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Posted in Memoria del quotidiano, Numero 34 - Febbraio 2014, Numero 34 - Memoria del quotidiano, Numero 34 - Rubriche

Le voci nell’armadio. L’archivio sonoro Franco Coggiola di Roma e le fonti per la storia orale.

Le voci nell’armadio. L’archivio sonoro Franco Coggiola di Roma e le fonti per la storia orale.

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di Enrico Grammaroli

Abstract

L’Archivio Sonoro e Biblioteca Franco Coggiola conserva e offre al pubblico un patrimonio di diverse centinaia di interviste raccolte nel corso di quasi mezzo secolo da Alessandro Portelli e da molti altri che hanno contribuito all’esperienza culturale e di intervento politico del Circolo Gianni Bosio. Dalla Resistenza romana alla lotta per la casa, dalla storia degli scioperi e delle lotte dei minatori appalachiani alle comunità migranti dei nuovi cittadini italiani, le voci racchiuse negli armadi dell’archivio sonoro gridano la propria forza di dialogo e conoscenza per una presenza alternativa della cultura popolare.

Vedi li vecchi che te raccontano figlio mio. Noi diciamo le cose che l’abbiamo vissute. Non è che diciamo le cose come quello che dice: è filosofia questa! Ma questo è il modello delle sofferenze che ci abbiamo avute… e un ricordo che non finisce mai. Dante Bartolini, operaio, poeta e partigiano. Arrone (TR). 1909 – 1979

L’archivio sonoro e biblioteca Franco Coggiola nasce nel 2001 come luogo di raccolta e di fruibilità pubblica dei materiali di ricerca raccolti dal Circolo Gianni Bosio dalla fine degli anni Sessanta fino a quelli dei progetti tuttora in corso. In questo collettivo spontaneo (oggi associazione culturale) si aggregava quel nucleo di giovani ricercatori, studenti ed artisti che proseguiva, da Roma, il percorso di intervento sociale e culturale comune ad esperienze come l’Istituto Ernesto De Martino e il Nuovo Canzoniere Italiano. La cultura popolare, intesa come forma espressiva e presenza alternativa delle classi non egemoni, si divincolava dai legacci dell’interesse filologico ed estetizzante propri degli approcci demologici e folklorici tardo ottocenteschi, e diveniva non solo oggetto di analisi scientifica storica e sociale ma al contempo strumento politico di lotta ed affermazione. Intorno a questi temi si addensavano la riflessione teorica e le esperienze di intervento artistico, culturale e sociale del percorso intellettuale e politico di Gianni Bosio: la definizione di intellettuale rovesciato, in cui si esplica il nuovo tipo di rapporto nell’incontro di culture e vissuti differenti e le possibilità nell’uso dei risultati di questo incontro; l’adozione del registratore –o magnetofono, come si definiva in quel periodo– strumento di predilezione, anche simbolico, della ricerca sul campo e nella raccolta delle fonti orali. Infine, l’idea di archivio, non come luogo di sola conservazione, ma come officina in cui i documenti tornano costantemente alla propria funzione di veicolo comunicativo.

Alessandro Portelli, tra i più attivi in quel primo periodo (oggi, oltre ad essere tra i punti di riferimento più importanti in Italia e a livello internazionale nell’uso delle fonti orali per la ricerca storica, è anche il presidente dell’attuale Circolo Gianni Bosio) e gli altri partecipanti a quel primo collettivo realizzano vaste raccolte di interviste e musica popolare tra le borgate della periferia romana, il Lazio rurale e, strada facendo, in tutta l’Italia centro-meridionale. Questo percorso di raccolta e documentazione proseguirà quasi senza interruzione fino alla fine degli anni Novanta, tanto da costituire, con l’istituzione dell’archivio sonoro come punto di raccolta dei materiali fino a quel momento sparsi negli archivi personali di ciascun ricercatore, uno tra gli archivi privati più consistenti, a livello nazionale, nell’ambito delle fonti orali.

Si deve premettere che l’archivio sonoro1 non è dedicato esclusivamente a fondi di interviste per la ricerca storica. Quanto accennato sull’impostazione unificante rispetto agli elementi della cultura popolare si realizza in un approccio alla registrazione che prevede una disponibilità rispetto al contesto e all’evento e quindi aperto alla documentazione sia del panorama sonoro sia di quelle forme di tipo musicale e canoro che compongono l’insieme dell’espressività delle classi non egemoni. In questo senso le primissime esperienze di raccolta sul campo, realizzate dal Circolo Gianni Bosio nelle borgate romane durante il periodo del movimento di lotta per la casa, e quelle dedicate nello stesso periodo alla raccolta di patrimoni tradizionali musicali nel Lazio contadino rappresentano a pieno questa pluralità di livelli nella stratificazione delle informazioni su diversi ambiti sonori e di comunicazione. Le vite dei baraccati romani, le rivendicazioni per un contesto abitativo dignitoso insieme con i vissuti di emigrazione interna o di emarginazione sociale che avevano determinato la condizione di baraccati, si mescolano ai repertori tradizionali dei luoghi e delle aree geografiche di provenienza. Gli stornelli, i canti narrativi, quelli devozionali insieme a quelli politici e protestatari degli abitanti delle campagne laziali sono accompagnati dal ricordo delle lotte e delle occupazioni delle terre tra Otto e Novecento. Le canzoni si intrecciano con le storie e le storie con le canzoni, ed entrambe si collocano in un flusso sonoro che non esclude tutto ciò che le circonda come elemento di disturbo ma è esso stesso un elemento specifico della documentazione.

Nel corso degli anni a queste esperienze di ricerca caratterizzate da una prospettiva molto ampia nella tipologia di materiali raccolti se ne sono affiancate altre più specificamente indirizzate rispetto agli ambiti storici ed etnomusicali. In parte questa divergenza del parallelismo iniziale è stata accentuata dal conferimento all’archivio di fondi di ricerca di quanti, seppur esterni o distanti dalle vicende e dal percorso del Circolo Gianni Bosio, ma vicini ad esso nel metodo e nell’impostazione politica del fare ricerca sulla cultura popolare, lo hanno scelto come luogo per conferire un’accessibilità pubblica ai proprio patrimoni personali di documentazione. Al contempo ha avuto un significato essenziale il percorso di ricerca di Alessandro Portelli ed il suo interesse sempre crescente verso le implicazioni narratologiche del ricordo nella determinazione della memoria storica dei singoli e delle comunità di riferimento. Un percorso che parte dalla storia della città di Terni realizzata attraverso le biografie dei membri della sua classe operaia ed il loro rapporto con la fabbrica e con la tradizione antifascista della Conca e della Valnerina ternane e che culmina nell’ affresco corale sulla memoria condivisa della più grave strage nazifascista nella Roma occupata dai tedeschi: l’eccidio delle fosse Ardeatine.

Uno sviluppo che ha messo in atto quell’equilibrio tra fonti storiche e musicali già teorizzato da Gianni Bosio nel suo programma culturale ma che si realizzava solo in parte laddove nell’Istituto Ernesto De Martino e nel Nuovo Canzoniere la componente musicale si era determinata come elemento preponderante di quelle esperienze specifiche. Il medesimo percorso che ha definito l’archivio sonoro come uno dei centri più importanti a livello nazionale proprio per le fonti di tipo storico, con numerose centinaia di documenti distribuite in decine di fondi.

Le ricerche e i contesti

L’archivio non ha un vincolo unificante che si esprima attraverso un argomento o un contesto specifico. Il legame concettuale che lo identifica è rintracciabile proprio nella natura sonora dei suoi materiali e nella ricerca sulla cultura popolare intesa come presenza alternativa delle classi non egemoni; una ricerca che sia insieme un ampliamento della conoscenza ed un progetto di intervento politico e sociale. In questo senso i temi e i contesti di ricerca presenti nel catalogo generale dell’archivio sonoro sono tra i più disparati. Soffermandoci sui gruppi di materiali con una presenza significativa di documenti individuabili come fonti per la storia orale, possiamo identificare una cospicua serie di argomenti e contesti di ricerca. Nei fondi costituiti dalle ricerche realizzate nel primo periodo della storia del Circolo Gianni Bosio sono presenti materiali sulle lotte per la casa nelle periferie romane, sull’antifascismo, la resistenza e le lotte contadine nelle aree rurali del Lazio, sulla tradizione dell’improvvisazione poetica in ottava rima nelle province di Rieti, Viterbo e Grosseto, sulla storia di alcune comunità della Locride e del Monte Amiata, sulla storia della città di Terni e della Valnerina ternana. I fondi provenienti dalle ricerche degli anni Novanta e quelle realizzare a posteriori rispetto alla creazione dell’archivio sonoro raccolgono materiali dedicati a progetti sulla storia sociale di alcuni quartieri romani dal dopoguerra fino alla contemporaneità, le esperienze di molti individui coinvolti nelle vicende di alcuni movimenti di protesta come la Pantera, il Sessantotto e le manifestazioni contro il G8 di Genova 2000, fino ad arrivare alle interviste dedicate alla memoria della seconda guerra mondiale, dell’occupazione tedesca, della Resistenza e dell’antifascismo sia a Roma (con particolare rilievo intorno all’eccidio delle fosse Ardeatine e alla persecuzione degli ebrei romani) sia in alcuni tra i molti paesi dislocati intorno alla città.

Infine i fondi che sono confluiti nell’archivio come deposito da parte di ricercatori esterni o nell’ambito di ricerche realizzate autonomamente e solo in seguito conferite all’archivio, si occupano di argomenti molto vari: le lotte per la terra nella piana del Fucino e nell’Arneo, le proteste del 1970 a Reggio Calabria a seguito della designazione del capoluogo di regione, la vita tradizionale e le modificazioni degli aspetti sociali e lavorativi con l’avvento della società industriale e consumista per i contadini delle campagne di Penne (PE), della Ciociaria e del Vesuviano, le condizioni di vita nelle carceri romane, la tradizione antifascista nel Viterbese e molti altri.

“The dark side of the moon. I fondi americani ed internazionali e la ricerca sui migranti”

In virtù di quanto già detto sulla varietà di argomenti e contesti di ricerca organici alla struttura generale dell’archivio sonoro non apparirà incoerente la presenza di un altro grande nucleo di documenti inerenti a ricerche in ambito internazionale realizzate da Alessandro Portelli, prima esclusivamente negli Stati Uniti e più di recente in molti altri contesti internazionali. Il gruppo di interviste americane consta di alcune centinaia di testimonianze e riflette un interesse dello studioso da sempre caratterizzato da una dualità tra esperienze italiane e statunitensi. In questo secondo ambito il suo interesse si orienta dapprima verso il movimento per il riconoscimento dei diritti civili agli afroamericani e successivamente, dopo l’incontro con Gurney Norman, si focalizza sulla storia delle lotte sindacali nel bacino carbonifero appalachiano del Kentucky orientale e in particolar modo rispetto a quella che possiamo definire come una storia sociale della contea di Harlan e di quelle limitrofe. Questo rapporto ultradecennale con questi luoghi, con le comunità di riferimento e con una passione personale per la cultura statunitense – musicale, letteraria e protestataria -, ha portato alla raccolta di un vastissimo insieme di documenti, centinaia di interviste, che costituiscono uno dei nuclei di fonti orali più originali nel panorama nazionale.

La connotazione linguistica estremamente marcata territorialmente, anche laddove vi sia una conoscenza e una facilità di ascolto con l’inglese americano comune, rende questi materiali un territorio poco frequentato, di estremo interesse e ricco di possibili percorsi interni di significazione e approfondimento per quanti abbiano la voglia e le competenze per poterlo affrontare. Fortunatamente solo poco tempo fa lo stesso Alessandro Portelli ha reso possibile una più adeguata conoscenza di questo patrimonio documentale attraverso la pubblicazione della monografia America profonda (Portelli 2011) che raccoglie gli esiti di questa sua decennale esperienza di ricerca almeno fino a questo momento.

Allo stesso modo il continuo impegno di divulgazione e di confronto in molteplici contesti accademici e di studio internazionali hanno dato modo ad Alessandro Portelli di proseguire l’attività di raccolta e di registrazione sia di documentazione musicale sia di fonti per la storia orale nei quattro angoli del mondo e di costituire nel tempo un fondo internazionale che raccoglie materiali di notevole interesse. Ad esempio di questo si possono citare le interviste realizzate in India ad ampliamento delle ricerche sulle lotte operaie nel comparto siderurgico che avevano trovato spunto dagli sviluppi nell’indotto ternano dopo la dislocazione produttiva ad opera della multinazionale ThyssenKrupp. Questa prospettiva di ricerca ha trovato una collocazione di approfondimento critico in Acciai speciali (Portelli 2008).

Infine è opportuno far riferimento in questo contesto all’ultimo impegno di ricerca, in ordine di tempo, del Circolo Gianni Bosio: il progetto Roma Forestiera e la documentazione dell’espressività musicale delle comunità migranti a Roma. In una sorta di ideale ricongiungimento con le prospettive di ricerca del primo periodo del Circolo Gianni Bosio, l’oggetto della riflessione ha trovato spunto da un’urgenza sociale evidente: la condizione di coloro che rappresentano oggi una nuova forma di cittadinanza ed appartenenza,  e le difficoltà sociali e politiche di questa condizione.

L’interesse per i patrimoni musicali di queste comunità e per il loro rapporto creativo con il mondo musicale e culturale dei luoghi di arrivo nei percorsi di migrazione, si è trovato nuovamente a confrontarsi con la singolarità dei vissuti e delle esperienze personali che esprimevano queste musiche e questi canti. Di nuovo le canzoni si intrecciavano con le storie e viceversa.

Questi materiali -quelli più direttamente internazionali e quelli frutto dell’incontro tra differenti identità- sono tra i più interessanti e allo stesso tempo tra i più problematici tra tutti quelli conservati e offerti alla consultazione e allo studio dell’archivio sonoro. Per le particolarità linguistiche e le specifiche conoscenze culturali e comunitarie, essi rappresentano tra i documenti che pongono i maggiori ostacoli nella descrizione analitica e quindi nella piena affermazione del loro potenziale di conoscenza. Per questo motivo sono allo stesso tempo quelli che pongono le maggiori sfide, opportunità e prospettive per quanti abbiano il desiderio e la volontà di affrontarli e renderli terreno per un percorso di comunicazione e diffusione pubblica.

L’archivio come luogo di conoscenza: le sfide dell’accesso aperto

Un archivio che disponga di un tale insieme di documentazione per la storia contemporanea e della potenzialità per innumerevoli percorsi di conoscenza attraverso lo studio e la ricomposizione creativa delle proprie fonti e che voglia definirsi a pieno come luogo di condivisione e non solo come strumento di conservazione, non si può esimere dal confronto con le sfide culturali espresse dalle prospettive dell’accesso aperto alle fonti e della conoscenza intesa come bene comune.

In quest’ottica si pone come obbligatoria la riflessione su almeno due aspetti fondamentali dell’approccio archivistico rispetto a fonti particolari come quelle legate all’oralità e alle storie di vita. In primo luogo la necessità di individuare un’efficace metodologia di descrizione dei materiali che possa creare i presupposti per la realizzazione di strumenti di catalogazione e di consultazione di sistemi documentali complessi e l’individuazione rapida e puntuale di contenuti specifici anche all’interno di grandi insiemi di informazioni. Sistemi descrittivi che siano efficaci, permeabili alle caratteristiche specifiche di fonti come le interviste e le storie di vita (ad esempio la dimensione sonica o audiovisiva e la natura narrativa di questi documenti) e infine che tengano in considerazione le necessarie cautele legate all’accessibilità e diffusione di dati sensibili delle individualità connesse alle fonti, come alla recente riflessione etica in ambito archivistico intorno a questi temi.

In secondo luogo è necessario un confronto critico sulle possibilità connesse all’accessibilità delle fonti d’archivio attraverso le opportunità di condivisione offerte dalle reti informatiche. Se da un lato lo sviluppo di sistemi di descrizione e accessibilità che prevedano la rete ed il web come naturale esito di una diffusione della conoscenza che superi i limiti delle spazialità, appare come una tappa quasi obbligata in questo ambito, allo stesso tempo è impossibile non soffermarsi a riflettere su come un uso indiscriminato e superficiale di queste possibilità possa divenire addirittura antitetico rispetto alla tutela delle individualità connesse alle fonti orali. In questo senso corre l’obbligo di promuovere strategie che si muovano parallelamente sui piani dell’accessibilità della documentazione e del rispetto di quanti abbiano donato le proprie memorie e i propri racconti in contesti specifici di fiducia e condivisione. Allo stesso modo è necessario che quanti tra singoli ed esperienze collettive si adoperino nella realizzazione di progetti di archiviazione pubblica e di condivisione attraverso le reti informatiche lavorino all’adeguamento dei propri sistemi di descrizione e di fruizione dei documenti, non solo nell’ottica di una consultabilità responsabile delle fonti orali, ma anche nella prospettiva di una partecipazione attiva e di collaborazione per l’adeguamento e l’implementazione di quegli standard archivistici necessari per l’interoperabilità e una reale piena diffusione dei documenti e dei contenuti.

L’archivio sonoro da molti anni è impegnato su entrambi questi fronti: nella ricerca di un metodo che possa costituire una serie di strumenti efficaci per la navigazione e la conoscenza offerte dal suo patrimonio documentale e nel confronto con tutte quelle esperienze che sugli stessi temi e nei medesimi contesti di ricerca e valorizzazione delle fonti orali lavorino per una sempre maggiore possibilità di condivisione e comunicazione dei risultati conseguiti.

Perché le voci, le storie e le vite racchiuse in quei nastri e in quegli armadi ritornino ad essere ciò per cui sono state create: vita che racconta la vita.

Biografia

Enrico Grammaroli. Laureato in Antropologia Culturale nel 2003 a La Sapienza di Roma con una ricerca sulla diaristica dell’ADN di Pieve Santo Stefano sull’occupazione tedesca di Roma e specializzato in Beni Archivistici e Librari nel 2014, sempre a La Sapienza di Roma, con una tesi sull’Archivio Sonoro “Franco Coggiola” e le prospettive e problematiche rispetto a accesso aperto e beni comuni della conoscenza.

Dal 2001 è il responsabile dell’archivio sonoro del Circolo Gianni Bosio. Ha pubblicato alcuni lavori su ricerche di storia sociale nei quartieri romani e conservazione e valorizzazione archivistica delle fonti orali. Dal 2010 coordina con Alessandro Portelli e Omerita Ranalli la collana “I Giorni Cantati” delle Edizioni Squilibri.

Tra le sue pubblicazioni: Il borgo e la borgata. I ragazzi di Don Bosco e l’altra Roma del dopoguerra. con Federica Cannelli, Alessandro Portelli, Ulrike Viccaro, Donzelli, Roma 2002; L’Archivio Franco Coggiola, in “Il de Martino. Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino”. n.16-17, 2005; Audiostorie, in “Zapruder. Storie In Movimento”. n.18, gennaio-aprile 2009, Odradek; Un armadio pieno di voci. L’archivio sonoro e biblioteca Franco Coggiola, Di prossima pubblicazione su “LARES. Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici”, LXXVII (2), Maggio-Agosto 2011,  Olschki Editore.

Bibliografia

Bermani C.

1997 Una storia cantata. 1962.1997: Trentacinque anni di attività del Nuovo Canzoniere Italiano – Istituto Ernesto De Martino, Jaca Book, Milano

1999 (cur.) Introduzione alla storia orale, Odradek, Roma

Bosio G.

1975 L’intellettuale rovesciato, Edizioni Bella Ciao, Milano

1981 Il trattore ad Acquanegra. Piccola e grande storia di una comunità contadina, De Donato, Bari di Bermani C. (cur.)

Cirese A,

2006 Culture egemoniche e culture subalterne, Palumbo, Palermo

Ostrom E.

1990 Governing the Commons. The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambridge University Press, Cambridge

Ostrom E., Hess C.

2007 (cur.) La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica. Mondadori, Milano

Portelli A.

1985 Biografia di una citta: storia e racconto: Terni, 1830-1985, Einaudi, Torino

1991 The Death of Luigi Trastulli and Other Stories: Form and Meaning in Oral History, State University New York Press, New York

1999 L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Donzelli, Roma

2007 Storie orali. Racconto, immaginazione, dialogo, Donzelli, Roma

2008 Acciai speciali. Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione, Donzelli, Roma

2011 America profonda. Due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky, Donzelli, Roma

2012 Mira la rondondella. Musica, storie e storia dei Castelli Romani, Squilibri, Roma

Ranalli O.

2009 «Ti prego, Musa, aiuta la mia mente». Oralità e scrittura nelle forme popolari di improvvisazione poetica in ottava rima, in “Bollettino di Italianistica. Rivista di critica, storia letteraria, filologia e linguistica”, VI

Ranalli O. e Grammaroli E.

Un armadio pieno di voci. L’archivio sonoro e biblioteca ‘‘Franco Coggiola’’, in “Lares. Rivista quadrimestrale di studi demo-etno-antropologici”, LXXVII (2), Maggio-Agosto 2011

Rodotà S.

2012 Le tecnologie cambiano la privacy. Ma ci sono altri rischi. Dai ricordi ai dati il pericolo è quello di limitare le informazioni a danno della democrazia, in “La Repubblica”, 30 gennaio 2012.

  1. Da ora in avanti per “archivio sonoro” si intenda l’Archivio Sonoro e Biblioteca Franco Coggiola []

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