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Posted in Articoli, Numero 28 - Articoli, Numero 28 - Febbraio 2012

Aspetti controversi della politica di Ferruccio Parri Il caso della “Squadra Ugo” tra informazione istituzionale e spionaggio politico

Aspetti controversi della politica di Ferruccio Parri Il caso della “Squadra Ugo” tra informazione istituzionale e spionaggio politico

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di Florinda Aragona

Abstract

Nel contesto di uno studio storico finalizzato alla ricollocazione della figura di Ferruccio Parri nella vicenda politica italiana, l’articolo analizza uno specifico momento della biografia dello statista, cioè i rapporti intercorsi con Luca Osteria. Questi risulta un personaggio assai problematico e la sua biografia è nota soltanto per alcuni studi, peraltro poco documentati. La relazione tra Parri e Osteria, iniziata subito dopo l’arresto del capo partigiano da parte delle SS nel gennaio del 1945, continuò anche durante i mesi della presidenza del Consiglio, attraverso la cosiddetta “Squadra Ugo”, un servizio informativo alle dirette ed esclusive dipendenze del capo del governo. Dall’analisi di questa relazione, condotta attraverso la documentazione archivistica, è possibile rintracciare aspetti della personalità di Parri sconosciuti o finora posti in secondo piano ed esaminare la strategia politica di Parri che si trovò stretto tra l’incomprensione dell’opinione pubblica e la freddezza delle forze politiche che si sentivano costrette a sostenerlo, ma che lavoravano per un superamento del governo e della stessa logica “antifascista” che lo aveva generato. Osteria rappresentò uno sguardo segreto su questo panorama che col trascorrere dei mesi si trasformò in una vera e propria ostilità. Questo studio, dunque, permette di argomentare che il fallimento del governo Parri non vada ascritto alla personale incapacità dell’uomo politico, ma a una precisa strategia di accerchiamento deliberatamente scelta dai partiti e che finì per imporsi anche nell’orientamento dell’opinione pubblica.

Abstract english

This essay analyses a specific moment in the life of Italian politician Ferruccio Parri: his relationship with rather unknown fellow representative Luca Osteria. The association between Parri and Osteria, started immediately after Parri’s arrest by the SS in 1945, continued also during Parri’s time as Prime Minister of Italy, thanks to the so-called “Ugo” team, an informative service exclusively dependent upon the Prime Minister. Through the analysis of this relationship it is possible to track down unfamiliar aspects of Parri’s character and better evaluate his political strategy, drawing the conclusion that Parri’s government failure was not his personal fault as a politician, but a precise strategy adopted by his opponents and later embraced by the public opinion too.

La biografia politica di Ferruccio Parri e le vicende che attorno a questo personaggio si sono sviluppate, dalla Prima guerra mondiale al secondo dopoguerra, sono l’oggetto della mia ricerca storiografica che troverà il proprio deposito scientifico nella tesi di dottorato. Le interpretazioni fino ad oggi fornite dalla storiografia italiana su Parri appaiono riduttive e condizionate dalle scelte ideologiche e metodologiche degli ambienti scientifici sia di parte laica, sia di parte cattolica.

Immaginando la storia come qualcosa di dinamico, sulla quale nel corso del tempo gli storici modificano la loro interpretazione e la stessa ricostruzione degli avvenimenti, ritengo di poter leggere i documenti d’archivio e la bibliografia disponibile con una nuova e diversa interpretazione, che, come affermava Bloch, si deve trasformare e perfezionare incessantemente.

L’interpretazione storica della vicenda Parri ha assunto una valenza politica ed è stata influenzata dall’ambiente, dalla cultura, dalla contemporaneità di cui gli storici facevano parte. Fedele al principio richiamato da Benedetto Croce, per cui “ogni vera storia è storia contemporanea”, intendo ricostruire in questo articolo le vicende della “squadra Ugo”, come esempio della possibilità di dare di Parri una lettura contemporanea, non influenzata dalle scelte politiche della storiografia nel periodo della cosiddetta Prima repubblica.

I rapporti tra Ferruccio Parri e Luca Osteria, noto nell’ambiente della Resistenza come il “dottor Ugo Modesti”, iniziarono subito dopo l’arresto di Parri da parte delle SS nel gennaio del 1945. In quel periodo la famiglia Parri si trovava ospite da un’amica, la signora Zoller, che abitava a Milano in Via Vincenzo Monti 92.

Chi era Luca Osteria?

Ex marinaio, per diciassette anni al servizio dell’Ovra, Osteria rivela un vero talento per la provocazione riuscendo nel ventennio a mandare in galera parecchi antifascisti e, in tempo di guerra, a gabbare l’intelligence inglese facendole credere di essere entrata in contatto con un’organizzazione antifascista che in realtà, sotto la sua direzione, le passa solo informazioni inconsistenti e fa invece cadere in trappola diversi agenti britannici. Da qui il credito iniziale presso i tedeschi.

La storia di questo personaggio risulta assai enigmatica e nota soltanto per alcuni studi (Fucci 1985, Foggia 2004), anche se parziali e poco documentati, fondamentalmente basati sulle informazioni ricevute direttamente dal protagonista. La nostra ricerca sul personaggio si è orientata su una ricostruzione biografica verificata nelle carte dell’Archivio centrale dello Stato di Roma, che ha permesso di delineare alcune delle attività di “Ugo” con la struttura spionistica della polizia politica italiana. La Divisione polizia politica, istituita alla fine del 1926, nel contesto di una generale riorganizzazione strutturale della Direzione generale di Pubblica sicurezza, aveva un ruolo centrale nell’attività di repressione politica, soprattutto a livello di intelligence. In seguito, per rendere ancora più agili le operazioni, vennero create ed organizzati diversi Ispettorati speciali di polizia, poi denominati Ovra, con competenza territoriale regionale ed interregionale. L’Ovra era quindi la struttura operativa sul territorio della Divisione polizia politica con cui lavorava in concertazione, ma i suoi responsabili godevano di ampi margini di autonomia e di una maggiore disponibilità di mezzi. L’Ovra, infatti, era stata creata appositamente per fronteggiare la fitta rete antifascista clandestina, ramificata in tutto il territorio con cellule che esplicavano la loro attività a livello interregionale, non controllabile con limitati interventi territoriali, quali potevano essere quelli effettuati dagli uffici politici delle questure e delle prefetture.

La funzione specifica di Osteria risulta complessa ed articolata. Fiduciario e confidente della questura di Genova, la quale organizzava e regolava le sue missioni, in realtà egli può essere considerato vero braccio operativo dell’Ovra, poiché la sua attività al servizio del questore e in stretto contatto con il prefetto molto spesso era coordinata direttamente dal capo della polizia, con la collaborazione degli Ispettorati delle diverse zone di competenza. Anche se non faceva parte direttamente dell’organismo voluto da Mussolini, l’attività spionistica e di infiltrazione di cui era incaricato era organica alle operazioni dell’Ovra.

La sua collaborazione continua e proficua con la questura di Genova lo rendeva elemento indispensabile per le operazioni di polizia politica contro i cospiratori antifascisti, soprattutto fuoriusciti che continuavano la loro attività in Francia. La questura genovese era molto attiva nella repressione della propaganda antifascista. In Liguria, regione ricca di stabilimenti industriali, vi era una forte componente comunista. A ciò si univa anche la vicinanza al confine francese che rendeva possibile mantenere i contatti tra i fuoriusciti in Francia e le cellule clandestine interne. Per questo motivo la questura della città ligure svolgeva da tempo quella che divenne poi una funzione non solo di contenimento dell’attività antifascista, ma anche di controllo, effettuata attraverso il mezzo dell’infiltrazione e del pedinamento, che divenne poi caratteristica dell’Ovra (Foggia 2004,26).

La prima missione di Osteria si svolse a Marsiglia. Si trattava di una operazione di infiltrazione ai danni del Partito comunista d’Italia. Il lavoro svolto da Luca Osteria fu produttivo per la polizia fascista: attraverso le sue indicazioni fu possibile aggiornare il Casellario politico centrale con i riferimenti di nuovi antifascisti.

Nel 1928 “Ugo” fu incaricato di collegamenti tra il Centro comunista di Marsiglia e l’organizzazione clandestina ligure, mostrandosi abilissimo nel dissimulare il proprio gioco. Soltanto nel gennaio 1930 la stampa comunista ne denunziò il ruolo infido, pubblicandone, sotto il titolo Una spia, la fotografia, col seguente avviso: “Luca Osteria detto Ugo è un truffatore ed una spia. Si presenta come marinaio appartenente alla organizzazione comunista di Genova. Abita in questa città, in via Lagaccio 37/1. Frequenta porti stranieri: Marsiglia, Barcellona, ecc. Si offre per portare materiale e soldi in Italia” (“L’Unità” 1930, citato da Franzinelli 1999, 319). Una volta smascherato Osteria rimase al servizio della polizia come specialista del movimento comunista, agendo non più in veste di infiltrato ma di reclutatore (Franzinelli 1999, 139).

Successivamente fu incaricato di preparare un piano contro la Concentrazione antifascista, l’organizzazione di Parigi composta da diversi partiti, Psi, Psuli, Pri, Confederazione generale del lavoro, Lega italiana dei diritti dell’uomo, con l’esclusione dei comunisti, in stretto contatto con l’organizzazione Giustizia e libertà.

A partire dal 1934 cercò di ostacolare nuovamente le attività clandestine dei comunisti. Allo scoppio della guerra di Guido Leto1 gli aveva affidato i servizi antisabotaggio, incaricandolo di creare “una fittizia organizzazione di pseudo agenti del nemico ed una fittizia organizzazione politica antifascista”. La successiva collaborazione, dall’autunno del 1943, col comando milanese delle SS sfociò, per una crisi di coscienza, nel doppio gioco in favore dei partigiani (Franzinelli 1999, 481).

La sua collaborazione alle operazioni di polizia fascista continuò fino al 1943.

La sua attività a favore del movimento di Resistenza, dando credito alle sue stesse dichiarazioni, ebbe inizio a partire dalla primavera del 1944. Di fondamentale importanza risulterebbe l’incontro con Ferruccio Parri. Come si legge nel lungo memoriale di Luca Osteria, nella prima decade del mese di gennaio 1945, l’ufficio del tenente Haisner delle SS, distaccato all’albergo Regina, procedette all’arresto del noto “Catone” e di “Walter”2, membri della Organizzazione Franchi, comandata da Edgardo Sogno (Acs, Carte Parri, busta 20). All’arresto seguì il sopralluogo nell’appartamento al piano inferiore. Qui le SS trovarono i coniugi Pasolini portati a San Vittore per un controllo. Una volta a San Vittore, fu chiaro che il prof. Pasolini corrispondeva in realtà al prof. Ferruccio Parri. L’imprendibile “Maurizio” si trovava ora nelle mani dei tedeschi e immediatamente fu interrogato dal comandante Saewecke.

Proprio all’albergo Regina iniziarono i contatti tra Parri e Luca Osteria. Osteria entrò in servizio con i tedeschi poco dopo l’8 settembre, ma a partire del febbraio del 1944 si rese protagonista di un rischioso doppio gioco, che gli consentì di liberare o di non fare arrestare diversi antifascisti. Approfittando della sua amicizia con il capitano delle SS Saewecke, venne autorizzato a costituire una squadra speciale ai suoi ordini che svolgesse quelle funzioni di polizia politica di cui si ritenevano incapaci le varie polizie ausiliarie e le varie bande attive a Milano. Con l’assenso di Leto, Osteria prese contatto con i capi della Resistenza e operò attivamente e con successo per salvare molti degli antifascisti che finivano nella rete tedesca. Come si evince dalla relazione del dott. Aldo Pagani, funzionario del ministero dell’Interno in missione presso la prefettura di Milano, che prestò servizio nell’Ovra dal 1937 al 1943 a Ventimiglia, San Remo e Verona, e che nel novembre 1943 fu chiamato a reggere l’Ispettorato di polizia di Milano, risulta fondamentale l’opera svolta da Guido Leto e Luca Osteria (Canali 2004, 491):

Nel febbraio del 1944, allorché si prospettò il pericolo che il comando tedesco allungasse i suoi tentacoli sull’Ispettorato, informai immediatamente della cosa il Comm. Leto. Questi mi convocò al Ministero per dirmi che, al fine di ovviare all’inconveniente, aveva pensato di costituire un nucleo di agenti, che avrebbe fatto dirigere da una persona di sua fiducia, il Sign. “Ugo”. Pertanto io avrei provveduto a designare gli agenti prescelti fra i miei migliori elementi: “Ugo” avrebbe pensato a manovrarli mentre dal canto mio, mi impegnavo, su ordini del cennato capo, ad aderire alla richiesta di “Ugo” e ad agevolarlo in ogni modo. Dopo pochi mesi il servizio “Ugo” funzionò in pieno a favore di quegli italiani che per motivi politici incappavano nelle maglie dei tedeschi, perché “Ugo” guadagnatasi la cieca fiducia di questi ultimi, riuscì con una sorprendente abilità, a liberare un considerevole numero di arrestati, che sarebbero finiti al muro od in campo di concentramento. Fra di essi, taluni, sono oggi eminenti personalità di governo […]. Dell’attività “Ugo”, io informavo saltuariamente e verbalmente il Comm. Leto, soprattutto dopo che il medesimo si era trasferito a Valdagno (Vicenza), sede della direzione di polizia, constatando sempre il suo intimo compiacimento; più volte con lo stesso “Ugo” mi recai dal prefetto superiore per ragguagliarlo sull’andamento della situazione. (Acs, Carte Parri busta 25, fasc. 132).

Lo stesso Osteria testimoniava, in una dichiarazione del 26 dicembre 1945, la preziosa intesa e collaborazione con Aldo Pagani:

Il vice questore dr. Pagani Aldo, già dirigente l’Ispettorato di Polizia presso la Prefettura di Milano, mi ha fornito fin dal marzo 1944 ben tredici elementi fra sottoufficiali ed agenti di P.S. da lui dipendenti, coi quali ho potuto giungere alla liberazione di alcune centinaia di detenuti politici, caduti nelle mani delle SS tedesche. Il dr. Pagani si è altresì occupato per il rilascio di documenti atti all’espatrio in territorio svizzero di persone a me collegate […] La collaborazione di detto funzionario mi è quindi riuscita di grande utilità per il raggiungimento delle mie finalità, non senza dimenticare l’ausilio morale, fornito in ogni circostanza agli agenti operanti in seno alle SS. Per conto del Comando Generale del Corpo Volontari della libertà. (Acs, Funzionari PS, versamento 1973, “Aldo Pagani”).

Luigi Monti, vice-brigadiere di Ps in un rapporto del 19 maggio 1945, inviato dal campo di Vevey dove si trovava internato, scrisse:

il dr. Leto propose la formazione di una squadra di 8-10 uomini che, a turno, avrebbero dovuto mettersi a disposizione del comando germanico. Al capo di questa squadra venne destinato un funzionario del Ministero: il “ dr. Ugo” (d’ALBERTI): uomo intelligente, sagace, furbo, che prese contatto con le autorità tedesche e… con il C.L.N. Non so come questo funzionario abbia fatto ad entrare nella fiducia del comando tedesco. So solo che la sua opera, pronta, utile, appassionata a favore di tanti poveri disgraziati caduti nelle mani dei tedeschi, ha del miracoloso. Posso contare a decine le persone da lui salvate perché avvisate in tempo o perché con abili sotterfugi e prove artatamente create vennero fatti apparire innocenti.

I tedeschi si fidavano del “dottor Ugo”. Soprattutto Theodor Saewecke, capitano delle SS, aveva stabilito un rapporto privilegiato con Osteria. Egli, dal canto suo, riuscì a giocare i tedeschi abilmente dal primo all’ultimo giorno della sua collaborazione con il comando delle SS dell’hotel Regina. Ma come fece Osteria a intrecciare legami con i tedeschi?

Lo stesso Osteria in un lungo memoriale redatto per Ferruccio Parri il 20 luglio 1945 racconta l’incontro con i tedeschi. Probabilmente il nome di Osteria era stato avanzato proprio dai tedeschi; a loro era noto perché sapevano della beffa che Osteria, per anni, aveva giocato agli inglesi costituendo un fasullo movimento clandestino antifascista denominato “Terzo Fronte”.

I tedeschi non sospettarono mai che io conducessi un doppio gioco – dice Luca Osteria –. Perché? Anzitutto perché si erano formati un giudizio estremamente positivo su di me e sulle mie capacità da quando avevano appreso, prima dell’armistizio, dell’operazione “Terzo Fronte” e “Tigrotti”, con la quale avevo abbindolato gli inglesi – e continuavo ad abbindolarli da anni; in secondo luogo credevano veramente che io fossi dalla loro parte e io facevo tutto il possibile per convincerli di ciò; in terzo luogo perché io mi ero preoccupato di dare di me e della mia squadra un’immagine di onestà, di pulizia morale e addirittura di povertà alla quale i tedeschi non erano abituati (Fucci 1983, 383).

Verso il 15 settembre 1943 il Comandante tedesco delle SS nella persona del Capitano Saewecke, si mise in contatto con l’allora questore Coglitore al quale chiese di voler comunicare con il Capo dell’Ispettorato speciale di Polizia, ed è così che il detto questore fornì al comandante tedesco l’indirizzo del capo di zona che reggeva le sorti dell’organismo, dott. Domenico Pannoli3. […] Il dott. Pannoli elemento debole e di indole poco energica, per motivi che non si spiegano se non con la paura di essere arrestato e deportato in Germania, fornì al comandante tedesco notizie circa alcuni importanti servizi di sicurezza militare che io avevo diretto dall’inizio alla fine delle ostilità. A richiesta diede pure il mio recapito di campagna. I tedeschi che intravidero la possibilità di mettere le mani su alcuni servizi per loro importanti, incaricarono lo stesso Funzionario di rintracciarmi ed accompagnarmi alla loro sede. L’ispettorato non si fece ripetere quell’invito due volte, e fu così che  venne a cercarmi nel mio rifugio invitandomi perentoriamente a presentarmi al comando delle SS di Milano (Acs, Carte Parri, busta 20).

Osteria decise di collaborare con i tedeschi, almeno apparentemente, per due ragioni:

il numero degli italiani arrestati dalle SS si faceva di giorno in giorno più numeroso e le condizioni dei detenuti, secondo quanto mi si comunicava, diventavano sempre più precarie. Le notizie da San Vittore erano veramente impressionanti. Cittadini italiani senza distinzione di sesso e di età, erano alla mercé dei nazifascisti […]. Mi invogliò pure di restare con i tedeschi la speranza e la certezza di potermi rendere utile alla causa della liberazione in quanto che, poco prima della metà di febbraio del 1944, il comandante delle SS aveva richiesto che gli uomini dell’Ispettorato di polizia venissero messi a disposizione del comando germanico per una serie di operazioni contro patrioti anti-fascisti che lottavano per la libertà (Acs, Carte Parri, busta 20).

Sotto l’egida dell’ex capo dell’Ovra, Guido Leto, Osteria propose a Saevecke di formare una squadra

con gli elementi migliori dell’organismo […] Appena di ritorno da Milano riunii tutti gli attuali componenti della squadra e chiesi loro il giuramento di operare solo ed esclusivamente nell’interesse degli italiani che si battevano per la liberazione senza tener conto del colore e della fede politica. Per noi dovevano essere e furono tutti uguali senza distinzione tra ricchi e poveri, tra comunisti e clericali, tra anarchici e giellisti. La parola d’ordine era una soltanto favorire il movimento di liberazione. (Acs, Carte Parri, busta 20).

In un primo momento i tedeschi erano diffidenti nei confronti di Ugo e della squadra, ma con il passare dei mesi Osteria riuscì abilmente a guadagnarsi la fiducia dei tedeschi e ad ottenere una certa autonomia d’azione.

Fu così che Osteria fu assai abile a consentire che il partigiano “Maurizio” continuasse a mantenere rapporti con i suoi uomini all’esterno.

Come testimonia lo stesso Osteria,

Messo il Cln a conoscenza del corso degli avvenimenti, chiesi al capitano Saewecke di poter esaminare i documenti sequestrati al Parri al momento dell’arresto. La sera stessa alle ore 21:00; venni convocato nell’ufficio di Saewecke per l’esame di tutto l’incartamento. Lo spoglio venne fatto alla presenza di Saewecke e della sua segretaria la signora Morgante che mi aiutò molto a confondere gli stessi. Durante la notte il capitano mi concesse di svolgere io l’istruttoria a carico del prof. Parri. Il mattino successivo mi recai nell’ufficio del tenente Haismer e successivamente dal cap. Saewecke per ritirare tutto il carteggio. Alle ore 10 circa, presi il primo contatto con il Prof. Parri che stava già per essere sottoposto ad interrogatorio dal tenente Haisner. Alla presenza di un mio sott’ufficiale di fiducia, ci ritirammo tutti e tre in una stanza all’ultimo piano dell’edificio Regina, dove come prima cosa venne iniziato lo spoglio del carteggio ed a provvedere alla distruzione o sottrazione di tutti i documenti che il Parri classificava da distruggere o sottrarre per poi consegnare al Comitato. Dopo di avere provveduto a stabilire tra il prof. Parri e il Comitato di L. N. gli opportuni contatti, venne iniziato da parte del Parri una corrispondenza con l’esterno, corrispondenza che veniva sempre recapitata giornalmente al prof. Bucalossi, a Sogno ed al dott. Stefano Porta. Tutti gli esponenti dei partiti e del Cvl erano tenuti aggiornati scrupolosamente di tutti gli avvenimenti che riflettevano il professore. Nel corso dell’esame dell’incartamento il prof. F. Parri si rese personalmente conto dell’imprudenza commessa da certi organi ed elementi della resistenza, avendo rinvenuto tra il carteggio che il Parri non aveva ancora esaminato essendo solo da pochi giorni ritornato dal Sud, alcuni rapporti riflettenti l’attività della squadra “U” in seno al Regina, rapporti che avrebbero certamente pregiudicato la sicurezza mia e della squadra se fossero caduti nelle mani dei tedeschi (Acs, Carte Parri, busta 20).

Il dottor Ugo conquistò la fiducia di Parri e i due iniziarono a collaborare attivamente con l’esterno. Ovviamente molti rappresentanti della Resistenza nutrivano numerosi dubbi circa la camaleontica personalità di Luca Osteria. Lo stesso Parri affermava:

In molti dei nostri era invincibile il sospetto contro Ugo […]. I contatti con Ugo, generalmente indiretti, procedettero cautissimi da una parte e dall’altra. Dovetti convincermi che, nonostante la sua abilità e la ramificata rete di conoscenze e complicità che era riuscito a tessere, le sue capacità di intervento erano relativamente limitate non solo dalla necessità di non scoprirsi ma anche dalle frequenti iniziative prese a sua insaputa dalle SS.

Osteria riuscì dopo pochi giorni a liberare la moglie di Parri. Addirittura Osteria progettò un piano per la liberazione del Comandante Maurizio. Tuttavia, mentre era in atto un piano per liberare il capo della Resistenza, un maldestro tentativo condotto da Edgardo Sogno fece fallire il progetto (Sogno 1951; 1996).

Parri, grazie a Luca Osteria, riuscì ad avere informazioni sulla famiglia e sui compagni, ad essere aggiornato sull’andamento della guerra e a dare disposizioni che partivano dall’hotel Regina o che arrivavano da organi superiori, che Parri studiava di nascosto:

Un giorno – racconta Parri nelle sue memorie – [Osteria] mi portò un malloppo di documenti che venivano dal Comando Kesserling, e faticai non poco nascostamente per intenderne il valore e scegliere le cose importanti da far avere fuori. Elaborai una sorta di rapporto riassuntivo delle conclusioni militari e politiche che avevo ricavato dai miei discorsi con le SS. Dio solo sa quanto ne sia arrivato ai destinatari del Cvl e Cln. Ma confesso – scrive Parri – che aver rovesciato le carte ed aver trasportato all’Hotel Regina una succursale del comando partigiano mi riempiva di soddisfazione (Parri 1973, 60).

Parri era sicuro della lealtà di “Ugo”. “Se l’avesse tradita – racconta nel suo volume – avrebbe potuto mandare in galera centinaia di compagni che aveva depistato. Forse sarebbe caduto il Cln” (Parri 1973, 59).

Per questo motivo, il 17 gennaio 1945, quando era ancora prigioniero dei tedeschi, Parri fece pervenire al Clnai un messaggio in cui proponeva di reclutare la squadra e di contribuire, con qualche aiuto in denaro, al loro rischioso lavoro. Scrisse, infatti, al Comitato militare, l’organo tecnico con compiti militari del Cln di Milano:

Solo ora ho potuto avere conoscenza del lavoro fatto in nostro favore dalla “primula” (Ugo) e dai suoi, che è molto maggiore di quanto io supponessi e tanto più meritorio quanto disinteressato ed oltremodo pericoloso – devono essere considerati come nostra avanguardia staccata [N. d. A.] e nel tempo stesso usare molta cautela perché rimangono [sic] il più possibile coperti – sarebbe desiderabile potessero continuare quanto più possibile il loro lavoro. P. [Parri]. (Carli Ballola 1954, 77).

Così, Luca Osteria e i suoi uomini ricevettero dal movimento partigiano un’assegnazione mensile di 200 mila lire per le occorrenze straordinarie (corruzione di agenti tedeschi o fascisti). In realtà i funzionari di Ps continuavano a percepire normalmente lo stipendio statale, mentre il “fiduciario Ugo” per il suo servizio ottenne un notevole contributo mensile dall’Ispettore generale di Ps, Pagani, fino al 10 aprile 1945 (Acs, M.I., DGPS, Divisione SIS, Servizi informativi speciali, Sezione II, 1944-1947, busta 63, 10 aprile 1945).

A richiesta del Cln, Osteria elaborò un piano per la liberazione illegale dei coniugi Parri, piano che risultò fallimentare.

L’attività della squadra a favore della Resistenza continuò fino alla liberazione del Paese. Gli elementi del gruppo di polizia italiana al servizio delle SS, dietro invito di Leo Valiani, vennero armati e parteciparono all’insurrezione della città il 26 aprile 1945, inseriti nelle formazioni Giustizia e libertà del Partito d’azione (Fucci 1983, 384). Un’ulteriore testimonianza della partecipazione effettiva degli uomini della Squadra all’insurrezione della città proviene da un documento firmato da un membro del Cln, nel quale veniva comunicato che tutti gli agenti dell’Ispettorato speciale di polizia della prefettura di Milano, fin dalle prime ore dell’alba del 26 aprile 1945, prestavano servizio presso la segreteria del Partito d’azione e che dal giugno del 1944 erano segretamente incorporati nei gruppi della Resistenza agli ordini del Cln (Acs, Personale PS, versamento 1973, busta 208, “Aldo Pagani”). Il documento dimostra che molti esponenti azionisti erano a conoscenza dell’importante ruolo svolto da Osteria e dai suoi a favore della Resistenza.

Di fondamentale importanza per la liberazione e per la successiva formazione del primo governo dell’Italia liberata, ma non ancora repubblicana, fu sicuramente il ruolo svolto dagli americani e in particolare il ruolo svolto dall’agente segreto Allen Dulles.

Il 3 febbraio del 1945 Parri venne trasferito al comando centrale di Harster a Verona. Vi rimase fino al 7 marzo quando, per un diretto intervento di Wolff, che era stato inviato in Italia direttamente da Himmler con la carica di comandante supremo delle SS e della polizia, venne prelevato e accompagnato in Svizzera. Furono proprio gli americani a pretendere la liberazione come pregiudiziale prova di buona fede per la continuazione delle trattative.

Dopo l’esperienza della prigionia il sodalizio tra il Partigiano “Maurizio” e Luca Osteria rivestì un ruolo fondamentale nei cinque mesi di governo Parri.

Gli ultimi mesi della Resistenza furono rischiosi per Luca Osteria. Infatti, le polizie fasciste avevano sequestrato parecchi documenti partigiani nei quali imprudentemente si suggeriva di rivolgersi a “Ugo”, potentissimo poliziotto italiano al servizio dei tedeschi, per ottenere la scarcerazione di qualche elemento in grave pericolo. Osteria era riuscito, fino a quel momento, a intercettare questi documenti, facendoseli consegnare dai fascisti con l’autorità che a lui derivava dall’essere uomo di fiducia delle SS; ma il gioco non poteva andare avanti molto a lungo. Come si evince dalla relazione di Luigi Monti,

La “squadra del dr. Ugo” era in bocca di tutti. Nell’interno delle carceri s’era creata una tale popolarità che tutti volevano essere interrogati dal dr. Ugo. Nel suo ufficio (nelle vicinanze di corso Vercelli) ed al suo albergo (Ambasciatori) c’era sempre una fila di parenti che esponevano i casi più disgraziati dei loro congiunti. Quante volte ho visto coi miei occhi tanti di questi ritornare a ringraziare, commossi, il liberatore dei loro cari. Mi domando ancora come il comando tedesco non si sia accorto di nulla. E però, si lavorava sotto l’incubo di essere scoperti: la fortuna c’è stata benigna.

Così Ugo raggiunse la Svizzera, sempre con l’appoggio dei tedeschi. Ma ben presto fu catturato dagli inglesi e portato in Italia Meridionale. Vi rimase, in condizioni di semiprigionia, fino alla fine della guerra. Ma alla fine dovettero liberarlo, poiché decine di partigiani e patrioti italiani, soprattutto Ferruccio Parri, testimoniavano di dovere a lui la vita o la libertà.

Mentre “Ugo” era ancora prigioniero degli inglesi, le forze alleate avevano liberato l’Italia Settentrionale e la guerra era finita. La squadra di Ugo, a Milano, era stata reclutata al completo dagli americani e messa agli ordini dell’avvocato Sabaini, un esponente liberale. Al Sud, Osteria, finalmente liberato, fu invitato personalmente da Ferruccio Parri, divenuto nel frattempo primo ministro, a collaborare con la presidenza del Consiglio.

Ferruccio Parri nel suo libro di memorie, Due mesi con i nazisti, afferma che dopo la liberazione i contatti con Luca Osteria si diradarono: “dopo la liberazione lo allontanò da me il suo fiero anticomunismo” (Parri 1973, 59). Tuttavia, all’Archivio centrale dello Stato vi sono numerose buste contenenti relazioni che testimoniano che, al contrario, i rapporti tra Parri e Osteria continuarono proprio nel periodo in cui il comandante Maurizio si trovò a dirigere il primo, breve governo dell’Italia liberata. Luca Osteria fu incaricato di creare un servizio informazioni, utilizzando gli uomini della “Squadra Ugo” alle dipendenze della presidenza del Consiglio.

Il servizio aveva come scopo un monitoraggio continuo e approfondito delle attività dei partiti su tutto il territorio, soprattutto dei partiti appartenenti alla coalizione governativa.

Era composto da informatori ben ramificati nel territorio nazionale, con ruoli e compiti prestabiliti. Ciò si evince da un rapporto riservato, datato 14 agosto 1945, attribuibile con molta probabilità ad “Ugo”.

Roma – Oltre al sottoscritto, esplicano qui la propria attività due sott’ufficiali e un agente di P.S. Milano – È stato disposto che in detta città il servizio venga svolto da un sott’ufficiale che assumerà il comando della “squadra” e da tre agenti di P.S., inoltre ho disposto che un nucleo di 4 uomini comandati da un sott’ufficiale in atto staccati presso l’ufficio del servizio informazioni militari collegato con il servizio americano d’informazione […] rimangono [sic] al loro posto e continuino a svolgere la loro attività per i suddetti organismi mantenendosi in diretto contatto con il nucleo staccato a disposizione per il nostro lavoro. Torino – Per questa città è stato staccato un sott’ufficiale dei più capaci nonché un informatore introdotto nei vari ambienti. Successivamente, se sarà necessario, si invierà a Torino qualche altro elemento. Firenze – In detta città è stato staccato un agente conoscitore della “piazza” che manterrà contatti con due collaboratori introdotti e della massima fiducia e discrezione. Napoli – Anche qui ho ritenuto opportuno inviare due dei migliori sott’ufficiali nativi del luogo e conoscitori dell’ambiente. […] Tutte le notizie e informazioni che interesseranno, verranno raccolte dai vari “capi nucleo” e convogliate con la massima riservatezza a Roma. Ogni qualvolta sarà necessario, il sottoscritto si sposterà da Roma, recandosi direttamente sul luogo dove la presenza è necessaria. I vari “nuclei”, composti di elementi della massima fiducia e serietà, sono anche in grado di svolgere e portare a termini tutti quegli incarichi e inchieste che verranno loro affidate. In atto la “squadra” dispone di un nucleo di uomini di undici [sic] unità destinati al servizio “fisso”, oltre al sottoscritto e quattro [sic] “ausiliari” che non figurano ufficialmente nella squadra (ACS, Carte Parri, busta 23).

La relazione è così indirizzata: “Riservata personale. Al Professore Mauri”, Milano, 14 agosto 1945. Il destinatario, “Professore Mauri”, è facilmente identificabile nel “Professore Maurizio”.

Ovviamente i funzionari della “squadra” venivano retribuiti per il lavoro svolto e nella relazione del 14 agosto vi sono riportati i vari pagamenti:

Com’è noto dovendo i componenti della squadra vivere e lavorare quasi tutti fuori dalla loro residenza, è necessario che essi godono [sic] delle trasferte che non potendo percepire ufficialmente dal Comando Agenti per ovvie ragioni di riservatezza, dovranno essere corrisposte in via del tutto privata e per un ammontare di lire 4000 per gli agenti e 5000 per i sott’ufficiali, per ogni mese. Per il sottoscritto la trasferta, dovendo vivere a Roma, dovrebbe aggirarsi sulle lire 10 mila mensili oltre allo stipendio pareggiato a quello di Commissario. Da un primo esame ritengo che le spese fiduciarie e di organizzazione generale per la continuazione e lo sviluppo dei servizi, non dovrebbero, salvo maggiori emergenze, superare la somma di Lit. 200.000 mensile. Pertanto in totale si preventiva, oltre al mio stipendio, una spesa mensile di Lit. 259.000 (Acs, Carte Parri, busta 23).

La spesa mensile per il “servizio informazioni” prevedeva una somma abbastanza elevata, corrisposta direttamente alla squadra, come dimostrano le ricevute autografe di Ferruccio Parri. Tra le carte del presidente del Consiglio, infatti, si trovano alcune ricevute di pagamento destinate a finanziare il “noto lavoro”. La prima ricevuta è del 5 agosto 1945 ricevuta da Mario, il brigadiere Mario Pogliani, fedele collaboratore di “Ugo”: “Ricevo dal Presidente del Consiglio Prof. Ferruccio Parri Lit. 250.000 (duecento cinquantamila) da passare ad Ugo quale primo fondo per la organizzazione di un servizio di informazioni” (Acs, Carte Parri, busta 3). Sempre nell’agosto del 1945 Mario ricevette da “Maurizio” un ulteriore accredito registrato su carta della presidenza del Consiglio dei ministri: “Ricevo dal Prof. Ferruccio Parri L. 520.000 (cinquecentoventimila) per spese di servizio per i mesi di settembre e di ottobre” (Acs, Carte Parri, busta 3). Ed ancora il 29 ottobre 1945 è Attilio Curti Giardina, altro collaboratore di Osteria, a firmare una nuova ricevuta di pagamento: “Ricevo per conto del dott. Ugo lire 550.000 (cinquecentocinquantamila) per organizzazione servizio informazioni” (Acs, Carte Parri, busta 3).

Dall’agenda personale di Parri “Sei mesi di governo” (Acs, Carte Parri, busta 21) si evince che i rapporti informativi venivano consegnati direttamente da Luca Osteria con una certa frequenza, nell’agenda vengono specificati gli appuntamenti e le telefonate che i due fissavano. Soprattutto in un primo momento i due si incontravano nell’ufficio del Viminale, successivamente, in un rapporto del 16 settembre, Ugo scrisse a Parri che non riteneva opportuno per lui frequentare la segreteria del Viminale: suggeriva di inviare la corrispondenza, tramite la figlia, direttamente nell’abitazione del presidente del Consiglio, per consegnarla a persone di fiducia (Acs, Carte Parri, busta 23).

Luca Osteria compilò per Parri, solo nel periodo della carica governativa, circa settantacinque rapporti: il primo è del 20 luglio, l’ultimo del 20 dicembre 1945.

Tra le numerose relazioni si trovano appunti e informazioni su temi o personalità specifiche, ma interessanti risultano soprattutto i rapporti sui partiti politici, situazione politica generale, spirito pubblico, ambienti militari, notizie sui servizi di informazione delle potenze straniere in Italia e pubblica sicurezza.

Osteria effettuava un vero e proprio monitoraggio del territorio italiano. In un rapporto del 3 agosto 1945 scriveva:

A seguito di una prima serie di contatti che sono stati presi in alcuni ambienti politici della Capitale nel corso della corrente settimana, sono in grado di comunicarLe quanto segue:

I.– Il Governo da Lei presieduto non gode attualmente della fiducia incondizionata della maggioranza del popolo italiano. Negli ambienti di destra e in quelli dell’estrema sinistra l’operato del suo Governo è seriamente ed aspramente criticato specie in quelle sfere che per quanto irresponsabili possono egualmente influenzare. La disorganizzazione interna di alcuni vitali servizi, l’epurazione in parte faziosa, gli alti prezzi specie dei generi di prima necessità e la disfunzione dell’assistenza sono causa principale che hanno determinato e ingenerato sfiducia e malcontento specie nelle classi meno abbienti ed in quelle della piccola e media borghesia. Di questo stato di fatto ne approfittano le correnti di destra e quelle dell’estrema sinistra; colla differenza che mentre in seno a queste ultime tale opera è condotta quasi esclusivamente dal basso all’alto, in quelle di destra si presenta in modo invertito e cioè, dall’alto in basso.

II.– Per quanto si riferisce particolarmente alla Sua persona, si afferma che al momento in cui Lei assunse la carica di Primo Ministro e costituì il nuovo Governo, negli ambienti dei partiti di massa e tra i cittadini dell’Italia Centro meridionale e settentrionale in particolare, si diffuse immediatamente la convinzione che Lei era persona di elevate qualità morali e di onestà politica indiscussa. Tutti coloro che mai prima dall’ora avevano conosciuto la sua persona e la sua opera, riposero in Lei e nel suo Governo, le migliori speranza e fiducia. Senonché in questi ultimi tempi, vuolsi per il perdurare delle cause anzidette, vuolsi soprattutto per l’opera di vera disgregazione condotta in forma sibillina contro Lei ed il suo Governo da correnti politiche di destra e di quanti hanno, per opportunità o per devozione, interessi con la corona, si è diffuso un senso di vera sfiducia in seno all’opinione pubblica nei riguardi di Lei e del suo Governo. Per quanto si riferisce alla sua persona quale Presidente del Consiglio, La si considera poco energica; dalla destra è accusato di particolare favoritismo e asservimento ai partiti; dalla sinistra, di tolleranza eccessiva verso la destra.

I giudizi riportati da Osteria, soprattutto quelli attribuiti alle forze politiche, col tempo coincideranno con quelli usati anche dalla storiografia italiana come metro di giudizio nei confronti di Ferruccio Parri. Per esempio, Paul Ginsborg afferma:

Il governo di Ferruccio Parri durò poco più di cinque mesi, dal giugno al novembre del 1945. In questo periodo esso diede costantemente l’impressione di non essere all’altezza della situazione. Uno dei principali problemi era costituito da Parri medesimo: uomo coraggioso, onesto e largamente rispettato, non aveva però la stoffa di un Presidente del Consiglio (Ginsborg 1989, 116).

Osteria prosegue:

III.– È ormai accertato dell’esistenza in alcune principali città, specie dell’Italia centro meridionale, di alcuni movimenti politici di destra che trovano terreno favorevole per il loro sviluppo. Tra questi uno dei principali e più potente per disponibilità di mezzi, armi e introduzione, è rappresentato dalla corrente dell’istituzione monarchica, alla quale aderiscono (o devono aderire) ufficiali e civili. (Acs, Carte Parri, busta 24).

Dalla relazione di Ugo Osteria esce un vero e proprio ritratto dell’Italia del dopoguerra lacerata soprattutto da una forte inflazione e carenza di servizi assistenziali. Inoltre coglie il clima di agitazione presente nei partiti politici e percepisce quell’aria di crisi che si respirava e che porterà nel novembre del 1945 alla caduta del governo Parri. Già nell’ottobre del 1945 Ugo avverte Parri della possibilità di un presunto colpo di mano contro il governo:

Da qualche tempo a questa parte vengono fatte diffondere delle “voci tendenziose” di un colpo di mano che verrebbe tentato dai partiti di estrema sinistra (comunisti e socialisti) o da quelli della estrema destra (monarchici e reazionari), con l’intento di impossessarsi del potere Governativo. Tali voci vengono diffuse con molta abilità da parte di gruppi politici faziosi interessati a creare al Governo delle difficoltà diminuendone il prestigio anche presso gli Alleati, nonché ad aumentare il “caos” nella delicatissima situazione politica ed economica del Paese. Le voci diffuse di una imminente insurrezione contro il presente Governo trovano purtroppo dei larghi strati di cittadini malcontenti che le raccolgono, le deformano con una larga fantasia e le rigettano in circolazione. Infatti è ora opinione diffusissima in tutta la Capitale e nel napoletano che l’insurrezione contro l’attuale Governo si svilupperà (nessuno dei propagatori di queste false voci è in grado di precisare se la prossima insurrezione antigovernativa verrà fatta dalle forze politiche di destra o da quelle di sinistra) nella notte fra il 14 e il 15 Ottobre p.v. (Acs, Carte Parri, busta 24).

Nelle sue relazioni Osteria, analizzando la situazione politica italiana, riferisce informazioni riguardanti i partiti, i movimenti politici, come quello dell’Uomo qualunque o quelli neofascisti, monarchici, sovversivi, oppure la massoneria. Osteria si sofferma soprattutto sulle strategie politiche del Pci e del Psiup. Molte relazioni sono interamente dedicate alle iniziative e alle decisioni dei partiti che si ponevano a sinistra nel panorama politico italiano, perché erano state le più attive durante la Resistenza e perché avevano un peso notevole all’interno del governo. Osteria nelle sue relazioni parla di “doppiezza” del Partito comunista nei confronti di Ferruccio Parri. Ugo scriveva, ad esempio, in una relazione del 22 agosto, che:

Se i fatti e le segnalazioni fiduciarie corrispondono alla verità, come tutto ci lascia ritenere, si può affermare che la direzione del Partito comunista Italiano, contrariamente a quanto ufficialmente risulta, condurrebbe una doppia attività politica. Mentre fingerebbe nel confronto del Governo e delle Autorità Alleate di svolgere una leale politica e di sostenere i Comitati di Liberazione Nazionale, arrivando anche al punto di consigliare i centri periferici del partito di astenersi da ogni manifestazione antigovernativa, svolgerebbe segretamente d’intesa con elementi unionisti del partito socialista, un lavoro sotterraneo per preparare l’insurrezione atta a trasformare lo Stato Italiano in una repubblica sovietica. […] A questo proposito una persona molto vicina agli ambienti informativi inglesi ha riferito che nello scorso mese di luglio un dirigente comunista (Sereni) aveva informato il segretario del Partito socialista Pertini, che la direzione del Partito comunista aveva deciso di fingere di essere propensa a sostenere il nuovo Governo Parri e di non compromettersi con l’attirare l’attenzione degli alleati, fino a quando, in sede pratica, le cose non sarebbero cambiate. (Acs, Carte Parri; sulla “doppiezza” del Pci è possibile consultare lo studio di Di Loreto 1991).

Le relazioni di Luca Osteria risultano fondamentali per comprendere una parte importante dell’attività di governo di Ferruccio Parri. In sede storiografica la figura di Ferruccio Parri appare sottovalutata, in alcuni casi persino derisa. Il suo governo, durato appena sei mesi, ma anche la sua azione politica nel Partito d’azione vengono sostanzialmente liquidati con giudizi negativi o sommari. Scrive Gambino:

Appena entrato al Viminale, Parri si lascia prendere fino in fondo dall’ingranaggio delle difficoltà immediate. I suoi collaboratori dell’epoca descrivono le sue giornate interamente dedicate, tranne l’interruzione di due brevi pasti consumati spesso al tavolo di lavoro e di un sonno notturno di poche ore su una branda da campo sistemata nello studio presidenziale, ai più minuti problemi amministrativi e a continui colloqui con uomini politici e delegazioni partigiane. Un metodo di lavoro che rispecchia il carattere morale, ma anche dell’uomo, dominato, quasi posseduto, da un puntiglioso senso del dovere, ma anche al tempo stesso incapace di valutare gli impegni secondo un ordine di importanza. (Gambino 1975, 59).

Anche l’azionista Leo Valiani, amico di Ferruccio Parri, conferma la mancanza di incisività di un governo che avrebbe dovuto invece risultare decisivo per il dopoguerra italiano: “Parri sembrava incarnare le virtù necessarie al rinnovamento. Gliene mancava, disgraziatamente, la più importante, la rapidità nelle decisioni” (Valiani 1982, 18).

Questi, come quello già riportato di Ginsborg, sono stati giudizi mai più messi in discussione, né in sede storiografica né in sede politica. Ma anche quando il giudizio non viene chiaramente espresso in modo negativo la tendenza è a una sorta di rimozione dell’esperienza di Parri. Per esempio, Paolo Viola, nel contesto di un volume di oltre cinquecento pagine dedicate alla storia contemporanea, cita Parri soltanto due volte e in modo del tutto marginale. Sul suo governo si limita asetticamente a scrivere: “Dopo la Liberazione, il primo governo democratico dell’Italia unita, per sei mesi, fu guidato dal piemontese Ferruccio Parri (1890-1981), dirigente del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, rappresentante per eccellenza del Nord partigiano” (Viola 2000, 335). Tutta l’analisi di quel periodo riguarda le due grandi forze politiche che occupavano il campo della disputa politica: la Dc e il Pci.

Dalla ricerca effettuata presso le Carte Parri dell’Archivio centrale dello Stato emerge, invece, un aspetto sconosciuto della personalità di Ferruccio Parri.

L’utilizzo di una squadra di informatori alle sue dipendenze ci restituisce la figura di un capo di governo attento alle esigenze dell’opinione pubblica, molto acuto e capace di muoversi efficacemente nel turbolento panorama dell’Italia postbellica.

Soprattutto, si evince l’opera sotterranea o esplicita dei due grandi partiti per superare rapidamente l’esperienza Parri e mettere la neonata repubblica sui binari di un bipolarismo imperfetto che rispettasse le consegne di tutti i trattati internazionali di pace e le conseguenti sfere di influenza. L’idea di un governo guidato da una forza terza e persino la stessa ipotesi di una affermazione in Italia di una forza politica non cattolica e non comunista era immediatamente da escludere. Ciò spiega la sorte di quel governo, i giudizi politici e storiografici prevalenti, ma anche la contromisura adottata dal “pacifico” professore piemontese.

Biografia

Florinda Aragona, nata a Milazzo (Me) nel 1984, frequenta l’ultimo anno del dottorato in Forme delle Rappresentazioni storico, geografiche, artistiche, letterarie e sceniche presso l’Università degli Studi di Messina. Laureata in Scienze storiche presso l’Università degli Studi di Messina con una tesi in Storia contemporanea dal titolo: Politica, economia e società a Messina dal 1882 alle soglie del Novecento. Ha svolto ricerche in archivi italiani e stranieri. Sta svolgendo una tesi di dottorato sulla figura di Ferruccio Parri dalla partecipazione alla Prima guerra mondiale alle elezioni del 1948.

Biography

Florinda Aragona (b. Milazzo, 1984) graduated in Historical Sciences and is currently working on her Ph.D. in Historical, Geographical, Artistic and Literary Representations at the University of Messina. She researched many Italian and international archives; her Ph.D. thesis revolves around the figure of Italian politician Ferruccio Parri.

Bibliografia

Fonti d’archivio

Archivio centrale dello Stato (Acs):

Carte Parri, buste 3, 20, 21, 23, 24, 25 (fasc. 132).

Funzionari PS, versamento 1973, “Aldo Pagani”.

M.I., DGPS, Divisione SIS ( Servizi informativi speciali), Sezione II, 1944-1947, busta 63, 10 aprile 1945.

 

Fonti bibliografiche

Canali M.

2004                Le spie del regime, Bologna, Il Mulino.

 

Carli Ballola R.

1954                1953. Processo Parri, Milano, Ceschina.

 

de Hoog W.

2009                Tulipano. Un partigiano olandese ricorda la Resistenza e Ferruccio Parri, Roma, Carocci.

 

Di Loreto P.

1991                Togliatti e la “doppiezza”. Il Pci tra democrazia e insurrezione ( 1944-1949), Bologna, Il Mulino.

 

Foggia R.

2004                “Nuova Storia Contemporanea”, a. VIII, n. 4.

 

Franzinelli M.

1999                I tentacoli dell’Ovra. Agenti, collaboratori e vittime della polizia politica fascista, Torino, Bollati Boringhieri.

 

Fucci F.

1983                Spie per la libertà, Milano, Mursia.

1985                Le polizie di Mussolini, Milano, Mursia.

 

Gambino A.

1975                Storia del dopoguerra dalla liberazione al potere Dc, Roma-Bari, Laterza.

 

Ginsborg P.

1989                Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi ( società e politica 1943-1988), vol. I, Torino, Einaudi.

 

 

Parri F.

1973                Due mesi con i nazisti: dal tavolaccio alla branda, Roma, Carecas.

 

Prosperi A., Viola P.

2000                Storia moderna e contemporanea, vol. IV, Torino, Einaudi.

 

Sogno E.

1951                Guerra senza bandiera, Milano, Rizzoli.

1996                La Franchi:storia di un’organizzazione partigiana, Bologna, Il Mulino.

 

Valiani L.

1982                L’Italia di De Gasperi ( 1945-1954), Firenze, Le Monnier.

 

Viola P.

2000                Il Novecento, in Prosperi, Viola.

Come è possibile dimostrare analizzando il tentativo di Parri di costruire una terza forza, tentativo peraltro fallito già nel 1950, vi fu un chiaro e documentabile disegno che tese a impedire la nascita di una forza politica laica e liberale. Per un verso la politica delle alleanze di De Gasperi, che nonostante la vittoria del 1948 fu sempre fautore di una coalizione di governo tra la Dc e le tre forze laiche, Pri, Psdi, Pli; per un altro verso la volontà dell’asse tra Pci e Psi di detenere il monopolio della alternativa alla Dc finirono per schiacciare ogni velleità terzo forzista. Infatti, già nelle amministrative del 1951-52 i tre partiti laici ottennero esigui risultati elettorali.

Alla luce di una necessaria revisione di tutta l’azione politica dell’uomo Parri è molto probabile che il giudizio sulle sue debolezza e inadeguatezza, ma soprattutto quello sulla inconsistenza politica della sua leadership, dovrà essere rivisto, a partire dalla sua attività di governo, così come risulta dalla vicenda della “squadra Ugo”.

  1. Guido Leto entrato nell’amministrazione della Ps nel 1919. Alla direzione generale di Ps inizialmente addetto alla direzione polizia giudiziaria, successivamente alla Direzione affari generali e riservati, dove ricoprì le funzioni di segretario, capo sezione e capo divisione, carica quest’ultima tenuta dal 1935 al 1938. Questore nel 1938, si occupò direttamente dei servizi confidenziali e dell’Ovra. []
  2. “Walter” de Hoog, noto negli ambienti della Resistenza come Tulipano, svolse stabilmente la mansione di corriere per il comando generale del Clnai. De Hoog era arrivato in Italia nel settembre del 1938 insieme alla madre, dopo anni di peregrinazioni per l’Europa, dall’Olanda al Belgio, dalla Francia alla Spagna. Proveniente da una ricca famiglia di banchieri di Rotterdam (de Hoog 2009). []
  3. Domenico Pannoli aveva la direzione della zona I dell’Ovra fino all’ottobre del 1943, quando da Verona giunse a Milano, per sostituirlo, Aldo Pagani. []

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