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Posted in Laboratorio, Numero 33 - Laboratorio, Numero 33 - Novembre 2013, Numero 33 - Rubriche

Note sul discorso scientifico nei telegiornali durante il terremoto della pianura emiliana 2012

Note sul discorso scientifico nei telegiornali durante il terremoto della pianura emiliana 2012

di Carlos H. Caracciolo

La notizia televisiva dipende della realtà, ma non la registra, la rappresenta. E la rappresenta secondo le regole che appartengono ai modi in cui si può rappresentare un evento non necessariamente alla realtà dell’evento che si rappresenta (Calabrese e Volli 1987, 45).

Abstract

Il modo in cui una comunità percepisce una calamità naturale dipende in gran parte da come essa è presentata dai mezzi di comunicazione. Questo lavoro mira a individuarne le caratteristiche con cui i telegiornali italiani hanno presentato i terremoti che hanno colpito l’Emilia in maggio 2012. Lo scopo di questa “storia del tempo presente” è di analizzare i meccanismi attraverso cui il discorso sismologico è stato trasmesso nonché di avviare una riflessione sui problemi della comunicazione della scienza quando è messa in stretto contatto con la realtà sociale.

Abstract english

Scientific conversations in Italian television newscasts during the 2012 Emilia Romagna earthquakes

The way a community perceives a natural disaster mainly depends on the way mass media present it. This paper aims to individuate the common characteristics with which Italian television newscasts presented Emilia Romagna’s earthquakes in May 2012. The goal of this present-time-history paper is to analyze how the seismological discourse was broadcasted, as well as to reflect about the problems communicating science presents when it is in close contact with social reality.

Il modo in cui una comunità percepisce il terremoto dipende in gran parte da come esso è presentato dai mezzi di comunicazione1.

Per chi opera nel settore della ricerca è indispensabile sapere come operano i mass media e quali sono le loro motivazioni per interagire meglio con essi. Questa analisi sul modo in cui i telegiornali italiani hanno presentato i terremoti del maggio 2012 mira a individuarne le caratteristiche comuni per avviare una riflessione sui problemi della comunicazione del discorso sismologico e sulle conseguenze nell’opinione pubblica.

I telegiornali e la costruzione della notizia

Fin dal suo inizio, circa cinque secoli fa, il giornalismo crea i suoi prodotti attraverso due operazioni: la scelta dei fatti da narrare (l’uomo che morde il cane, per intenderci) e la loro traduzione in storie attraenti per il pubblico. L’evoluzione tecnologica e culturale non cambia queste premesse.

In Italia il giornalismo televisivo è la fonte informativa primaria per la popolazione e la visione del telegiornale serale è una radicata abitudine di massa (Calabrese, Volli 1987, 5-7). Malgrado la crescente concorrenza di Internet, è in sostanza ancora valida l’affermazione fatta da due semiologi italiani un quarto di secolo fa, nel periodo in cui si comincia a parlare di neotelevisione con riferimento all’evoluzione imposta alla televisione pubblica dalla concorrenza delle reti private. La TV tralascia il ruolo pedagogico e culturale per creare un rapporto colloquiale e conviviale col pubblico; i telegiornali si adeguano alle leggi dell’infotainment (ovvero la somma di informazione e intrattenimento che dà come risultato la spettacolarizzazione delle notizie) le quali prevedono servizi brevi dai commenti schematici intercalati da interviste per dare il senso del vissuto ed emozionare il pubblico per catturarne l’attenzione (Lipovetsky 1989, 239).

Rispetto alle calamità naturali, studi recenti hanno verificato la capacità dei mass media di tradurre la realtà dell’evento in immagini e parole da cui i cittadini ricavano la percezione di “ciò che è successo” (Fonio 2005, 119) e che condizionano in buona parte la percezione del rischio e il grado di resilienza di una comunità.

La struttura del Tg prevede tre protagonisti con funzioni diverse nella tessitura delle notizie: il conduttore da studio, l’inviato sul campo e la voce fuori campo. Il conduttore incarna la testata giornalistica agli occhi dello spettatore, di cui – aspetto fondamentale in regime di concorrenza – deve guadagnare la fiducia e la fedeltà (Deriu 2005, 65; Mininni 2004, 62-88) e ha inoltre una funzione analoga a quella dei titoli nei giornali cartacei, ovvero indica allo spettatore come interpretare le notizie. L’inviato porta lo spettatore sulla scena della notizia e intervista le persone a vario titolo coinvolte. La voce fuori campo, benché “invisibile”, è un elemento chiave di mediazione che riassume, spiega e commenta il contenuto delle interviste e guida lo spettatore nella lettura delle immagini.

Questi tre attori creano il contenitore in cui viene data la notizia: la presentano, ne indicano il carattere e ne sintetizzano il contenuto. I contenuti sono veicolati attraverso la lettura diretta delle notizie, le interviste in studio o, il più delle volte, attraverso servizi. Questi possono essere in diretta o registrati e sono composti da una combinazione variabile di interviste, immagini originali o di repertorio e informazioni/commenti della voce fuori campo o dell’inviato. Una funzione importante è ricoperta dal “sottopancia”, la striscia alla base dello schermo in cui scorrono titoli o didascalie che contribuiscono all’interpretazione e alla comprensione dei testi e immagini trasmessi, offrendo un’ulteriore chiave di lettura dei contenuti del servizio.

A differenza dei giornali cartacei, in cui la gerarchia delle notizie è indicata dalla pagina in cui sono pubblicate, dalla posizione nella pagina, dalle dimensioni del titolo ecc., nei telegiornali l’importanza delle notizie è indicata dall’ordine di enunciazione e dal numero di minuti ad esse dedicato.

Nel caso in studio, le notizie fornite dai telegiornali sul terremoto hanno riguardato per la maggior parte la cronaca (resoconto di scosse, vittime e crolli), seguite in ordine di importanza dalle notizie sugli aiuti, gli interventi governativi e le stime economiche dei danni; le notizie di contenuto scientifico, ove fornite, si sono per lo più trovate all’ultimo posto. La quasi totalità delle informazioni sul terremoto entrate nelle case degli italiani tramite i telegiornali aveva come soggetto le immagini dei crolli (edifici industriali, monumenti, abitazioni), le reazioni emotive delle persone coinvolte (paura, cordoglio, incertezza sul futuro), le testimonianze di amministratori locali e di soccorritori. Per dare una valutazione corretta del modo in cui il discorso scientifico può essere stato interpretato dagli spettatori occorre ricordare che le interviste realizzate con sismologi e altri esperti sono state viste e ascoltate dal pubblico in un contesto di questo tipo.

Campione analizzato

Il corpus preso in considerazione è quello dei telegiornali delle principali reti televisive nazionali disponibili on-line (Rai, Sky e Mediaset; il telegiornale di La7 non risultava disponibile all’inizio dello studio). I diversi livelli di disponibilità (integrale per i telegiornali Rai, limitata a singoli servizi, o parti di servizi per Mediaset e Sky) ne condizionano l’omogeneità senza però intaccare la rappresentatività dei risultati. Il periodo considerato va dal 20 maggio ai primi giorni di giugno 2012. Nel caso Rai sono stati considerati i Tg1 serali (ore 20) dei giorni in cui si sono verificati gli eventi principali (20 e 29 maggio) e dei tre giorni successivi nonché le edizioni speciali del 20 e 29 maggio.

 

I terremoti del 20 e 29 maggio 2012 nei Tg

Alle 9.40 del 20 maggio va in onda un’edizione straordinaria del Tg1 Rai della durata di quaranta minuti. Le edizioni straordinarie pomeridiane durano poco più di sette-otto minuti. L’edizione straordinaria del mattino è quasi tutta dedicata al terremoto, quelle del pomeriggio riportano anche aggiornamenti sull’attentato di Mesagne ma riservano al terremoto la prima notizia e la maggior parte del tempo (più di quattro minuti). Solo lo speciale delle 16, andato in onda dopo la forte scossa delle 15:18 (notizia della caduta della Torre dell’orologio di Finale Emilia e ferimento di un vigile del fuoco) è dedicato quasi interamente al terremoto.

I primi elementi di contestualizzazione scientifica dell’evento sono forniti all’inizio dell’edizione straordinaria delle 9:40. Dopo una frase introduttiva della conduttrice (“Per gli esperti sarebbe il più violento terremoto in Emilia Romagna dal 1300”) viene mandato in onda un collegamento telefonico di circa tre minuti tra due giornalisti in studio e Claudio Chiarabba dell’INGV. La prima domanda è “Vogliamo un attimo di cercare di capire, appunto questo terremoto da un punto di vista tecnico che cosa è successo: è vero innanzitutto che si tratta del terremoto più violento addirittura dal 1300 […]? È così?”. Ulteriori domande riguardano le scosse dei mesi precedenti, il meccanismo tettonico e lo sviluppo futuro del fenomeno.

Nelle successive edizioni straordinarie non compaiono ricercatori ma alcuni concetti sismologici figurano nell’edizione straordinaria delle 18, nell’intervista a Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile nazionale che afferma “le scosse non sono prevedibili, non sappiamo quale sarà il tipo di liberazione dell’energia e quindi bisogna essere cauti”.

L’edizione serale del Tg1 dura in media circa trentasette minuti, con un minuto e mezzo occupati da sigla e titoli di testa. La notizia d’apertura (quattordici minuti) è quella del terremoto, con collegamenti e servizi dalle zone colpite. L’ultimo minuto e mezzo è dedicato a un’intervista ad Alessandro Amato realizzata nella sede romana dell’INGV ma quasi del tutto riassunta dalla voce fuori campo, come se le parole del sismologo dovessero essere riportate con un tono più familiare per il pubblico. Le spiegazioni sono accompagnate da immagini di ricercatori davanti ai monitor, mappe del terremoto e sismogrammi. Il servizio successivo serve da nesso con il resto del telegiornale parlando del rientro anticipato del primo ministro dagli Stati Uniti a causa del terremoto e dell’attentato di Mesagne.

Nei due giorni seguenti i Tg1 serali dedicano al terremoto una decina di minuti ciascuno. Il 21 maggio va in onda un’intervista a Demetrio Egidi, Direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile, con menzione di alcuni concetti sismologici; il 22 maggio è di nuovo intervistato Alessandro Amato. Il 23 maggio “l’emergenza” sembra finita, almeno dal punto di vista giornalistico: il Tg1 serale torna a mettere in primo piano la crisi economica e la politica interna mentre al terremoto sono riservati cinque minuti della seconda parte del programma, dedicati al tema dello sciacallaggio e alla visione di “immagini esclusive, inedite del terremoto”.

Nello stesso periodo la rilevanza data al terremoto dalla rete Sky ha una andatura cronologica analoga a quella del Tg1 (Vedi Fig. 1). Il 20 maggio sono disponibili 29 servizi, per il giorno dopo sono 35, per il 22 maggio sono di nuovo 20 e il 23 maggio calano a soli 5, numero che sarà la media fino al 28 maggio che sono solo 2. Su un totale di 89 servizi dedicati al terremoto nei primi quattro giorni (111 considerando il periodo fino al 28 maggio) solo uno, il 20 maggio, ha per protagonista uno studioso. Si tratta di un’intervista telefonica in cui Enzo Boschi ricorda che la Pianura Padana è una zona sismica con precedenti storici e che il terremoto non si può prevedere. Lo stesso giorno viene data la parola al responsabile della Protezione Civile dell’Emilia Romagna che, in una lunga intervista sulla gestione dell’emergenza, accenna alle caratteristiche del terremoto in corso ma anche al conduttore televisivo Red Ronnie, che cita una presunta profezia Maya sul terremoto, osservando che “quello che sto dicendo parte da un presupposto, che a noi in Pianura Padana ci avevano sempre detto che non avremmo mai avuto terremoti distruttivi”.

L’informazione scientifica sul terremoto resta in secondo piano anche nei Tg delle reti Mediaset. Fa eccezione, il 20 maggio, un lungo collegamento telefonico con un sismologo non identificato il cui discorso non è intercalato da domande o altri interventi di mediazione, lasciandone l’interpretazione e la comprensione interamente allo spettatore.

Gli eventi del 29 maggio riportano il terremoto alla centralità delle cronache, destando un’attenzione molto maggiore che in precedenza. Si può dire che l’attenzione giornalistica risente degli “effetti di cumulo” degli eventi più importanti, tendenza che si riscontra sia nei Tg Rai che su Sky . L’archivio on-line della rete Sky conserva, per i giorni tra il 29 maggio e il 1 giugno, rispettivamente 77, 57, 32 e 15 servizi sul terremoto.

Fig. 1 Relazione tra l’andamento della sequenza sismica e il numero di servizi ad essa dedicati da SkyNews24.  Fonte: elaborazione su dati tratti da iside.rm.ingv.it e da video.sky.it/video/archivio.html

L’edizione straordinaria del Tg1 mattutino del 29 maggio è lunga due ore e mezza, contro i quaranta minuti di quella del 20 maggio. Lo stesso giorno il Tg1 serale è interamente dedicato al terremoto. Inoltre sembra crescere l’interesse per le spiegazioni scientifiche – in particolare per quanto riguarda la “nuova faglia” che si è attivata – e gli aspetti tecnico-ingegneristici. Il 29 maggio Sky intervista ben sette sismologi (in un caso l’intervista si svolge direttamente in studio); altri ricercatori, afferenti al CNR e a varie università, tra cui Gian Paolo Cimellaro del Politecnico di Milano, sono interpellati sui temi degli effetti di liquefazione, delle possibili cause del crollo dei capannoni industriali, della sicurezza antisismica e del disagio psicologico degli sfollati. Le tre reti intervistano il Presidente dell’INGV nel suo doppio ruolo scientifico e istituzionale. In almeno due casi i servizi sul terremoto si concludono con la presentazione di recapiti cui inviare donazioni a favore dei terremotati.

Il discorso scientifico nei Tg

Il discorso scientifico sul terremoto è stato veicolato attraverso le parole di giornalisti, esperti esterni alla comunità scientifica (Protezione Civile), esponenti del mondo della ricerca e degli ordini professionali (CNR, INGV, università, Consiglio Nazionale dei Geologi).

Gli interventi diretti dei giornalisti comprendono da un lato quelli appena ricordati, durante i collegamenti o nella presentazione dei servizi, dall’altro quelli più articolati inseriti nei servizi e finalizzati a “tradurre” le dichiarazioni dei sismologi durante lo scorrimento di immagini di repertorio o di supporto alle spiegazioni (modelli 3D, mappe ecc.).

Gli interventi di ricercatori e membri della Protezione Civile sono stati trasmessi sotto forma di intervista di due tipi: in collegamento telefonico o faccia a faccia (dalla sede dell’intervistato o in studio televisivo nel caso dei ricercatori; dalla zona terremotata nel caso dei membri della Protezione Civile). Le interviste faccia a faccia si sono svolte per lo più nel formato a domanda e risposta; quelle in collegamento telefonico hanno talvolta lasciato spazio a monologhi dell’interpellato. In alcuni casi le dichiarazioni rilasciate da ricercatori sono state trasmesse all’interno di servizi, come “citazioni” incastonate nella sintesi di un discorso più esteso fatta dalla voce fuori campo.

Queste tre modalità di veicolazione del discorso scientifico presentano vantaggi e svantaggi dal punto di vista della chiarezza e dell’efficacia del messaggio. Di seguito si riportano alcuni esempi.

Il 10 giugno, in pieno scalpore suscitato dalla pubblicazione di un documento in cui la Commissione Grandi Rischi menzionava la possibilità di nuova attività sismica nell’area interessata dagli eventi di maggio, un intervento chiarificatore di Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile viene introdotto da una conduttrice di SkyTg24 con la frase “tra le rassicurazioni facili e l’allarmismo c’è una via di mezzo”. In contrasto con questa equilibrata introduzione, nella seconda parte del servizio la stessa giornalista afferma in fuori campo: “Il nostro paese trema da un mese. Solo ieri sono stati registrati cento terremoti. Le scosse nella pianura padana continuano ad essere forti. ‘Stiamo ruotando in senso antiorario’ spiegano gli scienziati”. La chiave di lettura dell’intero servizio, così come riassunta nel titolo in sovrimpressione, è decisamente allarmista: “Terremoto, allarme dei geofisici: l’Italia sta ruotando” (http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_allarme_dei_geofisici_litalia_sta_ruotando/v123879.vid)

Fig. 2. Effetto di “spettacolarizzazione” della spiegazione scientifica: “l’allarme dei geologi”. Fonte: http://video.sky.it/video/archivio.html. Si veda in particolare la nota 2.

Fig. 2. Effetto di “spettacolarizzazione” della spiegazione scientifica: “l’allarme dei geologi”.
Fonte: http://video.sky.it/video/archivio.html. Si veda in particolare la nota 2.

Come esempio di discorso scientifico veicolato da un “esperto” esterno alla comunità scientifica si può citare quello dell’allora Direttore dell’Agenzia di Protezione civile della Regione Emilia Romagna, ingegner Demetrio Egidi, sul tema del protrarsi delle scosse, nell’intervista rilasciata al Tg1 del 21 maggio:

Tg1: A questo punto non si può parlare più di scosse di assestamento ma di un vero e proprio sciame sismico. Chiedo conferma all’ingegnere Demetrio Egidi che è il Capo della Protezione Civile dell’Emilia Romagna. È così ingegnere?”.

DE: Esattamente: sono oltre 43 le scosse di magnitudo superiore a 3 quindi possiamo parlare di sciame sismico che sta interessando sia la provincia di Modena sia quella di Ferrara.

Tg1: Scosse che preoccupano, che possono preoccupare?

DE: No, vanno viste con una duplice veste. Da un lato c’è una liberazione di energia che consente, diciamo così, di attenuare il carico accumulato. Dall’altro la popolazione deve valutarle senza apprensione.

(http://www.youtube.com/watch?v=PQD8zeFpGRs)

Per quanto riguarda le interviste a esponenti della comunità scientifica, il modulo del dialogo faccia a faccia in diretta è quello che sembra risultare più efficace, perché permette di correggere affermazioni poco appropriate, chiarire dubbi e contenere la tendenza giornalistica alla spettacolarizzazione. Ecco per esempio un brano dell’intervista rilasciata il 30 maggio a SkyTg24 dal Presidente dell’INGV Stefano Gresta.

SkyTg24: Lei in conferenza stampa ha detto che però c’è stato un aspetto positivo: cioè gli edifici hanno retto, la maggior parte degli edifici ha retto. Comunque a vedere le immagini a noi non è sembrato proprio così…

SG: Fortunatamente le immagini, anche per dare un effetto spettacolare vanno sugli edifici che sono collassati. Gli edifici storici, il patrimonio artistico purtroppo non ha retto. I capannoni rappresentano un discorso a parte, però noi abbiamo notizie e testimonianze che la maggior parte dell’edilizia abitativa costruita negli anni più recenti non ha subito danni seri tali da comprometterne la stabilità.

(http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_gresta_abitazioni_recenti_hanno_retto_meglio/v122746.vid)

Un altro esempio interessante di equilibrio tra discorso scientifico e discorso giornalistico è l’intervista rilasciata il 29 maggio a SkyTg24 da Massimo Compagnoni, geologo del Politecnico di Milano:

SkyTg24: …perché nell’ignoranza ci si aspettava che… quando si parlava di sciame sismico dopo la forte scossa, si pensa che lo sciame va lentamente esaurendosi, no? Invece stupisce tutti, noi, che non siamo del mestiere della notizia di una scossa di 5.8. Invece si tratta purtroppo di normalità, no professore?

MC: Sì, normalità soprattutto nel contesto italiano, perché in Italia i terremoti seguono un andamento molto variabile. Non c’è una prima scossa con un graduale assestamento…

(http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_geologo_non_possiamo_sbilanciarci_in_previsioni/v122559.vid)

Nel dialogo, però, il giornalista può premere sull’intervistato per forzare una risposta che non necessariamente riceve. Il 29 maggio, mentre arrivano le informazioni di agenzia sui morti e dispersi delle nuove scosse, i giornalisti di SkyNews24 suggeriscono ai ricercatori intervistati di consigliare alle popolazioni della zona epicentrale di abbandonare le loro case. Ci provano con il sismologo Alberto Marcellini, del CNR:

SkyTg24: Senta Marcellini, è consigliabile quindi alle popolazioni coinvolte da questo sisma dire a tutti di evacuare la casa?

AM: La cosa più importante in questi momenti qua è evitare disorganizzazione e situazioni di panico. […] È opportuno che tutte le indicazioni vengano coordinate, mi sembra che stia lavorando la Protezione Civile, che non entrino in campo in questo momento qua altre voci.

(http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_sismologo_non_prevedibile_altra_scossa_intensa/v122570.vid)

La stessa domanda è riproposta a Massimo Mattei dell’Università di Roma 3.

SkyTg24: È opportuno che gli abitanti di questi paesini lascino le loro case, c’è il rischio che arrivino scosse più forti, visto che c’è il rischio che se ne stanno percependo delle altre?

MM: Beh, siamo nel pieno di una sequenza sismica, quindi occorre fare molta attenzione, ma insomma questo tipo di indicazione… è bene che le indicazioni è bene che le dia l’organismo preposto, che è la Protezione Civile e l’Istituto Nazionale di Geofisica, perché bisogna conoscere insomma la situazione sul luogo, quindi parlare… dipende dalle condizioni del [patrimonio] edilizio, dell’esistenza dei danni preesistenti delle scosse dei giorni scorsi, insomma è una indicazione che è bene che la diano gli organismi competenti (…) perché sarebbe una indicazione troppo generica che rischia di creare panico [corsivo nostro].

Alle ultime parole dell’intervento (in corsivo) si sovrappone la voce del conduttore che interrompe l’interlocutore per problemi tecnici, per poi riproporgli una variante della domanda precedente:

SkyTg24: Forse sarebbe consigliabile stare per strada, stare in zone dove non ci siano rischi quantomeno per tamponare l’emergenza di questi minuti…

MM: Questo sicuramente, stare in luoghi aperti elimina il rischio di essere vittima di crolli. Ma questo è un consiglio di buon senso che può dare chiunque.

(http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_geologo_nel_pieno_di_una_sequenza_sismica/v122568.vid)

A questo punto il giornalista sembra citare, in tono critico, quanto dichiarato da Marcellini:

SkyTg24: Ma è opportuno darlo, qualcuno aveva preferito demandare alla Protezione Civile la gestione di tutto l’allarme senza dire che andavano evacuati anche gli edifici privati, invece sembra opportuno visto che ci sono delle scosse, continuano ad arrivare, che le persone si riversino sulle strade in luoghi aperti dove il rischio diminuisce in maniera sostanziale…2

L’insistenza del giornalista sembra in questo caso dettata dall’intento di trasmettere agli spettatori la sensazione della drammaticità della situazione più che da un reale scrupolo di informare i residenti nella zona epicentrale (i quali presumibilmente hanno già abbandonato le loro case). Qualcosa di simile si intuisce anche nell’introduzione alla già citata intervista ad Alberto Marcellini, in cui le risposte del ricercatore vengono decontestualizzate per applicarle alla situazione in corso:

SkyNews: Ecco, me lo conferma non solo a nord, bisogna stare tutti attenti a questi movimenti?

AM: Ma per il momento è interessata questa zona qua. Poi sappiamo che l’Italia è quasi tutta sismica. E questa non è una delle zone più sismiche…

SkyNews: Questo che ci dice ci fa venire la pelle d’oca…

(http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_geologo_non_possiamo_sbilanciarci_in_previsioni/v122559.vid)

Entrambe le forme di intervista hanno i loro trabocchetti e i loro elementi negativi. Nel faccia a faccia l’intervento “drammatizzante” del giornalista può mettere in secondo piano il messaggio dell’esperto. D’altra parte, nel caso dell’intervista telefonica, la mediazione delle domande del giornalista o i riassunti della voce fuori campo possono aiutare lo spettatore a capire meglio il discorso scientifico. Se al contrario è il ricercatore a dover enunciare in breve tempo concetti complessi e non supportati da immagini, il rischio maggiore è che il suo discorso non sia capito dagli spettatori.

In ogni caso, il ricercatore che rilascia l’intervista non ha controllo sull’elaborazione del testo in fase di montaggio. Perciò è importante rivolgere l’attenzione al lavoro redazionale in cui si costruisce e si presenta il servizio. Questa fase è particolarmente rischiosa, perché la natura del discorso giornalistico tende a sottolineare gli aspetti eccezionali dell’evento con serio pericolo di forzature.

Un buon esempio dell’interazione tra i due meccanismi fondamentali della narrazione giornalistica (ricerca dell’eccezionalità e spettacolarizzazione dell’evento) si ha in un servizio del Tg1 serale del 22 maggio. L’interesse mediatico per il terremoto comincia a diminuire insieme al numero e alla forza delle scosse. Il Tg1 dedica però ancora una volta al terremoto i primi dieci minuti, di cui l’ultimo è riservato al punto di vista “scientifico”. Il servizio è basato su una intervista rilasciata da Alessandro Amato, con commenti di una voce fuori campo. Forse per compensare il calo di interesse per l’evento, il conduttore ne sottolinea l’eccezionalità:

Tg1 studio: La Pianura Padana è sempre stata considerata una zona tranquilla dal punto di vista sismico. Le cause del terremoto dimostrano che la situazione è cambiata.

Le risposte di Amato all’intervistatrice vertono in realtà sui movimenti delle placche e non fanno alcun accenno a una “situazione cambiata”. Egli non ha però possibilità di replica rispetto alla voce fuori campo, che nella conclusione dell’intervista, fa “slittare” le parole del ricercatore da un codice di comunicazione scientifico a un altro tipico dell’infotainment, trasformando una “causa” geofisica in una “colpa”:

Tg1 voce fuori campo: …colpa [corsivo nostro] della zolla adriatica, che spinta da quella africana si muove verso nord-est a una velocità di 4 mm l’anno.

Più avanti la voce fuori campo continua a sviluppare l’aspetto giallo del meccanismo tettonico con un tono che aggiunge suspense alla imprevedibilità dei terremoti:

Tg1 voce fuori campo: …l’intera area viene caricata di energia compressa come una molla pronta a scattare in qualsiasi momento.

Tg1 inviata: Continuerà questo sciame sismico? Riuscite ad azzardare una previsione?

AA: Non sappiamo se si può attivare un’altra faglia e quindi non possiamo escludere che ci siano altre scosse più forti.

(http://www.youtube.com/watch?v=WkoAwijmHjk&feature=channel&list=UL)

Quest’ultima risposta del ricercatore non viene commentata, accentuando così la suspense costruita intorno all’intervista.

Un ultimo commento meritano i discorsi pseudoscientifici, apocalittici e complottistici che circolavano (e circolano) sul terremoto. Se da una parte Sky dà spazio alle presunte profezie Maya tramite Red Ronnie, dall’altra la stessa rete, per mettere in guardia il pubblico sulla scarsa attendibilità dell’informazione via Internet, il primo giugno manda in onda un servizio che in poco più di due minuti smentisce le teorie di Giampaolo Giuliani, le profezie dei Maya, le teorie sul progetto Haarp in Alaska e le voci sulle trivellazioni e il fracking in Emilia. (http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_emilia_red_ronnie_i_maya_lo_avevano_previsto/v121657.vid; http://video.sky.it/news/cronaca/terremoto_profezie_leggende_e_mezze_verita/v122948.vid)

Fig. 3. SkyNews24 smonta miti e teorie complottistiche. Fonte: http://video.sky.it/video/archivio.html. Si veda in particolare la nota 11.

Fig. 3. SkyNews24 smonta miti e teorie complottistiche.
Fonte: http://video.sky.it/video/archivio.html. Si veda in particolare la nota 11.

Conclusioni

La comunicazione televisiva non registra gli eventi ma li rappresenta, secondo regole sue proprie che non sono le stesse del singolo fenomeno rappresentato. Il meccanismo con cui sono state fornite le notizie sui terremoti del maggio 2012 contrasta con le spiegazioni fornite dai sismologi sulla natura dei terremoti stessi. Il meccanismo narrativo del telegiornale (l’infotainment) mira a colpire l’emotività dello spettatore, piuttosto che a attirarne le capacità cognitive, sottolineando l’eccezionalità e la drammaticità del fenomeno. Allo stesso tempo, il discorso scientifico si sforza di inquadrare correttamente il terremoto nel contesto della dinamica terrestre, sottolineandone la normalità. Si tratta di due logiche discorsive che tendono a scontrarsi ma che, se comprese adeguatamente e inserite nella modalità del dialogo, potrebbero trovare un accordo, perché la mediazione giornalistica è importante per facilitare allo spettatore la comprensione della natura dell’evento terremoto. D’altro canto il discorso diretto del sismologo, specie se privo del supporto che può essere fornito dalle domande del giornalista o dalle spiegazioni riassuntive della voce fuori campo può rimanere incompreso o essere frainteso. Dal punto di vista della percezione del rischio sismico da parte della popolazione, l’uso del mezzo televisivo potrebbe essere di grande utilità per fare maturare una maggior consapevolezza e sensibilità per le tematiche della prevenzione, argomento che risulta assai poco affrontato nei telegiornali analizzati.

Inoltre, sarebbe opportuno individuare un punto di intersezione tra le due logiche per evitare che la tendenza giornalistica a rappresentare i ricercatori come impegnati in un discorso scientifico di carattere “teorico”, contornati di elementi para-discorsivi “freddi” (laboratorio, studio), e in forte contrasto con le notizie e immagini “calde” provenienti dalla scena del terremoto (le vittime, la paura, i danni materiali, i problemi degli sfollati) abbia per risultato un messaggio che presenta la ricerca sismologica come lontana dalla vita reale e dai problemi concreti dei terremotati. L’effetto di senso così prodotto, cioè lo studioso staccato rispetto alla realtà dell’evento, è in netto contrasto sia con l’impegno concreto profuso dai ricercatori nel loro lavoro sia con il rapporto di autentica fiducia instauratosi in molti casi tra essi e le popolazioni locali.

 

Biografia

Carlos Héctor Caracciolo è laureato in Scienze Politiche (Università Cattolica Argentina) e in Storia (Università di Bologna), lavora presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per il quale svolge ricerche nell’ambito della sismologia storica. Il suo percorso scientifico l’ha portato ad approfondire la storia della produzione e della circolazione dell’informazione nell’età moderna nonché la storia dello spazio pubblico.

Biography

Carlos Héctor Caracciolo has a degree in Political Science (Argentine Catholic University) and in History (University of Bologna). He currently works at the Geophysics and Volcanology National Institute (INGV), where he conducts research on Seismological History. This work has brought him to investigate the history of the production and circulation of news in Early Modern Europe as well as the history of Public Spaces.

 

Bibliografia

Bibliografia

Calabrese O., Volli U.

1987                Come si vede il telegiornale, Roma-Bari, Laterza.

Deriu M.

2005                Quelli che … ci parlano. La nuova identità del conduttore del tg, in Simoncelli G. (cur.), Speciale Tg. Norme e tecniche del giornalismo televisivo, Novara, Interlinea, pp. 65-78.

Fonio C.

2005                I media e la comunicazione di un disastro naturale. I casi del 1987 e del 2002 in Valtellina, in Lombardi.

Lipovetsky G.

1989                L’impero dell’effimero, La moda nelle società moderne, Milano, Garzanti.

Lombardi M. (cur.)

2005                La comunicazione dei rischi naturali. Un confronto internazionale, Milano, Vita & Pensiero, pp. 118-143.

Mininni G.

2004                Psicologia e media, Roma, GLF editori Laterza.

 

Siti consigliati

Sitografia

Archivio Sky: http://video.sky.it/video/archivio.html

http://www.fiction.mediaset.it/programmi/A.shtml

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/ricerca.html?site=raitv&getfields=*&filter=0&q=terremoto+emilia

  1. Questo testo, con qualche minore modifica, è stato presentato al 31° Convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida (Gngts), tenutosi a Potenza, 20-22 novembre 2012. []
  2. Non si può desumere con certezza, dalle indicazioni dell’archivio di Sky, quale intervista sia stata fatta prima: quindi non possiamo affermare che il giornalista abbia fatto riferimento alle parole dell’altro scienziato. Tuttavia, il meccanismo delle domande non cambia. []

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