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Posted in Numero 26 - Giugno 2011, Numero 26 - Percorsi, Numero 26 - Rubriche, Percorsi

Risorgimento e repressione La sorveglianza di polizia in una regione dello  Stato pontificio (1834-1852)

Risorgimento e repressione La sorveglianza di polizia in una regione dello Stato pontificio (1834-1852)

Andrea Giovannucci

Abstract

Al termine dei moti cominciati nel 1831, lo Stato Pontificio si trovava nelle condizioni di dovere mettere sotto controllo coloro che avevano mostrato simpatie per gli ideali liberali, al fine di porre in essere una efficace politica repressiva. È in questo contesto che si collocano i documenti rinvenuti nell’Archivio storico comunale di Ferrara. Essi hanno rappresentato uno degli strumenti di polizia attraverso cui “l’ordine legittimo”, con una minuziosa schedatura dei soggetti che avevano partecipato ai moti, metteva in pratica la propria opera restauratrice. Un fondo che rappresenta un’interessante risorsa per la comprensione dei fatti locali che offre nondimeno uno spaccato sociale del clima storico e delle vicende personali dei partecipanti ai moti.

Introduzione

Quando si esaurì il moto rivoluzionario sorto nel febbraio del 1831, lo Stato della Chiesa dovette fare i conti con ciò che la rivolta aveva lasciato sul terreno.

Le agitazioni cominciate a Modena si erano propagate non solo a Bologna, la più importante e popolosa città dello Stato Pontificio dopo Roma, ma in tutta la vasta zona compresa tra Piacenza e Ancona. In questa rivolta l’iniziativa era spettata non più all’elemento militare, come nel caso dei moti del 1820-21, ma all’elemento borghese e municipale. Giovanni Natali (1961) ha osservato che questi moti:

[ebbero] una loro tutta propria fisionomia e funzione nella storia del Risorgimento. Penetrando nella viva compagine dello Stato del Papa, e segnatamente nelle Legazioni, ne logorarono il vecchio tessuto amministrativo e politico, provocarono il governo ecclesiastico sul campo pericoloso e sdrucciolevole delle riforme liberali, lo costrinsero a una blanda condiscendenza prima ed una tenace reazione poi, ne dimostrarono l’inettitudine a soddisfare le più moderate aspirazioni dei sudditi, anche quando gli interessi generali dello stato e la naturale inclinazione dei popoli alla prosperità ed a più larghe ed intense relazioni economiche parevano consigliare provvedimenti adeguati e più confidente disposizione ad assecondare e intendere le esigenze dei tempi”.

Mentre nei Ducati le forze reazionarie ricondussero i sudditi ad una forzata obbedienza piuttosto rapidamente, nelle Legazioni la reazione aveva avuto successo con grande fatica e lo Stato della Chiesa doveva fare i conti non solo con le mutate istituzioni che i ribelli avevano cominciato a costruire e con le istanze di cui essi erano portatori, ma anche con ciò che i moti avevano sedimentato all’interno della cultura politica e sociale dei membri della comunità.

Il fondo di cui si tratta in questa sede è stato rinvenuto recentemente nell’Archivio storico comunale di Ferrara e fa parte, si può dire, del progetto di ritorno all’ordine dello Stato della Chiesa.

Fisicamente il fondo è composto da 16 buste situate nel repertorio del XIX secolo nella parte relativa a: potenze-storia politica. I fascicoli sono composti da un totale di 102 pagine compilate fronte-retro da diverse mani e sono divisi tra di loro e al loro interno secondo criteri temporali e geografici. Il fondo è composto da elenchi di nomi ordinati in un incerto ordine alfabetico e compilati su foglio unico o su foglio doppio, in cui il redattore compila diversi campi (colonne) per ogni soggetto. In alcune di queste liste sono specificati ad esempio soltanto il nome e il cognome del sorvegliato e il crimine di cui è accusato, in altre vengono aggiunte ulteriori informazioni, come ad esempio la data di nascita della persona sorvegliata, il nome del padre, il luogo di residenza, il luogo di nascita e la professione.

Fig. 1. Una delle pagine del fondo rinvenuto nell’Archivio comunale di Ferrara

Fig. 1. Una delle pagine del fondo rinvenuto nell’Archivio comunale di Ferrara

L’arco di tempo in cui sono stati redatti i documenti è circoscritto al periodo compreso tra il 1834 e il 1852. I fascicoli riguardano l’area geografica della Romandiola o Romagna d’Este ovvero la parte della bassa Romagna comprendente i comuni di Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Sant’Agata sul Santerno, Conselice, Massalombarda e Fusignano, all’epoca compresi nella legazione di Ferrara.

Relativamente ad ognuno di questi comuni appena citati possiamo trovare nel fondo diverse liste ed elenchi, come si può vedere dagli schemi seguenti.

Fig. 2 e 3. Composizione dei fascicoli

Fig. 2 e 3. Composizione dei fascicoli

Fig. 2 e 3. Composizione dei fascicoli

Fig. 2 e 3. Composizione dei fascicoli

Le liste, pur compilate in anni diversi, fanno però riferimento per la maggior parte a fatti relativi al periodo 1831-1832, ovvero a quel periodo “rivoluzionario”, seguendo la terminologia usata nei documenti, che a partire da Modena provocherà significativi eventi che avranno ripercussioni anche di medio periodo. Tutti i documenti sono redatti dunque nel periodo successivo alle sommosse, quando lo Stato della Chiesa probabilmente cercava di fare un punto della situazione di quanto era appena accaduto, e sono firmati da diversi Governatori.

L’intento dei redattori, secondo quanto emerge dai documenti, è quello di individuare i faziosi al fine di poterli tenere sotto osservazione, al fine cioè di evitare che quanto appena accaduto possa ripetersi.

Nel fare questo essi registrano in una parte consistente degli elenchi, non solo tutti coloro che hanno partecipato attivamente alle rivolte, indicando per esempio a quale evento particolare il soggetto è intervenuto o secondo quali modalità, ma anche tutti coloro che dimostrano simpatie liberali e che non hanno contribuito fattivamente, ma solo, per così dire, emotivamente a quanto è accaduto.

In questo senso non è raro trovare nei documenti in questione descrizioni sommarie e spesso lapidarie del motivo per cui il soggetto è inserito nella lista.

Bisogna aggiungere inoltre che queste liste erano probabilmente redatte da persone del posto che ben conoscevano l’indirizzo politico degli appartenenti alla comunità e che spesso (anche in virtù della amnistia del 16 luglio 1846) militanti dell’una e dell’altra fazione continuavano ad abitare e frequentare gli stessi luoghi, inasprendo così i rapporti già tesi tra le parti.

I commenti spesso caustici aggiunti dai redattori (di cui si riporteranno alcuni esempi) rendono bene il clima appena descritto e dimostrano che i compilatori non fossero privi di acrimonia e di un certo senso di rivalsa nei confronti di coloro che avevano tentato (senza successo) di sovvertire l’ordine legittimo.

I documenti, oltre a fornire uno spaccato reale del clima dell’epoca, riportano alla luce alcuni fatti poco noti oggi che, all’epoca, dovevano avere suscitato scalpore, accendendo gli animi delle opposte fazioni.

Merita una nota il linguaggio usato dai relatori nel redigere questi elenchi.

Si tratta di espressioni, vive, che possono sembrare a tratti ingenue e che passano con disinvoltura dallo sbeffeggio del rivale politico alle citazioni dei classici latini. Alcuni termini vengono, lo vedremo in seguito, utilizzati ripetutamente e vengono a formare una specie di tassonomia del mondo sovversivo. Tramite l’uso di alcune allocuzioni i compilatori creano delle categorie (senza alcun riferimento a norme specifiche) dai confini spesso vaghi in cui vengono, per così dire, posti di volta in volta i sorvegliati.

Bagnacavallo

Nei fascicoli relativi a Bagnacavallo, quello riguardante gli avversi al governo, redatto nel 1835 e firmato dal Governatore Amici, contiene 220 nominativi di sorvegliati politici.

Nella lista il relatore riporta nome e cognome del soggetto e inoltre l’età, la paternità, il domicilio, la condizione, i cenni biografici e una colonna dedicata alle annotazioni.

Relativamente all’età dei soggetti questa è una delle due sole liste del fondo a riportarla, permettendoci dunque di valutare l’età media dei sorvegliati politici in 35,1 anni.

È possibile riassumere graficamente la condizione dei sorvegliati:

Fig. 4. Bagnacavallo, composizione dei sorvegliati per condizione.

Fig. 4. Bagnacavallo, composizione dei sorvegliati per condizione.

Come si può notare dal grafico, le due componenti maggiormente rappresentate (espresse in numeri assoluti) sono quelle dei possidenti terrieri e dei calzolai e, a seguire in ordine decrescente, incontriamo quelle dei muratori, sarti, falegnami, fabbri e altre.

È interessante notare che tra tutti i nominativi risulta soltanto un militare, di nome Alboni Achille. Questo dato, simile per gli altri comuni, conferma che la partecipazione agli ideali liberali non fu appannaggio dei militari, come abbiamo già detto, ma delle componenti sociali che formavano il tessuto produttivo della comunità. La nota biografica completa della sua schedatura dice:

Facinoroso violentissimo. Al tempo della Rivoluzione prese servizio nei Dragoni, e marciò contro Roma. Fu prefetto al tempo dell’anarchia alla quale contribuì colle armi non solo perché seguisse a Bagnacavallo, ma ancora a Fusignano ove fece fuoco più volte contro i provinciali Pontifici. Uomo di singolare fierezza, ed immorale. Emigrò in Francia ed in Portogallo al servizio del fu D. Pietro. Appartenne già al corpo di Finanza Pontificio dal quale fu espulso.

Possiamo fare qui alcune considerazione circa il linguaggio utilizzato dai compilatori. Nell’intero corpo dei documenti esaminati esiste omogeneità circa alcuni termini e riferimenti. Ci si riferisce ad esempio a “tempo della rivoluzione” per il periodo che va dallo scoppio dei moti fino all’incirca all’ingresso delle truppe austriache in Bologna, e a “tempo dell’anarchia” per il periodo successivo.

Il Don Pietro cui accenna la nota biografica di Achille Alboni rappresenta un caso non eccezionale, all’interno delle liste del fondo, di sacerdote liberale cui fanno riferimento gli elenchi dei sorvegliati.

Per quanto riguarda la partecipazione agli eventi rivoluzionari contestati ai sorvegliati politici di Bagnacavallo possiamo fare riferimento al il seguente grafico:

Fig. 5. Bagnacavallo, composizione dei partecipanti agli eventi.

Fig. 5. Bagnacavallo, composizione dei partecipanti agli eventi.

Si noti che su un totale di 220 sorvegliati solo 58 hanno partecipato a questi eventi, con la composizione che possiamo vedere, mentre per i restanti le accuse riguardavano crimini diversi o nessun crimine se non l’appartenenza al pensiero liberale.

Prendiamo ad esempio la nota biografica di uno dei partecipanti alla marcia su Roma, Graziani Tommaso, possidente ed ex ufficiale di anni 46:

È carbonaro e miscredente, fu collaboratore a preparare la rivoluzione del 6 febbraio alla quale poi intervenne con le armi. Fu comandante in capo della guardia nazionale fino all’ingresso degli austriaci in Bologna al qual tempo si ritirò in Ancona. Nell’assumere il comando delle armi pubblicò un ordine del giorno che tutto spirava l’odio suo contro il Governo. Di quelli che marciarono colle armi verso Roma moltissimi furono da lui sedotti, né contento di questo invogliò moltissimi fanciulli dagli 8 o nove anni circa agli undici o dodici circa a formarsi in compagnie militari, donò a loro di proprio un tamburo che servisse ai loro esercizi militari che si facevano ogni giorno con armi di legno e diede pure loro una bandiera. Delle quali cose seguì che in quei teneri anni l’imprimesse uno spirito di libertà ed arditezza tale che divennero irriverenti ed indocili nelle famiglie, spirito che nella maggior parte di loro persiste e anzi cresce con l’età. È pertinace sempre nell’odio contro il Governo da cui ha una pensione. Copre anch’egli come suo fratello Giulio con maniere soavi animo fiero e crudele.

La marcia su Roma cui si fa riferimento è quella comandata dal Colonnello Giuseppe Sercognani che, alla testa della “Vanguardia dell’Armata nazionale” di cui facevano parte numerosi volontari romagnoli, marchigiani e romani, aveva liberato le Marche nel febbraio del 1831 e poi aveva tentato senza successo di marciare attraverso l’Umbria su Roma. Nella scheda biografica appena considerata, il relatore si sofferma sull’aspetto diseducativo della condotta del sorvegliato che si rifletterebbe sul comportamento dei giovani all’interno delle famiglie. Questo fatto viene imputato a diversi soggetti e ci permette di rilevare il principio reazionario, lo stampo “conventuale” per usare un termine del Marcelli della restaurazione nelle legazioni.

Utilizzando le informazioni contenute nelle liste, è possibile inoltre vedere più nel dettaglio, e per esempio in relazione ad un singolo evento, la composizione dei partecipanti.

Fig. 6. Bagnacavallo, composizione della marcia su Roma.

Fig. 6. Bagnacavallo, composizione della marcia su Roma.

Dal grafico possiamo osservare che la composizione di coloro che si unirono alle forze di Sercognani è una proporzione su scala minore del grafico riguardante la condizione di tutti i sorvegliati, ovvero possiamo dire che in questa partecipazione il popolo liberale rispose per ogni componente (per ogni classe) in egual misura.

Relativamente alle liste riguardanti Bagnacavallo, si menzionano nelle biografie dei singoli sorvegliati, come abbiamo appena visto per Tommaso Graziani, anche le eventuali affiliazioni alla Carboneria e alla Giovine Italia.

Fig. 7. Bagnacavallo, composizione degli affiliati alla Carboneria.

Fig. 7. Bagnacavallo, composizione degli affiliati alla Carboneria.

Come si può osservare nel grafico, questa volta la composizione risulta diversa rispetto la partecipazione alla marcia su Roma. I possidenti rappresentano una parte preminente e sono seguiti da ingegneri e avvocati. La composizione degli affiliati alla neonata Giovine Italia, come vediamo dal grafico successivo, fornisce un quadro simile, ma con alcune significative differenze.

Fig. 8. Bagnacavallo, composizione degli affiliati alla Giovine Italia.

Fig. 8. Bagnacavallo, composizione degli affiliati alla Giovine Italia.

Rispetto alla composizione dei carbonari, qui i possidenti mantengono una partecipazione ampia al movimento, mentre la parte dei professionisti (avvocati, medici ingegneri) cede il passo a studenti, fornari e flebotomi (i salassatori). In numero assoluto si rileva che nella lista gli affiliati alla carboneria sono 36, contro i 20 della Giovine Italia.

 

Lugo, Cotignola, Fusignano

La lista dei sorvegliati politici relativi alla giurisdizione di Lugo e alle frazioni di Cotignola e Fusignano sono contenuti in un unico documento e rappresentano le liste numericamente più importanti dell’intero fondo. L’elenco, che comprende 670 nominativi di persone avverse al legittimo governo, è strutturato come segue:

Fig. 9. Composizione del fondo di Lugo, Cotignola e Fusignano.

Fig. 9. Composizione del fondo di Lugo, Cotignola e Fusignano.

Come per il caso precedente di Bagnacavallo, utilizzando le informazioni che troviamo nell’elenco possiamo osservare la composizione per mestieri dei sorvegliati politici nel comune di Lugo e nelle frazioni di Cotignola e Fusignano.

Fig. 10. Lugo, Cotignola, Fusignano, composizione dei sorvegliati per condizione.

Fig. 10. Lugo, Cotignola, Fusignano, composizione dei sorvegliati per condizione.

Possiamo notare dal grafico che la composizione non è dissimile da quella osservata per Bagnacavallo: i possidenti anche qui rappresentano una parte numericamente rilevante dei sorvegliati, seguiti in ordine di grandezza dai calzolai, i canepini (cioè i tessitori di canapa) e gli industrianti, e poi di seguito vediamo le altre professioni meno rappresentate.

Si nota invece un dato riguardante gli “oziosi” (termine con cui si indicavano i disoccupati e in generale persone con lavoro saltuario e tendenzialmente sfuggenti dunque al controllo sociale). Vediamo una schedatura relativa ad una persona catalogata come oziosa, Michele Mariani:

Acerrimo liberale al pari del padre. Converrebbe tessere una storia per rammemorare le sue iniquità. È dai faziosi riguardato come un loro patriarca. Fu uno di quelli che condusse a Faenza questi RR. PP. Domenicani [illeggibile] e beffeggiandoli.

Da questo documento possiamo trarre alcune considerazioni. La prima, di ordine linguistico, è relativa ai termini ‘fazioso’ e ‘acerrimo’. Con il primo nelle liste vengono indicati generalmente i rivoltosi; il termine viene cioè utilizzato nella sua accezione letterale: “facente parte di una fazione”. Con il secondo (che ricorre frequentemente nella compilazione degli elenchi) viene indicato un liberale non pentito, che cioè anche al termine del periodo rivoluzionario non ha abdicato alla sua fede liberale.

La seconda considerazione riguarda invece il fatto imputato al Mariani, ovvero la cacciata dei Domenicani dal convento di S. Domenico in Lugo. Questo evento, probabilmente avvenuto nei giorni immediatamente successivi il 6 febbraio 1831, stando alle parole dei relatori deve aver suscitato sensazione all’epoca dei fatti, come si rileva nelle annotazioni relative ad altri sorvegliati di Lugo e frazioni. Osserviamo un’altra nota biografica che riporta maggiori dettagli, Domenico Martoni, barbiere:

Liberale accanitissimo. Era nella rivoluzione del 1831 appellato capo popolo. Conduceva i Faziosi ovunque e nel convento dei Reverendi Padri Domenicani, commettendo ogni sorta d’iniquità non risparmiò ingiurie contro que Reverendi padri e le nefande autorità presenti alla espulsione di quei religiosi applaudivano alle insolenza ed ingiurie di questo birbo. […] si vuole che questi dette un colpo di strale a quel reverendo priore in una spalla quando fu [illeggibile].Tutti pessimi soggetti accaniti Ribelli e degni di capestro.

 

Le persone coinvolte in questa “cacciata” nella lista di Lugo e frazioni sono 19, probabilmente l’intero manipolo che partecipò all’evento:

Carboni Luigi – birocciante: Liberale. Si armò nella prima notte della rivoluzione e fece sempre da sicario. Fu capo della turba degli empi i quali andarono a cacciare dal loro convento i RR. PP. Domenicani, insultando verso i medesimi, commettendo ruberie, e li accompagnò a Faenza prigionieri. Egli è un soggetto perniciosissimo.

Nella concitazione qualcuno si lascia andare a pittoresche manifestazioni, come nella nota biografica di Giuseppe Fanani, calzolaio:

Liberale accanito. Fu nella turba di quelli che andarono a cacciare i Reverendi padri Domenicani dal loro convento e li indusse a Faenza dicendo loro: razza di cani avete finito di comandare. Non più Papa, non più cardinali, e così dicendo faceva le corna a quel rispettabilissimo priore.

 

La “spedizione” era stata preceduta a detta dei compilatori da una rete di illazioni e menzogne fatte circolare da alcuni liberali anch’essi presenti nella lista, ma non tutti inclusi tra i partecipanti alla cacciata dei Domenicani. Quanto il fatto sia risultato odioso ai legittimisti risulta chiaro nei commenti in calce che il compilatore inserisce nelle biografie:

Crispi Romano – orefice: “liberale accanito. Fu uno di quelli che assistette alle espulsioni dei RR.PP. Domenicani e commise furto robe loro minacciando con parole e con tutti quel reverendo Priore. Quando trattasi di rubare, saccheggiare, incendiare, ammazzare i liberali sono sempre pronti. O che birbi! O che canaglia!

Il grafico seguente mostra la composizione dei partecipanti alla cacciata dei Domenicani:

Fig. 11. Lugo, Cotignola, Fusignano, composizione della “cacciata” dei Domenicani.

Fig. 11. Lugo, Cotignola, Fusignano, composizione della “cacciata” dei Domenicani.

Per quanto riguarda invece la partecipazione agli altri eventi del periodo rivoluzionario, nel grafico successivo possiamo osservare il coinvolgimento alle vicende più note dei sorvegliati di Lugo, Cotignola e Fusignano:

Fig. 12. Lugo, Cotignola, Fusignano composizione dei partecipanti agli eventi.

Fig. 12. Lugo, Cotignola, Fusignano composizione dei partecipanti agli eventi.

Quella che nei grafici precedenti e in questo viene ricordata come marcia sulla Bastia è un fatto non notissimo, cui però tutti i sorvegliati della zona (con affluenze diverse) parteciparono piuttosto compattamente.

Ci si riferisce a un episodio accaduto il 25 ottobre del 1831 (in epoca di anarchia dunque, seguendo la nomenclatura dei relatori) in cui alcuni volontari si recarono al passo di Bastia (oggi divenuto ponte della Bastia) per impedire il transito di una colonna della truppa Pontificia da Ferrara a Argenta. Il fatto è riportato dal Alfredo Comandini (1900) come segue:

Saputo che da Ferrara si è mossa per Argenta una colonna di 80 uomini di truppa, muove da Lugo una banda rivoluzionaria armata, guidata da Pietro Morandi, Ambrogio Mariani ed Antonio Melandri e ritira e distrugge il passo di Reno a Bastia, scarica fucilate sull’argine di Reno al passetto Cavedone, e spinge avamposti a cavallo alla Celletta.

Il Comandini non fa riferimento, ma noi possiamo leggerlo dalle carte, al fatto che la “banda rivoluzionaria armata” era composta da uomini di Lugo, ma anche da altri provenienti da Bagnacavallo, Conselice, Cotignola, Fusignano, Massalombarda e Sant’Agata, per un totale di 240 uomini e, se potevano essere male armati e male addestrati, resta il fatto che non dovevano essere completamente sprovveduti se avevano organizzato per l’occasione un servizio di staffetta tenuto da un tale Francia Pietro, possidente:

Figlio di Vincenzo faceva il corriere per la Bastia posto dei Faziosi, a raccogliere tutte le notizie e portarle a questi capi faziosi. Quando le truppe pontificie passarono il Po [Reno] alla Bastia, montò sul suo cavallo e corse come una lepre a darne qui l’avviso. O che Rodomonte da bastonate. Si mantiene accanito.

I relatori non mancano di dileggiare per questo evento i faziosi:

Lunghini Antonio – canepino – accanito sicario. “Fu alla Bastia a battersi colle truppe pontificie. In quella scaramuccia si vie il valore ed i liberali che fuggirono come lepri, lasciando armi, scarpe e cappello. Sono tutti di un vigliacco sul campo e fuori soltanto sull’assassinio”.

 

Nella lunga lista di Lugo e delle sue frazioni viene inoltre riportato se un determinato soggetto si trova al momento agli arresti. Grazie a queste indicazioni possiamo valutare la composizione di coloro che si trovano in carcere al momento della compilazione della lista stessa.

Fig. 13. Lugo, Cotignola, Fusignano, sorvegliati agli arresti.

Fig. 13. Lugo, Cotignola, Fusignano, sorvegliati agli arresti.

Dal grafico si può vedere come le proporzioni siano notevolmente variate. La reazione non si abbatte con ugual durezza su tutte le componenti sociali.

Benché i possidenti abbiano rappresentato, come abbiamo visto, la maggior parte dei sorvegliati e dei partecipanti ai moti in Lugo e frazioni, così come negli altri comuni, tra i carcerati essi sono in proporzione numericamente inferiori.

 

 

Massalombarda, Conselice, Sant’Agata

Per quanto riguarda Massalombarda, Conselice e Sant’Agata disponiamo di una lista di sorvegliati politici redatta nel 1834, divisa al suo interno per le tre località. L’elenco contiene 87 nomi di sorvegliati per Massalombarda, 30 per Conselice e 25 per Sant’Agata e contiene le seguenti informazioni per ogni soggetto schedato:

Fig. 14. Massalombarda, Conselice, Sant’Agata composizione del fondo.

Fig. 14. Massalombarda, Conselice, Sant’Agata composizione del fondo.

Anche in questo caso è possibile dunque calcolare l’età media dei sorvegliati che rimane piuttosto elevata e si assesta sui 34,8 anni. La composizione dei sorvegliati è la seguente:

Fig. 15. Massalombarda, Conselice, Sant’Agata composizione dei sorvegliati per condizione.

Fig. 15. Massalombarda, Conselice, Sant’Agata composizione dei sorvegliati per condizione.

Si riscontra che a Massalombarda, Conselice e Sant’Agata le classi subalterne sono maggiormente rappresentate tra i sorvegliati rispetto agli esempi precedenti. C’è una maggiore presenza di braccianti, dipendente anche dalle caratteristiche socioeconomiche del territorio.

Dai documenti risulta che il 6 febbraio un gruppo di uomini (di cui alcuni armati) si recò a deporre il governatore di Massalombarda, come viene riportato nella nota biografica di coloro che fecero parte della spedizione come Zampieri Gaspare Luigi di anni 33, impiegato comunale:

Si presentò il 6 febb. 1831 al governatore di Massa in unione ad altri, che erano armati, ad effetto di deporre il medesimo e il governo. Servì il comitato rivoluzionario. Cantò inni liberali in teatro: cinse spada appesa a fascia a tre colori e portava [illeggibile] simile. Allorché partirono i volontari faziosi contro Roma col battaglione d’Imola, loro arringò in pubblica piazza con le più riscaldate di quel tempo, ed infine li abbracciò ad uno ad uno: servì da ufficiale nella Guardia Nazionale. parlava molto libero e diceva che conveniva compromettersi; finalmente in tutte le Congreghe o con versi o con prosa favoreggiava la rivoluzione.

Non è infrequente nelle note relative alle infrazioni commesse dai sorvegliati trovare richiami ai canti liberali o alla ostentazione della bandiera tricolore, come nel caso di Foschini Giuseppe di anni 42, professione falegname:

Fu buona la condotta durante la rivoluzione ed anarchia ma nel 1832 fu processato e punito per possesso di coccarda a tre colori e inno patriottico e propagatore di cattive massime.

Questi segni esteriori che a noi possono sembrare oggi poco significativi, suonavano invece come un aperto atto di sfida verso la censura pontificia in auge all’epoca.

Si consideri quest’altro profilo estratto tra i sorvegliati di Massalombarda:

Deggiovanni Pietro – Precettore di Rettorica – età 34 – Massalombarda: “Fu graduato nella Guardia Rivoluzionaria e Segretario della Guardia stessa: scrisse proclami e poesie incendiari, una poesia si è con fatica potuta rinvenire, mancandone le copie, ed è quella appunto che aveva destinata per essere posta in musica, e la quale a strofe faceva imparare a mente ai suoi scolari. Del resto parlava e agiva da fanatico liberale: servì fino agli ultimi momenti della rivoluzione e soltanto in tempo dell’anarchia visse ritirato. Prima del 1831 essendo maestro di scuola a Lugo fu mandato da quella città come propagatore di cattive massime e di condotta immorale”.

Il numero dei “lirici” improvvisati prestati alla causa è notevole ma, tornando al 6 febbraio, giorno della cacciata del Governatore di Massalombarda, troviamo la scheda di un altro partecipante alla spedizione:

Martoni Luigi – Notaro: “Il 6 febbraio 1831 si recò armato a deporre il Governatore ed il Governo. Firmò il sacrilego decreto a stampa del 15 febb. 1831 sulla detronizzazione di Sua Santità. […] Restò implicato nella concussione di scudi 250 a danno del comune”.

Qui si accenna a due fatti che risultano anche dai profili biografici di altri sorvegliati. Il primo è il più oscuro e non possediamo informazioni oltre a ciò che i relatori ci comunicano e che cioè alcuni uomini (cinque ne risultano agli atti), durante il periodo rivoluzionario, avrebbero praticato una concussione di 250 scudi a danno del comune. Non è chiaro se questa concussione sia dovuta al prelievo di una somma necessaria ai ribelli come parrebbe (visto che non si fa esplicito riferimento a un latrocinio) oppure di un vero e proprio furto a vantaggio di pochi. Il secondo invece è relativo ad un “sacrilego” decreto a stampa (chiamato anche empio in altre schedature) stilato e firmato il 15 febbraio del 1831 da alcune personalità del luogo che con questo sancivano la fine del governo pontificio.

Lo stesso riferimento si trova a Bagnacavallo a carico di diversi soggetti:

Salvatori Francesco – possidente – Bagnacavallo –“Sospetto gravemente di settario carbonaro. Fu membro della commissione governativa rivoluzionaria e come tale firmò il mandato con cui la commissione stessa abilitò Giulio Graziani a portare al comitato di Bologna la sua adesione al decreto con cui fu dichiarato decaduto di diritto e di fatto e per sempre il governo pontificio […]”.

Si trattava dunque di un decreto simile a quello che veniva contemporaneamente preparato a Bagnacavallo, un decreto che Giulio Graziani (fratello di quel Graziani Tommaso che abbiamo già visto), secondo quanto riportato, consegnerà all’“assemblea delle città libere d’Italia”.

Graziani Giulio – possidente ed ingegnere: “Massone e ora carbonaro. È ateo e predica l’ateismo e la sovranità del popolo. È nemico di ogni governo monarchico anche costituzionale. […] Il giorno 6 febbraio con armi si presentò al governatore di Bagnacavallo domandando a nome del popolo la cessione del Governo Pontificio. È uomo il quale con soavi maniere copre un animo crudele e capace di macchinare disegni inumani. La commissione governativa di Bagnacavallo di cui era membro lo mandò a Bologna dopo la pubblicazione dell’atto di quel comitato supremo che dichiarava la sovranità pontificia decaduta di fatto e per sempre e dava a quell’atto la sua adesione. Pubblicamente nei Caffè prorompeva in declamazioni ingiuriose contro i preti e i devoti alla santa sede. Si può dire che costui ha rovinato Bagnacavallo diffondendo in tutti quelli che l’hanno avvicinato qualunque fosse la condizione le massime sue empie e libertarie”.

All’incontro tenutosi a Bologna il 26 febbraio del 1831 si diedero convegno i deputati delle provincie insorte per confermare, all’unanimità dei voti, la totale emancipazione di diritto e di fatto dal dominio papale. Fu nella stessa occasione che venne proclamata “la costituzione dei paesi e provincie insorti in un solo stato con un solo governo”, secondo le parole di Alfredo Comandini (1900).

 

Conclusioni

Sulla base dell’analisi condotta si può dunque dedurre che queste fonti risultano preziose per approcci da diversi punti di vista. Possono essere valutate nel più generale quadro di insieme, per verificare l’apporto che le comunità considerate hanno fornito ai moti del 1831 e alla diffusione delle idee liberali, ma possono essere anche esaminate, per così dire, da più vicino, osservando cioè le storie individuali, le piccole biografie contenute in questi elenchi, che mostrano una umanità varia alle prese con i cambiamenti politici e sociali dell’epoca.

Si può infatti vedere che gli ideali liberali erano anche, possiamo dire, “un fatto di famiglia”, nel senso che la propagazione delle idee avveniva spesso tra consanguinei:

Morandi Agostino – Lugo, Cotignola, Fusignano – possidente: “Anche peggiore deli altri [fratelli]. Ora in carcere in Imola. Questi sette fratelli difettati nei loro affari volevano pagare i loro debiti colle sostanze dei buoni, derubandoli, ed anche ammazzandoli se tornava loro il conto. O che famiglia d’inferno compresi i loro figli che non deviano dalla strada paterna”.

E ancora, le idee rimanevano tra le mura domestiche e passavano dai padri ai figli, come lamenta il relatore a proposito di un tale Lattuga Angelo, Vetturale:

Liberale accanito e con figli perfidi al pari di lui. O padre iniquo! Qual stretto conto dovrà scrivere a Dio del mal esempio che reca ai figli. Quanti ve ne sono di tali padri iniqui. Al sol pensarlo io fremo. Ed ecco perché la gioventù scandalizzata dalla condotta dei padri pessima si precipita nel male.

Assenti quasi del tutto da questa documentazione sono le donne. Rara eccezione si mostrano due mogli, ricordate per via dei mariti negli elenchi, ad una delle due il relatore dedica una breve parentesi denigratoria:

Rondini Giuseppe – maniscalco – Lugo, Cotignola, Fusignano: “Liberale. La moglie sua è più accanita di lui. È femmina da mettere su un somaro e svergognarla per via”.

Può anche capitare nella lettura degli elenchi dei sorvegliati, di “incappare” in una istantanea, un piccolo ritratto che può essere non solo curioso, ma che può anche fornire uno scorcio della temperie politica e sociale dell’epoca, come nel caso di Croci Antonio, Sartore di anni 40 nato bastardo a Bagnacavallo: “Quantunque zoppo con stampelle partecipò con le armi e la bandiera tricolore alla rivoluzione.”

Concludendo, possiamo ribadire che il fondo considerato rappresenta una risorsa interessante sotto diversi punti di vista. Innanzitutto si pone come strumento utile alla comprensione degli avvenimenti locali e non solo. In secondo luogo rappresenta uno sguardo inedito, e per questo maggiormente interessante, circa il periodo rivoluzionario e quello immediatamente successivo. Offre nondimeno uno spaccato linguistico, e in un certo senso come abbiamo visto, tassonomico della raffigurazione del nemico non realizzata a scopo di propaganda.

Il materiale, prestandosi dunque a diversi approcci e prospettive anche didattiche, costituisce un nuovo ed interessante strumento a disposizione degli studi del settore.

Bibliografia

Aa.Vv.

1961                Il 1859-’60 a Bologna, Bologna, Ed. Calderini.

Berselli, A. (cur.)

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Biografia

Andrea Giovannucci è laureato in storia contemporanea presso l’Università di Bologna. È dottorando di ricerca in Storia e informatica presso la stessa università con un progetto di ricerca sui giochi interdetti in età contemporanea.

Biography

Andrea Giovannucci was born in Pescara in 1977 and graduated in Contemporary History at the University of Bologna with the thesis: ?Live roleplaying: origins, technique, organization?. He has been organizing since 2005 “I….Ludiamoci”, one of the main Italian demonstration of games. He is also an actor and a musician.

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