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Posted in Didattica, Numero 29 - Didattica, Numero 29 - Giugno 2012, Numero 29 - Rubriche

Finanze pubbliche e istruzione in Grecia  alla nascita dello Stato ellenico (1830-1864)

Finanze pubbliche e istruzione in Grecia alla nascita dello Stato ellenico (1830-1864)

di Panayiotis Kimourtzis, Petros Trantas

Abstract

Il presente lavoro esamina una questione della storia dello Stato ellenico poco studiata. Si tratta del rapporto tra economia ed educazione durante il primo periodo dello Stato ellenico indipendente (dal 1833, insediamento della monarchia del re Ottone, fino al 1864, giuramento del nuovo re Giorgio I e promulgazione della nuova costituzione). Per l’esame di tale relazione si usufruisce di una fonte preziosa: i bilanci consuntivi dello Stato ellenico nei quali incidono (malgrado le riserve che certamente si levano dall’immagine statica che offrono le misure economiche) le spese pubbliche, come queste si verificano e vengono approvate dal parlamento ellenico. In particolare, l’articolo esamina l’investimento dello Stato per la formazione tramite l’istituzione educativa principale, il ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, ma anche tramite altre sue diramazioni ed istituzioni. Il lavoro si basa: a) sulla raccolta e organizzazione in serie delle misure economiche di base che sono catalogate negli bilanci consuntivi ufficiali dello Stato ellenico (una fonte storica ricercata e soltanto di recente usata); b) sullo studio di queste misure economiche e sul loro esame dal punto di vista delle conclusioni storiche contemporanee per la società e l’economia ellenica; c) sulla presentazione di conclusioni per l’evoluzione delle misure economiche e delle politiche finanziarie per l’educazione in Grecia durante il primo periodo della sua indipendenza. Contemporaneamente l’articolo delinea un punto di partenza per poter studiare, su una base documentata ed efficace, i periodi successivi durante i quali la relazione tra economia e formazione diventa più intensa e con maggiori effetti.

Abstract english

This article examines the relationship between Economy and Education during the first period of the independent Greek State. In fact, this is an issue that has been barely investigated, as it covers a period for which relevant data is rather scarce: from 1832 (establishment of King Otto’s Monarchy) until 1864 (swearing ceremony of the King George the 1st and the voting of the new Constitution). Greek State Accounts, despite obvious reservations, have proved to be a valuable source for mapping relevant public expenditure, and thus, allow the study of the previously mentioned relationship. More specifically, this article examines state “investment” into education as this is revealed by expenditure of its key educational policy institution (being the Ministry of Religious Affairs and Public Education), as well as other services and institutions. Actually, this article a) is based on collecting and classifying main expenditure data recorded in official State Accounts (only recently used as a historical source), b) studies and analyses relevant evidence in the light of contemporary historic conclusions concerning the social and economic context in Greece, and c) leads to conclusions about the development of public expenditures, as well as economic policies influencing educational policies and decisions during the first period of independence of the Greek State. Simultaneously, this article shapes an effective and well documented starting point, for examining following periods, during which the economy-education nexus becomes more intense and influential.

Introduzione

La relazione tra economia e istruzione è un campo della ricerca in costante sviluppo e trasformazione. In costante sviluppo perché il concetto di “capitale umano” si integra, in modo graduale ma stabile, nell’analisi e nella teoria economica sin dai primordi della rivoluzione industriale. In costante trasformazione, particolarmente incisiva negli ultimi anni, perché il capitale umano acquisisce incessantemente nuove dimensioni, in quanto strettamente connesso agli sviluppi tecnologici in progressivo e costante aumento, a nuove modalità di produzione e commercializzazione, a nuove esigenze di conoscenza dei soggetti economicamente attivi (caratteristico, in tal senso, è il concetto di educazione permanente).

In relazione a questi temi, nel corso dell’ultimo trentennio sono state elaborate teorie significative da parte di economisti (come ad esempio Carnoy, Bowles, Levin), di studiosi di sociologia politica (ad esempio Offe, Lenhardt, Weiler) ed anche da parte di filosofi come Althusser (Carnoy 1985, 157-173).

Istruzione e sviluppo economico: problematiche internazionali nel tempo storico

Dai primi anni Sessanta del Novecento si intensifica il tentativo di ricercare la relazione tra istruzione e sviluppo economico. La bibliografia internazionale si arricchisce in accelerazione principalmente con i lavori degli economisti (Schultz 1961; Βowman, Anderson 1963; Denison 1967; Barro 2001, 12-17; Psacharopoulos 1994, 1325-1343) ma anche di altri studiosi di scienze sociali (studiosi di scienze politiche, storici, ecc.). Nel loro complesso questi lavori presentano una dicotomia. Una parte di essi cerca di evidenziare la stretta correlazione che sussiste tra sviluppo economico e istruzione. Un’altra parte, ugualmente significativa, si pone in contestazione o/e in disapprovazione di fronte a sostenitori di relazioni che considerano l’istruzione come presuposto cruciale dello sviluppo1. Di conseguenza, la relazione Istruzione-Capitale umano-Sviluppo viene studiata, a livello internazionale, come una relazione complessa e viene affrontata nei modi più disparati dai diversi fattori sociali. Si tratta di studi, che talvolta, prendono in considerazione anche la dimensione storica (cfr. a titolo esemplificativo Simmons 1979; Tortella 1990). Dimensione storica che nella bibliografia internazionale ha già iniziato ad offrire un contribuito con le proprie preziose deduzioni e ad influenzare il dibattito contemporaneo sulle politiche economico-educative.

Pertanto, studiosi che si interessano sia di storia economica (Cameron 1985; Easterlin 1981; Sandberg 1979 e 1982, 675-697) che di economia dello sviluppo (Mincer 1974; Krueger, Lindahl 2001) si sono cimentati in analisi risalenti nel tempo. La conclusione che si trae dalle molteplici discordanze che emergono da questi studi è che difficilmente si può desumere una relazione abbastanza precisa.

Nel classico lavoro collettivo curato da Tortella, Sandberg (1990, 15-28) si intendono mettere insieme diversi punti di vista su tematiche relative all’istruzione e allo sviluppo economico risalenti all’epoca della rivoluzione industriale. Questi studiosi ritengono che anche se l’istruzione costituisce un fattore importante, nella storia dello sviluppo dell’Europa sono esistite in ogni epoca anche altre componenti, oltre all’istruzione stessa, altrettanto significative e che devono essere prese in considerazione. Inoltre notano che gli stati possono trarre beneficio dall’accumulo di capitale naturale, nella misura in cui il livello iniziale di istruzione risulti elevato.

Nello stesso lavoro collettivo Mitch (1990, 29-45) e Newland (1990, 307-316) esprimono delle riserve e introducono ulteriori parametri di quanto l’istruzione sia un prerequisito indispensabile per lo sviluppo economico (il primo autore avendo svolto ricerche sull’influenza dell’istruzione sul progresso tecnologico e sullo sviluppo agricolo ed industriale, il secondo in seguito al suo studio sulla relazione storica tra economia e istruzione nella Buenos Aires del diciannovesimo secolo). Anche Nicholas (1990, 47-68) evidenzia l’esistenza di forza lavoro priva della necessaria specializzazione nel corso della rivoluzione industriale (anche se, nel caso della Gran Bretagna, sottolinea come a quell’epoca questa disponeva di un elevato livello di istruzione).

Altri studiosi, del resto, sono giunti a nuovi risultati, che confutano precedenti lavori classici. È emblematico il caso di Β. Mironov (1990, 113-124) che ha condotto una ricerca sulla situazione in Russia nel diciannovesimo e ventesimo secolo. I suoi risultati contrastano con le tesi di Bowman (1963, 247-279) e Anderson (1963). Questi ultimi dopo aver studiato un campione di dati riferiti all’analisi di più fattori con indici di alfabetizzazione e sviluppo economico in trentadue paesi nel corso del ventesimo secolo, fissarono la soglia di alfabetizzazione degli uomini adulti al 40% come prerequisito indispensabile per lo sviluppo economico, ritenendo che vi fosse in minima parte una correlazione positiva. Al contrario, B. Mironov mette in evidenza la forte correlazione tra indici di istruzione e reddito nazionale. In più, in base ai risultati della sua ricerca, dimostra come le ripercussioni vengono percepite nella loro interezza con un ritardo temporale di circa un ventennio. D’altronde Nuñez (1990, 123-152), prendendo in esame il periodo 1860-1977, mostra come nel caso della Spagna il ritardo temporale è di circa trentacinque anni. Sulla stessa scia, studiosi che si sono concentrati sullo studio dei sistemi dell’educazione tecnica o dell’istruzione universitaria, mettono in luce aspetti della relazione tra la mancanza di istruzione e l’arretratezza economica. Significativi sono gli studi di Balzer (1990, 289-306) sull’istruzione negli istituti tecnici dall’epoca della Russia zarista fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento e di Sanderson (1990, 247-272) nel caso della Gran Bretagna e dell’istruzione nei suoi istituti tecnici dall’inizio del Novecento fino alla fine degli anni Sessanta, e di Aldcroft (1990, 223-246), sempre sull’istruzione negli istituti tecnici britannici, questa volta nel periodo 1950-1980.

Altri lavori si sono posti degli interrogativi di fondo su come indagare in che misura l’istruzione, che è condizione necessaria, sia anche sufficiente per lo sviluppo economico. Nel caso dell’Africa e dell’Asia si è riscontrato che, a dispetto dei notevoli progressi nel campo dell’istruzione, non è corrisposto un equivalente sviluppo nel campo economico (Pritchet 2001, 367-391). In altri lavori si è messa in evidenza la complementarietà tra l’investimento nel capitale umano, la tecnologia e l’investimento materiale (Abramovitz 1989; Nelson 1996).

Nonostante le problematiche già espresse, e le contrastanti posizioni degli studiosi, lo sforzo di definire la relazione tra l’economia e l’istruzione è proseguito. Inoltre, il tentativo di trarre conclusioni relative a periodi cronologicamente lontani (anche se con particolare riguardo al diciottesimo e diciannovesimo secolo) viene considerato un procedimento estremamente utile. Peraltro, delineare tale relazione (se si tratta di una relazione più o meno positiva) presenta delle difficoltà dal momento che dipende tanto dall’analisi dei dati disponibili quanto dalla definizione dell’importanza che hanno determinati aspetti cruciali (come, a titolo esemplificativo, il miglioramento atteso del livello di istruzione in un paese o la ripercussione dell’istruzione sul miglioramento della produttività)2. Sembra che il “tempo” e lo “spazio” siano importanti per il contributo dato dall’istruzione allo sviluppo delle economie. Inoltre, la questione della complementarietà con altri fattori dello sviluppo e il collegamento con essi, costituisce un altro elemento determinante per la definizione di tale relazione (anche se si sono registrate contraddizioni su alcune questioni).

 

Lo studio dell’istruzione in Grecia attraverso gli aspetti poliedrici dell’economia

Dalle argomentazioni su esposte emerge con chiarezza che lo sforzo di definire la relazione tra lo sviluppo economico e sociale e l’istruzione richiede, come prerequisito, l’analisi di una grande quantità di informazioni su una serie di variabili riferite ad un congruo intervallo temporale. Tuttavia, nella pratica, qualsiasi restrizione alla disponibilità di informazioni, rende difficile lo studio accurato di tale relazione. In particolare, nel caso della Grecia, la ricerca sull’economia dell’istruzione, a partire dai primi anni dalla fondazione dello Stato3, è uno studio basilare e non ancora realizzato (Kimourtzis 2008, 147-162).

Di conseguenza, una delle più significative lacune nella storia dell’istruzione in Grecia è lo studio delle spese pubbliche e private per motivazioni legate alla stessa istruzione. Mentre, gradualmente, a partire dagli anni Settanta del Novecento abbiamo iniziato a sapere di più sulla struttura e sul funzionamento del sistema educativo ellenico ed anche sulle persone che ebbero un ruolo predominante nel campo dell’istruzione e su quant’altro ne influenzò gli sviluppi educativi4, viceversa le nostre conoscenze sulle condizioni economiche che sostennero il funzionamento educativo si sono sviluppate in misura molto ridotta. Ancor meno, comunque, si è sviluppata una problematica strettamente correlata, che riguarda la posizione che le spese per l’istruzione occupavano nella pianificazione statale, in comparazione con altre attività dello Stato, durante il processo di istituzione dello Stato ellenico moderno e delle sue istituzioni. Del resto si tratta di temi che affliggono anche la vita politica ed economica contemporanea. Si tratta di temi che vengono studiati per quanto riguarda gli anni più recenti, sia pure ad uno stadio iniziale e che va intensificandosi, senza però essere sorretti dalla comprensione dei loro fondamenti storici e ideologici. Temi questi che, allo scopo di favorire interessi politici, vengono collegati a orientamenti di lunga durata, peraltro in assenza di conoscenze e documentazioni di tali orientamenti da parte della ricerca storica.

È degno di nota come alla fitta produzione di studi internazionale sull’argomento non è ancora stato attribuito il ruolo che le spetterebbe nella produzione scientifica ellenica. Nonostante ciò costituisce una infrastruttura teorica estremamente utile per studiare anche in Grecia la dimensione economica dell’istruzione. Di conseguenza, attingendo dalla bibliografia economica internazionale sull’istruzione, dagli strumenti teorici, nonché dai dati comparativi provenienti anch’essi dalla bibliografia internazionale, il presente lavoro mette l’obiettivo all’intento di colmare questa significativa lacuna che sussiste nella ricerca economica e nell’istruzione in Grecia durante il primo periodo dello Stato ellenico indipendente (dal 1833, anno della nascita della monarchia sotto re Ottone, al 1864, anno del giuramento del nuovo re Giorgio I e della promulgazione della nuova Costituzione).

Obiettivo principale di questo articolo è l’esame della relazione tra economia e istruzione mediante l’esame delle spese pubbliche. Esamineremo, quindi, l’ “investimento” economico che lo Stato ha compiuto per mezzo del suo principale ente deputato all’istruzione, il ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione. Parallelamente verranno individuate anche le spese statali per l’istruzione sostenute da ad altre istituzioni (ministeri Militare, della Marina e degli Interni). Si tratta di spese sostenute con l’intento di questi ministeri di preparare personale per le istituzioni che presiedono e di realizzare il processo di trasformazione e modernizzazione di tali enti.

Si precisa che l’articolo non mira ad esaminare la questione dell’economia dell’istruzione dal consueto unico punto di vista. In altre parole, non intende solo esaminare il sistema educativo e rappresentarne le necessità, le carenze, i punti di forza e di debolezza nel suo sostegno economico, ma di comprendere quale posizione avesse l’istruzione nella pianificazione economica complessiva dello Stato.

A questo punto é opportuno precisare che nelle fonti e nei lavori di cui disponiamo sullo stato dell’istruzione in Grecia, si fa frequente riferimento a unità di grandezza e concetti economici. La maggior parte di tali riferimenti viene fatta senza che tali unità di grandezza siano studiate e raggruppate in serie complete e, quindi, idonee. Inoltre ciò avviene senza che i sviluppi economici vengano definiti e inquadrati nel pensiero economico internazionale secondo i vari stadi del suo svolgimento. In altre parole, mancano studi del sistema educativo da parte di ricercatori che dispongono di adeguate conoscenze economiche, teoriche e metodologiche.

Per le ragioni di cui sopra, questo articolo si è basato: a) sulla raccolta e catalogazione in serie delle unità di grandezza economiche fondamentali che vengono registrate nei bilanci consuntivi annui dello Stato ellenico (fonte storica di difficile accesso e utilizzata solo di recente); b) sull’esame di tali grandezze e sulla loro analisi attraverso il prisma delle deduzioni storiche contemporanee sulla società ed economia ellenica; c) sulla presentazione di conclusioni sull’evoluzione delle unità di grandezza e delle politiche economiche sull’istruzione in Grecia nel primo periodo di indipendenza dello Stato ellenico. Nel contempo, questo articolo pone le basi, in modo finalmente efficace e documentato, per lo studio del periodo immediatamente successivo durante il quale emergono nuovi dati, educativi ed economici.

La fondazione economica dello Sato ellenico

 Una considerazione generale sull’economia ellenica del diciannovesimo secolo.

Nel corso dell’ultimo trentennio la ricerca sull’economia del neoistituito Stato ellenico si è sviluppata in modo significativo. È anzi riuscita ad arrivare fino al punto di confutare un certo numero di percezioni sull’economia della Grecia moderna.

La confutazione più importante tra quelle cui si è giunti è la seguente: fino ad epoca recente l’economia ellenica veniva considerata come l’ennesimo esempio del ritardo economico e di sviluppo che può generare in un paese la sua dipendenza dai centri economici internazionali. Inoltre, del difficile percorso di sviluppo dell’economia ellenica venivano ritenuti responsabili, da una parte, la natura di “avventurieri” degli imprenditori greci e la loro mancanza di interesse per gli investimenti nel settore secondario e, dall’altra, la mancanza di capitali. Per di più veniva spesso invocata la teoria secondo la quale il capitalismo, in quanto modo di produzione che va di pari passo con lo sviluppo industriale ed economico, non si confaceva alla fisionomia dell’imprenditore greco, il quale si interessava maggiormente di marina e di commercio. Abbiamo così un ventaglio di fattori nei quali si riassumono le cause di fondo alle quali si attribuiva il “ritardo” dell’economia ellenica. In ogni modo, come già detto, le concezioni odierne del percorso dell’economia ellenica sono mutate: sempre di più si convergono verso il punto di vista secondo il quale, a partire dalla nascita dello Stato ellenico, l’economia si è sviluppata con ritmi sì lenti e spesso disuguali, ma tali da permettere al paese di rimanere in contatto con le economie già sviluppate dell’epoca ed in certi casi di avvicinarsi ad esse.

 

Osservazioni più specifiche sull’economia del periodo ottoniano (1832-1862)

Del periodo di re Ottone si emerge un’immagine che ritrae lo Stato ellenico come sofferente per la mancanza di dinamismo. Principalmente, si ritrae uno Stato che si trova imprigionato in un sistema tributario che non è in grado di supportare se non minime iniziative di investimento statale.

In questa descrizione si celano interpretazioni che inducono a pensare in due direzioni opposte. Un primo gruppo di interpretazioni enfatizza il centralismo del regime monarchico, la sua mancanza di strategia economica e il dispendioso tentativo della Casa Reale di apparire degna delle Monarchie europee consolidate da lungo tempo (seppure con molta cautela per non provocare i risentimenti pubblici dei cittadini greci, per la stragrande maggioranza estremamente poveri). Un secondo gruppo di interpretazioni enfatizza le difficilissime condizioni economiche che dominavano nel regno ellenico subito dopo la lotta per la liberazione, le molteplici dipendenze economiche del paese dai gravosi prestiti che aveva contratto per finanziare la lotta per la liberazione e l’organizzazione dello Stato, le differenze strutturali che l’economia ellenica presentava rispetto a quelle europee avanzate e che non le permettevano di indirizzarsi, con rapidità, verso attività economiche che la facessero elevare direttamente al livello degli stati economicamente autosufficienti e in via di rapido sviluppo. Si tratta di cause che parrebbero divergere, ma non è escluso che possano coesistere, incrociarsi e avvicendarsi. È quanto cercheremo di dimostrare con un riferimento sintetico, e quanto più possibile contenitivo per quanto riguarda l’economia ellenica nel periodo ottoniano.

La creazione di un’economia nazionale costituì l’obiettivo principale dello Stato per tutta la durata del periodo ottoniano. Come prescrivevano le dominanti percezioni finanziari liberali del diciannovesimo secolo, lo Stato ellenico doveva plasmare un’economia autonoma che si sarebbe sorretta sulla sua legislazione indipendente e che avrebbe favoreggiato il manifestarsi delle forze economiche private del paese5. Il neoistituito Stato ellenico, con la propria politica nel settore amministrativo e finanziario e con le proprie contrattazioni durante la stipula di accordi economici con le potenze straniere, tentò aperture in ogni settore produttivo. A questa impresa concorsero tanto le forze all’interno del paese quanto l’elemento, forte economicamente, della diaspora ellenica in Europa e nell’impero ottomano. Per avere successo in questa politica, lo sforzo di tutti gli attori governativi si diresse verso due indirizzi fondamentali. Il primo, si riferiva alla ricostruzione delle aree territoriali che erano state colpite dalle disastrose conseguenze di lunghi anni di guerra e a ricondurre le capacità produttive delle aree liberate ai livelli del periodo pre-rivoluzionario. Il secondo, si riferiva a un insieme di misure che, seppure concepite all’inizio del periodo ottoniano, produssero i loro benefici con la fine della guerra di Crimea (1856).

Di conseguenza, per il periodo ottoniano è necessario definire, da un lato, la ripartizione cronologica che percorre la politica economica dello Stato, e dall’altro, gli attori economici fondamentali che influenzarono fattivamente lo sviluppo dell’economia ellenica.

Per quanto riguarda la ripartizione cronologica si potrebbe dire, con sicurezza, che le prestazioni economiche del paese durante il regno di Ottone si dividono in due periodi. Precede un ventennio (1833-1852) caratterizzato da un intreccio di difficoltà economiche e inattività politica. Ad esso segue un decennio di rafforzamento economico e di relativa attività statale negli investimenti.

Per quanto riguarda gli attori economici fondamentali, bisogna precisare che i greci appartenenti alla borghesia ebbero un ruolo determinante, “particolare” classe sociale questa, se paragonata agli esempi degli altri paesi europei. Una classe che cerca di assumere, sia pure con fatica, caratteristiche e ruoli simili a quelli delle corrispondenti classi sociali dei paesi europei che sono di esempio e in linea con gli orientamenti internazionali essendo fortemente influenzata dai molti greci che risiedono nei grandi centri commerciali dell’Europa e dell’impero ottomano (c.d. greci della diaspora). Una classe sociale che produce, ma soprattutto trasporta prodotti, fa circolare e risparmia denaro, influenza – insieme con i greci della diaspora e i contadini – in misura significativa il reddito nazionale, plasma i mercati interni e i modelli di consumo, determina i compensi dei servizi, influenza la bilancia tra importazioni ed esportazioni e influenza il prezzo della valuta estera. Un altro attore fondamentale che ha influenzato l’economia ellenica è rappresentato dai greci della diaspora. Con i modelli di comportamento economico che trasmettevano, con la serie di attività che conducevano o meno in Grecia, con l’importazione o l’esportazione dei loro capitali, sono stati determinanti per i dati economici del paese. In ultimo, l’economia dipendeva in gran parte anche dall’attività dei contadini che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione nel suo complesso. Si trattava, comunque, di contadini che essendo stati stremati, sfruttati e resi insicuri dagli anni del periodo ottomano e conservando in misura significativa – soprattutto in termini psicologici più che effettivamente economici – le stesse caratteristiche di tale periodo, non si rivolgevano ai mercati ma si arroccavano nell’autosufficienza dei loro nuclei familiari.

È pertanto necessario, a questo punto, vedere quando e quali tra questi gruppi sociali avevano bisogno di istruzione per i loro figli. In particolare, quale tipo di istruzione ritenevano utile al punto di richiederla allo Stato o di finanziarla privatamente e, infine, quali erano le loro aspettative associate all’istruzione e ai relativi risultati economici, sociali, nazionali o una loro combinazione, quale condizione ottimale, sia pure poco fattibile.

Il fondamento dell’istruzione nello Stato ellenico; alcune informazioni di base

L’istruzione durante la rivoluzione ellenica (1821-1828): un duplice obiettivo senza un orientamento economico

Quando è avvenuta la rivoluzione ellenica due sono stati gli obiettivi fondamentali ai quali si sono agganciate le percezioni educative: il primo riguardava la diffusione degli appelli all’insurrezione e alla partecipazione attiva alla rivoluzione, il secondo il fatto che l’istruzione potesse contribuire alla costituzione del futuro Stato che si sperava e auspicava potesse nascere. A questo concetto si accompagnava la convinzione che l’istruzione avrebbe aiutato il neonato Stato ad acquisire rapidamente le caratteristiche degli “stati europei avanzati”.

Questi punti di vista germogliano su un terreno fertile. In effetti l’istruzione nel periodo precedente la rivoluzione ellenica aveva acquisito un’eccezionale importanza. Contribuirono a ciò gli intellettuali greci dell’epoca che avevano usato l’istruzione come veicolo per il risveglio ideologico e rivoluzionario. Venne considerato di grande apporto il contributo dell’istruzione al conseguimento degli obiettivi rivoluzionari e alla creazione di uno Stato ellenico indipendente. Questo concetto affonda le proprie radici nell’illuminismo. Si tratta di una ideologia seguita da circoli di greci colti che la diffusero con successo anche in ambienti non colti; di una formazione ideologica che collega l’istruzione e l’acquisizione di conoscenza alla libertà, alla formazione individuale (materiale e morale), all’illuminazione, alla prosperità, al progresso. Per questo anche l’istruzione fu associata ad elevate aspettative da parte di tutti i livelli sociali anche dopo la rivoluzione.

 

L’istruzione nel periodo del governo di Capodistria (1828-1831): paternalismo educativo, sviluppo educativo dal basso, istruzione professionale.

Sull’istruzione molto si può dire e da essa possono nascere aspettative sociali elevate e convergenti. Condizione favorevole perché questo si verifichi è che non esista un modo di governare ben definito, ma che se ne discuta la sua formazione. Quando il governamento assume una forma ben definita, allora l’istruzione ne diviene un suo elemento costitutivo. Le opinioni che si opporranno al governamento si opporranno anche alle sue scelte in materia di istruzione. Questa descrizione si attaglia perfettamente al passaggio dai progetti educativi delle prime assemblee nazionali rivoluzionarie alla politica educativa seguita da Capodistria.

Risponde al vero che Capodistria si interessò molto di istruzione. Elaborò e tentò di seguire un determinato progetto educativo, fondò scuole e istituti con finanziamenti statali, ma cercò anche di sensibilizzare privati ed enti sociali affinché fondassero scuole o concorressero alla loro fondazione. Peraltro conferì all’istruzione le caratteristiche generali del suo governo: autarchia e paternalismo dalle scuole estendendosi verso le strutture sociali e nel modo di governare). Diede enfasi all’educazione popolare (incoraggiando iniziative di cui si facesse carico l’amministrazione comunale) e all’istruzione professionale.

La politica educativa di Capodistria, rispetto alle percezioni educative che furono espressi nelle assemblee nazionali durante gli anni della rivoluzione e che erano ispirati agli ideali sociali ed educativi dell’Illuminismo, costituisce un cambiamento ideologico. Comprende la percezione che l’istruzione “incivilirà” (politicamente, economicamente e civilmente) i giovani greci, li moralizzerà e gli farà mettere giudizio. Imposta la sua politica educativa sul trittico: educazione morale dei giovani, provvidenza divina, patria (conseguentemente sul trittico di valori: educazione morale, ortodossia, patria), collega l’istruzione e l’economia prematuramente ed in modo significativo e duplice. Duplice perché: a) sostenne spese per l’istruzione ben ponderate; b) si preoccupò della resa economica dei propri “investimenti” educativi. Infine legiferò in tema di istruzione a vantaggio della vita pratica e della graduale costituzione di una attività scientifica superiore. Con la sua politica educativa tentò di creare un “obbligo” ai cittadini affinché la patria potesse, in seguito, avanzare “pretese” nei confronti dei cittadini che ne avevano “beneficiato”.

 

La prima creazione di un ministero dell’Istruzione

Nel 1829, un anno prima dell’indipendenza della Grecia, la IV Assemblea Nazionale rivoluzionaria ad Argo con la seconda deliberazione fonda il “Ministero della Pubblica educazione e delle Questioni ecclesiastiche”. I concetti educativi in essa previsti possono essere sintetizzati nei punti seguenti che si considerano connessi tra loro: 1) è necessario generalizzare l’istruzione elementare e professionale6 e 2) obiettivo della scuola è formare cittadini civilizzati (morali e disciplinati) (Kyprianos 2004, 73-74).

Nel 1830 viene sottoscritto il Protocollo dell’Indipendenza. Da quel momento in poi lo Stato ellenico organizza le proprie questioni educative attraverso il ministero dell’Istruzione, che è uno dei sette ministeri istituiti.

 

L’istruzione nel periodo ottoniano (1832-1862)

Nel 1832 la quinta Assemblea Nazionale a Naflio riconosce e convalida l’elezione di Ottone a re di Grecia. Il 18 gennaio 1833 inizia il periodo della monarchia ottoniana. Peraltro Ottone è ancora minorenne e per questo motivo fino al conseguimento della maggiore età lo Stato viene retto da una Reggenza. G.L. von Maurer (bavarese, membro della Reggenza, incaricato delle questioni relative all’istruzione e alla giustizia) e Friedrich Thiersch (professore bavarese che giunse in Grecia con la missione di studiare le questioni della società ellenica) ritenevano necessaria la fondazione di istituzioni educative di tutti i gradi (Kyprianos 2004, 95). La Reggenza, così, procedette rapidamente all’organizzazione della pubblica istruzione.

Nel giro di tre anni l’organizzazione della pubblica istruzione venne quasi ultimata: il funzionamento delle scuole elementari venne regolamentato con Decreto Reale del 6/18 febbraio 1834, delle scuole elleniche e dei ginnasi con Decreto Reale del 31 dicembre 1836/12 gennaio 1837 e la fondazione di una università avvenne con Decreto Reale del 14 aprile 1837.

Dopo l’assassinio del governatore di Capodistria (1831) la sua opera educativa non venne continuata. Con la venuta dei bavaresi l’istruzione prese un’altra direzione. I critici dell’opera educativa dei bavaresi sottolineano come con la “bavarocrazia” si aprì la strada all’imposizione e al consolidamento della dipendenza socioeconomica e anche educativa dello Stato ellenico. Essi fanno notare come la politica dei bavaresi favorì l’apparire e il rapido rafforzamento di un nazionalismo (che comunque era l’ideologia dominante dell’epoca a livello europeo) basato su elementi di incondizionata ammirazione dell’antichità e del classicismo e su una educazione aristocratica, con conseguente disprezzo dei saperi tecnici e delle attività manuali.

Inoltre, nella bibliografia vengono costantemente ribaditi i seguenti punti di vista secondo i quali l’istruzione venne, in principio, sottofinanziata dallo Stato e, conseguentemente, questo sottofinanziamento creò anomalie funzionali a lungo termine che ostacolarono il percorso di sviluppo del sistema educativo ellenico e ne minarono il processo di miglioramento e di modernizzazione; inoltre, la pianificazione dell’istruzione, durante il periodo ottoniano qui in esame, era carente e un ruolo importante in questo tema venne svolto anche dal ridotto stanziamento di fondi; infine in Grecia, senza il contributo dei privati grandi benefattori ma anche semplici cittadini, esisterebbe ancora un’istruzione di scarsa qualità7.

Gli studiosi dell’economia ellenica, per quanto riguarda il periodo ottoniano, tendono a convergere sull’opinione che il principio seguito dallo Stato ellenico a quell’epoca era quello cameralistico8 (Psalidopoulos 2006; Kostis, Petmezas 2006, 29): in altre parole lo Stato applicava un sistema economico che metteva in stretta correlazione le proprie spese con i propri introiti; preoccupazione fondamentale di questo sistema era sorreggere lo stesso regime ottoniano. Difatti, lo Stato ottoniano era rimasto intrappolato, dal punto di vista economico, in un sistema tributario retrogrado e, dal punto di vista politico, nel tentativo di rifuggire le intense contrapposizioni politiche. Veniva, così, indotto ad esitazioni in tema di economia, inattività, mancanza di iniziative e, da ultimo, a mancanza di dinamismo910.

  Di conseguenza lo Stato ellenico finì col perseguire una politica finanziaria che ebbe un costo elevato per lo sviluppo dell’economia ellenica. Sviluppo che veniva certamente conseguito ma con ritmi lenti e con spreco di risorse “umane e non”(Kostis 2006, 296 e 326).

  Lo stesso succedeva anche con le intenzioni dello Stato in tema di istruzione: soffrivano di mancanza di decisione. Nonostante i “grandi discorsi” a favore dell’istruzione che spesso erano presenti nel dibattito politico statale, non esisteva una stabile decisione di rafforzare l’istruzione e di farne un fattore economico fondamentale. Più in generale, allo Stato ottoniano mancò una filosofia politica ed economica. Da Stato gestore di crisi esterne e interne quale preferì essere, non seguì una teoria economica e le corrispondenti politiche che questa avrebbe suggerito.

   Comunque, per ottenere un’immagine più precisa di quello che fu e per compararla con quello che avrebbe potuto essere, dobbiamo prendere seriamente in considerazione la seguente situazione. Sull’istruzione, oltre agli interlocutori statali, iniziarono immediatamente ad esprimersi in pubblico molti intellettuali dell’epoca. Era naturale, durante il processo di organizzazione dello Stato ex nihilo, che fossero affascinati da visioni sulla creazione di un’istruzione con elevatissima dimensione istituzionale e dinamica. D’altra parte, queste loro opinioni non lasciavano indifferenti neppure i quadri che la Corona aveva scelto come consiglieri e collaboratori. E tali quadri, dunque, adottando a volte espressamente a volte implicitamente, visioni ambiziose aderivano al processo di critica delle condizioni educative del paese. Con logos multistrutturato – perché aveva l’obiettivo di presentare come importanti le azioni che venivano svolte e attribuirle all’azione benefica del sovrano e nel contempo lasciava aperte questioni riguardo al futuro educativo del paese e alludeva in maniera celata ad ogni specifica manchevolezza – questi consiglieri, per lo più, in buona sostanza rafforzavano l’immagine del sistema educativo come incompiuto (e sicuramente lo era) e con colossali manchevolezze (definizione che dipende, peraltro, dal termine di confronto scelto). Quindi, accanto al logos che venne proposto sulle questioni educative, che era critico e spingeva verso il reperimento di soluzioni, ne attecchì un altro eccessivo, dannoso e oscurantista. Era il logos che coltivò ambizioni smisurate, che corrose la negoziazione delle questioni educative con il potere, in ultima analisi un logos resistentissimo, perché la denigrazione estremista si diffonde più facilmente dell’opinione critica, moderata10.

Le spese pubbliche dello Stato ellenico e i dati economici del sistema educativo

È estremamente difficile presentare nell’ambito di questo lavoro i molteplici dati numerici a nostra disposizione. Per questo motivo verranno presentati i dati economici del periodo preso in esame nel loro complesso e non dettagliatamente.

Dall’insieme dei dati e delle informazioni raccolte scaturisce il fulcro della nostra analisi: certamente il sistema educativo ellenico non è Stato finanziato in maniera considerevole dallo Stato; si registra, tuttavia, una particolare attenzione per lo sviluppo della rete degli edifici scolastici, senza che ciò costituisca, però, una delle priorità della distribuzione delle risorse dello Stato.

Lo Stato ellenico osserva, organizza, e cataloga i propri dati economici in base a tre tipologie di fonti: il bilancio di previsione, i bilanci di assestamento ed il bilancio consuntivo annuale (descrizione dettagliata delle relative azioni amministrative: Pronzas-Kimourtzis-Melios 2011, 5-9).

La fonte principale della nostra indagine è rappresentata dai bilanci consuntivi. Solo per gli anni 1851 e 1860 non esistono i relativi dati economici perché non è stato possibile reperirli.

Nei bilanci consuntivi le spese pubbliche vengono ripartite in base ai ministeri. È evidente che l’attenzione maggiore del presente lavoro è rivolta all’esame dei dati relativi al ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione. Tuttavia le spese educative sono state sostenute anche da altri ministeri. Per avere un quadro completo dei dati economici della pubblica istruzione verranno presentate nei paragrafi successivi e parallelamente:

  • § le spese pubbliche dello Stato ellenico in generale, per poter meglio comprendere la posizione assiologica dell’educazione nel neoistituito Stato ellenico;
  • § le spese pubbliche, in particolare, del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, le modalità in cui queste si suddividono per categorie e, inoltre, le spese educative previste nei bilanci consuntivi specifici di altri ministeri.

Distribuzione ed evoluzione diacronica delle spese pubbliche

La distribuzione delle spese pubbliche, da un lato si configura come un dovere dello Stato e, dall’altra parte, è un indice anche delle sue scelte e delle sue priorità.

L’evoluzione diacronica delle spese pubbliche offre un quadro analitico della capacità dello Stato ellenico di finanziare la pubblica istruzione nel periodo preso in esame.

Nel grafico 1 sono rappresentate le spese complessive – totale delle spese sostenute nel periodo 1833/1864 – secondo l’unità numismatica corrente dell’epoca (dracma).

Le spese complessive vengono rappresentate anche percentualmente affinché risultino comprensibili l’amministrazione e la distribuzione delle spese statali e le scelte prioritarie dello Stato ellenico.

  • § Le spese pubbliche sono costituite da undici categorie principali di spesa:
  • § Spese della Casa reale (Regno);
  • § Spese del potere legislativo (Camere);
  • § Spese della difesa nazionale (ministeri Militare e della Marina);
  • § Spese sociali, per l’agricoltura, l’ordine pubblico e al sicurezza (ministero degli Interni);
  • § Spese per la giustizia (ministero della Giustizia);
  • § Altre spese amministrative (Pagamenti vari e spese amministrative);
  • § Spese per il debito pubblico (Prestiti);
  • § Spese educative (ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione);
  • § Spese per l’estero (ministero degli Esteri);
  • § Spese per l’economia (ministero della Finanza);
  • § Spese per le pensioni.

Nel grafico 1 viene dimostrata, chiaramente, la spesa preponderante che lo Stato ellenico destinava alle spese militari (36%)11. Viene, inoltre, messa in evidenza un’altra parte consistente delle spese pubbliche destinata alla copertura del debito pubblico per i prestiti che lo Stato ellenico aveva contratto con l’estero (22%).

Malgrado una parte considerevole delle spese pubbliche fosse destinata alle spese militari e ai prestiti esteri, tuttavia nel periodo di riferimento lo Stato ellenico ha sostenuto anche spese per l’educazione. Il grado di importanza attribuito dallo Stato ellenico alle spese per l’istruzione nei primi trentadue anni della sua indipendenza, si attesta percentualmente al 4% del totale delle spese pubbliche.

Dall’analisi comparativa sorprende negativamente il tasso percentuale più alto destinato alle spese del “Regno” rispetto al tasso delle spese sostenute per l’educazione.

Lo Stato ellenico aveva istituito sette Misteri con le relative funzioni, considerati di fondamentale importanza per l’organizzazione di uno Stato di tipo europeo (ministeri degli Esteri, degli Interni, della Giustizia, degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, Militare, della Marina e delle Finanze).

1

Grafico 1. Spese complessive dello Stato ellenico nel periodo 1833-1864, distinte per categorie generali (espresse in dracme e in percentuale)

 Nella tabella 1 viene rappresentato l’andamento delle spese dei ministeri nel periodo 1833-1864, espresse in base al potere d’acquisto della moneta dell’epoca e che sono alla base dei bilanci consuntivi statali.

Tabella 1. Spese ministeriali dello Stato ellenico nel periodo 1833-1864

Anno

Spese generali delle Istituzioni statali (Segreterie – Ministeri)

Totale

Ministero degli Esteri

Ministero della Giustizia

Ministero degli Iinterni

Ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione

Ministero Militare

Ministero della Marina

Ministero delle Finanze

1833

284.518,41

97.194,52

523.285,64

115.502,34

7.746.677,82

775.408,48

124.297,34

9.666.884,55

1834

217.759,61

240.741,03

1.107.327,23

386.637,94

9.002.622,03

2.204.340,27

210.779,35

13.370.207,46

1835

499.636,40

450.657,46

926.974,12

450.163,83

6.386.988,84

2.218.300,68

283.989,77

11.216.711,10

1836

55.069,57

527.027,36

1.172.052,33

549.537,96

6.656.062,45

1.925.247,56

388.602,21

11.273.599,44

1837

422.284,86

567.137,32

1.238.677,70

647.788,60

6.505.330,18

2.626.542,32

441.993,41

12.449.754,39

1838

874.823,71

683.481,54

988.615,60

726.111,66

5.505.214,75

1.652.911,03

445.951,37

10.877.109,66

1839

336.077,72

758.198,46

1.127.854,45

690.570,13

5.436.525,22

1.665.170,64

439.665,15

10.454.061,77

1840

338.501,35

782.814,83

1.015.247,85

687.755,05

5.322.059,54

1.619.278,11

465.041,80

10.230.698,53

1841

352.729,44

818.023,54

894.191,38

652.591,37

5.061.897,02

1.484.002,44

458.080,16

9.721.515,35

1842

331.812,46

946.737,16

883.289,26

675.781,72

5.400.743,43

1.526.992,88

461.528,18

10.226.885,09

1843

264.463,24

808.340,71

809.154,60

560.725,37

4.729.384,49

1.339.543,54

445.874,48

8.957.486,43

1844

147.487,22

792.996,86

867.872,31

444.998,01

4.506.335,58

1.165.783,39

422.046,57

8.347.519,94

1845

185.331,38

846.048,65

968.134,80

486.174,26

3.998.846,00

1.038.418,39

390.467,66

7.913.421,14

1846

194.914,90

838.324,98

1.231.376,28

608.287,77

4.162.187,94

1.119.288,56

393.633,84

8.548.014,27

1847

203.726,44

818.195,27

1.681.936,71

659.251,26

4.300.552,81

1.060.958,65

456.973,13

9.181.594,27

1848

215.018,76

827.730,81

1.744.741,85

656.859,55

4.581.685,49

1.181.451,61

746.516,15

9.954.004,22

1849

254.791,04

1.125.205,86

1.617.057,44

690.681,48

4.704.156,30

1.222.644,93

494.185,86

10.108.722,91

1850

382.291,11

1.175.284,32

1.599.655,16

693.339,26

4.890.755,29

1.474.469,40

478.730,42

10.694.524,96

1851

 

 

 

 

 

 

 

 

1852

512.361,68

1.296.980,63

1.696.127,74

722.900,30

4.896.584,97

1.240.114,91

590.718,79

10.955.789,02

1853

480.835,71

1.256.783,98

1.634.342,96

845.495,22

4.763.170,53

1.256.456,32

577.242,40

10.814.327,12

1854

429.902,16

1.247.028,98

1.796.829,47

841.709,77

6.085.679,26

1.263.594,23

789.417,74

12.454.161,61

1855

331.173,45

1.422.961,66

2.102.673,10

896.446,60

6.452.455,49

1.444.074,78

998.338,92

13.648.124,00

1856

431.933,51

1.418.712,99

2.516.176,53

918.834,57

5.660.688,99

1.596.722,62

1.006.358,45

13.549.427,66

1857

545.530,59

1.360.866,18

2.721.764,51

955.916,24

5.387.215,01

1.127.324,26

1.054.115,61

13.152.732,40

1858

672.389,14

1.372.333,29

3.695.375,42

1.028.144,38

5.781.560,38

2.625.399,62

1.114.171,67

16.289.373,90

1859

684.082,67

1.525.298,05

3.690.449,48

1.109.984,05

6.004.622,79

2.202.395,00

1.074.254,87

16.291.086,91

1860

 

 

 

 

 

 

 

 

1861

854.244,96

1.701.202,62

3.269.266,73

1.230.133,56

6.927.695,81

1.814.466,08

1.189.987,42

16.986.997,18

1862

890.500,29

1.675.546,64

4.741.639,03

1.245.297,09

6.452.382,95

1.860.605,14

1.084.034,56

17.950.005,70

1863

620.505,30

1.458.112,99

3.351.477,64

1.197.814,50

7.389.810,12

1.629.031,15

880.046,19

16.526.797,89

1864

536.176,85

1.733.944,25

3.316.934,84

1.127.699,62

6.214.074,12

1.386.203,20

979.076,76

15.294.109,64

Come evidenziato nella tabella 1 e, in modo rappresentativo, nel grafico 2, le spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione (linea verde scura) non hanno mai superato il 10% del totale delle spese complessive ministeriali, hanno avuto la stessa evoluzione – con qualche piccola diversificazione – delle spese del ministero delle Finanze ed hanno superato soltanto le spese del ministero degli Esteri, mentre sono state sempre inferiori alle spese degli altri ministeri considerati strategici per lo Stato ellenico (della Giustizia, degli Interni, della Marina e Militare che da solo assorbiva, mediamente, la metà del finanziamento dedicato a tutti i ministeri nella prima metà del periodo preso in esame). 

2

Grafico 2. Percentuali delle spese complessive della categoria “Spese generali delle istituzioni statali (Segreterie – Ministeri)” suddivise per ministeri nel periodo 1833-1864

Le spese dello Stato per l’educazione. Evoluzione delle spese educative

Nella tabella 2 viene rappresentato l’andamento delle spese educative1213, del prodotto interno lordo, delle spese statali e delle spese per i debiti pubblici secondo i prezzi correnti nel periodo 1833-1864 e, inoltre, il tasso di incidenza delle spese educative rispetto alle voci economiche anzidette.

L’esame contestuale delle spese educative e delle voci economiche suddette consente di comprendere l’importanza attribuita all’educazione nella ripartizione delle risorse finanziarie del neoistituito Stato ellenico ma, al tempo stesso, i suoi limiti.

In concreto, si presenta l’evoluzione diacronica delle spese statali per l’educazione:

1        In termini di incidenza percentuale del prodotto interno lordo, offre un indizio di quanto le spese educative (in termini di investimento per l’educazione) hanno contribuito per il miglioramento dello sviluppo economico del paese negli anni successivi;

2        In termini di incidenza percentuale delle spese statali complessive, rispecchia l’importanza attribuita dallo Stato all’educazione;

3        In termini di incidenza percentuale della spesa statale per coprire il debito pubblico, offre un indizio del grado (elevato) delle difficoltà economiche che ha dovuto affrontare lo Stato ellenico per poter finanziare l’educazione.

È singolare che per tutto il periodo preso in esame, mentre il debito estero veniva considerato un “peso” notevole per lo Stato (mediamente 1/5 delle spese statali13), parallelamente veniva destinata alle spese educative una quota esigua in termini di cifre assolute, ma comunque in progressivo aumento a fronte delle spese complessive (tabella 2). Più concretamente, tra il 1833 e il 1864:

1        Le spese educative dello Stato sono state basse in termini percentuali, pur registrando un trend positivo maggiore rispetto alle altre voci economiche prese a confronto (spese statali, prodotto interno lordo, copertura del debito pubblico). A prezzi correnti, mentre le spese educative da 115 mila dracme nel 1833 sono decuplicate sino a 1,2 milione di dracme nel 1864, nello stesso periodo le spese statali sono solo duplicate (da 15 milioni di dracme a 27,4 milioni di dracme), il prodotto interno lordo si é quadruplicato (da 49,3 milioni a 187,3 milioni di dracme) ed il finanziamento del debito pubblico é triplicato (da 2,1 milioni mediamente annui a 6,1 milioni di dracme).

2        Le spese educative, mediamente, in questo periodo hanno riguardato appena lo 0,76% del prodotto interno lordo. Si nota come in tutto il periodo preso in esame era irrisoria la percentuale delle entrate dello Stato destinata alle spese per l’educazione: le spese educative si attestavano a livelli tra lo 0,56% e lo 1,05% del prodotto interno lordo (nel 1833 si registra una minore incidenza percentuale pari allo 0,23% del prodotto interno lordo, mentre nel 1844 si attesta al di sotto dello 0,5%).

3        Le spese educative, mediamente, in questo periodo costituivano il 3,77% delle spese statali; inoltre, a titolo esemplificativo, queste spese sono diminuite progressivamente in percentuali multiple al 18,32% delle spese per la copertura del debito pubblico dello Stato ellenico.

4       L’aumento della spesa educativa si impone tanto in termini percentuali sul totale della destinazione delle spese statali complessive (si è passati da un minimo dello 0,77% nel 1833 al 4,46% nel 1864) e sulla destinazione in percentuale del prodotto interno lordo (si è passati dallo 0,23% del 1833 allo 0,65% del 1864).

Tabella 2. Andamento percentuale dell’incidenza spese educative sul totale delle spese statali, dei debiti e del prodotto interno lordo dello Stato ellenico (1833 – 1864)

Anno

Spese (1833-1864)

Debiti

Pil (Dracme dell’unione numismatica latina)

Spese educative come tasso

Totale delle spese educative

Totale delle spese statali

sul totale delle spese statali

sul totale dei debiti

sul Pil

1833

115.502

14.959.947

2.135.402

49.327.592

0,77%

5,41%

0,23%

1834

386.638

32.010.969

15.949.498

60.111.409

1,21%

2,42%

0,64%

1835

450.164

18.015.166

3.764.209

76.038.359

2,50%

11,96%

0,59%

1836

554.013

17.026.680

2.856.330

64.873.632

3,25%

19,40%

0,85%

1837

696.572

19.951.696

3.498.974

71.130.900

3,49%

19,91%

0,98%

1838

756.826

17.625.161

3.843.608

76.561.464

4,29%

19,69%

0,99%

1839

715.424

17.274.951

3.742.223

82.158.944

4,14%

19,12%

0,87%

1840

721.536

17.838.252

4.618.083

90.511.374

4,04%

15,62%

0,80%

1841

674.305

17.888.422

4.804.181

81.524.303

3,77%

14,04%

0,83%

1842

700.465

17.775.692

4.127.661

72.050.835

3,94%

16,97%

0,97%

1843

461.916

16.078.930

3.888.210

70.304.740

2,87%

11,88%

0,66%

1844

356.855

15.362.701

3.884.539

72.286.510

2,32%

9,19%

0,49%

1845

405.813

15.748.231

3.881.678

72.555.290

2,58%

10,45%

0,56%

1846

536.089

16.111.553

4.263.528

77.310.985

3,33%

12,57%

0,69%

1847

589.196

17.110.515

4.550.715

70.202.232

3,44%

12,95%

0,84%

1848

829.957

17.614.179

4.315.648

78.740.260

4,71%

19,23%

1,05%

1849

736.490

17.514.275

4.082.393

81.072.203

4,21%

18,04%

0,91%

1850

751.505

18.603.302

4.076.691

89.725.822

4,04%

18,43%

0,84%

1851

 

 

 

 

 

 

 

1852

837.599

18.219.174

3.882.279

111.072.033

4,60%

21,57%

0,75%

1853

872.014

18.124.615

3.881.135

102.915.915

4,81%

22,47%

0,85%

1854

880.095

19.593.740

3.898.128

118.870.213

4,49%

22,58%

0,74%

1855

922.807

21.508.717

4.078.441

109.909.135

4,29%

22,63%

0,84%

1856

988.510

21.606.823

4.110.868

151.598.737

4,57%

24,05%

0,65%

1857

1.013.651

22.026.819

4.084.595

145.799.997

4,60%

24,82%

0,70%

1858

1.081.685

25.501.501

4.155.077

136.394.946

4,24%

26,03%

0,79%

1859

1.104.985

25.945.203

4.106.318

166.176.291

4,26%

26,91%

0,66%

1860

 

 

 

 

 

 

 

1861

1.300.070

28.113.014

5.113.591

150.281.238

4,62%

25,42%

0,87%

1862

1.281.029

28.463.161

4.243.644

154.490.247

4,50%

30,19%

0,83%

1863

1.228.353

26.204.552

4.762.629

160.133.781

4,69%

25,79%

0,77%

1864

1.218.929

27.357.374

6.126.610

187.269.130

4,46%

19,90%

0,65%

Media

772.300

20.239.177

4.490.896

101.046.617

3,77%

18,32%

0,76%

1833-1864

A parte il trend positivo con un aumento delle spese educative per tutto il periodo in esame, si registra tuttavia un andamento differente in determinati periodi di tempo:

1. Tra il 1833 e il 1840 le spese educative si moltiplicano oltre sei volte (sia in termini assoluti che come quota parte della spesa statale). In questo periodo il sistema educativo è caratterizzato da un incremento delle scuole di primo e di secondo grado. Nello stesso periodo giunge anche a completamento il sistema formativo con la nascita della prima università ellenica, l’Università di Atene nel 1837. L’aumento delle spese per l’educazione è determinato, dunque, dalla necessità di dover garantire il funzionamento di un’università (costi degli stipendi inizialmente di 37 docenti e spese di gestione che aumenteranno nel periodo successivo).

2. Dai dati dei bilanci consuntivi degli anni 1843-1845, si registra una notevole diminuzione delle spese per l’educazione che retrocedono ai livelli dei periodi antecedenti al 1835, anno in cui si attestano al 2,50% delle spese statali. Il trend negativo è dovuto alla grave crisi finanziaria che colpisce il paese in quegli anni; inizia, pertanto, anche per l’educazione un processo di “disinvestimento” (a titolo esemplificativo, per motivi economici vengono licenziati professori universitari, anche se le motivazioni spesso risiedevano nelle rivalità politiche con la Corona). Al contrario, un notevole trend positivo, rispetto all’anno precedente, si verifica negli anni 1835, 1836, 1838, 1846 e 1848.

3. Le spese educative registrano una notevole ripresa nel 1848 ed il trend positivo procede fino al 1861, subendo una piccola flessione nel 1863 e nel 1864. L’aumento delle spese per l’educazione si traduce anche nell’aumento della partecipazione alla spesa statale con valori che superano il 4% dal 1848 in poi. L’esame contestuale delle spese educative e dei costi per la copertura del debito pubblico conferma, poi, quanto si è detto all’inizio, ovvero che le spese educative non subiscono riduzioni a causa della massa dei debiti del paese. L’impennata delle spese educative nel 1848 è dovuta a due fattori principali: a) alla destinazione di una considerevole somma (quasi 150 mila dracme) prevista nella categoria “Arti e mestieri” del bilancio del politecnico (ministero degli Interni); b) allo stanziamento anche di spese educative nei due ministeri della difesa (ministero Militare e ministero della Marina) in aggiunta alle spese di ordinaria competenza. Da quell’anno in poi la percentuale complessiva delle spese educative non è mai scesa al di sotto del 4%.

Nel grafico 3 è rappresentato l’andamento annuo del totale delle spese educative, espresso in percentuale, a fronte delle spese statali complessive.

Grafico 3. Percentuale annua delle spese educative (di tutti i ministeri)

Grafico 3. Percentuale annua delle spese educative (di tutti i ministeri) sul totale delle spese dello Stato ellenico

 

Ripartizione delle spese educative per ministeri

L’intento dello Stato di prevedere con la massima precisione l’ammontare delle risorse da destinare alle spese educative, tiene conto tanto delle spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, quanto delle spese destinate all’istruzione risultanti dai bilanci consuntivi di altri tre ministeri che hanno avuto anche obiettivi formativi. I Dicasteri interessati sono:

1. Il ministero degli Interni che prevede nel proprio bilancio consuntivo le spese per il politecnico, la scuola medica, le borse di studio, abbonamenti a scuole ed associazioni e spese per gli istituti di agraria;

2. Il ministero Militare che comprende le spese dell’Accademia Militare, delle scuole militari e delle borse di studio per l’estero;

3. Il ministero della Marina nel quale si individua la categoria “Spese generali di formazione”.

Nella seguente tabella (tabella 3) sono riportate, espresse in valori assoluti, le somme stanziate per i diversi ministeri che sostenevano anche spese educative ed inoltre l’incidenza delle spese educative sulle spese statali complessive.

Per quando riguarda l’evoluzione delle spese educative di ciascun ministero è accaduto che:

1. in tutto il periodo considerato è apparso del tutto evidente come il ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione ha assorbito il maggior volume di risorse attribuite alle spese educative. Fino al 1847 ha partecipato alle spese educative complessive dello Stato con una percentuale superiore al 93%. Anche in seguito il tasso è rimasto alto. Difatti, a seguito del finanziamento di azioni educative dai rispettivi settori di competenza di altri ministeri (il ministero degli Interni ha previsto spese educative nel proprio bilancio a partire già dal 1836 ed i ministeri Militare e della Marina hanno previsto tali spese dal 1848 in poi), le spese educative del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione non sono scese al di sotto dell’80% (mediamente). In termini assoluti le spese educative si sono moltiplicate oltre sei volte fino al 1838, hanno poi subito un trend discendente fino al 1845 e, in seguito, sono state in costante aumento fino alla fine del periodo preso in esame.

2. Il ministero degli Interni ha avuto un andamento instabile delle proprie spese educative con un flusso altalenante significativo (i limiti massimi di oscillazione sono avvenuti negli anni 1848/49, 1855/56 e 1861/62) assorbendo, mediamente, il 7,1% delle spese statali per l’educazione dal 1848 in poi.

3. I ministeri Militare e della Marina hanno assorbito mediamente il 12,7% delle spese statali per l’educazione dal 1848 in poi. In termini assoluti si evidenzia un incremento negli anni successivi sia pure contenuto entro certi limiti.

Tabella 3. Spese educative dello Stato ellenico, per ministeri, nel periodo 1833-1864

Anno

Ministero degli Affari Ecclesiastici e della

Pubblica Istruzione

Ministero degli Interni

Ministero Militare

 e Ministero

della Marina

Spese educative complessive

Spese statali complessive

Tasso (%) delle spese educative a base delle spese statali complessive

1833

115.502,34

 

 

115.502,34

14.959.947,16

0,77

1834

386.637,94

 

 

386.637,94

32.010.969,13

1,21

1835

450.163,83

 

 

450.163,83

18.015.165,88

2,50

1836

549.537,96

4.474,94

 

554.012,90

17.026.679,83

3,25

1837

647.788,60

48.783,52

 

696.572,12

19.951.695,86

3,49

1838

726.111,66

30.714,69

 

756.826,35

17.625.160,74

4,29

1839

690.570,13

24.854,25

 

715.424,38

17.274.951,08

4,14

1840

687.755,05

33.780,76

 

721.535,81

17.838.252,17

4,04

1841

652.591,37

21.713,29

 

674.304,66

17.888.421,92

3,77

1842

675.781,72

24.682,79

 

700.464,51

17.775.692,04

3,94

1843

435.615,01

26.300,81

 

461.915,82

16.078.929,82

2,87

1844

336.591,91

20.263,08

 

356.854,99

15.362.701,37

2,32

1845

382.899,26

22.913,90

 

405.813,16

15.748.230,90

2,58

1846

511.573,46

24.515,22

 

536.088,68

16.111.553,31

3,33

1847

561.511,68

27.684,41

 

589.196,09

17.110.514,59

3,44

1848

568.061,76

150.805,57

111.089,43

829.956,76

17.614.178,89

4,71

1849

604.506,33

30.535,58

101.448,00

736.489,91

17.514.274,67

4,21

1850

611.676,32

38.762,55

101.066,59

751.505,46

18.603.302,12

4,04

1851

 

 

   

 

 

1852

656.115,49

76.857,36

104.626,51

837.599,36

18.219.174,33

4,60

1853

698.674,92

79.674,66

93.664,86

872.014,44

18.124.614,86

4,81

1854

689.591,82

78.718,55

111.784,76

880.095,13

19.593.739,65

4,49

1855

742.258,04

63.462,15

117.086,87

922.807,06

21.508.716,92

4,29

1856

754.134,85

108.039,23

126.335,92

988.510,00

21.606.822,62

4,57

1857

795.044,38

93.220,34

125.385,85

1.013.650,57

22.026.819,49

4,60

1858

857.625,44

92.205,54

131.854,02

1.081.685,00

25.501.501,17

4,24

1859

943.520,00

 

161.465,25

1.104.985,25

25.945.202,94

4,26

1860

 

 

   

 

 

1861

1.047.125,20

104.510,02

148.434,71

1.300.069,93

28.113.014,13

4,62

1862

1.089.422,69

41.051,81

150.554,64

1.281.029,14

28.463.160,60

4,50

1863

1.071.821,43

 

156.531,71

1.228.353,14

26.204.552,27

4,69

1864

997.382,12

60.057,04

161.489,95

1.218.929,11

27.357.374,42

4,46

Evoluzione delle spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione per tipologie di spesa

La strutturazione delle spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, riferita a determinate tipologie di spesa, rivela aspetti interessanti del sistema formativo nel periodo preso in esame. Sicuramente gli aspetti che verranno osservati si desumono dalla logistica di catalogazione commerciale delle spese, cioè secondo le modalità in cui è strutturato il bilancio consuntivo del ministero.

Il bilancio consuntivo di questo ministero contempla le seguenti tipologie di spese:

1              Sede centrale;

2              Formazione di terzo grado (Università);

3              Formazione media (Ginnasi);

4              Scuole elleniche;

5              Formazione elementare;

6              Altre spese (biblioteche, accademia, osservatorio astronomico, giardino botanico, servizio archeologico, ispettori della formazione media, istituti del commercio, ginnastica, acquisto di libri, abbonamenti – borse di studio e altre spese diverse).

Dal 1833 fino al 1842 le spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione includevano anche le spese della “direzione ecclesiastica”. Da quel momento in poi la registrazione delle spese della “direzione ecclesiastica” diventa una categoria a sé stante e non viene riportata nella tabella 3.

Per quanto riguarda la suddivisione delle spese per tipologie nel periodo dal 1833 al 1864 ed in base ai dati disponibili, si evidenzia come lo Stato aveva orientato le scelte prioritarie del finanziamento all’educazione di secondo grado (“formazione media” e “scuole elleniche”). Diacronicamente tali spese occupano il primo posto (vedi grafico 4). Comunque si tratta di una rappresentazione plasmatica. Infatti, l’evoluzione della rete di scuole destinate alla formazione di secondo grado non ha avuto lo stesso incremento della formazione primaria (a titolo esemplificativo: nel 1840 erano stati istituiti e funzionavano 4 ginnasi, diventati 8 negli anni sino al 1860, 16 fino al 1866 e 23 fino al 1877; anche le scuole elleniche erano 75 nel 1850, aumentate a 87 negli anni fino al 1860, diventate 114 sino al 1865 e 144 fino al 1870). A titolo esemplificativo si nota come nel 1853 funzionavano 333 scuole elementari (302 maschili e 31 femminili), sono aumentate a 668 nel 1860 (598 maschili e 70 femminili) e passate a 1.067 nel 1866 (942 maschili e 125 femminili). Tuttavia, le spese per le scuole elementari (dimoticà) sono state demandate ai comuni (demos) come si desume dalla stessa denominazione delle scuole di primo grado (introdotta dalla legge del 1835 che ha istituito la formazione elementare). Le percentuali delle spese sostenute dai comuni per la formazione elementare erano molto alte ed ammontavano quasi ai tre quarti (3/4) delle relative spese (73,65% nel 1857, 73,72% nel 1858 e, per esigenze comparative, 77,74% nel 1874 e 88,21% nel 1879)14.

Ingenti somme vengono destinate anche alla formazione superiore (Università). Nel 1846 in termini assoluti tali spese raddoppiano e si è registrato un trend positivo, nonostante le fluttuazioni annuali.

Lo stesso scenario si è verificato anche per la formazione elementare. In particolare, per quanto riguarda la partecipazione in percentuale delle spese del ministero degli Affari Ecclesiastici e della Pubblica Istruzione:

1        La formazione di secondo grado si attestava, mediamente, quasi al 46,9%, ad eccezione dei primi anni (1843-1846), mentre dal 1847 in poi la partecipazione è gradualmente aumentata superando il 45% delle relative spese;

2        La formazione del terzo grado si attestava, mediamente, quasi al 20%;

3        La formazione di primo grado si attestava, mediamente, quasi al 13,6%;

4        Le spese della sede centrale restano stabili, interno al 5%.

Grafico 4. Spese per tipologie (categorie) principali del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione ellenico, nel periodo 1843-1864

Grafico 4. Spese per tipologie (categorie) principali del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione ellenico, nel periodo 1843-1864

Evoluzione delle spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, per voce.

L’analisi delle spese del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione si basa sui dati disponibili e, di conseguenza, riguarda le categorie seguenti: stipendi, spese di manutenzione/investimenti (per gli anni 1857 e 1859) e affitti (per gli anni 1862 e 1863). Tali dati, anche se costituiscono delle unità di misura analizzate in relazione alle funzioni formative, da soli non bastano per una valutazione completa delle scelte effettuate in ordine al processo formativo. Non costituisce un ostacolo, in linea generale, analizzare la spesa educativa in relazione alle predette unità di misura ed alle rispettive possibili fluttuazioni nel periodo in esame.

Di conseguenza l’andamento evolutivo delle unità di misura che compongono la spesa educativa del ministero degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione (eccetto la “direzione della chiesa”) e la strutturazione delle spese di ciascuna tipologia e dei dati delle altre unità di grandezza economiche dimostra quanto segue:

1        La maggior parte delle spese sono destinate agli stipendi (mediamente il 90,4% delle spese relative al settore), mentre il 9,4% viene assorbita dalla categoria “uscite”.

2        La spesa, inizialmente molto alta per gli stipendi, durante il periodo in esame registra un incremento significativo (confrontando l’inizio e la fine del periodo è aumentata quasi 2,5 volte). Parallelamente si segnala una stabilità relativa nelle rimanenti uscite (spese di funzionamento, di manutenzione, per investimenti, affitti ed edizioni).

3        L’andamento della spesa per gli stipendi nel periodo in esame segue l’andamento dei ritmi di crescita del paese. Difatti, il prodotto interno lordo aumentava mediamente ad un ritmo del 5,9%, mentre la spesa per gli stipendi aumentava, mediamente, ad un ritmo del 4,7% (tabella 4). Inoltre, se si prende in esame l’andamento delle due unità di misura – spese per stipendi e prodotto interno lordo – (tabella 5), si registra una significativa e perdurante equivalenza: molto spesso nel periodo tra il 1843 e il 1864 vi sono stati anni, singolarmente o consecutivamente, durante i quali è aumentata la spesa per gli stipendi, mentre il prodotto interno lordo é diminuito o viceversa. Circostanza questa che dimostra come l’aumento del prodotto interno lordo genera un clima positivo che induce a previsioni favorevoli per l’aumento degli stipendi; viceversa, quando i mercati registrano un trend in rialzo si attuano anche programmi di investimento nel settore educativo.

4        L’aumento, relativamente rapido, della spesa per gli stipendi in quel periodo, confrontato con le altre unità di grandezza come le spese statali complessive (aumentate mediamente ad un tasso del 2,9%) e spese per i prestiti statali (aumentate mediamente ad un tasso del 2,1%).

Tabella 4. Spese per gli stipendi e sviluppo degli altri indici dell’economia ellenica nel periodo 1843-1864

Andamento dei cambiamenti annuali :

 

delle spese degli stipendi della spesa educativa complessiva della spesa statale complessiva del totale delle speseper i prestiti del Prodotto interno lordo
Media 1843-1864 4,7% 4,5% 2,9% 2,1% 5,9%

Frequenza assoluta (in dracme):

α. Anno 1843 369.554 435.615 16.078.930 3.888.210 70.304.740
b. Anno 1864 906.329 997.382 27.357.374 6.126.610 187.269.130
Rapporto b/a 2,5 2,3 1,7 1,6 2,7

 

 

Tabella 5. Andamento annuo degli stipendi del ministero ellenico degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione, nel periodo 1833-1864. (eccetto il Dipartimento ecclesiastico)

Anno

Stipendi Prodotto interno lordo

1844/3

18,60%

2,80%

1845/4

12,90%

0,40%

1846/5

24,30%

6,60%

1847/6

24,00%

-9,20%

1848/7

1,70%

12,20%

1849/8

4,70%

3,00%

1850/49

1,20%

10,70%

1851/50

 

 

1852/1

 

 

1853/2

5,40%

-7,30%

1854/3

0,30%

15,50%

1855/4

6,50%

-7,50%

1856/5

2,50%

37,90%

1857/5

4,90%

-3,80%

1858/7

6,40%

-6,50%

1859/8

6,80%

21,80%

1860/59

 

 

1861/60

 

 

1862/1

5,70%

2,80%

1863/2

0,80%

3,70%

1864/3

-8,90%

16,90%

Media

4,70%

5,90%

Brevi Conclusioni

Nell’intento di far luce sugli aspetti che riguardano il finanziamento dell’istruzione all’indomani dell’istituzione dello Stato neoellenico nel 1830 e fino al 1864 (periodo del re Ottone), sono stati presi in esame i dati dei bilanci consuntivi che riguardano la realizzazione dei bilanci dello Stato. Certamente l’analisi della spesa statale destinata alla formazione non offre un quadro preciso dell’evoluzione e dell’importanza che ha avuto l’educazione per lo Stato neoellenico per le seguenti ragioni: a) oltre ai finanziamenti statali punti di criticità per la formazione nel campo educativo sono anche, a titolo esemplificativo, gli interventi istituzionali, le sponsorizzazioni private, le beneficenze nazionali e alte entità culturali; b) i benefici (oppure i costi) che derivano dalla formazione non possono essere quantificati facilmente e non sono esclusivamente di natura economica. Inoltre, esistono delle riserve riguardanti problemi metodologici (come ad esempio la precisione dei dati disponibili) oppure questioni tecniche come la comparazione dei dati che riguardano lunghi periodi di tempo (come la disinflazione delle misure quantitative) ed anche altri aspetti significativi come la qualità e i contenuti dell’educazione data o la possibilità di relazione con altre unità di misure (per esempio con l’evoluzione della popolazione degli alunni, con l’evoluzione dell’alfabetismo, con la durata della formazione obbligatoria, ecc).

A parte queste riserve, dai bilanci consuntivi appare l’immagine di uno Stato che investe nella formazione e realizza l’espansione della rete scolastica. Si tratta di uno Stato con degli obblighi molto pesanti: deve fondare tutte le sue istituzioni (e anche il suo sistema formativo) partendo quasi da zero ed avendo un costo altissimo per il suo indebitamento estero.

Al tempo stesso è uno Stato che attua anche scelte costose (considerevoli spese militari, per il Palazzo e per il suo funzionamento), limitando in tal modo le sue possibilità di investimento – in particolare per l’educazione. Inoltre si tratta di uno Stato che le cui difficoltà finanziarie dipendevano essenzialmente dalla politica attuata di “tasse senza risultati”. Il risultato finale della nostra indagine evidenzia una ridotta possibilità di investimenti e di sviluppo, tanto nei settori che offrono un rendimento economico di breve termine quanto in quelli di lungo termine, come il campo della formazione.

Biografia

Panayiotis Kimourtzis è professore associato confermato di Politica dell’istruzione, Università dell’Egeo. Petros Trantas è ricercatore educativo, Università dell’Egeo.

  1. Per una sintetica ma comunque ricca trattazione del modo in cui la politica dell’istruzione assurge a campo scientifico autonomo dopo la seconda guerra mondiale sotto l’influsso dell’economia e sociologia dell’educazione, cfr. Stamelos 2009, 24-36. []
  2. Cfr. Mitch D. [http://eh.net/encyclopedia/article/mitch.education. Posted: Thu, 2010-02-04, 18:33].  []
  3. Del resto neanche per periodi storici successive disponiamo di studi sistematici, con la cospicua eccezione del seguente lavoro sul periodo del dopoguerra: Pesmazoglou 1987. []
  4. Un rendiconto della condizione in cui versava la storia dell’istruzione in Grecia prima degli anni Settanta del Novecento e di come cambiò subito dopo, ci viene fornita dall’articolo di Dimaras 1988, 191-197.  []
  5. In seguito (dopo il 1864, ma soprattutto dopo il 1922), con l’annessione allo stato ellenico di nuovi territori che alterarono la struttura demografica e socioeconomica del paese, si abbandonò gradualmente il modello economico liberale e si delineò la necessità di un immediato e vigoroso interventismo statale nell’economia. Cfr. Franghiadis 2007, 15. []
  6. Il numero degli alunni delle scuole elementari si stima intorno a seimila, cioè l’8% del totale dei bambini in età scolare (Tsoukalas 2006, 392). []
  7. Un approccio molto interessante ai propositi statali ai quali servì la politica educativa del primo decennio di governo dei bavaresi è lo studio nel quale si è cimentato Pipinelis (1932, 87-98). Egli mostra – per di più prematuramente, riguardo la bibliografia complessiva – anche le limitazioni economiche contro le quali si scontrò lo sforzo di sviluppare la rete educativa.  []
  8. Il cameralismo è il sistema commerciale statale che predominò in Germania e in Austria durante il diciottesimo secolo. Si tratta di un sistema che accetta il principio secondo il quale le spese pubbliche e lo sviluppo dell’industria costituiscono la principale fonte di benessere di una nazione. Dal lat. camera (tesoreria). []
  9. “Le politiche statali, così come sono state definite precedentemente, non sono altro che il prodotto della necessità e dell’esperienza. In altre parole vengono ad affrontare delle realtà ben definite e a dare soluzioni a problemi che si presentano, spesso giungendo a compromessi tra interessi e punti di vista contrapposti, senza che esista necessariamente una filosofia politica ed economica che le sostenga. Di conseguenza è forse esagerato ricercare nelle politiche economiche dello stato ellenico gli elementi del liberalismo o del protezionismo che caratterizzano le politiche dell’Europa occidentale. Questo aspetto ci fa notare Michalis Psalidopoulos studiando i rapporti tra politica economica e pensiero economico in Grecia. Così, anche se la scienza economica si consolida a ritmi accelerati, a mano a mano che avanziamo verso la fine del periodo qui in esame, in un ambito scientifico autonomo anche in Grecia le politiche economiche dello stato ellenico non sembrano trovare un qualche sostegno nel campo scientifico” (Kostis, Petmezas 2006, 30).  []
  10. Le “grandi aspettative” derivanti dall’istruzione sono un tema multidimensionale. Dalla parte dei desideri degli strati contadini e piccolo borghesi lo ha presentato Christina Koulouri in una sua appendice dal titolo eloquente “Istruzione e (grandi) aspettative” (dal giornale “To Vima tis Kiriakis”, 22 ottobre 2006). Vi si osserva indirettamente, ma in maniera molto appropriata, che per valutare è necessario confrontare: “l’istruzione in Grecia è pervasa da molte contraddizioni che sono collegate in linea di principio ad un eccessivo asservimento ideologico (dell’ideologia al servizio dell’educazione) e nel contempo a spese pubbliche modeste” (il corsivo è nostro).  []
  11. Per un’analisi (molto dettagliata e di particolare rilievo) che evidenzia le ripercussioni delle spese militari nell’evoluzione dell’economia ellenica nel lungo periodo: Dertilis 2009 (5a edizione, vol. Α΄: 70-72, 337-339, 359-362 e vol. Β΄ 855-862). []
  12. Si chiarisce che le spese educative comprendono le spese del ministero ad hoc degli Affari ecclesiastici e della Pubblica istruzione e le spese specifiche sostenute per l’educazione da altri ministeri: Militare, della Marina e degli Interni.  []
  13. In particolar modo nel periodo 1834-1849 la spesa statale per il debito estero era ancora più alta. []
  14. Con la legge del 1857 (ΤΛΗ΄ / 12.7.1856) lo Stato provvedeva al pagamento dei maestri ricevendo successivamente il rimborso dalle entrate comunali dell’esercizio finanziario seguente. Questa legge è stata l’occasione per alleggerire i comuni dai propri costi economico-formativi perché hanno evitato, in larga misura, di restituire le somme dovute all’amministrazione centrale.  []

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