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Posted in Agenda, Numero 30 - Agenda, Numero 30 - Novembre 2012, Numero 30 - Rubriche

L’artigiano della pace. Una giornata di studi su Dante Cruicchi, Marzabotto, 6 ottobre 2012

L’artigiano della pace. Una giornata di studi su Dante Cruicchi, Marzabotto, 6 ottobre 2012

di Alberto Di Maria 

Sabato 6 Ottobre 2012, nella sala del consiglio del Comune di Marzabotto, si è tenuto un convegno dedicato alla memoria di Dante Cruicchi, intitolato L’artigiano della pace. Dante Cruicchi nel Novecento, organizzato dal Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto in collaborazione con Isrebo (Istituto per la Storia della Resistenza nella Provincia di Bologna) e l’Associazione di ricerca storica e promozione culturale Clionet. L’iniziativa si è svolta nell’ambito delle attività organizzate per il 68° anniversario dell’eccidio di Marzabotto, avvenuto, come è noto, tra la fine di settembre e l’inizio dell’ottobre 1944.

Cruicchi (Castiglione dei Pepoli, 29 luglio 1921-1 aprile 2011) è stato un giornalista, inviato speciale per il quotidiano “Paese Sera” in Africa e Asia, e un apprezzato esponente politico variamente impegnato nelle amministrazioni locali del territorio emiliano: consigliere comunale a Castiglione dei Pepoli e San Benedetto Val di Sambro, consigliere e assessore provinciale a Bologna e sindaco di Marzabotto. Profondamente dedito alla causa della pace e della cooperazione internazionale, è stato inoltre presidente del Comitato per le onoranze ai caduti di Marzabotto, fondatore e guida dell’Unione delle città martiri, ideatore del Parco storico di Monte Sole. Per questo suo impegno pacifista, nel 1987, è stato insignito del premio “Artigiano della pace”, promosso dal Sermig (Servizio Missionario Giovani).

Il convegno – al quale hanno preso parte diversi storici, ricercatori, giornalisti ed esponenti politici – è stato introdotto da un breve intervento di Andrea Marchi, presidente di Isrebo e dai tradizionali saluti delle autorità – del presidente del Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto Valter Cardi, del sindaco di Marzabotto Romano Franchi, della presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti e del consigliere regionale Mario Mazzotti, in vece del previsto intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani – durante i quali è stato anche riportato il messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto per l’occasione, in ricordo dell’eccidio e della figura di Cruicchi. Durante il suo intervento il sindaco Franchi ha annunciato l’imminente intitolazione di una scuola elementare di Marzabotto a Cruicchi.

Il primo relatore a prendere la parola è stato Carlo De Maria dell’Università di Bologna. Nell’intervento si è concentrato sui primi trent’anni di vita di Cruicchi e in particolare sul contesto familiare nel quale è cresciuto. Nato nel 1921 a Castiglione dei Pepoli, all’inizio degli anni Trenta si trasferisce con la famiglia in Francia dove il padre è costretto ad emigrare a causa della sua militanza socialista e lì trascorre l’intera adolescenza. In terra francese si impegna anche nelle sue prime attività politiche, collaborando nel 1936 alla rete di supporto per i volontari che vanno a combattere per la causa della Repubblica spagnola e impegnandosi, nel 1938, nella creazione di un centro giovanile come punto di riferimento per tutti i fuoriusciti dai regimi fascisti europei. Rientrato in patria nel 1939 insieme ai famigliari (una decisione presa in seguito a un prolungato periodo di disoccupazione del padre) viene arruolato nell’esercito e spedito sul fronte balcanico dove, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, è catturato dai tedeschi e deportato in Germania, insieme a centinaia di migliaia di internati militari italiani contrari all’idea di combattere per la Repubblica di Salò. De Maria ha integrato la sua relazione proiettando diverse slides tramite le quali ci ha mostrato le foto del giovane Cruicchi in divisa militare e stralci di alcune toccanti lettere ai familiari ritrovate nel suo archivio personale, attraverso le quali ha cercato di interpretare il suo stato d’animo durante la prigionia in terra tedesca. In quel periodo Cruicchi ci appare determinato a rassicurare i familiari attraverso una fitta corrispondenza nella quale cerca di mostrarsi di umore alto – riferisce informazioni sui pacchi di alimenti che riceve dall’Italia, sulle attività lavorative che lo vedono impegnato e sui progressi compiuti con la lingua tedesca – anche se non mancano passaggi in cui la sicurezza di sé cede il passo alla preoccupazione per le sorti dei familiari. Un passo in particolare, del luglio 1944 – “In questi momenti in cui la guerra si avvicina sempre di più al mio focolare, prego il Signore affinché vi preservi da ogni disgrazia. Mi raccomando non vi allontanate mai da soli, state sempre assieme, non vi separate mai” – ci mostra come Cruicchi abbia una profonda consapevolezza delle dinamiche del conflitto e sembri intuire quanto di terribile, di lì a poco, sarebbe accaduto nel suo territorio di origine, con le rappresaglie ad opera dei nazifascisti. L’intervento si conclude con il racconto del viaggio di ritorno di Cruicchi dalla Germania, nella primavera del 1945 in seguito alla sconfitta del Terzo Reich. Un’esperienza comune a molti deportati dell’epoca, che si sono trovati a dovere percorrere molti chilometri, a piedi o con mezzi di fortuna, per fare ritorno a casa. È del tutto evidente, come ha sottolineato De Maria, come questi primi anni di vita – e in particolare l’esperienza dell’emigrazione in terra straniera, la guerra e la prigionia – siano fondamentali per comprendere gli sviluppi successivi dell’azione del Cruicchi uomo politico, fortemente deciso a sostenere, senza cedimenti, la causa della pace e della cooperazione, nel delicato contesto della guerra fredda.

Il secondo intervento è stato di Riccardo Franchi, un giovane storico marzabottese che, per l’occasione, ha preparato una relazione su l’impegno di Cruicchi nella conservazione della memoria della lotta di liberazione, facendo particolare riferimento ai discorsi pubblici da lui tenuti sul tema. Anche Franchi si sofferma, inizialmente, sui primi anni di vita del giovane Cruicchi e sulla sua esperienza di militante della sinistra antifascista in Francia. L’ipotesi è che sia da individuare proprio in quel periodo la maturazione della concezione della resistenza antifascista come patrimonio comune capace di unire al di là delle ideologie. Non dobbiamo dimenticare infatti che sono gli stessi anni che lo hanno visto impegnato nella realizzazione di un centro giovanile antifascista, dove probabilmente fece esperienza di dialogo con i fuoriusciti delle più diverse tendenze politiche. Secondo Franchi è quello il periodo in cui si forma lo “sguardo internazionale” e si sviluppa la forte esigenza cooperativa che caratterizza l’azione politica di Cruicchi a partire dall’immediato dopoguerra. Sarà poi nel ruolo di sindaco di Marzabotto che il suo discorso pubblico sulla resistenza assumerà i toni di una forte passione civile per ciò che egli definisce “patrimonio morale” di tutti gli italiani. Infatti, Franchi ha messo in evidenza come il carattere unitario della lotta di liberazione – il paradigma antifascista che abbatte gli steccati ideologici – sia costantemente rievocato negli appelli di Cruicchi a una “nuova resistenza” contro la minaccia della violenza terrorista e mafiosa, contro le insidie del razzismo e nella lotta alla corruzione.

In conclusione del suo intervento Franchi ha sottolineato come per Cruicchi la memoria condivisa della resistenza antifascista internazionale deve essere considerata una colonna portante della nascente esperienza unitaria europea, in nome di quella solidarietà tra i popoli che egli ritiene il terreno comune sul quale deve muoversi ogni ipotesi di cooperazione.

Nella terza relazione del convegno, quella di Matteo Troilo dell’Università di Bologna, è stata rievocata l’attività internazionale di Cruicchi con particolare riferimento a due momenti della sua vita: da giornalista inviato all’estero e da segretario dell’Unione delle città martiri, organizzazione nata ufficialmente nel 1982, ma attiva già dal 1979. In quest’ultima veste si è largamente impegnato a diffondere il suo messaggio di pace da Marzabotto al resto del mondo, cercando di saldare un forte legame tra tutte le città vittime della violenza delle guerre, con una particolare attenzione all’indissolubile legame tra dimensione locale e internazionale che Troilo ha, a ragione, definito come tratto caratteristico e da sempre presente nella biografia di Cruicchi.

All’interno degli archivi del Parco storico di Montesole e della Provincia di Bologna, è conservata la corrispondenza epistolare che l’allora segretario dell’Unione delle città martiri teneva con sindaci e amministratori locali delle città di tutto il mondo. Una corrispondenza gestita con sicurezza e professionalità, che gli procura spesso degli attestati di stima, anche se non mancano dei passaggi in cui Cruicchi si mostra deluso per lo scarso interesse dimostrato da alcune delle personalità interpellate. Dopo avere mostrato alcuni passaggi di questa corrispondenza, in conclusione del suo intervento, Troilo ha identificato tre temi principali che emergono dall’analisi delle carte di Cruicchi: lo sguardo di speranza verso il futuro, l’attenzione ai diritti umani e l’esigenza di allargare le attività dell’Unione ed estenderle anche alle città che più recentemente sono state vittima della violenza dei conflitti.

In merito alla “vocazione internazionalista” di Cruicchi, tema della relazione di Troilo, è stata Federica Valdinoci, una giovane collaboratrice di Clionet, con la sua relazione intitolata Cruicchi e i Balcani, a sviluppare ulteriormente l’argomento.

Per tutto il periodo del conflitto balcanico Cruicchi ha tenuto una fitta corrispondenza in particolare con gli amministratori di due città della ex Jugoslavia: Kragujevac, in Serbia, e Tuzla, in Bosnia. La prima fu vittima di un episodio di cruenta rappresaglia nazista nel 1941e sarà quasi totalmente distrutta dai bombardamenti della Nato nel 1999, la seconda invece è una città simbolo della coesistenza pacifica in un contesto multietnico. In quegli anni inoltre, Cruicchi si rende conto che nell’ex Jugoslavia viene meno una narrazione antinazionalista condivisa e la memoria resistenziale cede il passo alla distruzione dei monumenti degli eroi partigiani della Seconda guerra mondiale e all’ascesa di una nuova toponomastica dedicata a personaggi, tra belagardisti, cetnici e ustascia, dal torbido passato. La totale cancellazione del ricordo di una Jugoslavia unita in nome della resistenza all’invasore è, per Cruicchi, una delle concause che hanno contribuito all’ascesa dei nazionalismi e all’esplosione del conflitto. In questo senso, come ha evidenziato Valdinoci, secondo Cruicchi il modello a cui guardare per una risoluzione della questione balcanica è la città di Tuzla – che alle elezioni del 1990, unica in tutta la Bosnia, premiò le forze antinazionaliste – con la sua tradizione di coesistenza multietnica pacifica, al di là delle divisioni nazionali, etniche e religiose.

Il quinto intervento, quello di Tito Menzani dell’Università di Bologna, è stato incentrato sulla carriera politica di Cruicchi all’interno delle amministrazioni locali che, a partire dal 1946, ricopre le cariche di consigliere comunale a Castiglione dei Pepoli e a San Benedetto Val di Sambro, di consigliere e assessore provinciale alla viabilità e ai trasporti a Bologna, di sindaco di Marzabotto, per concludere infine, nel 1990, la sua esperienza politica come consigliere comunale di Marzabotto, dopo avere attraversato all’interno delle istituzioni grande parte del “secolo breve”, per citare lo storico Eric Hobsbwam, recentemente scomparso.

Dopo avere inquadrato il contesto storico, politico e sociale dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta, con una particolare attenzione ai dati demografici Istat, Menzani ha illustrato i problemi le amministrazioni locali di quel periodo hanno dovuto affrontare. Cruicchi – nel 1946 il più giovane degli eletti al consiglio comunale di Castiglione dei Pepoli – si è dovuto subito confrontare con i problemi specifici delle comunità montane: spopolamento, depressione economica e invecchiamento della popolazione. Successivamente, da assessore provinciale, ha dovuto affrontare l’adeguamento della rete viaria e dei trasporti pubblici ancora alle soglie della modernità. Alla risoluzione di tutti questi problemi ha portato il suo contributo di “montanaro” – così si è sempre definito – battendosi per la promozione di incentivi e opportunità per le comunità periferiche, e per la realizzazione di infrastrutture nel rispetto dei problemi ambientali e di servizi pubblici accessibili a tutte le classi sociali, contribuendo alla definizione del celebrato “modello emiliano” di amministrazione locale. Da sindaco di Marzabotto, invece, si è disimpegnato nel ruolo di guardiano della memoria storica e di costruttore dell’identità di “città martire”, lavorando a diversi progetti volti alla valorizzazione del territorio. Uno di questi, l’attuale Parco storico di Monte Sole, è stato oggetto dell’ultimo intervento del convegno, quello di Anna Salerno. Responsabile del settore storico del parco stesso, una realtà ormai consolidata, Salerno ha mostrato in successione diversi documenti – tra i quali un filmato di repertorio della RAI – che testimoniano il coinvolgimento di Cruicchi nell’ideazione e creazione di questa struttura e il forte impegno da lui profuso affinché le istituzioni regionali riconoscessero l’importanza storica di quel territorio. Infine ha ricordato quanto Cruicchi abbia voluto e ottenuto lo storico incontro avvenuto il 17 aprile del 2002 tra l’allora presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi e quello tedesco Johannes Rau proprio a Marzabotto, nei luoghi della strage nazista del 1944.

Il convegno si è chiuso con alcuni toccanti interventi del pubblico, di amici e parenti di Cruicchi, e una tavola rotonda moderata da Andrea Marchi, che ha visto tra i partecipanti il giornalista di “La Repubblica” Valerio Varesi, il sindaco di Boves Mario Giuliano e il senatore Walter Vitali, dalla quale è emersa la proposta di creazione di un centro di documentazione come primo passo per il ristabilimento di una verità storica per tutte le vittime, e i loro parenti, che non hanno ricevuto una verità giudiziaria sulle violenze e i massacri subiti durante l’occupazione nazista del territorio italiano.

La pubblicazione degli atti di questa giornata di studi è prevista entro la primavera del 2013 in un volume che conterrà un’ampia sezione documentaria e fotografica attinta dall’archivio personale di Cruicchi.

 

Per citare questo testo attenersi alle seguenti indicazioni: Alberto Di Maria, L’artigiano della pace. Una giornata di studi su Dante Cruicchi, Marzabotto, 6 ottobre 2012, in “Storia e Futuro”, Rubriche: Agenda, n. 30, novembre 2012.

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