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Posted in Numero 27 - Novembre 2011, Numero 27 - Rubriche, Numero 27 - Scaffale, Scaffale

Elena Gelsomini L’Italia allo specchio.  L’Europeo di Arrigo Benedetti (1945-1954) Milano, Franco Angeli, 2011

Elena Gelsomini L’Italia allo specchio. L’Europeo di Arrigo Benedetti (1945-1954) Milano, Franco Angeli, 2011

di Andrea Ragusa

Scaffale RagusaNella collana “Storia dell’editoria” della casa editrice Franco Angeli di Milano, si segnala tra le nuove uscite l’interessante volume L’Italia allo specchio. L’Europeo di Arrigo Benedetti (1945-1954) (pagg. 214), di cui è autrice Elena Gelsomini, giovane studiosa dell’Università di Siena, già nota al dibattito scientifico per un precedente studio dedicato alle campagne elettorali nella fase tra dopoguerra e miracolo economico.

Riprendendo in certo modo il filo del discorso avviato con il precedente contributo, l’Autrice guarda questa volta il periodo di trasformazione che investe l’Italia tra il 1945 e la fine degli anni Cinquanta da un osservatorio privilegiato come l’Europeo, settimanale fondato da Arrigo Benedetti alla fine della guerra e capace di inserirsi con legittima autorevolezza e notevole riscontro di pubblico nel dibattito – eterogeneo, ricchissimo e non privo di elementi di confusione – che la cultura italiana apre e nutre dopo la parentesi oscura del fascismo.

Lo studio della Gelsomini si configura come un contributo di classica storia del giornalismo, ma anche come una pregevole ricostruzione di storia sociale e culturale dell’Italia secondo-novecentesca. Da un lato infatti l’Autrice non manca di evidenziare l’importanza ed il rilievo del gruppo editoriale che si coagula intorno a Benedetti, osservandone i percorsi ed anche i non pochi fili di continuità che legano ciascuno dei protagonisti della vicenda ad un passato più o meno recente. Accanto a Benedetti, sedettero infatti alla redazione dell’Europeo – alla “Domus” di Gianni Mazzocchi, gloriosa e pionieristica casa editrice della Milano buia della Liberazione – Emilio Radice, conservatore formatosi al Corriere della Sera; Raul Radice, grande appassionato di teatro che aveva lavorato all’Ambrosiano ed al Mondo dei ragazzi, oltre che, egli pure, al Corriere; Camilla Cederna, brillante penna del giovane giornalismo milanese; Tommaso Besozzi, personalità più randagia e solitaria, ma di grande talento cronachistico. Benedetti, lucchese classe 1910, porta in questo nucleo l’esperienza dell’Omnibus di Longanesi, ma anche e soprattutto una notevole carica innovativa personale, creando un giornale che si caratterizza da subito per l’indipendenza e l’autonomia delle posizioni (la matrice liberale di Benedetti è tutta nella scelta di confrontarsi senza timore con le più diverse posizioni sul campo), per l’apertura tematica e lo spessore dell’analisi, per la creatività ed il gusto anche grafico, che ad esempio conduce l’Europeo ad adottare formati e stili non lontani dalla migliore pubblicistica europea ed internazionale, anche utilizzando proficuamente tecnologie e strumenti di comunicazione nuovi ed importanti (su tutti la fotografia, che riempie le pagine del periodico arricchendolo di colore e freschezza).

D’altro lato il volume è anche un interessante racconto dell’Italia che rinasce. Non vi è tema, evento, problema, situazione, su cui l’Europeo non intervenga, scegliendo di volta in volta i propri migliori collaboratori, le voci più incisive, provocatorie, talvolta persino caustiche. Così, attraverso la lettura analitica degli articoli, condotti dall’Autrice con rigore pari alla passione, cui si aggiungono, dosati con equilibrio e sapienza, i ricordi di Manlio Cancogni, che ha voluto prestare la propria personale testimonianza alla narrazione di una vicenda che lo vide protagonista tra i maggiori, scorrono le immagini di un paese che si rialza, che si rimette in movimento, che si ricostruisce dopo le rovine della guerra, che si apre ai mercati, e nel quale il dibattito politico, sociale, culturale, serrato e spesso aspro, è proteso per intero allo sforzo di fare dell’Italia un paese moderno ed europeo.

Ed è significativo che la vicenda si chiuda alle soglie del miracolo economico, quando – sembra – quei preziosi strumenti che erano stati le palestre del dibattito politico e culturale durante il primo decennio del dopoguerra, evidenziano la propria debolezza ed ormai la propria utilità in via di superamento di fronte ad un mondo nuovo, che nel divismo, nel consumo di massa, nella mercificazione via via sempre più sfrenata trovano i propri idoli. Anche rispetto all’esperienza così importante e ricca di fascino che era stato l’Europeo.

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