta “I Dischi del Sole” delle Edizioni del Gallo, dapprima in modo non previsto e quasi involontario attraverso il metodo di ricerca, e successivamente e in anni più recenti con maggiore intenzionalità.

Come vedremo in modo dettagliato per quanto riguarda gli archivi sonori, vi sono interessanti e cospicui fondi di ricerca che presentano materiali autobiografici ma, in modo più sfumato e comunque sempre presente e costante, le testimonianze biografiche relative a fatti storici della contemporaneità o della storia del movimento operaio sono disseminate lungo tutto il lavoro dell’IEdM.

Negli anni ’90 la svolta epistemologica in nome della centralità della persona e della soggettività è ormai compiuta, per via anche della traumatica caduta del ruolo chiave della classe operaia nella politica e nella cultura del nostro paese, e sarà soprattutto l’attenzione alla soggettività dei migranti che porterà l’Istituto a dare maggiore risalto alle auto-rappresentazioni e ai racconti biografici. In particolare nell’ambito di “Porto Franco. Toscana. Terra dei popoli e delle culture” un Progetto innovativo, e purtroppo presto decaduto, della Regione Toscana, l’IEdM realizzerà una ricerca sulle storie di vita dei migranti a Firenze (Tarì 2004) che costituisce anche uno dei fondi tematici più recenti, e interessanti, di testimonianze autobiografiche.

In questa nuova temperie, che si ricollega a una “seconda vita” dell’Istituto che dal 1996 si è trasferito da Milano a Sesto Fiorentino, a seguito di un lungo periodo di crisi organizzativa e gestionale, e che ha visto susseguirsi alla sua Presidenza in Toscana, dopo la morte prematura di Coggiola, prima Ivan Della Mea (1996-2009) e poi Stefano Arrighetti, non mancano, scorrendo i numeri monografici della rivista “il de Martino”, i temi classici della ricerca dell’Istituto come il canto sociale, la storia orale le musiche antagoniste ma con l’esperienza di “Porto Franco” e il maggior rilievo del tema dell’intercultura o dello sviluppo sostenibile con il progetto “Slow Folk” in collaborazione con “Slow Food Toscana” e con altre attività istituzionali, la centralità della storia di classe si è attenuata e ha lasciato maggiore spazio ai temi della memoria, dell’identità e del patrimonio storico e culturale, sempre agiti e rivendicati in una chiave di partecipazione politica e di critica culturale. Dall’arrivo in Toscana l’Istituto ha operato una forte virata verso una maggiore collaborazione con le istituzioni locali e nazionali, in funzione di una apertura pubblica, ottenendo nel 2003 il riconoscimento di archivio di notevole interesse storico da parte della Sovrintenenza archivistica della Regione Toscana. Da collettivo militante e ‘zona franca’ per una cultura antagonista e di classe è ora diventata l’ “Officina della memoria e della storia” (Della Mea 2005), baluardo di resistenza all’involuzione culturale e alla crisi della politica negli anni del “berlusconismo” e della dissoluzione della sinistra e della sua memoria storica. Grazie al sostegno economico del Comune di Sesto Fiorentino e a un dialogo progettuale più faticoso e intermittente con la Provincia di Firenze e la Regione Toscana, e soprattutto grazie alla continua attività di organizzazione culturale e di promozione di eventi musicali, si è sviluppata in anni più recenti anche una nuova linea progettuale che riguarda la salvaguardia del patrimonio storico e archivistico dell’IEdM. Pur tra mille difficoltà economiche, che rappresentano il rovescio della medaglia dell’indipendenza e dell’autonomia politica dell’IEdM, è oggi possibile, diventando soci tesserati dell’Istituto, accedere ai materiali della Biblioteca specializzata (con catalogo on line nel sistema SDIAF), a gran parte dell’archivio storico cartaceo (vedi l’inventario in Fanelli – Scotti 2012) e ad alcuni settori dell’Archivio sonoro.

2. I “Dischi del Sole” e il “Nuovo Canzoniere Italiano”: autobiografie in musica e testimonianze storiche

Tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70, nella pratica della ricerca sul campo, allora vissuta con una intensità capillare senza precedenti, e anche senza forme analoghe di prosecuzione, in una attività complessa e proficua di intreccio fra ricerca scientifica, organizzazione culturale e militanza politica, la soggettività aumenta progressivamente la sua densità euristica e il suo rilievo nei lavori dell’IEdM, sia nel filone della ricerca storica sia nella messa a punto della collana discografica “I Dischi del Sole”.

Sul versante musicale con le ricerche e gli spettacoli del NCI l’autobiografia si fa largo tra le voci della classe, della “autobiografia in musica”, con la scoperta e la valorizzazione dei repertori personali di Giovanna Daffini, Una voce, un paese (DS 146/48), la voce delle mondine, o della famiglia Caprara I Caprara. Fra città e campagna (1973 – DS 523/25) e delle sorelle Bettinelli, E la partenza per me la s’avvicina. Registrazioni originali dal repertorio delle sorelle Bettinelli di Ripalta Nuova, a cura di Maria Luisa Betri e Silvio Uggeri (1972 – DS 514/16) o ancora con la valorizzazione del repertorio cantato delle ballate narrative raccolte da Costantino Nigra grazie all’incontro con l’astigiana Teresa Viarengo. Alcune di queste figure sono divenute col tempo dei ‘monumenti’ del canto tradizionale. L’altro aspetto dell’ ”autobiografia in musica” è rappresentato dal versante ‘moderno’ e non folklorico del lavoro del NCI con la valorizzazione dei repertori storici del canto sociale e dei suoi protagonisti del passato, dove spiccava la figura di “Spartacus Picenus”4, e l’attenzione alla personalità e all’autorialità dei nuovi cantori della protesta, le figure che inaugurano, forse anche in modo non voluto e gradito, il filone del cantautorato di impegno civile. Tra i primi Fausto Amodei, già protagonista di “Cantacronache”, il gruppo torinese che dal 1958 al 1962 lavora alla creazione di una canzone impegnata da contrapporre alla canzonetta Sanremese5, presenta un proprio profilo biografico sul primo numero della rivista (Autoritratto di Fausto Amodei, in “Il Nuovo Canzoniere Italiano”, 1, luglio 1962). Sul numero successivo (gennaio 1963) compare una nota non firmata su Ivan Della Mea: La grande e la piccola violenza che presenta l’esordio dell’artista che pur avendo vissuto intensamente un percorso umano e artistico ricco e plurale (scrittore, giornalista, sceneggiatore, dirigente Arci, etc.) più di altri ha legato la sua vita artistica, militante, e privata, alle sorti del NCI e dell’IEdM. La breve presentazione parte dall’ammissione che “il testo che presentiamo non è facile da definire” (p.27), se da un punto di vista convenzionale può essere definito un “poemetto con musica” o un ciclo di “ballate moderne”, il contenuto e la fonte di ispirazione sono invece “intimamente legate, come ragione, significato e contenuto a una problematica che nasce da un duro e doloroso travaglio personale. La grande e la piccola violenza è infatti, prima d’ogni altra cosa, una testimonianza autobiografica, con tutti i limiti e i pericoli di una simile condizione, soprattutto a un livello tanto drammatico” (Ibidem, corsivo mio). Quella di Ivan è pero una “storia esemplare” che ha valore di “documento” nel mostrare i risvolti familiari, privati, e purtroppo radicati e duraturi dentro le mura domestiche, della violenza figlia dell’epoca fascista.

Le ballate di Ivan rappresentano il caso più importante ed esemplare di un approccio autobiografico all’interno di una scelta artistica militante6).

 Nei numeri successi della prima serie della rivista prosegue la rassegna di autoritratti con l’Autoritratto di Mario Pogliotti in “Il Nuovo Canzoniere Italiano”, 3, 1963 e di Vittorio Franceschi in quello successivo.

Le “autobiografie in musica” meriterebbero una ulteriore e approfondita ricognizione analizzando in modo capillare l’opera dei cantautori del NCI: Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Gualtiero Bertelli, Giovanna Marini, Pino Masi, Alberto D’Amico.

Scorrendo il catalogo dei “Dischi del Sole” sono innumerevoli gli spunti biografici disseminati nei lavori di documentazione storica di eventi cruciali della storia del movimento operaio e nella  raccolta di voci e di testimonianze su alcune figure simboliche della sinistra (Morandi, Gramsci, Matteotti, Di Vittorio) ma anche nella ricostruzione dei repertori musicali e canori tradizionali e nell’attenzione a fatti politici contemporanei (I fatti di Milano del 1969: la bomba di Piazza Fontana, la lotta per la casa nelle borgate di Roma, le occupazioni delle fabbriche Lastex di Bergamo e Crouzet di Milano) le voci dei ‘portatori’ e dei protagonisti degli eventi documentati sono parte del montaggio sonoro. In tal modo, in forma originale e polemica, il materiale della ricerca sul campo trova nel disco la sua moderna forma di comunicazione.

Altri esempi: Il 29 luglio del 1900 a cura di Emilio Jona e Sergio Liberovici (1971 – DS 1018/20) con testimonianze orali e ricordi del regicidio; Arrendersi o perire. 25 aprile a cura di Giovanni Pirelli (1965 – DS 107/109) contiene estratti dai comunicati ufficiali dell’epoca e ricordi e brevi testimonianze di numerosi protagonisti della lotta partigiana; nei dischi dedicati alla Resistenza7: La Resistenza dell’Emilia-Romagna nelle testimonianze, nei canti, nei documenti, vol. I (DS 502/4) con la testimonianza di Papà Cervi e La Resistenza dell’Emilia-Romagna nelle testimonianze, nei canti, nei documenti, vol. II (DS 505/7) con testimonianze di A. Boldrini “Bulow”, M. Ricci “Armando”; testimonianze e interviste si ritrovano pure nei dischi sui canti dei lager, del carcere e delle osterie; il filone storico-biografico con un pantheon della sinistra italiana a partire dal disco su Rodolfo Morandi (DS 60) con intervista di M.L. Straniero a A. Malagugini e M. Venanzi e poi Povero Matteotti. Il risveglio antifascista del ’24 e l’Aventino, a cura di Maria Luisa Betri e Anna Maria Cisinelli (1975), Giuseppe Di Vittorio. Il sole si è fatto rosso, a cura di Maria Luisa Betri e Franco Coggiola, in collaborazione con l’Archivio della Cultura di Base di Foggia (1978 – DS 1099/01), Pia Carena Leonetti. Una donna all’Ordine Nuovo (1970 – DS 74). Un cospicuo lavoro di documentazione sulla vita di Gramsci porta alla realizzazione di un saggio sonoro ricco di testimonianze (Bermani 1987).

3. Una breve lezione di metodologia della ricerca: un intervento di Franco Coggiola (Bologna, 1994)

Nel terzo numero della piccola rivista del gruppo NCI compare anche l’articolo di Cesare Bermani, Esperienze politiche di un ricercatore di canzoni nel Novarese. Un saggio esemplare dell’avvio epico delle ricerche sul campo tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Senza entrare nel merito del ricco excursus sulla vita culturale e le forme espressive del movimento operaio e contadino novarese così accuratamente indagate da Bermani, qui al suo esordio come ricercatore, è importante sottolineare l’impatto del ricercatore novarese con le storie di vita e la soggettività, con la precisa e orgogliosa volontà di rivendicare la loro testimonianza storica espressa dai ‘portatori’. Un risvolto esperienziale della ricerca sul campo che avrà notevoli implicazioni nella prosecuzione e nella messa a punta del lavoro dell’IEdM dove anche la soggettività del ricercatore diverrà con il tempo un dato acquisito fino a configurare il carattere ‘autoriale’ della ricerche sul campo e del lavoro di storia orale.

Dagli esordi in nome dell’Altra Italia e della centralità di una concezione classista della ricerca sul campo emerge a distanza di anni una progressiva acquisizione dentro questa cornice teorica e politica di una spiccata attenzione verso le biografie e le storie di vita. In questa direzione l’intervento di Coggiola riportato in esergo ci fornisce nella sua forma chiara e sintetica un utile vademecum delle modalità di ricerca che hanno ispirato la raccolta dei materiali conservati presso l’IEdM.

Coggiola attesta l’importanza del carattere aperto e dialogico della ricerca, da non rendere settoriale e micro-specialistica, e, in particolar modo, evidenzia le potenzialità in serbo per gli anni a venire dei materiali raccolti, la possibilità di rileggere alcune campagne di ricerca sulla base di nuovi interessi e di nuove competenze acquisite8:

 

“Avevamo infatti talmente paura di consumare nastro, che spegnevamo appena chi stava parlando taceva. Oggi ci si è accorti che in questo modo si perdevano tanti segnali, quali forme di intercalare o inizi improvvisi del parlato o altri tipi di improvvisazioni, che non potevano essere recuperati perché erano così particolari e spontanei che non si poteva chiedere al “portatore” di ripeterle. Per inciso io continuo a chiamare “portatore” quello che altri chiamano “informatore”; perché in quegli anni si usava l’espressione “portatore di cultura” e io continuo a utilizzarla” (Coggiola 1999, 164).

“Portatore di cultura” è l’espressione privilegiata dall’IEdM, una acquisizione pragmatica, e non soggetta a una particolare discussione e messa a punta teorica, dal lessico degli studi etnomusicologici. In questo senso parrebbe derivare dal contribuito fornito, in modo rilevante e marcato, da Roberto Leydi nella prima fase di vita del NCI, dal 1962 al 1966. Una accezione sociologica ‘forte’ che assegna alla ‘cultura’ un peso rilevante rispetto all’agency individuale.

È utile inoltre soffermarsi su alcuni aspetti tecnici di registrazione prima di entrare nel cuore della metodologia. Infatti Coggiola riserva molta cura alle indicazioni sulla ‘titolazione’ dei nastri grazie alla incisione magnetica delle indicazioni basilari per la catalogazione riferite al contesto della ricerca (data, luogo, occasione, presenze) e ai dati biografici dei “portatori”. Una caratteristica tecnica e un tratto stilistico presente in gran parte del Fondo IEdM che contiene materiali raccolti in prevalenza da Coggiola ed è oggi a lui intitolato, al pari dell’Archivio sonoro del Circolo Gianni Bosio di Roma diretto da Sandro Portelli. Un’attestazione dovuta rispetto a una figura così schiva e poco presenzialista che ha segnato con passione e generosità per molti decenni tutto il lavoro complessivo dell’IEdM recando un contributo essenziale in gran parte delle produzioni spesso senza comparirvi direttamente.

Assieme ad una rigorosa disamina degli aspetti tecnici di registrazione e dopo una piccola rassegna sugli strumenti adoperati dall’IEdM, Coggiola fornisce alcune pillole sulla metodologia della ricerca, su una etica del lavoro sul campo improntata al confronto paritetico e al coinvolgimento dei “portatori” nelle finalità della ricerca e dei suoi esiti, “per dirlo con Ernesto de Martino, quello di un uomo che parla ad altri uomini” (Ivi, 167). Seppur scettico verso la definizione di una scuola italiana di oral history intesa come un gruppo di ricercatori italiani coeso per approcci e obiettivi, Coggiola individua e condivide il minimo comune denominatore della variegata pattuglia italiana di fontoralisti nella divergenza rispetto alla scuola anglosassone in merito alla ‘somministrazione’ di questionari stilati da ricercatori che non corrispondono agli esecutori della ricerca, in tal modo viene meno un presupposto etico e conoscitivo dell’intervista intesa come arte del dialogo.

L’intervista deve avere carattere ‘globale’ e non settoriale, anche se il focus di interesse riguarda ambiti specifici e temi ‘forti’ come, ad esempio, la Resistenza, non “si può pensare di capire veramente qualcosa se si stacca un episodio specifico dall’esperienza complessiva di vita e di lavoro di una persona, dalle sue esperienze politiche, che lo hanno portato a fare proprio quella determinata scelta di campo per la quale è adesso ricercato come testimone” (Ibidem).

Coggiola enuclea altri passaggi della formazione del ricercatore sul campo, dalla prima fase di ‘assaggio’ e di carotaggio dei temi delle interviste, alla preliminare ricognizione bibliografica e archivistica, dallo studio della documentazione e della letteratura storico-economica e socio-culturale da affiancare e intrecciare con la raccolta di fonti orali, un processo per tappe interrelate e comunicanti e non separate tra di loro, fino a giungere ad alcune indicazioni utili ai fini del quadro conoscitivo e metodologico sulle storie di vita. Coggiola infatti termina questo breve vademecum del ricercatore formatosi alla scuola di Gianni Bosio invitando a porre attenzione alla “scrittura popolare” e autobiografica, a non “trascurare anche altre fonti, che possono fornire i portatori stessi, come quaderni, diari, lettere, calendari, spesso usati in campagna come agende, e così via” e infine, dichiarandosi contrario al questionario scritto, privilegia una lista di appunti di temi, una “lista-guida di argomenti e di eventi che si intende non trascurare”, stando attenti a non imporla alla persona che abbiamo davanti” (Ivi, 166). A questo punto si coglie nel discorso di Coggiola la centralità dell’approccio biografico assieme a un’etica della condivisione degli obiettivi del lavoro di ricerca sul campo:

“A me sembra che il modo migliore per prendere contatto con una persona che non conosciamo sia portarla poco per volta a raccontare la sua vita, chiedendole che cosa facevano i suoi genitori, dove è vissuta  e cresciuta, che lavoro ha fatto. Si crea così un contatto umano che è indispensabile in questa fase, perché, come il ricercatore ascolta e osserva il portatore, allo stesso modo viene ascoltato e osservato dal portatore, in uno scambio paritario dove il ricercatore spesso impara moltissimo. È giusto che il perché della ricerca sia sempre spiegato chiaramente, senza che il ricercatore abbia il timore di non esser capito, se utilizzerà un linguaggio piano, con espressioni diverse da quelle che usa nella relazione. È comunque molto importante, proprio stabilire quel rapporto paritario di cui parlavo prima, essere molto chiari e onesti sulle motivazioni della ricerca” (Ibidem.)

Appare evidente come tale intervento, sulla base di una consapevolezza metodologica acquisita con una pratica di ricerca più che trentennale, abbia ormai stabilmente integrato nell’approccio militante dell’IEdM la tematica delle storie di vita. Una scoperta metodologica che più che risentire di nuovi paradigmi teorici e di repentini cambiamenti politici, deriva dalla pratica della ricerca sul campo e dell’incontro etnografico, umano e politico.

Coggiola insiste sul ‘ritorno’ sul campo “perché una seconda intervista con lo stesso portatore, anche se sullo stesso argomento, non è mai uguale alla prima. Due ricercatori diversi otterranno dallo stesso portatore risultati diversissimi, perché quello che produce il documento è l’incontro fra il ricercatore e il portatore, è la formazione culturale del ricercatore nel momento in cui viene a contatto con il portatore” (Ivi, 165)9.

4. “Prima relazione sulla Nastroteca”. Il catalogo del 1986

Dopo un excursus storico sulla metodologia della ricerca entriamo nel merito delle fonti archivistiche. Nel 1986 Franco Coggiola grazie alla collaborazione dell’Università di Urbino realizza la “prima relazione sulla nastroteca” che rappresenta a tutt’oggi lo strumento archivistico più rilevante per la ricerca nei materiali conservati all’IEdM (Coggiola 1986). In buona parte viene ripreso con qualche integrazione per la presentazione on line della nastroteca sul sito dell’Istituto (www.iedm.it):

“La nastroteca raccoglie 6000 e più nastri magnetici – in parte frutto di ricerche promosse, finanziate ed effettuate dall’Istituto stesso, in parte versati o depositati da privati, in parte dai ricercatori e dai gruppi di ricerca che si riconoscono nell’attività dell’Istituto – contenenti documenti sonori registrati “sul campo”, dal vivo, per un totale complessivo di circa 15000 ore di registrazione, di cui quasi la metà attinenti l’espressività musicale del mondo contadino (canti popolari tradizionali in lingua e in dialetto, canti sociali, canti di lavoro, canti religiosi e canti della protesta sociale e politica; rappresentazioni popolari, danze, riti, autobiografie, testimonianze e ricordi sui momenti più significativi della storia del movimento operaio italiano, manifestazioni sindacali e politiche, ecc.).

Le registrazioni sono state effettuate in tutte le regioni italiane, in particolare in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzi, Puglie, Calabria, Sicilia, Sardegna.

I principali filoni tematici toccati dalla ricerca, che indichiamo qui a grandi linee, sono:

  • la rilevazione di campioni dialettologici delle diverse regioni italiane
  • il canto narrativo e il canto lirico-monostrofico
  • passato e presente nella vita e nel lavoro di risaia
  • le tradizioni popolari locali in rapporto alla realtà degli insediamenti industriali in provincia di Alessandria
  • il mondo magico dell’Abruzzo teramano
  • la Resistenza in Valsesia
  • la Resistenza nell’Emilia Romagna
  • i riflessi della storia del movimento operaio in provincia di Novara nelle fonti orali
  • la rivolta contadina di fine Ottocento nell’Alto Milanese con le sue canzoni e grida
  • l’evolversi e il frantumarsi della comunità e della cultura contadina a Acquanegra sul Chiese
  • il lavoro nelle filande
  • la rappresentazione popolare in rapporto al teatro politico
  • una ricerca sui canti in funzione di lavoro
  • la rilevazione e lo studio di alcuni repertori individuali, familiari o di gruppo di eccezionale portata
  • la realtà dell’espressività contadina e le sue mutazioni lungo il corso dell’Adda (Lombardia)
  • le lotte bracciantili del secondo dopoguerra nella pianura padana
  • un complesso di ricerche per ritmi calendariali, civili e religiosi
  • il movimento studentesco in Italia e all’estero
  • particolari momenti delle lotte di indipendenza nazionale nel Terzo mondo
  • una ricerca sulla cintura operaia milanese
  • varie ricerche sulla condizione operaia, in situazioni ed epoche diverse
  • una ricerca sulla Fiat di Torino
  • l’inizio di una ricerca sui riflessi diretti e indiretti delle nuove tecnologie sulla soggettività operaia.

La parte non musicale di questa raccolta comprende ricordi e testimonianze, dirette e indirette, sui modi di lavoro e di vita del mondo contadino, sulle prime forme di organizzazione del movimento operaio italiano, sull’antifascismo e la Resistenza, sui fatti storici e sulle situazioni nel cui contesto le forme di espressività di base hanno la loro genesi e funzione; e inoltre registrazioni dal vivo di rilevanti momenti di aggregazione sociale, legati ai nodi salienti della vicenda storica del nostro paese negli ultimi venti anni.

In considerazione dell’unicità e irripetibilità sia delle testimonianze raccolte su determinati periodi sia delle situazioni documentate dal vivo in un determinato momento storico, il valore di questa raccolta può dirsi inestimabile, per l’insostituibile apporto fornito allo studioso dal documento direttamente fissato nel prodursi dell’evento”.

La nastroteca dell’Istituto risulta essere oggi così organizzata:

  1. FONDO ISTITUTO ERNESTO DE MARTINO-FRANCO COGGIOLA (al cui interno sono collocati vari blocchi: “Ricerca Alessandria”, “Risaia”, “Ricerca Adda”, “Dialetti Italiani”, “Porto Franco. Toscana. Terra dei popoli e delle culture”, “Progetto Giovani-Comune di Sesto Fiorentino”) che comprende anche:
    1. Deposito Franco Coggiola
    2. Deposito Michele L. Straniero
    3. Sezione internazionale
    4. Deposito Colombara-Magenes
    5. Deposito Lega di Cultura di Piadena
  2. FONDO IDA PELLEGRINI (al cui interno sono collocate le registrazioni effettuate da Gianni Bosio e Clara Longhini) che comprendono anche:
    1. Deposito Maria Vailati
    2. Deposito Gian Luigi Arcari
    3. Deposito Giuseppe Morandi
    4. Deposito Dante Bellamio
  1.  FONDO RICERCATORI ESTERNI (al cui interno sono collocati i nastri depositati da 82 ricercatori, in ordine alfabetico).

Dal catalogo del 1986 una rassegna minuziosa delle testimonianze autobiografiche suddivisa per anni:

1965: 7 nastri con interviste biografiche a Vasco Scansani, di Gualteri (Reggio Emilia), autore di poesie e canzoni del repertorio di Giovanna Daffini. I ricordi di Scansani sono incentrati sul mondo e la vita in risaia.

1966: “Conferenze cantate” del NCI, incontri tenuti nell’area milanese in 10 circoli culturali e cooperative, basati su una prima parte di spettacolo di riproposta dei brani tradizionali e una seconda parte di ascolto del pubblico, di ricerca diretta di testimonianze e ricordi dei partecipanti.

1967-8: campagna di ricerca sul campo di ampia portata condotta nell’alessandrino con numerose testimonianze .

1968: mondine nel vercellese; repertori familiari e locali: la famiglia Caprara, di origine mantovana e le sorelle Botta, nel Biellese.

1969-70: campagna di ricerca in Sardegna, ricca di testimonianze sulla vita collettiva di paese. Nella “Serie Internazionale” si trovano interviste ad Agostinho Neto e Marcelino Dos Santos ed altri esponenti dei movimenti di liberazione-decolinizzazione.

1971: repertori delle sorelle Bettinelli di Ripalta Nuova (Cr), delle mondine di Roccoferraro (Mn), di Robert Tagliero di Villar Pellice (To), della famiglia Caprara (Mi-Mn) e di Cicciu Busacca, cantastorie siciliano. Testimonianze operaie sul periodo dal ’48 in poi. Ricerca-intervento alla Fabbrica Crouzet di Milano (Sdl/AS/11).

1972-74: ricerca sull’Adda, “ricerca globale” sull’espressività popolare lungo il corso dell’Adda.

1976: testimonianze e interviste nella cintura operaia milanese. Relazione di Cesare Bermani e Sergio Bologna, Soggettività e storia del movimento operaio al Convegno di Bologna su “Antropologia e storia: fonti orali”, poi pubblicata sulla rivista “Nuovo Canzoniere Italiano”, terza serie,

1977: testimonianze operaie dalla lotta della azienda Bloch, stabilimenti di Bellusco (Mi), Spirano (Bg), Reggio Emilia e Trieste. Testimonianze sulla figura di Giuseppe Di Vittorio.

La data del 1980 è uno spartiacque decisivo. Con la chiusura delle produzioni delle “Edizioni Bella Ciao”, la nuova denominazione assunta dalle Edizioni del Gallo nel 1975, si apre una grave crisi nelle finanze e nelle attività dell’IEdM. L’Istituto grazie a Coggiola proseguirà con convegni e collaborazioni, manifestazioni, concerti ma non avrà più da questo momento in avanti, fino a oggi, alcuna possibilità di finanziare autonomamente progetti di ricerca sul campo e di pubblicarne gli esiti assieme alla produzione discografica militante. Aumenterà progressivamente da questi anni in avanti la funzione di punto di raccolta dei materiali esterni, in tal modo si arricchirà soprattutto la sezione “Fondo Ricercatori Esterni”. Il Fondo IEdm-Franco Coggiola negli ultimi tempi si limita, per motivi finanziari e organizzativi, alla documentazione sonora delle attività dell’IEdM. Nonostante la fine di una vita finanziaria autonoma per l’IEdM grazie agli introiti dei “Dischi del Sole” si segnalano anche lungo gli anni ’80 (i più bui per la vita dell’Istituto) alcuni lavori di un qualche rilievo, tra questi la ricerca, a tutt’oggi inedita, sulle “nuove tecnologie” e la “soggettività operaia” in sinergia con la rivista “Primo Maggio” e grazie al lavoro di collegamento operato da Cesare Bermani, che si configura come l’ultimo tentativo organico e complessivo di una inchiesta militante legata al filone operaista, e infine la proficua collaborazione con l’Università di Urbino che vede impegnati in un dialogo con i docenti Giorgio Baratta e Stefano Pivato sia Coggiola che Giovanni Mimmo Boninelli, e porta alla realizzazione di convegni, seminari, concerti, del disco Karlett (1983) di Ivan Della Mea per il centenario della morte di Karl Marx e del catalogo della nastroteca (Coggiola 1986). Una stagione fervida di dialoghi e di dibattiti nel mezzo di un velo di oblio che cala sulla stagione dei movimenti degli anni ’60 e ’70 che avevano fatto da motore e da volano per lo sviluppo dell’IEdM. La collaborazione con Urbino si realizza anche grazie alla mediazione tecnica e ai rapporti umani e politici stabiliti con Raffaele Lucente. In questa fase l’altro rilevante lavoro sulle fonti autobiografiche è la raccolta di testimonianze orali su Gramsci (Bermani 1987). Negli anni ’90 Coggiola e Bermani realizzeranno una ricerca sulla vita di Ernesto de Martino negli anni della sua attività politica resistenziale in Emilia, le testimonianze orali raccolte sono depositate nella nastroteca e parte di esse sono confluite nel n.5-6 della rivista “Il de Martino” dal titolo Tra furore e valore: Ernesto de Martino.

Deposito Michele L. Straniero:

Si segnalano le interviste biografiche a Matteo Salvatore (Il lamento dei mendicanti, DS 140/42) per la stesura della nota biografica dedicata al cantastorie pugliese e ad Alberto Mario Cirese sulla formazione intellettuale e l’avvio delle ricerche sul campo e l’amicizia e la collaborazione con Ernesto de Martino (poi pubblicata nel 1976 su “La Musica Popolare”).

Sezione Internazionale:

Si tratta di materiali pervenuti sia grazie a contatti ufficiali sia per via di organizzazione clandestine impegnate nella lotta contro il colonialismo. Vi sono storie di vita di militanti e attivisti. In parte tale sezione è confluita nella discografia dei “Dischi del Sole”.

Fondo Ida Pellegrini:

Dalla accurata descrizione di Cesare Bermani (in Coggiola 1986, 103-131) ricca di informazioni e di indici analitici ma soprattutto utile strumento interpretativo del lavoro di ricerca di Gianni Bosio ho tratto sia delle indicazioni di carattere generale sul Fondo sia delle segnalazioni tematiche inerenti le testimonianze biografiche e le storie di vita.

Bermani suddivide preliminarmente il Fondo sulla base di un ricco indice tematico:

A): canto politico, canto sociale, canto funzione di lavoro, canto storico.

B): canto narrativo.

C): la risaia.

D): la contestazione studentesca in Italia e all’estero.

E): la lotta armata dei popoli del cosiddetto Terzo Mondo.

F): una ricerca monografica su una provincia italiana (Acquanegra sul Chiese e il Mantovano).

G): la filanda

H): l’espressività urbana con particolare riguardo alla fabbrica.

I): un complesso di ricerche per aree geografiche regionali come Sardegna, Calabria, Sicilia, Lucania, Puglie, Abruzzi, Lazio, Toscana, Marche, Emilia, Veneto, Lombardia, Piemonte.

L): un complesso di ricerche per ritmi calendariali, civili e religiosi.

M): materiali connessi agli interrogativi posti dalla ricerca del Nuovo Canzoniere Italiano sulle nuove forme di rappresentazione. (Maggi della Bismantova).

N): conversazioni sul Teatro di Massa (con Renato Nicolai, Luciano Leonesi, Bruno Schaecherl).

O): materiali sugli spettacoli dei burattini, conversazioni con burattinai o costruttori di burattini (Attilio Arcagni di Piadena), Presini di Bologna, Umberto Brunelli, il Paganelli di Redonesco, Roberto Preti di Modena).

P): notizie sui gerghi (muratori e pastori).

Q): notizie su studiosi di tradizioni popolari (con Giovanni Zanettin, Maria Adelaide Spreafico, Aldo Spallicci, Sergio Liberovici, Gavino Gabriel. Testimonianze su Rocco Scotellaro, Ernesto de Martino, Benedetto Pergoli, Gambi, Francesco Balilla Pratella, Carioli, Martuzzi, Tommaso Randi).

R): conversazioni con militanti politici di base (con Nazareno Bargagli su Davide Lazzaretti, con Andrea Viglongo, Gino Castagno, Camilla Ravera, Carlo Boccardo, Alfonso Leonetti, Pia Carena, Alfredo Mordini, Giulio Vespignani, Alcide Cervi, Pietro Nenni, Lelio Basso, Cesare Roda, Mario Silla, Giulio Trevisani, Peppino Marotto, Vincenzo Bottoli, Ernesto Pagliari, Giuseppe Raffaelli, Leda Rafanelli).

S): notizie raccolte su militanti del movimento operaio tra familiari dei medesimi o vecchi militanti. Notizie su Davide Lazzetti, Celso Caretti, Sante Caserio, Gaetano Zirardini, Andrea Costa, Giuseppe Barbiani, Emilio Caldara, Zeffirino Traldi, Romeo Romei, la Banda del Matese, Eugenio Ciacchi, Jessie White Mario. Notizie sui poeti Gaspara Stampa, Ada Negri e Giustiniano Villa.

T):  conversazioni con lavoratori della “prima” e “seconda fascia”10. Si tratta di conversazioni con ceramisti, tessitrici, canestrai, cestai, costruttori di carri agricoli, operai di giocattoli, costruttori di maschere, pastori, pescivendoli, cavatori di marmo, scaricatori di porto, pescatori, battipali, minatori, ecc.

U): materiali concernenti la storia del Nuovo Canzoniere Italiano e dell’Istituto Ernesto de Martino.

Nel settore L è contenuta una accurata ricognizione geografica dei materiali e una suddivisione su base regionale del Fondo Ida Pellegrini (pp.116-122) mentre il dato più rilevante e consistente rispetto alle fonti biografiche, che qui ci interessa sottolineare, è riportato per i settori N-P-Q-R-S come sopra indicato tra parentesi tonde con un elenco dei nomi.

Fondo Ricercatori Esterni:

Nel 1986 Franco Coggiola redigeva delle brevi descrizioni degli 82 depositi nel Fondo Ricercatori Esterni, che ad oggi si è ulteriormente incrementato grazie all’arrivo di numerose donazioni, che nella maggior parte restano senza inventario archivistico e senza una completa ed effettiva digitalizzazione per via della scarsità di risorse economiche.

Di seguito un elenco secondo l’ordine numerico attribuito ai ricercatori con una selezione del materiale che presenta nella descrizione archivistica un esplicito riferimento alle storie di vita:

1) AGOSTINI ANDREA (Genova). 11 nastri con interviste del periodo 1976-77 a burattinai liguri e operaie della MeC.

3) ANDREOLI BRUNO – DIGNATICI SELMI ISABELLA (Modena). Una lunga e approfondita ricerca monografica a Novi di Modena: 74 nastri. “I ricercatori hanno documentato attraverso interviste, testimonianze, storie di vita, ricordi, il vissuto quotidiano nel mondo contadino seguendone il ciclo dei lavori stagionali, le tecniche e i modi di lavoro, le scadenze calendariali rituali (civili e religiose, talvolta di impronta pagana), i rapporti mezzadrili semplici e compositi, la piccola proprietà, il bracciantato, l’alimentazione, la medicina “popolare”, il mondo magico e le credenze, la condizione della donna e del fanciullo, i rapporti di famiglia, l’economia della famiglia contadina, l’amministrazione della casa, i luoghi di aggregazione” (Coggiola 1986, 172-73).

5) ASSUNTINO RUDI (Milano). Testimonianze sulla vita di risaia a Medicina (Bo).

7) BARIGAZZI GIUSEPPE (Milano). Ricordi e testimonianze sulle osterie della “vecchia Milano”.

8) BARTOLI CLAUDIA (Firenze). Una cassetta dell’agosto del 1972 registrata in provincia di Pistoia è dedicata a una storia di vita femminile.

11) BIAGI GIUSEPPE (Viareggio – Lu). 28 nastri, di cui 20 originali, riguardano la provincia di Lucca negli anni 1973-74. Vi sono ricordi e testimonianze che spaziano dalle forme espressive del mondo contadino e della tradizione locale fino alla storia locale politica e sindacale.

18) CANZONIERE DELLE LAME (Bologna). “Il solo nastro depositato contiene la lunga storia di vita di un militante comunista, Antonio Diolaiti, con canti, ricordi, e testimonianze (1967, Bologna)” (Ivi, 179).

21) CESARE CATTANI (Reggio Emilia). Fondo di ricerca prevalentemente emiliano “ … varie sedute di ricerca con ex-mondine emiliane (ricordi, testimonianze, canti, episodi, condizioni di vita  e di lavoro in risaia), ricordi di militanti politici (storie di vita, fatti, canti)” (Ivi, 180).

23) COOPERATIVA LAVORO CULTURALE (Roma). 14 nastri in copia. 1977: ricostruzione della lotta operaia alla Voxson di Roma attraverso la vicenda individuale di un operaio che ne ricostruisce le vicende generali assieme a “cenni autobiografici e familiari del testimone” (Ibidem). In Umbria sono registrati ricordi e testimonianze su fatti politici, autobiografie di militanti politici. Una terza serie di registrazioni riguarda l’Emilia Romagna e i ricordi autobiografici di un militante riferiti al periodo 1930-1946. Le ricerche effettuate a Monte Rotondo (Roma) sono basate su interviste biografiche a militanti politici, così come una ulteriore ricognizione sul campo nella zona dei Monti Lepini. Infine si trovano registrazioni di autobiografie di militanti politici raccolte a Roma.

46) LEYDI ROBERTO (Milano). Testimonianze e ricordi di Vasco Scansani sulla vita di risaia (1965).

55) NICOLAI RENATO (Bologna). Registrazione della manifestazione del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, numerose interviste rivolte ai giovani manifestanti e una raccolta di testimonianze sui fatti di sangue al centro della vicenda registrata.

64) PORTA FRANCO (Brescia). “I quattro nastri (copia) registrati nel 1974 contengono una lunga autobiografia di un militante socialista, Domenico Viotto” che racconta la sua vita, dall’adesione al socialismo, all’emigrazione in Germania nel 1905, alla Grande Guerra, fino al Fascismo, poi l’espatrio in Svizzera e la partecipazione alla guerra di Spagna.

65) SANDRO PORTELLI (Roma). Un ricco fondo con ben 350 nastri di cui 80 dedicati alla storia orale e alle storie di vita, oggetto delle numerose e fortunate pubblicazioni dell’autore.

67) RAPISARDA ADRIANO (Milano). “Due nastri depositati (originali) registrati nell’Aretino nel 1973: contengono una storia di vita di un militante politico, canti a ottave, ecc.” (Ivi, 208).

75) SETTIMELLI LEONCARLO (Roma). Ventidue nastri (copia) registrati tra il 1965 e il 1967 tra Umbria, Toscana, Marche, Abruzzi e Lazio, contengono, assieme a forme espressive popolari, testimonianze di militanti e interviste con operai e con uomini politici (Terracini, Scoccimarro, Pajetta) sulla figura di Togliatti.

77) TOCCAFONDI DARIO (Roma). Tra il materiale vario raccolto tra il 1967 e il 1970 tra Umbria, Lazio e Marche, canti e storie della Prima Guerra Mondiale e una intervista con il militante anarchico Armando Borghi.

Rispetto al lavoro in corso per la digitalizzazione dei materiali è purtroppo sempre attuale la riflessione che campeggia sul sito dell’Istituto da alcuni anni:

“È facile capire che il lavoro, nonostante sia ormai ben definito negli aspetti tecnologici e organizzativi, è ancora tanto. La grande mole dei nastri e la quantità di ore di registrazione impongono i tempi lunghi necessari a svolgere un lavoro che ha il valore della salvaguardia, dell’organizzazione e talvolta anche della riscoperta della memoria”.

È in corso di progettazione un ambizioso piano di lavoro che punta a realizzare per il 2016 per il compimento dei 50 anni di vita dell’IEdM, una catalogo aggiornato del patrimonio archivistico e documentario dell’Istituto assieme a una ricostruzione storica della vita dell’ ”Officina della storia e della memoria” e all’organizzazione di eventi di promozione e valorizzazione della struttura, assieme a una raccolta ad ampio raggio di testimonianze biografiche dei ricercatori e dei collaboratori storici dell’IEdM, un lavoro doveroso e necessario sulla vita di chi si è dedicato con passione e impegno alle vite degli altri, dei “senza-storia”.

Biografia

Dottorando di ricerca in “Antropologia, Storia e Teoria della cultura” all’Università di Siena. Fa parte della Giunta Esecutiva e del Comitato Scientifico dell’Istituto Ernesto de Martino. Il suo attuale campo di interesse è l’antropologia politica e della società civile nell’area di Firenze. Si è occupato finora di storia degli studi antropologici, pubblicando una monografia su Alberto Mario Cirese e alcuni saggi su Ernesto de Martino e Gianni Bosio, e di cultura popolare, fonti orali e patrimonio immateriale svolgendo ricerche in Molise e in Toscana. In questo ambito ha realizzato una monografia sulle musiche tradizionali di Riccia (CB) assieme a Giuseppe Moffa per l’editore Nota, ha coordinato con Valentina Zingari il Comitato Scientifico del Progetto Europeo IN.CON.T.R.O. e curato con Pietro Clemente un volume di studi sull’ottava rima dedicato al poeta Realdo Tonti. Fa parte della redazione delle riviste “Lares” e “il de Martino”.

Bibliografia

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1987 (cur.)      Gramsci raccontato. Testimonianze raccolte da Cesare Bermani, Gianni Bosio e Mimma Paulesu Quercioli, Roma Edizioni Associate.

1997    Una storia cantata: 1962-1997 trentacinque anni di attività del Nuovo canzoniere italiano/Istituto Ernesto de Martino, Jaca Book – Istituto Ernesto de Martino, Milano-Sesto Fiorentino, 1997

2011    L’intellettuale rovesciato. Gianni Bosio tra marxismo e mondo popolare e proletario, in L’Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico, vol. II, Il sistema e i movimenti (Europa: 1945-1989), a cura di Pier Paolo Poggio, Milano – Brescia, Jaka Book- Fondazione Micheletti.

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2007    La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956), Milano, Feltrinelli.

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1962    Giornale di un organizzatore di cultura (27 giugno 1955-27 dicembre 1955), Milano, Edizioni Avanti!.

1981    Il trattore ad Acquanegra. Piccola e grande storia in una comunità contadina, a cura di Cesare Bermani,  Bari, De Donato.

1998    L’intellettuale rovesciato: interventi e ricerche sulla emergenza d’interesse verso le forme di espressione e di organizzazione “spontanee” nel mondo popolare e proletario (gennaio 1963-agosto 1971), a cura di Cesare Bermani, Milano, Jaca Book (ed. originale 1975).

2002    I conti con i fatti. Saggi su Carlo Cafiero, Luigi Musini, l’occupazione delle fabbriche, a cura di Cesare Bermani, Roma Odradek.

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1976    Premessa, in Proposta di statuto dell’Istituto Ernesto De Martino, “Il Nuovo Canzoniere Italiano”, terza serie, n. 3 (ora anche in Bosio 1998)

2005    Per Rocco Scotellaro: letizia, malinconia e indignazione retrospettiva, in “SM Annali di San Michele, n.18.

Clemente P.

2013    Le parole degli altri. Gli antropologi e le storie della vita, Pisa, Pacini.

Coggiola F.

1986 (cur.) Fonti orali per la storia e l’antropologia : testimonianze e documenti del mondo contadino e operaio. Prima relazione sulla nastroteca dell’Istituto Ernesto De Martino, Urbino, Centro studi e documentazione per la storia della cultura alternativa in Italia del dopoguerra-Istituto di filosofia dell’Università degli studi.

1999    Consigli pratici per una buona registrazione di interviste e storie di vita, in Archivi sonori: atti dei seminari di Vercelli (22 gennaio 1993), Bologna (22-23 settembre 1994), Milano (7 marzo 1995), Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici.

Corvisieri S.

1979    Il mio viaggio nella sinistra, Roma, L’Espresso.

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2005    Accadde a Tuscamelot: cose di vita, cose di delirio, Milano, Jaca Book.

2009    Se la vita ti dà uno schiaffo, Milano, Jaca Book.

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2009a (cur.)    E Gianni Bosio disse, «Il de Martino. Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino», 19-20.

2009b  La cultura socialista e gli studi antropologici. Lelio Basso, Gianni Bosio e Alberto Mario Cirese, in Giancarlo Monina (cur.), Novecento contemporaneo. Studi su Lelio Basso, Roma, Ediesse, 2009.

2013    Studi in I con-testi del biografico: fonte, metodo e genere dell’antropologia culturale (con Caterina Cingolani e Caterina Di Pasquale in Clemente 2013.

Fanelli A. – M. Scotti

2012    I libri dell’Altra Italia: le carte e le storie dell’archivio delle Edizioni Avanti!, “il de Martino. Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario”, 21.

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2007    Salento 1968. Diario di ricerca, in G. Bosio, C. Longhini, 1968. Una ricerca in Salento: suoni grida canti rumori storie immagini, Calimera (Le), Kurumuny.

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2007 (cur.)      Luciano Della Mea. Giornalista militante. Scritti 1949-1962, Lacaita, Manduria-Bari-Roma.

2011    Libro e mondo popolare. Le edizioni Avanti! di Gianni Bosio 1953-1964, Milano, Biblion.

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2004 (cur.)      “Qui noi viviamo. Migranti. Storie di vita”, “Il de Martino. Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario”, 15.

Siti consigliati

www.iedm.it [il sito ufficiale dell’Istituto Ernesto de Martino]

http://www.cultura.toscana.it/intercultura/progetto/idea_progettuale.shtml [in riferimento al Progetto “Porto Franco. Toscana. Terra dei popoli e delle culture”]

http://www.omegna.net/bermani/ [il sito di Cesare Bermani]

http://alessandroportelli.blogspot.it/ [il blog di Alessandro Portelli]

http://www.legadicultura.it/ [il sito della Lega di Cultura di Piadena]

http://www.circologiannibosio.it/ [il sito del Circolo Gianni Bosio di Roma]

http://www.archividellaresistenza.it/cms/ [il sito degli “Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani” di Fosdinovo, Ms).

  1. Nel Fondo Edizioni Avanti! dell’Istituto Ernesto de Martino è conservato il carteggio intercorso tra Bosio, la Direzione del PSI e gli intellettuali più vicini a Scotellaro: Tommaso e Vittore Fiore e i due mentori del poeta-sindaco lucano, Carlo Levi e Manlio Rossi-Doria. Nel 1969 Bosio si recherà a Tricarico per una ricerca sulla vita di Rocco Scotellaro, e incontrerà prima la madre e l’avvocato Carbone, e poi alcuni dei “contadini del Sud” al centro della ricerche di Scotellaro sulle storie di vita. Su questa vicenda fondativa per la nascita di un filone di inchiesta militante con una metodologia socio-antropologica basata sulle storie di vita è in corso un progetto di pubblicazione da parte dell’Istituto Ernesto de Martino []
  2. Anche negli studi demo-antropologici italiani del periodo le testimonianze biografiche sono adoperate, perlomeno fino agli anni ’80, in quanto espressioni di forme di vita locale e di habitus culturali (Fanelli 2013) e solo grazie ad alcune storie di vita esemplari e paradigmatiche di donne contadine si apre un campo di riflessione antropologica sulle storie di vita (Clemente 2013 []
  3. In termini ancora più generali notiamo come negli stessi anni la pratica dell’autobiografia all’interno del movimento comunista fosse uno degli strumenti pedagogici del “partito nuovo” di Togliatti che stimolava e a volte imponeva ai propri iscritti la stesura della propria autobiografia come forma di “disciplina della memoria”, secondo lo studio di Mauro Boarelli (2007): “per i militanti di base del Pci l’esperienza della scrittura era sostanzialmente limitata all’autobiografia istituzionale, cioè a una struttura compositiva rigidamente condizionata, mentre il loro italiano popolare non era colto nella sua vitalità, bensì come deviazione da normalizzare. Il quadro complessivo che emerge dal nostro studio è quello di un rigoroso contenimento della scrittura e dei suoi usi pubblici”. In questo quadro storico che reca i segni di una cultura politica temprata dal rigore e dal controllo del Partito sulla vita e la memoria individuale dei militanti, si staglia la rivoluzione storiografica della ricerca con le fonti orali che per la sua stessa natura di costruzione dialogata di documenti orali scompagina le forme di produzione controllata della memoria che la pratica della scrittura autobiografica dei militanti consentiva maggiormente. A cavallo tra gli anni ‘70 e ’80 ricordava spesso Saverio Tutino, creatore dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano, la pubblicazione di un testo autobiografico di Silverio Corvisieri (1979) suscitò delle reazioni fortemente critiche nei suoi confronti da parte di un quotidiano liberal come “Repubblica” che bollò l’istanza autobiografica del leader di sinistra come un vezzo piccolo-borghese. In effetti nonostante le battaglie femministe sul “personale è politico”, il valore delle testimonianze di vita era comunque assunto nel dibattito a sinistra per il suo aspetto documentario, di sostegno a delle prese di posizione di carattere più generale, per rivendicare il risvolto ‘politico’ della vita privata e non per assegnarle valore in sé in quanto testimonianza autobiografica []
  4. Autobiografia di Spartacus Picenus, nel n.3 della rivista “Il Nuovo Canzoniere Italiano” del settembre 1963 vi sono alcune pagine autobiografiche di Raffaele Mario Offidani (Sant’Elpidio a Mare (Ascoli Piceno) 1890 – Roma 1967). Autore prolifico, con lo pseudonimo di Spartacus Picenus, è stato il cantore di una generazione di militante di sinistra a cavallo tra la prima guerra mondiale e il dopoguerra, autore di numerosi e celebri inni e canti comunisti, tra cui La Guardia Rossa, quasi una ‘voce’ ufficiale del movimento operaio. Offidani racconta la sua travagliata vicenda biografica, dalle Marche alla capitale, in mezzo a gravi difficoltà economiche e alla grande passione per l’URSS e gli inni sovietici che lo hanno ispirato. Con altrettanta foga egli si scaglia contro il mercato discografico delle canzonette “italo-americane” e contro il mancato sostegno al suo repertorio da parte degli intellettuali progressisti e di molti dirigenti dei partiti di sinistra. Offidani chiude il suo scritto autobiografico ricordando il danno subito dai mancati diritti d’autore per le migliaia di copie vendute tra fogli volanti e dischi con le sue canzoni, poiché ha sempre rifiutato di iscriversi alla Siae, e anche la beffa di aver contribuito alla  fortuna economica delle celebri canzoni parodiate per la parte musicale alla quale sono andati parte dei diritti d’autore della sua vasta opera. Infine un appassionato omaggio fedele alla figura del padre del socialismo e del vincitore della guerra, Stalin. Le sue prese di posizione e il suo stile d’epoca ormai superato dalle sperimentazioni del NCI e dalla nuova canzone politica creano un non lieve imbarazzo ai redattori della rivista che nella nota introduttiva, oltre a rimarcare il valore di ‘documento’ del testo, ne segnalano anche le ingenuità e lo “stile involuto” ma sempre “interessante e quindi sintomatico della storia del nostro canto protestatario” (p.39) e le perplessità in merito alle sue prese di posizione sull’URSS e la destalinizzazione []
  5. “Cantacronache” è stato un gruppo di musicisti, letterati e poeti, sorto a Torino nel 1957 con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone attraverso l’impegno sociale. Oltre i fondatori Sergio Liberovici e Michele L. Straniero, vi si presero parte Emilio Jona, Fausto Amodei, Giorgio De Maria, Margot Galante Garrone, Mario Pogliotti e collaborarono per i testi scrittori e intellettuali di spicco come Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Umberto Eco e per le musiche compositori quali Fiorenzo Carpi, Giacomo Manzoni, Valentino Bucchi []
  6. Lo stile autobiografico sarà costante nel lavoro di Ivan Della Mea, nel racconto in prima persona delle vicende storiche e politiche della sinistra, nei dischi come negli articoli e nei libri, fino a maturare l’esigenza di realizzare una vera e propria autobiografia, tanto intensa e drammatica per via della infanzia travagliata, a cui ha dedicato le sue ultime energie (Della Mea 2009). Qualche anno prima in forma di “scrittura orale”, autobiografica e favolistica era apparso il suo racconto del trasferimento dell’IEdM da Milano a Sesto Fiorentino (Della Mea 2005 []
  7. In modo autonomo dall’IEdM ma con profondi legami organizzativi e politici e una proficua collaborazione con l’Istituto opera nella Toscana del Nord il gruppo degli “Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani” di Fosdinovo (Ms) che promuove il Festival “Fino al cuore della rivolta”, cura le attività del locale Museo Audiovisivo della Resistenza e lavora costantemente alla raccolta delle storie di vita e delle testimonianze autobiografiche dei protagonisti della Resistenza []
  8. Al pari di ciò che stiamo facendo in questo articolo, con una sorta di rilettura della storia dell’IEdM attraverso il filtro metodologico, documentario ed epistemologico delle storie di vita []
  9. Sarà questo uno dei tratti del lavoro di ricerca di Bosio. Il diario Salento 1968. Diario di ricerca di Clara Longhini (2007), oggi pubblicato in un ampio volume con 3 cd allegati, attesta proprio il racconto del viaggio nel Salento con il marito, Gianni Bosio, per una ricerca sulle tracce del tarantismo, un ritorno nei luoghi della “terra del rimorso” di Ernesto de Martino. Se l’obiettivo principale sfuma subito per via dell’esorcizzazione del tarantismo da parte della popolazione locale, la ricerca documenta un vasto repertorio di suoni e di canti tradizionali, una “Passione” in griko di particolare rilievo e il diario di campo offre numerosi elementi sul paesaggio e sul viaggio, sullo stile della ricerca, la ricerca di intermediari e di informatori privilegiati e soprattutto l’approccio ‘globale’ di Bosio rispetto alla storia sociale del territorio che risulta assieme all’interesse per l’artigianato locale uno degli ambiti privilegiati nella ricerca di campo. Per la prima volta emerge anche pienamente la funzione di Clara Longhini nella ricerca sul campo condotta assieme a Bosio, con la sua passione per la fotografia e la documentazione visiva, per il rigore formale degli appunti e solo qualche breve e iniziale appunto biografico sullo stato d’animo della partenza e sulla situazione difficile delle Edizioni del Gallo nel fatidico 1968 []
  10. “La società in cui viviamo è divisibile, meccanicamente e visivamente, rispetto ai modi di lavoro e allo sviluppo della razionalizzazione capitalistica, in una fascia a economia oscillante tra l’epoca d’oro pastorale e il campo che deve dare tutto; in una fascia che va dall’impresa agricola di medie proporzioni, tagliata fuori dai prezzi agricoli del mercato mondiale, alla manifattura che vive dello sfruttamento più tradizionale della forza lavoro basato sull’occupazione femminile e dei minorenni, bassi salari, lavoro straordinario, lavoro a domicilio; in una fascia ancora ristretta, ma in fase di grandioso sviluppo, stretta intorno alle industrie più avanzate e razionalizzate, talvolta non a ciclo completo, ma interdipendenti all’interno di un ciclo che trova il fulcro nel monopolio. Non è diversa la situazione del settore terziario, mentre trascinata e degna dell’attenzione di un narratore ottocentesco la burocrazia di tipo crispino e fascista. Le condizioni di lavoro sono tradizionalmente note all’interno della prima e della seconda fascia, cominciano ad avere contorni più precisi all’interno della terza”, in G. Bosio, Uomo storico /uomo folklorico, in Id. 1998, 234-235 (ed. orig. 1975 []