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Posted in Laboratorio, Numero 27 - Laboratorio, Numero 27 - Novembre 2011, Numero 27 - Rubriche

“Qui venne l’Eroe” 1849: lo scampo di Garibaldi a San Marino preludio all’Unità d’Italia

“Qui venne l’Eroe” 1849: lo scampo di Garibaldi a San Marino preludio all’Unità d’Italia

di Paolo Rondelli

La Repubblica di San Marino è un piccolo territorio indipendente al centro della penisola italiana. Al momento il rapporto con lo Stato che la contorna non è esente da problematiche relazionali, soprattutto legate al campo economico finanziario, ma nel Risorgimento vi era un costante precario equilibrio che venne in parte minacciato da un episodio cardine della storia di quel periodo.

Negli anni Quaranta dell’Ottocento lungo la penisola italiana erano in corso moti di indipendenza che vedevano un fermento comune su tutto il territorio ma San Marino non vi partecipa mai direttamente, o meglio non vi sono rilevanti tracce all’interno del suo territorio di azioni legate a moti irredentisti anche se nella Rocca, durante un recente intervento di restauro, sono stati trovati alcuni disegni che sono in qualche modo collegabili a idee di riunificazione nazionale italiana o comunque di liberazione dal dominio papale dei territori romagnoli circostanti (Pasini 2005).

Il contesto in cui la venuta di Garibaldi a San Marino si va a collocare non può prescindere dal ricordare che la sconfitta di Napoleone a Waterloo non pregiudica la libertà di San Marino, confermata durante il Congresso di Vienna dei vincitori nel 1815. La piccola Repubblica infatti non poté essere ritenuta un alleato della Francia a seguito del rifiuto di ampliare il territorio con gli inglobamenti proposti da Napoleone nel 1797 che avrebbero consentito lo sbocco a mare ma che probabilmente avrebbero dato un futuro diverso allo Stato che aveva da decenni fatto del motto “Noti a noi, ignoti agli altri”, attribuito al più volte Capitano Reggente della Repubblica Antonio Onofri, lo specchio della politica estera di quegli anni, che portò anche a rifiutare quei nuovi territori che avrebbero mutato i confini fissati nel 1463, dopo l’inglobamento di territori dei Malatesta.

Giosuè Carducci, nel discorso La Libertà Perpetua di San Marino, pronunciato il 30 settembre 1894, riferendosi al fallito tentativo di annessione allo Stato Pontificio orchestrato dal Cardinale Alberoni nel 1739, scriverà queste parole:

Sfuggita all’attentato cardinalizio con islancio di viragine mal sorpresa nel sonno, la repubblica strinse al cuore le virtù di prima; e rifiutando con presaga sapienza l’offerta d’ingrandimento dal signore della vittoria e disciplinatore della rivoluzione, raccoglievasi a quello che fu officio nobilissimo dalla natura e dalle origini a lei assegnato nella sua storia, a quella che fu la parte benefica sua nella storia d’Italia, assicurare l’asilo ai vinti dalla forza o dalla fortuna, ai perseguitati dalla malvagità o dalla sventura. Così ella tra i molti minori scampò dai baccanali della ferocia borbonica Melchiorre Delfico e dalle reti del sospetto clericale Bartolommeo Borghesi1; e l’uno le diè la sua storia, e l’altro propagò il nome di lei nel dotto mondo con quello di Roma. 

È in questo contesto storico che la Repubblica di San Marino si trova al centro dello Stato della Chiesa pur senza farne parte, con il già citato Antonio Onofri che gestisce, fino alla morte, avvenuta nel 1825, i contatti con “l’estero”, o meglio, con l’esterno della Repubblica, con grande finezza diplomatica, mantenendo ottimi legami con le gerarchie ecclesiastiche ma al contempo facendo si che San Marino costituisca un rifugio sicuro per molti dei personaggi che parteciparono ai moti liberali di quegli anni, ai quali presero tra l’altro parte anche alcuni cittadini sammarinesi. Fondamentalmente ci fu un grande appoggio per chi si batté per l’affermazione dei principi di libertà e indipendenza, ideali da sempre considerati vitali dai sammarinesi. Infatti in quegli anni sono molti i rifugiati politici che, per non subire persecuzioni, si nascosero a San Marino, dove la popolazione era in genere tollerante anche in virtù del fatto che, stante la scarsa popolazione e la struttura del territorio, era facile controllare gli ingressi degli stranieri. Se quindi non creavano fastidi, i rifugiati venivano lasciati vivere tranquillamente con la sola eccezione dei casi in cui uno Stato estero ne chiedesse l’estradizione. In questo caso si preferiva una soluzione di compromesso che non compromettesse la Repubblica: li si avvisava per consentire loro di lasciare San Marino in tempo per non essere catturati (Casali, Crescentini 2003). Questo tipo di comportamento garantirà anche durante la Seconda guerra mondiale la salvezza a molti ebrei o antifascisti che durante il passaggio del fronte erano riparati a San Marino, terra ospitale per molti mesi, che a fronte di una popolazione residente di 10.000 anime accoglierà 100.000 profughi. Il governo fascista sammarinese spesso, nell’ultimo anno del conflitto in cui in Emilia Romagna si assiste a stragi ed eccidi, farà finta di non accorgersi della loro presenza, evitando così un destino peggiore a queste genti.

Ma – tornando al periodo risorgimentale – dobbiamo tenere conto che si tratta pur sempre di un contesto storico che vede la minuscola San Marino confrontarsi con Stato Pontificio e Austria, nazioni di dimensione e forza non assolutamente paragonabile.

Nonostante ciò, dopo i moti del 1820-21 e 1830-31 si avrà un discreto numero di rifugiati, con i sammarinesi più giovani che rimasero spesso affascinati da queste personalità forti ed avventurose. Si ebbero quindi alcuni arruolamenti spontanei nelle file dei patrioti risorgimentali già nel 1830 e nei moti che scoppiarono nel 1845 nelle zone limitrofe a San Marino: le cronache del tempo annotano la presenza di tredici giovani, ma altri si arruoleranno per la Prima guerra di Indipendenza.

Il volgere al termine degli anni ’40 dell’Ottocento vede quindi a San Marino la presenza di molti simpatizzanti alla causa italiana e, se il 19 marzo 1848 (cioè cinque giorni dopo la promulgazione della costituzione a Roma da parte di papa Pio IX) compare un documento a caratteri di stampa in cui vengono proposte Riforme da approvarsi da una Assemblea Nazionale come leggi addizionali alla vigente Democratica Costituzione, l’anno dopo si avrà l’evento cardine di questa analisi.

Sono gli anni della Repubblica Romana, con le armate francesi a difendere gli interessi papali contro gli insorti. Luigi Napoleone inviò un corpo di spedizione francese che sbarcò a Civitavecchia, guidata dal generale Nicole Oudinot, negli ultimi giorni dell’aprile 1849, il 25 per la precisione, e presto raggiunse Roma, difesa da Garibaldi, decidendo quali sarebbero stati i punti strategici da fare occupare e scontrandosi al Gianicolo con gli insorti in arme, per poi però ritirarsi, respinto, nella periferia cittadina.

Le armate borboniche, nel frattempo, giunsero da sud, ma non avendo egual fortuna si ritirarono presto perdendo vari uomini.

Dopo gli scontri di Velletri a metà maggio, in cui Garibaldi cade da cavallo dopo essere stato travolto da altri cavalieri ed avere disobbedito all’ordine di non prendere parte alla battaglia impartito da Pietro Rosselli (Smith 1994), nella notte fra il 2 e il 3 giugno 1849 Oudinot guida i militari francesi alla conquista degli obbiettivi prefissati di Villa Corsini e Villa Valentini. Si contano numerosi caduti fra le armi francesi e garibaldine e fra queste, nell’assalto a Villa Corsini, anche il sammarinese Anastasio Galassi (Casali 1988).

Il 2 luglio il Generale raccoglie le truppe, meno di 5.000 uomini, e comincia a risalire la penisola con l’obbiettivo di giungere a Venezia che ancora resisteva, per arrivare il 29 luglio alle porte di San Marino. Viene inviato un messaggero per chiedere il permesso di transitare in Repubblica ma, in un primo momento si ha il rifiuto del Reggente Domenico Belzoppi motivato dal fatto che un simile passaggio poteva essere di pericolo per il piccolo Stato. Le truppe vennero quindi invitate ad aggirare il territorio sammarinese.

Garibaldi non demorde e rinnova la sua richiesta il giorno seguente ma con medesima risposta. Veniva però sempre confermato il rispetto dei sammarinesi per profughi e bisognosi e quindi, a patto che le truppe restassero fuori dai confini, venivano loro garantiti cibo e assistenza.

Al mattino del 31 luglio però le cose si complicano e, visto l’accerchiamento da parte degli avversari i soldati garibaldini devono varcare il confine sistemandosi a ridosso delle mura cittadine del Castello di San Marino visto che viene loro impedito l’accampamento nel centro storico del Castello di Borgo Maggiore.

Garibaldi si recò subito a colloquio dalla Reggenza per comunicare le necessità che lo avevano condotto a varcare il confine. Il Reggente Belzoppi, anche per conto del collega Pier Matteo Berti, rinnovò la richiesta di evitare pericoli per la Repubblica e ordinò di continuare a sfamare e curare le truppe. Il Generale sciolse le truppe, ridotte a meno di duemila uomini, ritenendo inutile continuare a schierarle di fronte all’esercito austriaco che ormai cingeva d’assedio San Marino. È a questo punto che comincia il difficile passaggio negoziale per le autorità sammarinesi, per il microstato di fronte alla grande potenza imperiale. Domenico Maria Belzoppi, avvocato laureato all’Ateneo di Perugia, aveva già dimostrato il suo talento in questo campo riuscendo, durante un precedente mandato reggenziale, a rinegoziare con lo Stato Pontificio nuovi trattati in materia di approvvigionamento di beni, ed era riuscito sempre a mantenere un buon equilibrio politico con l’area limitrofa.

La negoziazione portò alla conclusione che le armate austriache non avrebbero attaccato la Repubblica se la truppa garibaldina fosse stata sciolta e se i singoli esenti da reati fossero stati accompagnati in piccoli gruppi ai loro domicili di origine. Per Garibaldi e la moglie gli austriaci chiesero l’esilio oltreoceano, cosa che il Generale comunicò alla Reggenza di non potere accettare.

La scelta fu quella della fuga durante la notte, anche se era necessario trovare un percorso sicuro in un territorio interamente occupato dai soldati nemici ed a ciò contribuì l’azione di altri sammarinesi che fornirono ai due coniugi abiti, tant’è che l’abito lasciato da Anita prima di vestire panni maschili per camuffarsi meglio, è ancora a San Marino, e furono loro guida nel territorio infido e sconosciuto. Vanno ricordati a tal proposito Nicola Zani, Lorenzo Simoncini e Francesco Della Balda, guide esperte che conoscevano le macchie che conducevano alle pianure.

La scoperta della scomparsa del Generale e di un consistente gruppo di irriducibili, portò ad una immediata reazione degli Austriaci che varcarono i confini sammarinesi pretendendo la consegna delle truppe garibaldine. Le autorità locali ancora una volta dimostrarono grande spirito in difesa della libertà e a tutela dei patrioti italiani e si opposero a tale richiesta, negoziando la sola consegna delle armi che furono così in gran parte requisite e consegnate. Il giorno successivo, 2 agosto 1849, la vicenda poteva considerarsi pressoché conclusa essendo la maggior parte dei garibaldini scappata lasciando il territorio sammarinese, a parte un piccolo gruppo che voleva mantenere rifugio in Repubblica. Questa situazione ed il fatto che alcune armi ancora erano presenti in territorio, essendone stata omessa la consegna, continuarono a perpetrare lo stato di tensione con gli Austriaci ma la Reggenza negoziò ed ottenne, nei giorni successivi, un numero di lasciapassare sufficienti a mettere al sicuro tutti i garibaldini.

Sebbene ancora nel 1851 e nel 1853 fossero posti nuovi assedi da parte di truppe austriache e pontificie, convinte che la Repubblica desse ospitalità a pericolosi rifugiati, San Marino riuscì a difendere la propria libertà e a riguadagnare diplomaticamente la protezione francese nel 1854, con Napoleone III a decretarla, e questo mise la Repubblica al riparo da ogni ulteriore tentativo di annessione. L’Imperatore di Francia risponderà in data 8 marzo 1853 ad una missiva del governo sammarinese del giorno 11 dicembre 1852. Napoleone III esordirà, nella sua lettera, con un rimando al suo predecessore ed all’amore che questo nutriva per la piccola Repubblica:

Cher et bon Amis. Nous savons quelle est la sagesse de Votre Gouvernement, et Nous portons un intérêt bien reel à votre République. Notre Oncle, de glorieuse mémorie, Vous aimait: Nous avons héritéde ses sentiments pour Vous…[…] Notre bienveillance et notre protection Vous sont acquises…[….] Conservez vos bonnes lois et vos bonnes meurs, et continuez à compter sur notre estime sincere et sur nos dispositions constants à contribuer à la prospérité de la République qui repose sous votre sagesse…. (Buscarini 1993, 12-13). 

Giunti finalmente alla unificazione dell’Italia sotto la corona di casa Savoia, il 24 aprile 1861 il Consiglio Principe e Sovrano della Repubblica di San Marino decreta il conferimento della cittadinanza onoraria a Giuseppe Garibaldi che così ringrazierà da Caprera il 1° giugno successivo:

Signori Capitani Reggenti di San Marino,

Sono oltremodo sensibile e grato all’onore che volle farmi il Governo della Repubblica di San Marino nel conferirmi la cittadinanza Sammarinese, il cui diploma mi pervenne a mezzo dell’egregio Sig. Avv. Brofferio. Vado superbo di essere cittadino di tanta virtuosa Repubblica. Tra i molteplici tratti di generosità che la resero rispettata e benemerita nei secoli havvi quello recente, e per cui conserverò eterna gratitudine, dell’ospitalità che diede a me ed ai miei commilitoni nella ritirata da Roma nell’anno 1849. Prego loro Signori di farsi interpreti, di questi miei sentimenti presso gli onorevoli del Consiglio Generale.

Con distinta stima di loro, Dev.mo Giuseppe Garibaldi.

(Franciosi 1982, 139-140)

Giuseppe Garibaldi tornerà sull’episodio sammarinese altre volte ed in particolare nelle sue Memorie autobiografiche, in cui scrive:

 Giunti a San Marino io scrissi sul gradino di una chiesa, al di fuori della città, l’ordine del giorno, espresso circa nei termini seguenti: “Militi, io vi sciolgo dall’impegno di accompagnarmi. Tornate alle vostre case, ma ricordatevi che l’Italia non deve rimanere nel servaggio e nella vergogna!” Una intimazione era giunta al Governo di San Marino da parte del generale austriaco, con condizioni per noi inammissibili, e ciò cagionò una reazione benefica nello spirito dei nostri militi, che si decisero a combattere a tutt’oltranza piuttosto di scendere a patti ignominiosi. Il convenuto col governo della repubblica era di deporre le armi su quel territorio neutro, e che ognuno avrebbe potuto tornare liberamente a casa sua. Tale fu il patto concluso con codesto governo, e nulla si volle patteggiare coi nemici d’Italia (De Montalbo, Astraudo, Galati di Riella 1911, 92). 

È chiara in queste parole la distinzione di rango fra i due governi. Uno, quello austriaco, definito dei nemici d’Italia, l’altro, quello sammarinese, degno di rispetto per l’asilo concesso ai bisognosi e l’aiuto dato a coloro che vogliono una Italia unica e indivisibile, concetto richiamato dai maggiori studiosi e letterati e il già citato Carducci ad esempio scrive:

Imperocché, quando una repubblica che da se dicevasi grande2 ebbe sopraffatta e non doma la repubblica eroica di Giuseppe Mazzini, allora questa repubblica piccola di San Marino raccolse con Giuseppe Garibaldi gli sforzi dell’italica virtù combattente (Carducci 1894). 

Ed ancora:

Sii benedetta nei secoli, o San Marino, da quante anime d’italiani vivono e viveranno alla patria e alla libertà. E voi, o cittadini, inscrivete su la porta della città il 31 luglio 1849, e da una parte le ultime parole dette a’ suoi dal generale quel dì – tornate alle vostre case, ma ricordatevi che l’Italia non dee rimanere nel servaggio e nella vergogna – e dall’altra la memoria data a voi ne’ giorni migliori – Ricorderò sempre l’ospitalità generosa di San Marino in un’ora di suprema sciagura per me e per l’Italia – O repubblica, piena del mirabile spirito della storia nella tua piccolezza, come, oscurandosi l’antica Roma, fosti sortita ad accogliere il cenere dell’italica libertà sparso ai venti, così, risorgendo innovata Roma ad altri destini, tu fosti degnata a salvare le sorti nove d’Italia. Onore a te, o antica repubblica, virtuosa, generosa, fidente! Onore a te! E vivi eterna con la vita e la gloria d’Italia (Carducci 1894). 

In queste parole sta il senso del legame fra la Repubblica di San Marino e l’Italia unita e lo stesso Garibaldi nel corso dell’unificazione patrocinò a favore del piccolo territorio che non diverrà parte del Regno d’Italia ma anzi si avvierà a sottoscrivere con esso un trattato di amicizia e vicinato nel 1862.

Ma fu veramente il solo Garibaldi patrocinatore di tale “salvezza” dall’unificazione? Giovanni Spadolini, nell’ambito dei suoi studi, rivela un forte rispetto nei confronti della Repubblica di Giuseppe Mazzini, tanto da scrivere:

Diversamente da Garibaldi, che riempie tutte le pagine della storia sammarinese, che ha ispirato egualmente poeti e retori, Mazzini non compare mai o quasi nelle indagini della moderna storiografia sulla Repubblica di “perpetua libertà”. Eppure esistono atti ben precisi della sua “passione” per San Marino: lui repubblicano ligure “decapitato”, al Congresso di Vienna, dalla sua repubblica di Genova e ben consapevole dell’unico luogo dove era sopravvissuta la parola lampeggiante in tutta una vita fra il 1815 e il 1849. La parola “repubblica”. Il primo documento, del 4 gennaio 1851, è conservato – anche questo dice tutto sulle antinomie della storia d’Italia – nell’archivio segreto vaticano. È un appello di Mazzini ai rappresentanti del popolo, in San Marino. E cioè a quei rappresentanti del popolo dell’assemblea costituente romana del 1849, che si erano rifugiati nel territorio sammarinese dopo l’esodo garibaldino dalla Roma repubblicana e lì avevano trovato ospitalità prolungata per anni (in mezzo ai rischi delle pressioni e anche delle invasioni austriache). È la conferma che San Marino restava, nei suoi programmi, base ideale per un moto insurrezionale nello Stato pontificio, prima di Belfiore e prima della rivolta milanese del 6 febbraio 1853 (Spadolini 1989, 22). 

Spadolini riporta alcuni passaggi dello scritto mazziniano ed in particolare laddove sostiene:

Fratelli, voi conoscete il manifesto del comitato nazionale e gli atti che lo seguirono. Non guardate ai nostri nomi; guardate all’importanza dell’unificazione del Partito Nazionale; all’importanza di creargli una cassa, una potenza reale; all’importanza di avere un centro riconosciuto che colleghi gli elementi italiani agli elementi democratici delle altre nazioni; e siate con noi nel lavoro, che lo siete per animo, sagrifici fatti e identità di scopo (Mazzini 1926, 136-137).

 Mazzini poi addirittura in una nota ad Aurelio Saffi prospetta San Marino come la città dove potrebbe essere riunita un’assemblea italiana:

 Una assemblea di notabili, membri dell’assemblea romana, veneta, toscana ecc., i quali si troverebbero in quel giorno fisso in quel punto in duecento o centocinquanta; e si costituirebbe assemblea preliminare, parlando dell’Italia, dichiarando i suoi voti all’Europa, decretando unità e libertà (Mazzini 1933, 248).

Con l’Unità d’Italia vennero meno i pericoli di invasione da parte di Stati stranieri e, come sopra detto, venne subito definito un “Trattato d’amicizia” firmato il 22 marzo 1862 e revisionato nel 1872, nel 1939 e nel 1971, che garantisce l’indipendenza della Repubblica e il buon vicinato.

“L’ombra della repubblica che protesse l’eroe che affrontava i fatti novi d’Italia” come dirà Carducci nel già citato discorso a San Marino, è quindi molto più di un’ombra, bensì, attraverso fatti concreti e testimonianze di valore, garantì la protezione a Garibaldi ed agli ideali di libertà e democrazia che hanno ispirato altri patrioti risorgimentali, ideali ben contemplati da quanto scritto sulla lapide commemorativa all’entrata della casa di quel Domenico Maria Belzoppi, Capitano Reggente, che salvò Garibaldi: 

QUI NACQUE DOMENICO MARIA BELZOPPI CHE COSPIRANDO PER LA REDENZIONE D’ITALIA FIERO ED ARDITO SOPPORTÒ PERSECUZIONE E CARCERE VALENTE GIURECONSULTO CINQUE VOLTE REGGENTE IN TEMPI FORTUNOSI IL XXXI LUGLIO MDCCCXLIX I PRODI DELLA REPUBBLICA ROMANA VINTI NON DOMI DUCE GIUSEPPE GARIBALDI CON SAPIENTE ACCORGIMENTO POLITICO SOTTRASSE ALL’IRA PONTIFICIA ED AUSTRIACA ASSICURANDO CON LA SALVEZZA DI QUELLI LA LIBERTA DELLA PATRIA

 L’episodio del 1849 che, come afferma Aldo Garosci

 non segna uno spartiacque nella politica sammarinese, ma rivela le difficoltà crescenti di una neutralità che non voleva perdere le antiche prerogative e di una posizione ideale che era investita in pieno dalle esigenze del secolo (Garosci 1967).

porta in realtà a riflettere sulla nascita del Regno d’Italia avvenuto oltre un decennio dopo grazie a quel Generale Garibaldi che fu salvato ed ospitato a San Marino in un momento cruciale della storia. Anche a San Marino, possiamo quindi dire, c’è un po’ di Unità d’Italia.

Alvaro Casali, cinque volte Capitano Reggente della Repubblica, intervenendo in Consiglio Grande e Generale nel corso del dibattito per deliberare i festeggiamenti per il centenario dello scampo garibaldino, pronuncerà una frase ancora estremamente attuale per la forza ed il rigore morale che la permeano:

 Auguriamoci che una favilla di quell’incendio ammonitore che allora percosse tanti cuori, continui a brillare e sia feconda di opere e di propositi contribuendo a superare le prove che l’avvenire riserba e sospinge la Repubblica verso nuove civili conquiste per renderla sempre più umana, più giusta e più buona! (Casali 1988).

Le Repubbliche di San Marino e Italia, caratterizzate da una comune radice culturale, risultano ancora più unite da questo auspicio, affinché lo spirito profondo di libertà e democrazia che ha accompagnato quel 31 luglio 1849 possa ancora perpetuarsi nell’oggi e nel futuro.

Bibliografia

Buscarini Cristoforo (cur.)

1993                Il carteggio del Console di San Marino a Parigi Giovanni Paltrinieri con il Governo della Repubblica (1854 – 1860), Istituto per la cultura, l’arte e l’economia della Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino.

 

Carducci Giosuè

1894                La libertà perpetua di San Marino, discorso tenuto al popolo e al senato sammarinese in occasione dell’inaugurazione del Palazzo degli Uffici, 30 settembre.

 

Casali Alvaro

1988                Antologia di scritti, San Marino.

 

Casali Verter, Crescentini Giovanna

2003                Compendio di Storia e Ordinamento Sammarinese, San Marino, Segreteria Istituzionale della Repubblica.

 

De Montalbo Luigi, Astraudo Amedeo, Galati di Riella Amedeo

1911                Dizionario Bibliografico iconografico della Repubblica di San Marino, Paris, H. Daragon Libraire – Editeur.

 

Franciosi Pietro

1982                Garibaldi e la Repubblica di San Marino, in Scritti Garibaldini, , San Marino, Biblioteca di Stato – AIEP Editore.

 

Garosci Aldo

1967                San Marino – Mito e storiografia tra i libertini e il Carducci, Milano, Edizioni di Comunità.

 

Mazzini Giuseppe

1926                Scritti editi ed inediti, XLV, Imola, Galeati.

1933                Scritti editi ed inediti, LXIII, Imola, Galeati.

 

Pasini Pier Giorgio (cur.)

2005                La Rocca ritrovata. Indagini, scoperte e restauri nella casermetta della Prima Torre 2000/2005, San Marino, Segreteria di Stato per gli Istituti Culturali.

 

Spadolini Giovanni

1989                San Marino l’idea della Repubblica, Firenze, Le Monnier.

 

Smith Denis Mack

1994                Garibaldi, Mondadori Oscar Storia.

  1. Melchiorre Delfico fu un noto economista e storiografo teramano che, sfuggito alla reazione borbonica nel 1799, trovò rifugio a San Marino e qui scrisse le Memorie storiche della Repubblica di San Marino, mentre Bartolomeo Borghesi, archeologo venerato per i suoi studi in tutta Europa, riparò a San Marino da Savignano di Romagna nel 1821 e ci restò fino alla morte avvenuta nel 1860. []
  2. La Repubblica di Francia della quale dal 10 dicembre 1848 era presidente Luigi Napoleone Bonaparte, poi Imperatore Napoleone III. []

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