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Posted in Medaglioni, Numero 39 - Medaglioni, Numero 39 - Novembre 2015, Numero 39 - Rubriche

Gemma Giovannini e l’educazione della donna nell’Italia liberale

Gemma Giovannini e l’educazione della donna nell’Italia liberale

di Elisa Tizzoni

Abstract

Il contributo si occupa della scrittrice e pedagoga italiana Gemma Giovannini (Firenze, 1851 – ivi, 1909). La biografia e la produzione culturale di questa figura poco nota sembrano rivestire un particolare interesse, nella misura in cui consentono riflessioni generali sulla condizione della donna e sull’istruzione femminile nell’Italia liberale.

Abstract english

Gemma Giovannini and the female education in liberal Italy

This contribution is about the Italian writer and pedagogue Gemma Giovannini (Florence, 1851 – ivi, 1909). The biography and the cultural production of this lesser-known figure seem to be of particular interest, as long as they allow to wider reflections about the condition of women and the female education in liberal Italy

Nel nostro contributo ci concentreremo sulla figura di una educatrice e scrittrice, Gemma Giovanni (Firenze, 1851 – ivi, 1909), nota a chi studia il Risorgimento da una prospettiva di genere in quanto autrice dell’opera Italiane benemerite del Risorgimento nazionale (1907), la quale ben rappresenta il pensiero di molte intellettuali donne provenienti dall’ambiente moderato-borghese toscano e, pure, esprime riflessioni originali sulla condizione delle italiane della sua epoca.

Fra 1850 e 1870 in tutta Europa, a partire dalla pubblicazione di alcune opere di grande risonanza, come The subjection of women di Stuart Mill, si sviluppò un vivace dibattito sul ruolo della donna e sulla sua educazione, che conservatori, da una parte, e emancipazionisti, dall’altra, impegnati in una vera e propria knowledge war (Offen 2000, 126).

In Italia, dopo la diffusione, durante il Risorgimento, di una “retorica della maternità” che esaltava il sostegno morale e materiale delle genitrici dei patrioti a favore della causa, un impegno, però, speso nelle retrovie in assenza di autonoma iniziativa politica (De Longis 1991; D’Amelia 2011), i primi decenni post-unitari furono segnati da un crescente interesse per i problemi inerenti l’istruzione femminile in un contesto essenzialmente conservatore che attribuiva alla donna la funzione di nutrice-educatrice (De Giorgio 1992; Bravo 2001; Soldani 2010).

La figura della maestra, in particolare, avrebbe dovuto contribuire in maniera determinate a “fare gli italiani”, trasmettendo agli alunni l’attaccamento alla nuova patria ed i valori civici condivisi dalle classi dirigenti, acquisendo poche semplici nozioni presso le scuole normali (Soldani 1994; Covato e Sorge 1994; Genovesi 2003; Betti 2014).

Nel capoluogo toscano l’attenzione al tema dell’educazione delle donne e per le donne fu particolarmente intensa: la città era già sede di una scuola normale femminile (inaugurata nel 1869) e di uno dei primi Istituti femminili superiori di Magistero quando, nel 1877, alcune conferenze stimolarono un dibattito sull’istruzione femminile superiore che trovò spazio sulle pagine del quotidiano locale “La Nazione” e vide la partecipazione appassionata di Pasquale Villari (Raicich 1989; Carranante 2004).

Gemma Giovannini, allora ventiseienne, contribuì seppur indirettamente a questa stagione di riflessione pubblicando a Firenze il volume Dell’educazione della donna: suggerimenti e consigli, nel quale tratteggia il suo modello educativo femminile ideale, partendo da temi di carattere pedagogico e ampliando la trattazione agli aspetti principali del ruolo della donna in famiglia e società.

Prima di approfondire gli aspetti principali del modello femminile proposto da Gemma Giovannini nei suoi scritti, ci sembra opportuno offrire un sintetico quadro delle sue vicende biografiche e della sua attività intellettuale.

Il primo compito si presenta particolarmente arduo, poiché né le notizie raccolte nelle fonti bibliografiche consultate, né l’epistolario conservato presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze (nel quale è raccolta la corrispondenza a lei diretta e materiali a stampa pervenuti per lascito testamentario della stessa Giovannini1 permettono di gettare piena luce sulle tappe principali dell’esistenza della fiorentina, e, soprattutto, non consentono di appurare se la Giovannini frequentò le scuole normali, o se svolse effettivamente l’attività di precettrice o insegnante.

Confrontando le diverse fonti, possiamo ricostruire che Gemma Giovannini, nata a Firenze il 24 agosto 1851 da Giovanni, esponente della media borghesia fiorentina, e Livia Franchini, crebbe nel capoluogo toscano con la sorella Bianca, anch’essa scrittrice ed esperta di stenografia, dedicandosi precocemente all’attività letteraria e pubblicistica (Greco 1875, Mancini 1876; De Gubernatis 1905; Rovito 1915; Casati 1921; Villani 1922; Casati 1925; Bandini Buti 1944; Casalena 2003).

All’età di 35 anni Gemma sposò Giuseppe Francesco Magonio (Pisa, 1842), di professione negoziante ed autore di alcuni componimenti pubblicati sull’“Almanacco delle Dame”, che, come vedremo, fu diretto per oltre un ventennio dalla nostra autrice.

Successivamente al matrimonio la Giovannini trascorse lunghi periodi alla Spezia, tornando poi a risiedere prevalentemente a Firenze e Milano, città nelle quali trovò costantemente nuove opportunità per valorizzare i suoi molteplici interessi culturali (Bandini Buti 1944; Casalena 2003).

Mentre le notizie strettamente biografiche sulla Giovannini sono relativamente scarse, possiamo agevolmente ricostruire le tappe principali della sua formazione e della sua attività culturale, a partire dalla prima giovinezza, durante la quale seguì un percorso di studio breve e disordinato, in parte ricorrendo ad un precettore religioso assunto dal padre e dedicandosi, parallelamente, a quelle attività di artigianato artistico tipicamente femminili ritenute essenziali nella formazione delle giovani (Mancini 1876).

Sin dalla prima infanzia la Giovannini manifestò una spiccata vocazione letteraria, peraltro incoraggiata dalla famiglia e, nel 1859, debuttò come narratrice pubblicando il racconto di genere patriottico Le Viole sulle pagine della prestigiosa rivista “Letture di famiglia”, diretta da Pietro Thouar (Mancini 1876; Bandini Buti 1944; Casalena 2003).

Negli anni successivi la Giovannini si cimentò in diversi generi letterari, componendo numerosissimi racconti e poesie, comparsi su alcune delle maggiori riviste italiane dell’epoca2, un discreto numero di romanzi3, alcune commedie4 e due monografie di carattere storico (Giovannini 1900; 1907).

In parallelo alla carriera di narratrice, la Giovannini si dedicò al giornalismo, pubblicando numerosi articoli su temi di attualità, legati per lo più alla condizione femminile, e, soprattutto, assumendo dal 1879 al 1883 la direzione della rivista per l’infanzia “Il Nonno”, e, dal 1876 al 1895, quella del prestigioso “Almanacco delle Dame” (Franchini et al. 2007).

La vastità degli interessi culturali di Gemma Giovannini sottende un filo conduttore principale, costituito dalla costante attenzione al tema dell’educazione femminile, che trovò piena espressione nell’opera Dell’educazione della donna: suggerimenti e consigli.

Nel testo, suddiviso in capitoli tematici, si alternano sezioni di carattere saggistico, che si rifanno in parte alle teorie di alcune figure di riferimento per l’ambiente cattolico-moderato in età liberale, tra le quali Niccolò Tommaseo e la pedagoga Caterina Franceschi Ferrucci5.

La scelta dei personaggi citati ad esempio per l’educazione delle giovani, la gamma dei temi trattati, lo stile coinciso e piano nonostante la presenza di alcune concessioni al lirismo, riassumono già i caratteri della produzione letteraria della Giovannini e anticipano in parte il percorso da lei seguito nei decenni successivi.

Introducendo il proprio lavoro nelle Due parole ai lettori l’autrice chiarisce che non intende “proporre una riforma sociale e molto meno una rivoluzione” e rifiuta esplicitamente l’etichetta di “emancipatrice” (Giovannini 1877, 10). Ad un attento esame, tuttavia, l’opera non sembra strettamente riconducibile alle posizione espresse dal moderatismo cattolico, e, al contrario, riecheggia in alcuni passi le affermazioni delle emancipazioniste coeve all’autrice, tra le quali figurava Alaide Gualberta Beccari, legata da rapporti di amicizia con la Giovannini, come testimoniato dal suo epistolario.

Gli stessi movimenti femminili cosiddetti “radicali” attivi in quegli anni, del resto, qualificavano il loro concetto di “rivolgimento sociale” in termini di una “rivoluzione pacifica, senza urti né scosse violente” (Beccari 1876, citata da Buttafuoco 1989, 376).

La stessa Giovannini si pone al di fuori del dualismo conservatori-progressisti avvicinandosi, piuttosto, alle posizione del domestic feminism nella sua visione paritaria dei rapporti di genere, basata sulla convinzione che uomo e donna sono entrambi generati dall’atto creativo di Dio e dunque condividono “le stesse aspirazioni, gli stessi diritti” ma pure lo stesso “obbligo di cooperare al bene universale” (Giovannini 1877, 13).

Dal punto di vista pedagogico, peraltro, la Giovannini aderisce ad una visione tradizionalista laddove finalizza l’educazione della donna all’assolvimento della sua naturale vocazione educativa:

“fatta l’Italia facciamo gli Italiani, fu detto un giorno […] però prima di tutto facciamo, cioè educhiamo la donna. Di qui soltanto conviene incominciare, poiché è da lei che verranno i futuri italiani, è sulle sue ginocchia che i futuri cittadini, i futuri eroi, riceveranno le prime impressioni, le prime lezioni” (Giovannini 1877, 10-11).

L’autrice, nello stesso tempo, si avvicina a posizioni progressiste nel ribadire più volte che, coltivando le proprie capacità intellettuali, la donna ha la possibilità di affrontare con successo molteplici ruoli sia in famiglia che nella sfera pubblica, ostacolata in questo dall’inadeguatezza del sistema educativo vigente (Giovannini 1877, 84-85).

Più oltre la Giovannini, rifacendosi alle dottrine pedagogiche di Giulia Molino Colombini6, Erminia Fuà Fusinato7 e agli scritti di Cesare Balbo, esalta in particolare le capacità lavorative della donna e propone una lista di occupazioni particolarmente adatte alla sua indole, che comprende gli impieghi femminili maggiormente diffusi nella sua epoca (“maestra di scuola, levatrici, sarte, modista […] medico per le donne ed i bimbi”) (Giovannini 1877, 26-27).

Nello stesso tempo, ritiene opportuno che, quando le condizioni materiali e le doti personali lo permettano, la fanciulla sia educata in modo tale da

“farne qualcosa di più di una sarta, di una modista, o di una ricamatrice; invece di annullarla in casa […] indirizzarla in una carriera, che possa recarle occupazione, sollievo, vantaggi […] e non mi si venga qui a vantare dai retrogradi, la poetica vista della donna occupata a far calze, a detrimento della donna assorta in occupazioni più lucrative!” (Giovannini 1877, 81-82).

Le madri, in particolare, hanno il dovere di introdurre le figlie agli aspetti positivi e negativi del vivere sociale, fungendo loro da “confidenti e consigliere” curando, del pari la propria preparazione attraverso una continua consuetudine con lo studio (Giovannini 1877, 60).

Questa visione è riproposta in una delle opere scritte dalla Giovannini nella maturità, Italiane Benemerite del Risorgimento nazionale attraverso numerosi esempi di donne che coniugarono doveri familiari e impegno intellettuale, tra le quali Massimina Fantastici Rosellini (Firenze 1789 – Lucca 1859), scrittrice di opere per adulti e per l’infanzia e animatrice di uno dei più noti salotti fiorentini degli ultimi anni del Granducato, ritratta intenta a “vigilare gli studi (delle figlie) pur essa studiando” (Giovannini 1877, 29).

Sulla questione del matrimonio, l’autrice, partendo da alcuni passi dell’amico Paolo Mantegazza, che pure è solitamente ricordato per le sue chiusure sull’emancipazione femminile, ribadisce nuovamente come il possesso di solide basi culturali, garantendo autonomia e capacità di giudizio, costituisca il presupposto per unioni libere e basate sui reciproci sentimenti piuttosto che sull’interesse, e auspica che “le fanciulle studino prima, poi riflettano e si emancipino” (siamo in presenza di uno dei rarissimi utilizzi del verbo emancipare da parte dell’autrice) (Giovannini 1877, 168)8.

Queste riflessioni conducono l’autrice a proporre una divisione in categorie delle donne italiane che, tra il serio e il faceto, distingue tra “massaie”, dedite esclusivamente ad occupazioni domestiche e prive di stimoli culturali; “farfalle”, interessate solo all’esteriorità, e una terza classe ideale di “donne da casa e donne colte ed educate” nelle quali le virtù domestiche sono congiunte a quelle intellettuali, scarsamente apprezzate da quella quota maggioritaria della popolazione maschile che nella scelta della propria compagna di vita privilegia l’estetica a scapito dell’interiorità (Giovannini 1877, 158-159).

L’autrice ritiene comunque che nella sua epoca, nonostante il permanere di forti pregiudizi verso le capacità femminili, si stia assistendo ad un progresso nella “felicità individuale e coniugale delle donne”, ed in particolare delle “donne italiane, ora occupate, ora educatrici, ora lavoratrici, e salve le eccezioni non più servite”, divenute “utili a loro stesse, alla famiglia, alla patria” (Giovannini 1877, 86-88).

Del resto negli stessi anni anche Anna Mozzoni, il personaggio forse più noto del movimento emancipazionista italiano, utilizzava accenti simili nell’opuscolo Della liberazione della donna, laddove identificava nell’istruzione il presupposto per la conquista dell’indipendenza economica e morale da parte delle donne (Mozzoni 1975).

Tuttavia, mentre l’impegno della Mozzoni si svolgeva all’insegna dell’adesione al socialismo, la Giovannini assegnava una funzione importante alla religione: guidate dall’insegnante, le giovani alunne avrebbero imparato a “studiare la natura e conoscere ed amare il creatore”, accantonando le superstizioni, le inutili ritualità e soprattutto la mortificazione dell’esistenza umana connessa ai vecchi metodi dell’istruzione ecclesiastica, pur adottando una condotta coerente con i valori più profondi del cristianesimo (Giovannini 1877, 40).

L’adesione ai valori del cattolicesimo, infatti, per l’autrice è perfettamente compatibile con l’adozione di un sistema educativo di matrice laica, coerente con l’originale disegno di stampo cavouriano piuttosto che con il generale predominio dell’istruzione religiosa che si registrava all’epoca tra le classi medio alte.

Il sistema di valori fatto proprio dalla Giovanni assegnava un ampio spazio, oltre che all’elemento religioso, al sentimento patriottico, coerentemente con la concezione dominante nella classe dirigente italiana dell’epoca liberale della quale abbiamo accennato9.

Nella parte conclusiva dell’opera, la Giovannini dedica alcune riflessioni sui pregiudizi nei confronti delle capacità intellettuali e sociali della donna, generati, a suo dire, in parte dal bigottismo religioso e in parte dalla tendenza maschile a considerare le esponenti dell’altro sesso come prede anziché come compagne.

La lotta conto gli stereotipi femminili per l’autrice, che qui si rifà nuovamente alle teorie di Carlotta Ferrari10, deve partire dalle stesse donne, anche in questo caso per mezzo dell’educazione: occorre “rigenerare fondamentalmente l’educazione morale e materiale della donna, nel pensiero anche, che rigenerando quella di lei, si rigenera quella della società alla quale è predestinata prima maestra” (Giovannini 1877, 95-96).

Nelle pagine finali del volume Dell’educazione della donna la stessa autrice offre uno sguardo d’insieme sul suo modello femminile ideale, improntato alle tre virtù di “costanza, fermezza, energia”, precisando che “tocca alla madre inculcar nei figli la costanza nello studio, l’energia negli atti e nelle azioni, a lei il raccomandarli la fermezza nei propositi, nelle determinazioni” (Giovannini 1877, 110).

Secondariamente, la fiorentina raccomanda agli educatori di stimolare nelle alunne anche doti morali “passive” legate a modelli femminili più tradizionali, come la modestia, necessaria a far si che la donna appaia “amabile, e sia ricercata e gradita” (Giovannini 1877, 124), e la rassegnazione, poiché “la donna, per la sua posizione sociale, è più esposta a vedere dileguarsi qual fumo i sogni più belli, più rosei della sua vita; è costretta a subire le più crudeli torture per i suoi affetti” (Giovannini 1877, 130).

Coerentemente a questa visione ambivalente della donna, che guarda a nuovi traguardi pubblici pur nel rispetto dei valori tradizionali, la Giovannini puntualizza che

“educazione e progresso, non vogliono dire inversione dei doveri naturali, come qualche oscurantista finge di credere. […] Tutti, uomini e donne, abbiamo sulla terra la stessa missione, quella del comune perfezionamento, tutti dobbiamo riuscire al medesimo risultato, al bene; ma le strade da seguirsi per giungervi sono due, e ognuno conviene si mantenga su quella tracciatagli” (Giovannini 1877, 170-171).

L’autrice, dunque, contrariamente alle esponenti del femminismo radicale a lei coevo, non reclama una parità che annullerebbe le capacità femminili ma, al contrario, esalta le differenze tra i generi come presupposto di uno sviluppo armonioso della società, in questo avvicinandosi nuovamente al domestic feminism.

Se confrontiamo il testo sull’educazione delle donne con le altre due opere saggistiche scritte dalla Giovannini in età matura, Le donne di Casa Savoia dalle origini ai giorni nostri e Italiane benemerite del Risorgimento nazionale, testi riconducibili al citato genere dei cosiddetti Plutarchi al femminile (Porciani 1989; Ascenzi 2009) che videro la luce in un momento storico profondamente mutato, possiamo apprezzare un’evoluzione nei caratteri del modello femminile proposto dall’autrice.

Mentre in Dell’educazione della donna, in virtù del carattere manualistico del testo, si elargiscono prevalentemente indicazioni per adattare l’istruzione e la formazione professionale al contesto sociale che si dà per dato, nell’opera Italiane benemerite, soprattutto, si esaltano più volte figure di donne che, partendo da umili origini, si sono distinte nella società esclusivamente grazie alla determinazione individuale e all’apprendimento autodidatta.

Le monografie storiche, peraltro, confermano la centralità che il tema dell’educazione femminile rivestì per l’autrice, poiché i profili delle donne di casa Savoia e delle eroine del Risorgimento offrono uno spazio preponderante alla formazione delle protagoniste o alla loro attività di educatrici tra le mura domestiche e in società, tanto più che le stesse Italiane benemerite ritratte dalla Giovannini furono in buona parte pedagoghe. Le tre monografie della Giovannini, inoltre, sono accomunate dalla critica ai metodi educativi retrivi adottati da buona parte delle istituzioni educative religiose e laiche.

Rispetto alla sua produzione successiva, ne Dell’educazione della donna l’autrice, rifacendosi alle teorie delle più note pedagogiste dell’epoca contestualizzate ed applicate criticamente, insiste specificatamente sulla funzione dell’educazione nel consolidamento delle vocazioni connaturate al genere femminile. Solo valorizzando gli elementi peculiari dell’identità femminile, suggerisce Gemma Giovannini, sarà possibile diffondere un modello di donna autonoma e realizzata grazie alle sue capacità intellettuali, applicate tanto alla sfera domestica che a quella pubblica.

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1897b L’Ultima Rosa, Torino, Giulio Speirani e figli

1898 Dopo un verdetto, Torino, Giulio Speirani e figli

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Siti consigliati

Catalogo on line della mostra Educatrici dell’Italia Unita, ospitata dal Museo storico della didattica “Mauro Laeng” presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Roma Tre (5 novembre-15 dicembre 2011)

http://host.uniroma3.it/laboratori/museodidattica/documenti/educatrici.pdf

Elenco completo dei volumi pubblicati a cura dell’Archivio centrale dello Stato nella serie Fonti per la storia della scuola, completo di link agli indirizzi ai quali scaricare i singoli volumi, consultabile sul sito Filosofia e storia, repertorio è curato da Elena Franchini, in servizio presso la Biblioteca di Filosofia e storia dell’Università di Pisa.

http://filstoria.hypotheses.org/10430

L’Italia al femminile, di Simonetta Soldani, voce enciplodeica on-line dall’opera L’unificazione (2011) consultabile nel portale dell’Enciclopedia Treccani

http://www.treccani.it/enciclopedia/l-italia-al-femminile_(L’Unificazione)/

Full text dell’opera di G.emma Giovannini Le donne di Casa Savoia

https://archive.org/stream/ledonnedicasasav00giov/ledonnedicasasav00giov_djvu.txt

Annali on line dell’università degli Studi di ferrara – sezione di Storia dell’educazione e della politica scolastica, nella quale sono liberamente scaricabili saggi sui temi trattati in questo contributo

http://annali.unife.it/index.php/SEPS/index

Biografia

Elisa Tizzoni (La Spezia, 1983) ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia presso l’Università di Pisa; ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Firenze e altre istituzioni culturali (Museo di Storia naturale di Udine, Società di studi geografici). I suoi interessi di ricerca riguardano prevalentemente la storia delle istituzioni e la storia culturale.

Biography

Elisa Tizzoni (La Spezia, 1983) got her PhD in contemporary History at the University of Pisa; she worked as a researcher at the University of Florence and other cultural institutions (Museo di Storia naturale di Udine, Società di studi geografici). Her research interest are mainly in the field of institutional and cultural history.

1 Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, 7 giugno 1910.

2 Nei suoi testi narrativi la Giovannini sperimentò tutti i generi maggiormente in voga all’epoca (racconto o romanzo storico, edificante, esotico ecc.); tra i racconti più noti citiamo: Leggenda dei mughetti, Memorie e voti, L’Oasi e I Capricci della sorte, usciti sulle pagine de “Il Corriere Italiano di Firenze”, nei quali il sentimento religioso risulta predominate; Dante di Santa Flavia, galleria di personaggi illustri, pubblicato sul prestigioso “Fanfulla”; ai testi citati si aggiungono numerosi altri racconti usciti su “La Viola del pensiero”, “Missione della donna”, “Mondo elegante”, “Guida degli Scolari”, “Enciclopedia popolare”, e raccolte di racconti, le principali delle quali furono Sfumature (Cellini, Firenze 1874) e La vita qual’è: bozzetti e racconti (Brigola, Milano 1881).

3 Il voto della morta e L’Ultima Rosa, entrambi del 1897; Dopo un verdetto, 1898, Predestinata, 1899, tutti pubblicati dalla casa editrice torinese Giulio Speirani e figli.

4 Il testo teatrale più significativo è Torniamo all’antico: commedia in due atti per sole donne (1987).

5 Caterina Franceschi Ferrucci (Narni, 1803 – Firenze, 1887), si distinse come pedagogista, narratrice e patriota; nel 1871 fu la prima donna ad assumere la carica di socio corrispondente dell’Accademia della Crusca (Chiari Allegretti 1922).

6 Personaggio di primissimo piano del Risorgimento piemontese, nonché intellettuale di primo livello, Giulia Molino Colombini (Torino, 1812 – ivi, 1879) si impegnò a favore della promozione dell’educazione della donna sia a livello teorico, pubblicando diverse opere pedagogiche, che sul campo, fondando diversi istituti di istruzione femminile (Grosso 1993, 61).

7 Erminia Fuà Fusinato (Rovigo, 1834 – Roma, 1876), moglie del noto poeta e patriota Arnaldo Fusinato, ricoprì cariche di prestigio tra le quali quella di Direttrice della Scuola Superiore femminile della Palombella, a Roma, e pubblicò numerose opere di carattere pedagogico e poetico (Lezzi 2008); la sua biografia è inclusa tra quelle raccolte in Italiane Benemerite del Risorgimento nazionale.

8 Anche nel romanzo della Giovannini Dopo un verdetto (Speirani & figli, Torino 1899), intricata storia delle vicende familiari e amorose di un giovane avvocato, l’incipit registra un utilizzo negativo dell’aggettivo “emancipata”, in un passo dove, parlando della condotta “un poco discutibile” di due coinquiline di mezz’età, si afferma che esse “ostentavano arie da emancipate, da indipendenti”.

9 “Leggano le giovinette italiane i fasti dei loro antenati, modellino su quelli la loro condotta, imparino a ripeterli fra le domestiche mura ai padri, ai fratelli, agli amanti, e la prosperità di questo bel paese sarà assicurata da loro stesse” (Giovannini 1877, 52).

10 Carlotta Ferrari (Lodi, 1831 – Bologna, 1907), musicista di fama, poetessa e patriota, profuse il suo impegno pedagogico sostenendo l’importanza dell’insegnamento curricolare della religione (Cazzulani 1992).

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