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Posted in Laboratorio, Numero 28 - Febbraio 2012, Numero 28 - Laboratorio, Numero 28 - Rubriche

La memoria del territorio tra natura e cultura. Un’esperienza nel Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

La memoria del territorio tra natura e cultura. Un’esperienza nel Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola

di Stefano Piastra

Abstract

L’articolo illustra il progetto “Arca della Memoria”, sviluppatosi tra 2010 e 2011 sotto l’egida del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, area protetta estesa nel basso Appennino romagnolo, tra le province di Bologna e Ravenna, appartenente al sistema della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di un database di interviste filmate, di livello professionale, a chi ha vissuto sui gessi romagnoli precedentemente al loro spopolamento. Tale archivio audiovisivo è incentrato in primo luogo sui rapporti uomo-ambiente e sui forti condizionamenti storicamente imposti dall’affioramento evaporitico alla popolazione locale. Accanto agli aspetti tecnici e contenutistici del progetto, il saggio analizza le strategie di comunicazione e fruizione adottate, sottolineando la duplice valenza del lavoro svolto: da un lato, conservazione e trasmissione di un patrimonio di memorie orali a carattere storico-geografico altrimenti destinato a scomparire nei prossimi anni; dall’altro, rafforzamento dell’identità locale e riscoperta delle radici del territorio, specie tra gli studenti e le giovani generazioni.

Abstract english

This essay deals with the Project “Ark of Memory”, which was developed between 2010 and 2011 under the aegis of the “Vena del Gesso Romagnola” Regional Park, a protected area located in the lower Apennines of the Romagna region between the provinces of Bologna and Ravenna, belonging to the Emilia-Romagna Authority Nature Conservation Network. The project consists in a database of professional videotaped interviews to the people who lived in this territory before its depopulation. The archive is focused on man-environment interactions and on the limits that this region forced on men and their activities. Besides technical and thematic issues, this article analyzes the communication and fruition strategies here adopted, underlining the double dimension of the work: from one hand, the conservation of a threatened oral heritage, characterized by geo-historical importance; from the other, a strengthening of the local sense of identity and a re-discovery of the “roots” of the territory, in particular among the students and the young generations.

Introduzione

La Vena del Gesso romagnola (fig. 1), estesa nel basso Appennino imolese e faentino a cavallo delle province di Bologna e Ravenna, rappresenta una delle massime emergenze paesistiche regionali. Tale dorsale è infatti caratterizzata da morfologie del tutto diverse da quelle delle aree limitrofe, riunendo, nello spazio di poche centinaia di metri in linea d’aria, habitat molto variegati tra loro (ambienti spiccatamente mediterranei, ambienti fresco-umidi, forre).

Le aspre forme del rilievo si ricollegano in primo luogo alla sua natura evaporitica, frutto della cosiddetta “Crisi di Salinità” che interessò il Mediterraneo durante l’età messiniana (6-5,6 milioni di anni fa): essendo il gesso una roccia carsificabile, l’affioramento non presenta un reticolo idrografico superficiale ed è quindi poco soggetto a processi erosivi e di demolizione, mentre al contrario il sottosuolo è ricco di cavità naturali prodotte dalla dissoluzione chimica dell’ammasso roccioso, le quali assorbono e drenano a valle le precipitazioni (fenomeno cosiddetto dell’“inversione del rilievo”) (Lucci, Rossi 2011).

Una simile diversità di ambienti non poteva non influenzare il popolamento vegetale e animale, creando le condizioni per vere e proprie peculiarità biologiche.

Ma, accanto ai valori naturali, esiste un’importante dimensione storico-culturale della Vena del Gesso, incentrata sui pesanti condizionamenti che la dorsale evaporitica ha storicamente imposto all’uomo (Piastra 2007). Basti pensare alla natura dei suoli, assolutamente poco fertili, o alla difficoltà di reperire acque potabili (quelle caratterizzate da circolazione carsica risultavano infatti quasi imbevibili a causa dell’alta percentuale di solfati disciolti), oppure ancora alla vocazione all’attività estrattiva.

Dopo una lunga battaglia protezionistica (Piastra 2008), a partire dal 2005 tale territorio, scarsamente antropizzato in quanto spopolatosi tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, è stato ricompreso all’interno di un parco regionale esteso su sei comuni (Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice, Riolo Terme, Casola Valsenio, Brisighella).

L’“Arca della Memoria” è stato uno dei primi progetti di valorizzazione messi in cantiere dall’ente parco: si tratta di un archivio di interviste filmate relativo a chi ha vissuto sulla Vena precedentemente al suo spopolamento, focalizzato sui rapporti uomo-ambiente nei gessi romagnoli (tema da tempo al centro dell’attenzione dei geografi: Varani 1974).

La finalità dell’operazione è duplice: da un lato, salvare un patrimonio di memorie orali a carattere storico-geografico che, a breve, sarebbe altrimenti destinato a scomparire per sempre assieme alle vecchie generazioni, testimoni di una Vena del Gesso ormai consegnata ai libri; dall’altro, un rafforzamento dell’identità locale e una riscoperta delle radici del territorio, specie tra gli studenti e le giovani generazioni, i quali, qui come in numerosi altri contesti, hanno ormai scarsa consapevolezza delle matrici ambientali e storico-culturali dell’area in cui vivono.

Il progetto “Arca della Memoria”

Il progetto “Arca della Memoria”, sviluppatosi tra 2010 e 2011, ha preso le mosse da esperienze analoghe portate avanti in ambito regionale. Ci riferiamo in primo luogo alla “Banca della Memoria”, nata sotto l’egida del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e dedicata alle popolazioni montane del crinale tosco-romagnolo (Anonimo 2008), e all’“Archivio delle Voci”, promosso dalla cattedra di Storia sociale del Polo Scientifico-didattico di Rimini dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e incentrato invece sull’area montefeltrana, a cavallo tra Emilia-Romagna e Marche (http://www.archiviodellevoci.eu/). Un altro caso interessante di progetto multimediale dedicato alla memoria del territorio (questa volta più vicino però ad un concetto documentaristico che ad uno di database) ha inoltre recentemente riguardato le pinete ravennati, nella loro duplice valenza di patrimonio naturale e culturale (Montanari, Tonelli 2006).

Nel tentativo di non replicare pedissequamente quanto già realizzato, ma piuttosto di adattare il modello al contesto in oggetto in coerenza con gli obiettivi del parco, è emerso il convincimento di dover realizzare non un “semplice” archivio, all’interno del quale le interviste erano visionabili integralmente come un continuum, ma un archivio pienamente fruibile, interrogabile attraverso parole-chiave ed esteticamente accattivante per una utenza generalista e scolastica. Risultava quindi fondamentale il ricorso a riprese digitali in Full HD e successivo montaggio professionali, in modo da eliminare rumori di sottofondo, pause, ripetizioni, sezioni non pertinenti all’argomento trattato e aggiungere animazioni grafiche e sottotitoli. Allo stesso tempo, nell’ottica sopraesposta, l’obiettivo cui tendere non era quello di un database esaustivo e il più ampio possibile, quanto piuttosto quello di un blocco compatto e selezionato di testimonianze realmente significative, incentrate in pieno sulla Vena del Gesso romagnola.

Partendo da questi presupposti, la parte tecnica relativa alle riprese è stata affidata a un regista, mentre riguardo alle interviste si è scelto un numero limitato di testimoni privilegiati (17), sia uomini che donne (in modo da sottolineare eventuali aspetti specifici legati al genere), diversificandone il più possibile luogo (in riferimento ai diversi settori della Vena) e anno di nascita (tra gli anni ’10 e i primi ’40 del Novecento) e mestiere praticato, dando particolare rilievo alle attività direttamente connesse o influenzate dal gesso, in primis l’agricoltore e il cavatore, localmente detto “gessarolo”.

Riguardo alla location delle interviste, si sono alternate riprese tradizionali “al chiuso” con riprese all’aperto, nell’ambito delle quali gli intervistati mostravano “dal vivo” aspetti o elementi di cui trattavano a parole (fig. 2).

Il database sin qui realizzato non va considerato come un sistema chiuso e statico, ma è invece pensato come un archivio espandibile, potendo cioè essere arricchito con eventuali nuove interviste caricate sulla stessa piattaforma.

Accanto all’archivio digitale vero e proprio, in futuro, nell’ambito del progetto “Arca della Memoria”, è inoltre previsto di estrapolare i passi più significativi, dando vita, assieme a riprese in esterno e fotografie storiche, a un breve documentario.

I temi del database

Le interviste confluite nell’archivio digitale hanno riguardato, in una prospettiva storica, i condizionamenti imposti dai gessi rispetto all’insediamento e alle attività umane.

In tale ambito, il tema della casa rurale tradizionale ha avuto grande spazio, venendo analizzato in riferimento ai materiali da costruzione utilizzati, alle scelte ubicative, al numero e alle caratteristiche degli annessi (cfr. Piastra 2011). È così emerso come fosse frequente l’utilizzo di piccole cavita naturali, opportunamente adattate, come cantine oppure come magazzini rupestri.

In relazione alla vita quotidiana, il problema maggiore per chi viveva sulla Vena del Gesso era forse costituito dall’approvvigionamento idrico potabile. Trattandosi di un’area carsica in rocce evaporitiche, la Vena ospita infatti acque non potabili, a causa dell’alta percentuale di solfati disciolti. Dalle interviste, è attestato come in passato la popolazione locale utilizzasse ugualmente (e a rischio della salute) tali risorse idriche (fig. 3), oppure bevesse acque piovane raccolte in apposite cisterne. In quest’ultimo caso, si tratta di una forma di adattamento tipica del mondo mediterraneo, comune ad esempio nel Mezzogiorno italiano, in Africa settentrionale o in Grecia (emblematico il caso della città bizantina di Monemvasia, nel Peloponneso: Kalligas 1986), specie in ambiti insulari (si pensi a Pantelleria: Mantellini, Castellani 2001), ma che qui in Emilia-Romagna, al confine tra mondo mediterraneo e continentale, risulta assolutamente eccentrica e raggiunge una delle sue attestazioni più settentrionali.

La scarsa fertilità dei terreni gessosi ha poi originato, come delineato da varie testimonianze orali, un uso agricolo preferenziale del fondo delle doline, morfologie carsiche superficiali dove l’humus era maggiore, e uno sfruttamento intensivo della Vena, nell’ambito del quale ogni spazio disponibile, anche il più piccolo, veniva conquistato all’agricoltura attraverso un taglio sistematico della vegetazione: per questo motivo, concordemente a quanto documentato dalle fotografie storiche (fig. 4), un tempo la Vena del Gesso romagnola appariva molto più spoglia rispetto ad oggi (fig. 5).

Se l’agricoltura risultava fortemente limitata dalla natura gessosa dei terreni, il substrato evaporitico facilitava al contrario un suo sfruttamento minerario in relazione all’impiego del gesso come materiale da costruzione e, una volto cotto e macinato in apposite fornaci, come legante. Le attività estrattive, iniziate in età romana, videro una progressiva espansione attraverso le varie epoche storiche, sino a raggiungere la loro acme in età contemporanea, quando la Vena del Gesso si poneva come vero e proprio distretto minerario. In tale ambito, l’“Arca della Memoria” documenta, sulla base della viva voce dei protagonisti, la fondamentale transizione, avvenuta nel secondo dopoguerra, da siti estrattivi a bassa tecnologia e scarso impatto sull’ambiente, dove le condizioni di lavoro erano comunque durissime e pericolose (fig. 6), a siti industriali, altamente meccanizzati e a forte impatto ambientale, di cui la cava di Monte Tondo (Riolo Terme), tuttora attiva e oggi la più grande a livello europeo in riferimento al gesso, rappresenta il caso più evidente.

Un importante nucleo tematico del progetto ha poi riguardato il passaggio del fronte durante la Seconda guerra mondiale, che, com’è noto, stazionò a lungo in corrispondenza dell’asta del Torrente Senio. In quei drammatici mesi, parte della popolazione civile sfollata trovò rifugio proprio all’interno delle grotte della dorsale evaporitica.

Accanto ad aspetti materiali, le interviste dell’“Arca della Memoria” prendono in considerazione, utilizzando la nota suddivisione Unesco, anche aspetti culturali immateriali, quali il folklore. Sulla Vena del Gesso, esso ruotava in gran parte attorno alle cavità naturali, da sempre circondate da un alone di mistero. La leggenda più famosa, immortalata anche da opere letterarie e teatrali (Costa 1906; Zama 1929), era quella della Grotta del re Tiberio, una risorgente carsica fossile presso Monte Tondo, il cui toponimo sarebbe derivato dall’Imperatore romano, il quale si sarebbe nascosto a lungo, ma inutilmente, al suo interno per sfuggire ad una profezia che lo voleva morto a causa di un fulmine. Grazie alle testimonianze orali raccolte, è stato dimostrato come in passato la leggenda fosse così famosa sulla Vena da essere persino oggetto di una “duplicazione”, venendo collegata anche ad una seconda cavità omonima, alla base della rupe di Tossignano.

Fruizione, finalità e destinatari del progetto

Successivamente alle fasi di realizzazione tecnica e montaggio, risultava altrettanto importante dare la massima visibilità al database dell’“Arca della Memoria”, allo scopo di superarne una concezione “museale” o comunque elitaria per abbracciarne una più ampia di “bene comune” o di “archivio della memoria collettiva”, il più possibile aperto alla cittadinanza.

La sede di fruizione è stata quindi individuata all’interno di uno dei centri-visita del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, il Museo del Paesaggio dell’Appennino faentino, ospitato all’interno della Rocca di Riolo Terme. Si tratta di una sala inaugurata a fine 2011, esterna al percorso museale vero e proprio e come tale, in linea con le linee-guida sopra accennate, accessibile senza dover pagare alcun biglietto d’ingresso (fig. 7). Essa è attrezzata con pannelli esplicativi alle pareti e con una postazione multimediale, dotata di impianto audio professionale, che permette sia la normale visione delle interviste che un’interrogazione del database, tramite un sistema di menu “a discesa”, sulla base di specifiche parole-chiave (ad esempio per singoli toponimi della Vena del Gesso), nuclei tematici (ad esempio l’estrazione del gesso, le leggende, ecc.) o sulla base delle persone intervistate (ad esempio le sole donne, le sole persone più anziane, ecc.). In questo modo sono contemplate sia una fruizione passiva di tipo “cinematografico”, che una attiva funzionale alla ricerca di temi o dati precisi.

L’obiettivo finale di tutto il progetto è, ovviamente, quello di salvare e tramandare, in una prospettiva intergenerazionale, la testimonianza diretta e senza filtri di chi ha vissuto sulla Vena prima della cosiddetta “Grande Trasformazione” novecentesca, contribuendo dunque alla riscoperta dell’identità profonda della comunità locale, direttamente o indirettamente influenzata dai gessi. Si tratta di un’operazione da considerarsi urgente, a maggior ragione in un periodo storico di cambiamenti rapidi e radicali quale quello attuale.

Accanto alla cittadinanza e ai visitatori del parco, le scuole rappresentano ovviamente il fruitore preferenziale dell’“Arca della Memoria”. Tenendo ben presente questo fatto sin dall’inizio, il linguaggio e la terminologia di pannelli esplicativi, interviste e sottotitoli sono stati semplificati, allo scopo di essere comprensibili in continuità dalla scuola primaria, alla secondaria di primo grado, alla secondaria di secondo grado. Gli stessi temi toccati dalle interviste sono stati pensati in un’ottica trasversale a più materie scolastiche, in primis la geografia, sia umana (primaria, secondaria di primo grado e licei) che economica (istituti tecnici e professionali), ma anche la storia (specie quella contemporanea), l’educazione alla cittadinanza, la tecnologia (secondaria di primo grado).

Il documentario legato all’“Arca della Memoria”, in corso di realizzazione, sarà destinato ad un’ampia circolazione anche attraverso la rete, e avrà la funzione di veicolare interesse attorno al progetto, promuovendolo al di fuori del territorio locale.

Biografia

Stefano Piastra è attualmente Professore associato di geografia storica presso la Fudan University, Institute of Historical Geography, Shanghai (RPC), e professore a contratto di geografia umana presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. È autore di un’ottantina tra monografie, saggi in volume, articoli su riviste, dei quali circa 15 in lingua inglese. I suoi studi sono rivolti ai rapporti uomo-ambiente, all’evoluzione del paesaggio, a temi di geografia culturale. Tra gli ambiti territoriali indagati figurano la Romagna, il delta del Po emiliano-romagnolo, l’area balcanica, l’Asia centrale.

Biography

Stefano Piastra, PhD, is currently Associate Professor of Historical Geography at Fudan University, Institute of Historical Geography, Shanghai (PRC), and Professor under contract at the University of Bologna – Faculty of Education (Italy). He published around 80 works, including volumes, chapters in books, papers on journals; among them, 15 approx. were published in English language on international books, conference proceedings and international journals. His studies are dedicated to Man-Environment Interactions, Landscape Evolution and various themes related to Cultural Geography. Piastra’s researches focused on the Northern Italy region of Romagna, the Po river delta area, the Balkan Peninsula, Central Asia.

 

Bibliografia

Anonimo

2008                Banca della memoria per il territorio del Parco, in “Crinali. Notizie dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna”, XV, 33.

Costa L.

1906                La Grotta del Re Tiberio. Dramma leggendario in 3 atti (per soli uomini) con alcuni preliminari storici sulla grotta, Brisighella, Servadei.

Goldoni M., Lucci P. (cur.)

2007                Memorie di Scarburo! Un viaggio al centro della Terra, Bologna, A&B.

Kalligas A.G.

1986                Monemvasia, (Greek Traditional Architecture Series), Atene, Melissa Publishing House.

Lucci P., Rossi A. (cur.)

2011                Speleologia e geositi carsici in Emilia-Romagna, Bologna, Pendragon.

Mantellini S., Castellani V.

2001                Le cisterne come strumento d’indagine territoriale: il caso di Pantelleria, in “Opera Ipogea”, III, 1.

Montanari L., Tonelli R.

2006                Andar per pinete. Testimonianza per immagini voci e suoni del rapporto secolare fra i ravennati e le pinete, II ed., Ravenna, Edizioni del Girasole, Dvd.

Piastra S.

2007                I valori culturali del Parco Regionale della Vena del Gesso romagnola, in Goldoni, Lucci.

Goldoni M., Lucci P. (cur.)

2007                Memorie di Scarburo! Un viaggio al centro della Terra, Bologna, A&B.

Piastra S.

2008                Il Parco Regionale della Vena del Gesso romagnola: i valori ambientali e culturali, il faticoso iter di approvazione, le prospettive di sviluppo locale, in “Natura e Montagna”, LV, 1.

Piastra S.

2011                La casa rurale nella Vena del Gesso romagnola, Quaderni del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola 1, Faenza, CartaBianca.

Varani L.

1974                Evoluzione dei rapporti uomo-ambiente nei Gessi bolognesi e romagnoli, in “Bollettino della Società Geografica Italiana”, s. X, III, 7-12.

Zama P.

1929                La Grotta del Re Tiberio. Leggenda di Monte della Volpe, Faenza, Lega.

Siti consigliati

http://www.archiviodellevoci.eu

http://www.pietrozangheri.it

Progetto “Arca della Memoria”, Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. Supervisione: Eugenio Fusignani (presidente del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola) e Massimiliano Costa (direttore del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola). Ideazione e cura scientifica del progetto: Stefano Piastra (Fudan University, Shanghai – RPC / Alma Mater Studiorum Università di Bologna). Regia e montaggio: Thomas Cicognani (produzione e consulenza cinematografica e audiovisiva). Assistenza logistica: Massimo Vernocchi. Fruizione e allestimento sala multimediale: Atlantide Soc. Coop. Sociale P.A. (http://www.atlantide.net/roccadiriolo). Quasar snc.

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