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Posted in Numero 27 - Novembre 2011, Numero 27 - Rubriche, Numero 27 - Scaffale, Scaffale

Francesca Cavarocchi. Avanguardie dello spirito Il fascismo e la propaganda culturale all’estero Roma, Carocci, 2010

Francesca Cavarocchi. Avanguardie dello spirito Il fascismo e la propaganda culturale all’estero Roma, Carocci, 2010

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di Roberta Mira

Scaffale MiraFrancesca Cavarocchi si interroga sulla “diplomazia culturale” del regime fascista come mezzo per esportare all’estero l’immagine del fascismo, affermandolo come modello da imitare attraverso la pubblicizzazione dei consistenti progressi ottenuti dall’Italia sotto la guida di Mussolini, e per conseguire una collocazione di maggiore rilievo della Penisola nel consesso internazionale; una collocazione più “consona alla nuova Italia […], una moderna e coesa compagine nazionale, ormai emancipata da ogni residuo senso di inferiorità, da ogni indesiderabile retaggio arcaico, e protesa verso molteplici e originali acquisizioni in ogni campo della vita associata”. In breve “una nazione ‘giovane’” (p. 12).

Il volume prende le mosse da un’analisi del dibattito interno al fascismo sulle possibilità e sulle modalità di una politica culturale rivolta all’estero per poi passare in rassegna le principali istituzioni coinvolte nell’opera espansiva del regime sotto il profilo intellettuale e culturale. L’A. considera poi più nel dettaglio alcuni degli strumenti che il fascismo utilizzò per presentarsi agli occhi del mondo, quali la Società Dante Alighieri, la radio, il cinema, l’editoria, le mostre artistiche o le scuole italiane all’estero.

Gli anni Venti furono contrassegnati dalla nascita di strutture apposite per la propaganda e per la diffusione culturale nei paesi stranieri, a partire dai Fasci italiani all’estero, e dalla riorganizzazione iniziale di enti preesistenti come la Società Dante Alighieri o l’Istituto per la propaganda della cultura italiana. Al fermento delle iniziative non corrispondevano però un disegno organico e un indirizzo univoco e il lavoro di coordinamento del ministero degli Esteri restava solo abbozzato.

L’A. individua un punto di svolta nella diplomazia culturale fascista all’estero negli anni 1927-1928, quando la politica estera del regime assunse una fisionomia più definita e dinamica sotto la guida di Dino Grandi. Il cambio di passo coincise con l’immissione di funzionari di sicura fede o di formazione fascista al ministero degli Esteri, soprattutto nei ruoli della rete consolare che aveva maggiori legami con le comunità italiane all’estero. Parallelamente il fascismo dava vita alla Direzione generale degli italiani all’estero (Die), dipendente dal ministero, sotto il cui controllo dovevano mano a mano ricadere i fasci italiani all’estero, le scuole italiane e le organizzazioni giovanili fasciste presenti negli altri paesi, la Direzione generale del lavoro italiano all’estero e l’Istituto di credito per il lavoro italiano all’estero, l’Opera nazionale dopolavoro all’estero, le sezioni estere dell’Associazione nazionale combattenti e dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra. Vero e proprio centro propulsore delle iniziative e della propaganda culturale nei paesi stranieri, nonché delle attività ricreative per gli italiani emigrati, la Die sovrintendeva anche alla creazione e allo sviluppo degli Istituti di cultura italiana all’estero e all’espansione della rete di lettorati e cattedre di italiano presso le università straniere.

Fra il 1930 e il 1938 crebbe anche l’attività della Società Dante Alighieri, progressivamente fascistizzata, la quale rappresentò una sorta di contraltare alla Die e agli Istituti di cultura; inoltre la politica culturale fascista verso i paesi stranieri fu rafforzata dal sorgere di nuovi enti e da conclusione e rinnovamento di accordi culturali bilaterali con Austria, Ungheria, Jugoslavia e, soprattutto, Germania.

Sempre agli anni Trenta data lo sviluppo dell’Ufficio stampa del capo del governo, poi Sottosegretariato per la stampa e la propaganda e infine ministero per la Stampa e per la propaganda, prima, e della Cultura popolare, poi. A questo ufficio, in particolare a quella che sarebbe presto divenuta la Direzione generale per la propaganda all’interno del ministero, furono esplicitamente assegnati i compiti più strettamente legati alla propaganda, compresa quella da svolgere all’estero, nell’intento di coordinare i diversi enti e istituti presenti nei paesi stranieri e di promuovere l’immagine del fascismo all’estero mostrandone realizzazioni e successi conseguiti in Italia. La Direzione generale per la propaganda si occupò di diffondere all’estero libri, opuscoli e filmati, rivolti sia ad un pubblico straniero che agli italiani emigrati e, appoggiandosi sulle ambasciate e sui consolati italiani, sviluppò una vasta rete di addetti stampa con compiti nel settore culturale, affiancando di fatto il ministero degli Esteri nella gestione delle politiche culturali fuori dai confini italiani. Questo almeno fino al passaggio di Galeazzo Ciano dal ministero per la Stampa e la propaganda agli Esteri, nel 1936, passaggio che segnò una nuova supremazia del ministero degli Esteri, probabilmente dovuta alla volontà di Ciano di mantenere il controllo personale sulla propaganda all’estero per il quale il ministro si era speso molto.

Un nuovo passo in avanti verso una maggiore organicità delle politiche culturali fasciste si ebbe con la creazione dell’Istituto per le relazioni con l’estero (Irce) nel 1938. Nato su iniziativa del ministero degli Esteri, ma collegato anche a quello della Cultura popolare, l’Irce godeva di una certa autonomia e si impegnò a fondo per la diffusione del libro italiano e della stampa periodica italiana di argomento culturale all’estero; inoltre produsse una serie di collane dedicate all’illustrazione del fascismo e dei risultati ottenuti dal regime di Mussolini in diversi ambiti: dalle scuole alle ferrovie, dalla scienza al diritto, dai progressi in campo bellico all’economia. Fra i compiti dell’Istituto rientravano anche la gestione dei corsi radiofonici di lingua italiana, l’attuazione degli accordi bilaterali in ambito culturale, soprattutto per quanto riguarda gli scambi accademici e le borse di studio, il coordinamento degli scambi culturali con paesi stranieri nel settore corporativo e l’organizzazione della partecipazione italiana ai congressi internazionali.

Nonostante l’attivismo e la proliferazione di enti impegnati in iniziative culturali rivolte all’estero, secondo l’A. il fascismo non riuscì ad attribuire ad un’unica struttura un definitivo ruolo di coordinamento con la conseguenza inevitabile di una sostanziale carenza di organicità e funzionalità che indebolì la diplomazia culturale fascista nel suo complesso, ma che al contempo fece emergere singole iniziative e personalità e conferì un carattere militante alla propaganda fuori dall’Italia. Numerosi furono gli intellettuali e i docenti che si impegnarono attivamente in questo ambito, un aspetto da non sottovalutare sul piano della riflessione sul consenso delle classi colte al fascismo che si inserisce in un più ampio discorso sugli esiti e i lasciti del Ventennio nella società e nella storia italiana.

Indubbiamente gli Istituti di cultura, le scuole italiane all’estero, la Dante Alighieri e le altre iniziative culturali fasciste colsero anche il risultato di mostrare l’Italia del regime agli stranieri, comuni cittadini e classi dirigenti, incontrando talvolta approvazione per le politiche di Mussolini e riuscendo a contrastare l’immagine della Penisola creata all’estero dal fuoriuscitismo antifascista. La propaganda culturale all’estero ebbe risultati multiformi fra le comunità italiane residenti fuori dai confini nazionali, a seconda dei contesti politico-sociali e del grado di integrazione degli italiani nei paesi stranieri, ma certamente le strutture fasciste all’estero costituirono centri di aggregazione e di riconoscimento identitario, fornendo agli italiani emigrati l’immagine di un paese natale organizzato e forte e di cui si poteva essere orgogliosi, almeno fino alla fine degli anni Trenta e alla fase di crescente aggressività sul piano internazionale e poi di mobilitazione bellica dell’Italia.

Inserendosi in un filone di studi che prende avvio dall’analisi delle diverse fasi e di vari aspetti della politica estera fascista e dai nessi della diplomazia con la politica culturale finalizzata alla creazione e al mantenimento del consenso, il lavoro di Cavarocchi rappresenta un contributo rilevante per lo studio delle strutture funzionali alla propaganda all’estero e all’esportazione del fascismo oltre i confini nazionali. Emerge dal volume una pluralità di agenti e organismi che ben evidenzia le modalità con cui il fascismo regime agì, creando un sistema di più centri e livelli di competenza spesso concorrenziali fra loro e muovendosi al suo interno; in tal senso Avanguardie dello spirito appare esemplificativo di alcuni dei criteri di funzionamento del fascismo anche al di là del settore culturale e di quello della propaganda all’estero.

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