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Posted in Articoli, Numero 24 - Articoli, Numero 24 - Ottobre 2010

L’azione controrisorgimentale  dei volontari apuani e lunigianesi nella Brigata estense  (1859-1863)

L’azione controrisorgimentale dei volontari apuani e lunigianesi nella Brigata estense (1859-1863)

Nicola Guerra

 

Abstract

Nel 2011 l’Italia celebrerà il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale. Questo articolo cerca di iniziare a colmare una lacuna nella ricerca storica: lo studio delle azioni controrisorgimentali nel Nord della Toscana e una analisi in profondità del fenomeno del volontariato militare nella Brigata estense, alleata con gli austriaci. L’approccio metodologico di questo articolo si fonda sull’analisi di documenti inediti reperiti dall’autore nell’archivio locale di Massa Carrara. Il risultato dell’analisi di questi documenti evidenzia la presenza di un rilevante fenomeno di volontariato militare contrario al processo di unificazione nazionale. La principale implicazione di questi risultati consiste nella dimostrazione che sentimenti ed azioni antiunitarie erano presenti non solo nel Sud del paese ma anche al Centro-Nord.

Abstract english

In 2011 the Italian nation-state will celebrate one hundred and fifty years of unification. This article aims to contribute in filling a gap in the historical research of the period by analysing the anti-unitarian actions in Northern Tuscany and most of all the phenomenon of volunteers in the Estense brigades which were allied with the Austrians. The primary sources used in this paper consist of unpublished official documents from the local archives (Massa). What comes out by analysing the sources is that there was a relevant phenomenon of militar volunteering in anti-unitarian corps and that these corps were against the process of national unification. The larger implications of these findings demonstrate that anti-unitarian political views as well as action were present not only in the Southern part of Italy, but also in the Centre-North.

La tematica dell’identità nazionale: cenni storiografici tra Risorgimento e controrisorgimento

Esistono eventi e fenomeni che la storiografia ufficiale trascura perché difficilmente integrabili in una verità storica data per assodata. Atteggiamento che si manifesta con forza riguardo a tematiche che possono essere viste come compromettenti per l’identità nazionale o come messa in discussione dello Stato. Lo studio di questi eventi costituisce, però, opera imprescindibile di ricerca e analisi storica, nonché mezzo di ricostruzione di una memoria che possa divenire condivisa.

L’interesse per la formazione dell’identità nazionale prende forte impeto, all’interno della storiografia italiana, dalla considerazione provocatoria, avanzata da De Felice e Galli della Loggia, che la sconfitta del fascismo e la resa agli anglo-americani dell’8 settembre 1943 debbano essere considerati come eventi che rappresentano la morte della nazione (De Felice 1996; Galli della Loggia 2003). Renzo De Felice, nell’identificare il fascismo con la nazione, respinge la tesi avanzata dai partiti nati dalla Resistenza di essere i rappresentanti della vera Italia e ci pone, in questo modo, un chiaro interrogativo: chi può definire la vera Italia?

La controversia prosegue con la pubblicazione di Claudio Pavone, Una guerra civile: saggio storico sulla moralità nella Resistenza, che sostiene come la seconda guerra mondiale diventi in Italia, dopo il 1943, un conflitto tra italiani: una guerra civile.

A partire da queste considerazioni prende forza un dibattito storiografico sull’identità nazionale che riconsidera come le rappresentazioni del Risorgimento abbiano influenzato la formazione di tale identità (Bouchard 2005, 42-43). In precedenza, nel tentativo di spiegare il fallimento dell’Italia liberale senza intaccare la mitologia dell’unificazione nazionale (Riall 1997, 35-37), erano emerse due visioni storiografiche contrapposte: l’una del filosofo idealista Benedetto Croce e l’altra dell’intellettuale marxista Antonio Gramsci (Croce 1928; Gramsci 1975). Interessante è, adesso, liberare la ricerca storica dalla mitologia dell’unificazione nazionale e arricchirla con lo studio degli accadimenti verificatisi nel periodo di trasformazione dagli Stati pre-unitari alla nascita dello Stato nazionale. Certamente, così facendo, il Risorgimento potrebbe vedere indebolita la sua unità tematica, ma ciò sarebbe più che compensato dalla varietà di storie emergenti da una rilettura libera del processo di unificazione nazionale (Bouchard 2005, 47).

Lo scopo di questo scritto è, in un quadro smitizzato del processo unitario, quello di far luce su un fenomeno finora poco trattato a livello storiografico: quello dei volontari nelle truppe estensi che, a partire dalla primavera del 1859, si arruolano per opporsi al processo di unificazione nazionale nel territorio rispondente alla attuale provincia di Massa Carrara. Mentre quello dei volontari che lasciano la terra natale per arruolarsi e combattere in nome dell’unità d’Italia è un fenomeno ampiamente studiato (Brentari 1908; De Fusco 1913; Mautino 1981; Brignoli 1981; Bernini 1983; Balzani 2003), quello di coloro che scelgono la parte estense, fedeli al duca Francesco V d’Asburgo-Este, è troppo spesso taciuto.

Il territorio della provincia di Massa Carrara durante la Seconda guerra di indipendenza

Il territorio rispondente all’attuale provincia di Massa Carrara riveste un ruolo determinante alla luce degli eventi della Seconda guerra d’indipendenza; è infatti la zona geografica nella quale Cavour, tra il gennaio e l’aprile del 1859, mira a dar fuoco alle polveri della guerra contro l’Austria, con tentate insurrezioni e con la mobilitazione dell’esercito piemontese1. Altro aspetto che rende rilevante lo studio di questa area geografica è il fatto che essa, pur essendo coinvolta nei grandi accadimenti europei, sia stata a lungo caratterizzata da una configurazione politico-amministrativa piuttosto autonoma (Guerra 2009, 13-18). L’area aveva, inoltre, una importante valenza strategica a livello militare, rappresentando un canale di accesso alla Pianura Padana e ai domini austriaci ed essendo stretta nella morsa delle truppe filounitarie schierate nella vicina Sarzana (Sforzosi 1864).

La popolazione apuana e lunigianese, che aveva strenuamente resistito nel 1796 alla calata di Napoleone con insorgenze represse con numerose esecuzioni capitali (Viglione 1999, 138), avrebbe dovuto accogliere le truppe filounitarie senza eccessiva ostilità? Il Cavour era probabilmente consapevole che la dipartita strategica delle truppe estensi davanti alle soverchianti forze filounitarie non avrebbe consentito, comunque, una facile gestione del territorio apuano e lunigianese. Pertanto, i commissari Giusti e Brizzolari, una volta instaurata la dittatura filosabauda, emanarono atti restrittivi delle libertà di espressione, manifestazione e stampa, istaurando un clima di dura repressione nei confronti dei simpatizzanti per il precedente stato di cose (Guerra 2003, 2009).

È interessante riportare di seguito uno dei bandi affissi nelle strade cittadine dalle nuove autorità per comprendere il subitaneo clima di controllo e repressione instaurato, che, pur esulando dagli obiettivi primari del presente studio sul volontariato nella Brigata estense, è utile per chiarire il contesto sociale in cui le scelte di volontariato maturarono.

 

I COMMISSARI PROVVISORII PER LA PROVINCIA DI MASSA CARRARA E LUNIGIANA NOTIFICANO

Che in virtù dei poteri dittatoriali assunti dal Governo del Re VITTORIO EMANUELE II.

I. È proibito adunarsi con armi.

II. È proibita la fondazione dei circoli, e dei giornali politici.

III. È istituito un Consiglio di Guerra permanente sotto la Presidenza del Comandante Signor Luigi di MERZLYAK per giudicare e punire entro 24 ore tutti gli attentati contro la Causa Nazionale, e contro la vita e le proprietà dei pacifici Cittadini.

IV. Il Consiglio di Guerra procederà a tenore delle Leggi militari contro i colpevoli senza distinzione di rango e ceto.

Massa 28 Aprile 1859

V. GIUSTI E. BRIZZOLARI2

Senza dimenticare le manifestazioni filounitarie in quel “febbrile agitarsi dei patrioti in tutta Toscana, iscritti o no che fossero alla Società Nazionale”, ricordando la “onda di volontari accorrenti là dove sventola la bandiera d’Italia” (Cecconi 1909, 13-14) e senza trascurare che nel giorno 20 novembre 1859 alle ore 14,30 si tenne a Massa una tombola pubblica con lo scopo di raccogliere offerte per l’acquisto “di un milione” di fucili per Garibaldi3; la situazione, come emerge dai dati di archivio rintracciati, si presenta assai complessa e denota, oltre ai sopraccitati sentimenti filounitari, anche una forte opposizione da parte dei filoestensi con atti di sabotaggio alle linee telegrafiche4, manifestazioni popolari in nome della Casa d’Este5 e vere e proprie rivolte armate come quella di Antona, paese montano sopra Massa6. Questi eventi, assieme ai reati di opinione e alle ingiurie rivolte da cittadini alle Guardie nazionali7, portano ad un affollamento delle carceri cittadine che richiede l’incremento di secondini per il mantenimento dell’ordine interno8.

È difficile stabilire quale delle due componenti, la filounitaria o la filoestense, fosse maggioritaria nel comprensorio apuo-lunense, ma si può con certezza affermare che il fenomeno oggetto del presente studio, la ricostruzione del volontariato militare nella Regia Brigata Estense, avvenga in un quadro sociale di forti tensioni se non di vero e proprio conflitto.

I volontari apuani e lunigianesi nella Regia Brigata Estense dal 1859 al suo scioglimento

Quando, il 27 aprile 1859, le truppe estensi agli ordini del colonnello Casoni lasciano, per motivi strategici, le città di Massa e Carrara per riparare a Fivizzano, si verificano numerose partenze di uomini che, lasciandosi alle spalle le proprie dimore ed i propri averi, si arruolano nelle armate di Francesco V d’Asburgo-Este. Anche successivamente, quando sarà ormai chiaro che il territorio apuano e lunigianese è soggetto alle nuove autorità di Vittorio Emanuele II, le partenze clandestine dei volontari per il Veneto continuano (Guerra 2009). Le nuove autorità sabaude, non appena preso possesso del territorio apuo-lunense, redigono atti sia inerenti i singoli volontari nelle truppe estensi sia il fenomeno nella sua interezza, evidenziando preoccupazione per la consistenza di tali esodi di volontariato militare.

L’atto n. 55, del 9 maggio 1859, redatto dal regio delegato di Pubblica sicurezza (Ps) della città di Massa ed indirizzato al regio commissario straordinario ha per oggetto: “Emigrazione di contadini”. Nell’atto si legge: “Dietro la Notificazione pubblicata per l’arruolamento alla Guardia Nazionale, interpretata malamente da alcuni di questi campagnoli, cioè obbligatoria per dover andare alla guerra, corre voce che un buon numero sonosi portati, dicesi, in Lombardia, o sotto Casoni, scegliendo piuttosto militare sotto quest’ultimo, che per l’attuale Governo”9. Da questa nota si evidenzia come sin dai primi giorni della ritirata estense da Massa e Carrara sia presente un forte canale migratorio tra le città apuane e due destinazioni: le ancora vicine truppe estensi del colonnello Casoni ed i territori soggetti alla sovranità austriaca. Vi è un numero consistente di giovani che percorrono le strade dell’emigrazione politica per arruolarsi volontari nelle truppe estensi e talvolta questa scelta viene anche dichiarata apertamente dalle madri durante gli interrogatori effettuati dai nuovi funzionari di polizia. È il caso di Giacinta Caccialuini e di Angela Gazzoli che, esasperate dai ripetuti interrogatori, non nascondono che i rispettivi figli si siano uniti clandestinamente alle truppe estensi10.

Il 5 luglio 1859, con atto n. 498, il regio commissario straordinario di Massa richiede all’intendente generale di Reggio di agire al fine di arrestare Domenico Guerra di Massa che, “persona sempre avversissima all’idea nazionale e costantemente ligia e devota all’assolutismo, allorquando le truppe Estensi nel 27 aprile, abbandonarono questa città egli le seguitò colla propria famiglia”11. Questo è un caso esemplare di emigrazione di un intero nucleo famigliare che avviene il giorno stesso della dipartita delle truppe estensi e nel quale la figura maschile assume il ruolo di volontario di guerra. La maggior parte di coloro che partono in questo primo momento è costituita da uomini abili a combattere che seguono la ritirata estense in Fivizzano. A riguardo, ad esempio, il sottocommissario straordinario di Massa, in una nota, richiede al regio delegato cittadino di Pubblica sicurezza informazioni su un certo Antonio Mannucci. In risposta gli viene riferito che l’individuo in questione, appropriandosi di alcuni strumenti, si è messo a disposizione delle truppe estensi, ed in particolare del Maggiore Messori, in qualità di telegrafista lungo la ritirata estense12.

Anche nel 1860 negli atti redatti dalle autorità sabaude vengono segnalati frequentemente casi di espatri nel mantovano ed in data 5 maggio l’intendente generale di Massa e Carrara incarica il regio delegato di Pubblica sicurezza di Massa di fare approfondite indagini perché “alcuni emisarj ed agenti segreti promuovono la diserzione dalle Regie Truppe” e l’arruolamento nelle armate di Francesco V13. In data 8 agosto i Carabinieri reali della luogotenenza di Massa redigono il verbale di arresto di alcuni individui sospettati di essere in procinto di arruolarsi nelle truppe del duca Francesco V e nel rapporto inviato all’intendente generale scrivono: “verso le ore 10 ½ poi, nel Borgo del Ponte altra folla di cittadini, fra cui diversi militi della Guardia Nazionale, arrestarono altri sette individui citati qui contro, e li condusse direttamente in carcere per sospetto che volessero emigrare in Austria, quantunque essi dichiarassero essere assolutamente falso”14. Sempre nel 1860, l’intendente generale della provincia di Massa Carrara, di fronte ad una situazione che perdura tanto da essere divenuta nota a livello ministeriale, raccomanda una migliore sorveglianza perché “costa al R. Ministero […] che varj reclutati siano già diretti a Mantova ed ivi arruolati”15.

In novembre vengono arrestati a Castelnuovo ne’ Monti tali Vincenzo Zeni, Gio Antonio Piccioli, Ermenegildo Borselli e Giulio Baldassini che si stanno dirigendo nell’Oltrepò. Secondo la delegazione mandamentale di Pubblica sicurezza di Castelnuovo ne’ Monti il Baldassini “era il condottiero delli Biselli, Zeni, e Piccioli per farli passare oltre Po’, onde arruolarsi sotto le bandiere dell’ex Duca Francesco” e “consegnarli nell’oltre Po’ a certo Tenente Rapetti di Gragnana che trovasi al servizio delle truppe estensi”. Secondo la medesima delegazione “complici istigatori di loro emigrazione sono per primo e sembra il capo certo Donati Raffaello di Pallerone (?), il secondo certo Angelo di cui s’ignora il cognome / ma garzone di certi Felliccioni di Gragnana / terzo certa Maria Rosa Bernucci di Gragnana e per ultimo / finora / certo Massimiliano Frediani di Gragnana”16. Nel 1860 si verificano diversi casi di arresto e segnalazione di persone che fungono da arruolatori e guide per i volontari che devono recarsi nell’Oltrepò e tra essi figura anche un certo Pietro Gaboardi di Fontanelle (Parma), che serve ad Aulla come mozzo di stalla per l’albergatore Pietro Gavani ed è sospettato di aver condotto in Veneto Don Odoardo Grilli, divenuto poi cappellano militare nelle truppe del Duca di Modena17.

Alla base del desiderio di arruolarsi nella Brigata Estense dei cittadini apuani e lunigianesi vi è la fedeltà alla Casa d’Asburgo-Este ed al suo duca Francesco V unita alla decisione di fuggire da un clima sociale avverso a coloro che parteggiano per il passato ordine di cose. La situazione di sorveglianza con grande ingerenza nella sfera privata, la discriminazione in ambito occupazionale ed il fatto che basti essere sospettati di aver pronunziato frasi di simpatia per la Casa d’Asburgo-Este per essere tradotti in carcere sono certamente cause che contribuiscono a rafforzare la decisione di fuggire per arruolarsi nelle truppe estensi (Guerra 2009, 21-55).

Il 17 maggio 1860 il regio delegato di Ps di Massa impartisce istruzioni affinché si trasmettano all’intendente generale i connotati di Pier Angelo Gemelli, quarantaseienne di Montagnoso, “ex cursore politico, il quale giorni sono varcò il confine per recarsi a Mantova”18. Nel giugno dello stesso anno fugge nel mantovano un gruppo di persone composto da Domenico Rognoni del Colle di Massa, Ernesto Giusti, Domenico Corazzini, entrambi di Massa, ed un certo Ribolini di Carrara19. Spesso i volontari filoestensi si muovono in gruppo ma altre volte tentano la fuga in solitario come avviene nel caso del massese Domenico Giusti, riguardo al quale la regia delegazione di Ps del circondario di Guastalla, in data 24 agosto 1860, comunica al regio delegato di Ps in Massa l’avvenuto arresto mentre “tentava di varcare il confine ed era sprovvisto di carte”20.

Il 3 luglio Ferdinando Massa espone alle autorità sabaude che per motivi famigliari deve recarsi dal fratello Gaetano che si trova a Mantova e non ha possibilità di sostentamento dopo la morte del padre. Un giorno dopo l’intendente generale rifiuta il rilascio del nulla osta ed il regio delegato di Ps ipotizza che “anziché interessi col fratello, che non vengono giustificati in alcuna guisa, voglia il petente Massa recarsi a Bassano per servire la causa dello ex Duca, cui è assai devoto”21. Per tutto il 1860 il fenomeno dei volontari apuani e lunigianesi nelle truppe estensi continua, dunque, ad allarmare le nuove autorità sabaude.

Il 1861 si apre con una relazione dell’intendente generale, datata primo gennaio, nella quale si legge: “È a notifica di questo General Uffizio che diversi giovani di questa città e dintorni appartenenti alla leva, vannosi assentandosi dalle loro case e dirigendosi nel Mantovano per arruolarsi nelle truppe dell’ex Duca assicurati che non sarebbero condotti a combattere. Li medesimi sono tutti sprovvisti di passaporti”22. Il 10 gennaio dello stesso anno la sezione di Pubblica sicurezza della prefettura di Reggio rende noto l’avvenuto arresto di alcuni massesi: Luigi Massa, Sante Scufietti, Batta Borghini, Vincenzo Borzoni, Sante Gozzani, Pietro Tongiani e Pietro Nari. L’accusa mossa loro è quella di “tentata evasione dallo Stato onde sottrarsi alla leva”23. Dopo i primi interrogatori e le prime indagini risulta che il gruppo era diretto nell’Oltrepò sotto la guida di Giacomo Manini di Pariana (Massa) e che i giovani sono stati istigati da Pietro Lombardini e da certo abate Franciò, che risulterà essere la persona di Giovanni Manfredi, abitante alla Rocca. Questi è accusato, inoltre, di aver condotto nel mantovano altri dieci giovani alcuni giorni prima. Altri giovani vengono fermati nello stesso anno mentre vengono condotti in Veneto da certo Luigi Mantovani, accusato anche di aver fatto espatriare Giovanni Manfredi della Rocca. Risultano essere volontari anche Giacomo Fazzi di Pariana, Luigi Bugliani, Gio Cantarelli e Franco Curtopassi, tutti e tre del Ponte, arrestati mentre tentano di raggiungere l’Oltrepò24. Anche le donne partecipano ad organizzare l’espatrio dei volontari filoestensi ed il 20 agosto 1861 un informatore delle autorità piemontesi riferisce di aver incontrato, vicino a Casola, tre giovani di circa venticinque anni, certamente volontari di guerra, guidati verso il mantovano da un’anziana donna che avrebbe confidato essere diretta dal figlio milite estense25.

Dai documenti d’archivio emerge una fitta corrispondenza telegrafica tra le autorità locali e quelle poste nelle aree di confine con i territori austriaci per la richiesta di informazioni su persone che figurano assenti dal territorio. Nell’anno 1862 risulta ancora presente, in modo continuativo, un canale migratorio tra Massa, Carrara e la Lunigiana e l’Oltrepò ed il 24 dicembre la sottoprefettura di Casalmaggiore, rispondendo ad una precedente nota del prefetto di Massa Carrara, comunica di aver attuato tutte le misure per impedire che renitenti e fuggiaschi passino all’estero per la vicina frontiera mantovana. Precedentemente il prefetto di Massa Carrara aveva indirizzato una nota al prefetto del circondario di Mirandola, Guastalla e Casalmaggiore per “far raddoppiare la vigilanza nell’intento d’impedire che i medesimi [i coscritti] abbiano ad evadere Oltre Po’”26. Nel 1862, dunque, ancora molti giovani preferiscono emigrare, pronti a combattere in nome di Francesco V d’Asburgo-Este, piuttosto che assoggettarsi alle nuove autorità sabaude.

Questi dati reperiti presso l’Archivio di Stato di Massa dimostrano come si verifichi, dal territorio rispondente alla attuale provincia di Massa Carrara, una persistente affluenza di giovani volontari nelle armate di Francesco V e come questi scelgano di servire il loro duca per combattere una battaglia di indipendenza dei loro territori piuttosto che divenire italiani per forza ed essere coscritti in quello che evidentemente ritengono un esercito usurpatore.

È importante tenere presente, come precedentemente accennato, che il territorio apuano è caratterizzato per lungo tempo, dal lontano 1452 al 1859, da una configurazione politico amministrativa che, pur vedendolo coinvolto nei grandi accadimenti europei, è piuttosto autonoma (Guerra 2009, 13-18). L’azione amministrativa del duca Francesco V, proseguendo quella del padre, si traduce nei territori di Massa e Carrara in una intensa opera di bonifica e canalizzazione in virtù della quale si moltiplicano le piantagioni di gelsi ed aumentano le aree dedicate ai vigneti con conseguente miglioramento delle condizioni socio-economiche della popolazione. Molti sostenitori della causa estense ripetono un detto che racchiude in sé i motivi dell’avversione per i Savoia e della fedeltà agli Asburgo-Este: “Principini, palazzi e giardini; Principoni, fortezze e cannoni” (Difesa del Duca di Modena MDCCCLXII, 71-73).

Le vicende della Brigata Estense, considerate nel periodo che va dall’inizio della Seconda guerra di indipendenza (1859) al settembre 1863, quando viene congedata dall’ormai ex duca di Modena, non possono dunque prescindere dalle storie personali dei massesi, carraresi e lunigianesi che in essa si arruolano come volontari. Se quando giunge a Mantova, infatti, la Brigata Estense è costituita da un effettivo di 3.623 uomini essa cresce, grazie ai molti volontari, fino ad essere composta di circa 5.000 uomini (Giornale storico della r.d. Brigata estense 1866, 79). Il fenomeno dei volontari nelle truppe estensi viene commentato dallo stesso Francesco V che si pone un interrogativo piuttosto chiaro: “se il mio governo fosse stato così arbitrario […] perché le mie truppe [… avrebbero abbandonato] il loro paese e le loro famiglie per un tempo indefinito, resistendo a seduzioni di ogni sorta e minacce di vendetta rivoluzionaria, perché in fine, truppe tenute lontane dal proprio paese dovrebbero continuare a rinforzare i loro ranghi persino molto meglio di quando io teneva il potere nelle mie mani”? (Difesa del Duca di Modena MDCCCLXII, 25).

Questa fedeltà alla casa d’Asburgo-Este viene confermata al momento dello scioglimento della Brigata Estense, decretato il 14 agosto ed effettuato il 24 settembre 1863, quando gran parte degli ufficiali, dei graduati e dei soldati che ancora la compongono passano al servizio dell’Austria accettando di militare nell’Armata imperiale e restando sul suolo dell’Impero (Giornale storico della r.d. Brigata estense 1866, 305-306; Cinquantadue mesi d’esilio delle ducali truppe estensi MDCCCLXIII:,36).

L’ammirazione degli austriaci per la lealtà dei militari estensi a Francesco V è grande e per questo ad essi viene proposto di entrare a far parte dell’esercito austriaco a parità di grado e funzione, senza essere penalizzati dalla non conoscenza della lingua tedesca (Cinquantadue mesi d’esilio delle ducali truppe estensi MDCCCLXIII, 31-33).

Conclusioni: “Principini, palazzi e giardini; Principoni, fortezze e cannoni”

Il fenomeno del volontariato militare attraversa la storia sin dai tempi dell’Impero Romano, in nome del quale combatterono cavalieri stranieri (Maxfield 1981, 127; Southern 2007) e di Giulio Cesare, che anche per la scorta personale adoperava piccoli corpi di cavalleria germanica (Cinquini 2009, XV-XIX), ma nonostante ciò ha ricevuto poca attenzione da parte dei ricercatori (Krueger e Levsen 2010). Questo scritto ricostruisce, attraverso lo studio di fonti di archivio, un fenomeno di volontariato militare avvenuto in un periodo cruciale della storia italiana, quello della costituzione stessa della nazione, e su un fronte opposto a quello filounitario: un volontariato filoestense e filoaustriaco. La documentazione esposta consente di affermare con certezza che il ruolo dei massesi, carraresi e lunigianesi tra i volontari in nome di Francesco V è certamente rilevante e testimonia come il processo di unificazione nazionale nel territorio apuo-lunense non sia plebiscitario e veda una consistente opposizione composta anche di volontari che decidono di mettere a repentaglio la propria vita nelle armate estensi. I sentimenti di fedeltà alla Casa d’Asburgo-Este si contrappongono, dunque, ai sentimenti filounitari, non solo con un movimento di resistenza in loco (Guerra 2009, 58-71), ma anche con un importante fenomeno di volontariato militare che rende ancora più rilevante l’opposizione al processo di unificazione nazionale.

Riprendendo lo spunto provocatorio di De Felice e Galli della Loggia sulla morte della nazione come caduta del fascismo e resa dell’8 settembre 1943 possiamo chiederci se, nel territorio rispondente all’attuale provincia di Massa Carrara, il processo di unificazione rappresentò veramente la nascita della nazione. Perché, ancor prima di interrogarci sulla morte della nazione, la sfida storiografica potrebbe essere quella di rispondere alla domanda se col Risorgimento la nazione sia veramente nata (Guerra 2009).

L’unità è la qualità di uno Stato non diviso da confini politici interni e di un popolo che forma un tutt’unico dal punto di vista delle sue istituzioni; mentre l’unificazione esprime l’azione che porta uno Stato a non essere diviso da confini politici interni e l’effetto che determina, nei suoi cittadini, la concordia nelle idee e nei sentimenti essenziali alla vita dello Stato stesso (Servidio 2002, 14-15).

Il rilevante fenomeno dei volontari filoestensi apuani e lunigianesi, insieme al moto di resistenza antisabauda sorto sul territorio, consente di affermare che, nei territori considerati, manchi una volontà popolare coesa da sentimenti e idee comuni essenziali alla creazione e vita dello Stato e si assista piuttosto ad un processo costitutivo dello Stato nazionale come affermazione dei vincitori sui vinti che sarebbe inappropriato qualificare come unificazione. Anche volendo considerare gli “italiani”, in questo caso gli apuani ed i lunigianesi, come entità di popolo27, si può affermare che questi eventi siano più tipici di una guerra civile che di un moto unitario di liberazione (Guerra 2009, 125).

Senza indugiare in riferimenti alla storia antica, che vide la nazione ligure-apuana opporre una strenua resistenza all’espansionismo di Roma e infliggere una dolorosa sconfitta militare alle truppe romane nella battaglia di Saltus Marcius (Marcuccetti 2008), appare chiaro che parte della popolazione apuana e lunigianese è animata da sempre da una forte identità locale che rifiuta di diluirsi in sovrastrutture, nel caso preso in esame lo stato nazionale, viste come lontane dalla popolazione ed anche pericolose. Testimonianza di ciò si ritrova anche nel già citato detto, “Principini, palazzi e giardini; Principoni, fortezze e cannoni”, che può rappresentare una spiegazione popolare di tanta fedeltà al duca Francesco V d’Asburgo-Este.

Biografia

Nicola Guerra, nato a Massa (Ms) nel 1969, laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa con una tesi sull’emigrazione italiana, ha pubblicato due monografie: Partir Bisogna (2001), sulle tematiche migratorie, e Controrisorgimento (2009) sulle problematiche dell’identità nazionale. Autore di numerosi articoli sulla storia e cultura italiana moderna, attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università di Turku (Finlandia).

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1981                The military decorations of the Roman army, University of California Press.

Montanari Gian Carlo

1995                I fedelissimi del Duca. La Brigata Estense, Edizioni il Fiorino.

Pavone Claudio

1991                Una guerra civile: saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri.

Quirico Domenico

1006                Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’Italia, Milano, Mondadori.

Riall Lucy

2007                Garibaldi: invention of a hero, Yale University Press.

Romeo Rosario

1970                Risorgimento e capitalismo, Laterza.

Servidio Aldo

2002                L’imbroglio nazionale: unità e unificazione dell’Italia (1860-2000), Guida Editori.

Sforzosi Luigi

1864                Compendio della storia d’Italia dai primi tempi sino all’anno 1850. Nuovamente scritto per uso delle scuole da Luigi Sforzosi, e continuato sino alla proclamazione del regno d’Italia, marzo 1861- Vol. unico, G. Barbèra.

Southern, Pat

2007                The Roman Army. A social and institutional history, Oxford University Press US.

Viglione Massimo

1999                Rivolte dimenticate: le insorgenze degli italiani dalle origini al 1815, Città Nuova.

Villella Vincenzo

1986                Il mancato Risorgimento tra Sanfedismo ed emigrazione, La modernissima.

Fonti

Archivio di Stato di Massa (ASMs)

Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859; 1860; 1861; 1862; 1863

Cinquantadue mesi d’esilio delle Ducali truppe estensi dal giugno 1859 al settembre 1863, Tipografia Emiliana MDCCCLXIII.

Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone, Tipografia Emiliana MDCCCLXII.

Giornale storico della R.D. Brigata estense, Tipografia Emiliana 1866.

  1. Era infatti previsto di provocare l’Austria a dichiarare guerra secondo la certezza di Cavour che, grazie alle diverse difficoltà fatte sorgere, prima o poi sarebbe stata data la parola al cannone e “in mancanza di pretesti migliori, Garibaldi, d’accordo con Cavour e La Farina, avrebbe preso il comando di una banda insurrezionale, che per Massa e Carrara e la Garfagnana avrebbe dato fuoco alle polveri” (Cecconi 1909, 49). []
  2. Archivio di Stato di Massa (da ora ASMs), Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 1. Per maggiori dettagli sulle normative introdotte dalle nuove autorità filosabaude in termine di controllo e repressione: Guerra 2009. []
  3. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 5. []
  4. Regio Delegato di Pubblica sicurezza di Carrara, Lettera al Regio Delegato di Pubblica sicurezza di Massa, e Regio Delegato di Pubblica sicurezza di Massa, Atto n.68: ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 1; ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 2. []
  5. Il 16 agosto, ad esempio, avviene una “dimostrazione reazionaria” in Montedivalli ed il 25 dello stesso mese il delegato di Pubblica sicurezza di Massa dispone che “quattro fra gl’individui che presero parte a detta dimostrazione, da scegliersi dalla predetta giunta [trattasi della giunta di Aulla, alla quale si rivolge] fra i più compromessi, siano puniti in via correzionale con quattro giorni di carcere” (Delegato di Pubblica sicurezza in Massa, Atto n.761 del 25 agosto 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 4.). Altro caso è denunciato da Franco Spediacci di Bigliolo che il 20 luglio 1859 scrive al presidente ed al vice presidente del municipio di Aulla che “domenica scorsa dopo la Messa Parrocchiale si radunarono nel piazzale della Chiesa tutti i codini e le spie di Bigliolo, cominciarono a gridare che vogliono a basso la bandiera, e farla a pezzi, e che vogliono far a pezzi ancora quelli che l’hanno messa, e chi l’ha fatta mettere, ed alla testa di questi assassini vi era Angelo Fabbri e Filippo Spediacci”. Lo scrivente si lamenta anche perché “a Massa di quelli che gridavano o parlavano in favore del Duca ne hanno carcerati da 90 e più mentre a Bigliolo non si sente che parlare del Duca ed insultare gli italiani” (Lettera da Bigliolo del 20 luglio 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 3.). []
  6. Disordini assai rilevanti avvengono ad Antona la sera del 3 ottobre, quando cinquanta persone, facenti parte di una società segreta avversa al nuovo governo, armate di fucili, pistole, coltelli, pennati e bastoni, inneggiano ripetutamente a Francesco V. La maggior parte dei manifestanti viene arrestata ed uno di questi, Domenico Antognoli, viene fermato a Castelnuovo Garfagnana dove si può ipotizzare che si trovi nel tentativo di allontanarsi da Massa per poi raggiungere i territori del Veneto, cosa che potrebbero aver tentato di fare anche altri quattro manifestanti, che in data 18 ottobre risultano latitanti (Carabinieri Reali della Luogotenenza di Massa, n.798 Div.3, Massa 18 ottobre 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 4.). []
  7. La Guardia Nazionale Italiana fu una forza armata di sicurezza utilizzata per reprimere la resistenza degli ultimi nostalgici del prevedente ordine istituzionale. I suoi metodi, spesso brutali, portarono a numerosi arresti e furono generalmente efficaci nel loro compito primario di reprimere e debellare il fenomeno del brigantaggio meridionale e dei movimenti antiunitari. La Guardia Nazionale condusse la “guerra sporca” contro i simpatizzanti dei precedenti ordini istituzionali con arresti basati su delazioni e attività di spionaggio (Quirico 2006: 411, Guerra 2009) []
  8. Regio Delegato di Pubblica sicurezza di Massa, Atto n.598 del 23 luglio 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 3. []
  9. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 1. []
  10. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 1 ed Atti 1859, b. 5. []
  11. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 2. []
  12. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1859, b. 3. []
  13. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 7. []
  14. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 7. []
  15. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 9. []
  16. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 9. []
  17. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 14.  []
  18. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 7. []
  19. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 7. []
  20. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 8. []
  21. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 7. []
  22. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1860, b. 11. []
  23. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1861, b. 23. []
  24. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1861, b. 23. []
  25. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1861, b. 23. []
  26. ASMs, Ispettorato di Pubblica sicurezza in Massa, Atti 1863, b. 40. []
  27. In realtà le Italie presenti sono diverse in base a sesso, religione, classe sociale, carattere etnico e identificazione con stati diversi (Bouchard 2005, 42). []

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